Incontinenza urinaria, ecco la novità

Incontinenza urinaria, ecco la novità
07 novembre 2016

Ricerca e Prevenzione

La tossina botulinica è in grado di arginarla per sei mesi Tre milioni di italiani, in maggior numero donne ma anche gli uomini la patiscono (in una quota compresa fra il cinque e il dieci per centro degli over 40), soffrono di incontinenza urinaria, con grave disagio psicologico per entrambi i generi. Il problema può avere cause neurologiche o essere diretta conseguenza di interventi chirurgici effettuati in prossimità della vescica. Per tutti vergogna e imbarazzo, con ritrosia a rivolgersi a uno specialista. Ma oggi si propone una soluzione, anche se non definitiva. La novità terapeutica è l’infiltrazione vescicale della tossina botulinica, quando il trattamento farmacologico orale non dia esito positivo. Un approccio mini invasivo, ripetibile un paio di volte l’anno. Un trattamento interamente a carico del sistema sanitario nazionale. L’iniezione della tossina botulinica si rivolge a chi ha un problema d’incontinenza da urgenza spesso secondaria a un’iperattività del muscolo vescicale, con necessità e urgenza di correre in bagno.

Piemonte e Lazio sono le due Regioni che hanno approvato un «pacchetto ambulatoriale complesso specifico» con accesso al percorso diagnostico e terapeutico in ambiente pubblico, per le persone incontinenti. La prestazione può essere erogata in sede ambulatoriale, in day hospital o talvolta con un ricovero: a seconda dell’organizzazione della singola regione e delle condizioni di salute del paziente. La durata di azione va dai sei ai dieci mesi, in base alla causa che genera l’incontinenza. Il trattamento, dunque, può essere eseguito con una frequenza di una o due volte l’anno. L’augurio è che il pacchetto di prestazioni ambulatoriali si estenda nel giro di un anno a tutte le altre Regioni.

Con questo trattamento il paziente, invece dei farmaci o dei pannoloni, avrà un risultato convincente quasi immediato, in due-tre settimane dopo il trattamento e per un periodo di oltre sei mesi, con riflessi favorevoli sui conti della sanità pubblica.

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