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Il reflusso gastroesofageo

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25 marzo 2017

Ricerca e Prevenzione

La malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE o GERD, in inglese) è una situazione clinica multifattoriale. Colpisce una persona su cinque negli Stati Uniti e una su dieci nei paesi europei, dove però è in crescita anche tra i più giovani.
Il professore Pier Alberto Testoni, direttore dell’Unità Operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, fa luce sull’argomento.
 

Sintomi


Si inizia con un rigurgito acido, un forte bruciore o dolore alla bocca dello stomaco, all’altezza dello sterno. A volte però i sintomi sono atipici: il dolore sembra provenire dal cuore, oppure i problemi sono nel cavo orale o nelle vie respiratorie (asma, raucedine, tosse, erosione dei denti, otiti, laringiti, faringiti).
 

Cause


Le cause possono essere di tipo anatomico. Se ad esempio c’è un ernia iatale (nella regione che collega l’esofago con lo stomaco) può esserci un allentamento dello sfintere esofageo, con un conseguente ritorno degli acidi dello stomaco nell’esofago.

Lo sfintere esofageo può essere compromesso anche quando c’è troppa pressione a livello addominale. Questa situazione di solito si riscontra tra le donne incinta o le persone obese.

Ci sono poi una serie di altre cause, come infiammazioni dovute al materiale acido che si accumula nello stomaco, o microlesioni a livello dell’esofago.
 

Cura


Il primo trattamento avviene tramite farmaci che inibiscono la produzione di acido. Se però i sintomi persistono nel tempo o se non c’è una risposta ai farmaci, allora si procede con una gastroscopia per valutare la salute dell’esofago.
A seconda dello stato dell’esofago si può procede con a manometria esofagea, che misura la motilità dell’esofago e il processo in cui, tramite la deglutizione, l’esofago si pulisce. Altro esame utile è la PH-impedenziometria che misura per 24 ore il reflusso e i gas provenienti dallo stomaco. A seguito di questi esami si valuteranno i farmaci più adatti da associare agli inibitori di pompa.
Per chi soffre di questa patologia, anche se sotto controllo, il consiglio è quello di fare una gastroscopia con biopsia ogni 2 anni per verificare che non ci sia insorgenza di altre patologie gravi, a cui la GERD può predisporre.
Infine, se non si risponde ai trattamenti farmacologici o si è giovani, c’è la via chirurgica di tipo classico o di tipo endoscopico.

Per concludere, un aiuto a ridurre il reflusso può venire anche dall’alimentazione. Bisogna tenere sotto controllo il peso corporeo ed evitare tè, caffè, menta, pomodori e cioccolata, tutti alimenti che aumentano l’acidità. Da evitare anche alcol e fumo, e pasti abbondanti e pesanti la sera.