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L’ictus si può contrastare

L’ictus si può contrastare
28 agosto 2016

Ricerca e Prevenzione

Individuati i 10 fattori di rischio principali su cui intervenire

 
Buone notizie sul fronte del contrasto all’ictus, una delle principali cause di morte e disabilità, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito: dieci fattori di rischio, responsabili della quasi totalità di stroke a livello globale (9 su 10), possono essere modificati. Lo annuncia un studio condotto dall’Health Research Institute della canadese McMaster University di Hamilton pubblicato dalla rivista medica inglese The Lancet. Lo studio si chiama Interstroke e ha visto impegnati ricercatori di 32 Paesi che si occupano di ictus ischemico (il coagulo di sangue), responsabile dell’85% dei casi e dell’ictus emorragico (sanguinamento nel cervello) per il residuo 15%. Potendo disporre di una platea di ventimila soggetti dei cinque continenti, nella sua prima fase Interstroke ha cercato di individuare le principali cause di ictus in nelle diverse popolazioni, segmentando giovani e vecchi, uomini e donne, all'interno dei vari sottotipi di ictus. La ricerca ha individuato dieci fattori di rischio modificabili in 6.000 partecipanti di 22 Paesi diversi, primo tra i quali l’ipertensione, per ridurre il peso dell’ictus a livello globale.

Il numero dei casi di ictus si dimezzerebbe (al 48%) equilibrando la pressione arteriosa; l'attività fisica potrebbe evitare più di un terzo dei casi (36%) mentre la dieta migliore ne ridurrebbe l’incidenza di quasi un quinto (19%). E ancora, eliminando il fumo del 12%, intervenendo sulle cause cardiovascolari del 9%, prevenendo il diabete del 4%, agendo sul consumo di alcol del 6%, riducendo lo stress del 6%. Per finire con il dato dei lipidi (i grassi alimentari), limitandoli il rischio di ictus si ridurrebbe del 27%. Dato che molti fattori di rischio sono presenti contemporaneamente - obesità e diabete è un buon esempio – la possibilità di subire un ictus sale al 91%.

Ci sono incidenze diverse in base ai continenti: l'ipertensione varia dal 40% in Europa occidentale, Nord America e Australia al 60% nel Sud-Est asiatico. Il rischio legato all'alcol è inferiore in Europa occidentale, Nord America e Australia, ma più alto in Africa e Asia meridionale, mentre la sedentarietà incide molto di piùin Cina.

L’indagine consentirà di attuare interventi globali a livello di popolazione per ridurre l'ictus, distinti in base alle singole aree. A partire dall’educazione sanitaria, cibo sano più accessibile, lotta al tabacco e farmaci meno cari per l'ipertensione e la dislipidemia. Ora tocca ai governi, alle organizzazioni sanitarie e ai singoli individui il compito più arduo: modificare i comportamenti e le abitudini consolidate. Il contrasto all’ictus lo richiede, anzi lo impone.