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UK: vaccinazione antinfluenzale obbligatoria

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20 novembre 2017

Ricerca e Prevenzione

Come tutti gli anni, con l’arrivo dell’autunno in Europa incominciano a verificarsi – puntuali come un orologio svizzero – i primi casi di influenza.
L’influenza è una patologia respiratoria di origine virale che si diffonde in tutto il mondo con cadenza annuale. Ogni anno alcuni ceppi virali diventano dominanti causando epidemie che si diffondono a macchia d’olio in tutto il pianeta e l’influenza stagionale prende solitamente il nome dal ceppo dominante isolato dei virologi in quel periodo.
Nella maggioranza dei casi i ceppi virali portano i classici sintomi da febbre e raffreddamento e la guarigione si ottiene facilmente con l’aiuto dei comuni antivirali in commercio, anche se, nei soggetti più deboli, nei bambini, negli anziani e nei soggetti debilitati da altre patologie oppure da cure farmacologiche che li rendono immunodepressi – come accade, per esempio, con le persone sottoposte a radioterapia e/o a chemioterapia – si possono avere complicazioni polmonari importanti che possono arrivare, nei casi più estremi a portare al decesso.
Purtroppo la storia riporta casi di ceppi virali particolarmente aggressivi, con sintomi molto accentuati e con una diffusione pandemica tale da portare un bagaglio di vittime molto alto: la Spagnola che ha decimato l’Europa nell’ultimo periodo della Prima Guerra Mondiale ne è il classico esempio.
 
 

Il caso del Regno Unito: la vaccinazione obbligatoria

In Gran Bretagna, seguendo il modello statunitense, da tempo si sta cercando di ottenere un effetto di immunizzazione di massa per prevenire l’epidemia influenzale di stagione e da alcuni anni sono state introdotte delle profilassi vaccinali di massa sostenute, promosse in prima linea e fortemente volute dal Ministero della Salute.

Sono interessati in primo luogo i lavoratori e gli studenti degli istituti scolastici ed in seconda istanza i lavoratori degli ospedali e delle comunità assistenziali come le residenze per anziani o quelle per persone diversamente abili.

Se nel primo caso si tratta di una immunizzazione caldamente consigliata, nel secondo l’immunizzazione è un vincolo imposto a tutti i dipendenti. Nelle scuole viene effettuata annualmente la campagna vaccinale a tutto il personale ed a tutti gli studenti: nel caso di questi ultimi le famiglie vengono debitamente informate sui benefici e sui rischi a cui si potrebbe andare incontro sottoponendo il bambino/ragazzo alla profilassi. Le famiglie hanno la facoltà di non accettare la profilassi, ma attraverso una chiara campagna di informazione, i rifiuti sono numericamente molto bassi.

Differente è la situazione dei dipendenti degli ospedali e dei luoghi di assistenza: anche in questi casi la vaccinazione non è ufficialmente obbligatoria, ma di fatto lo è diventata. La politica di vaccinazione obbligatoria negli ospedali dipende da ospedale ad ospedale e da distretto sanitario a distretto sanitario. In alcuni casi viene regolata in termini di contratto, per cui il dipendente che la rifiuti senza giustificato motivo clinico può essere addirittura soggetto a licenziamento. In altri casi l’obbligatorietà viene dettata dal fatto che vengono messe in atto delle misure restrittive verso tutti coloro che si rifiutano di sottoporsi alla pratica vaccinale. Misure che possono consistere nell’obbligo di un uso continuo di dispositivi anti contagio, come ad esempio guanti e mascherine, durante tutto il periodo di epidemia influenzale.
Ci sono anche testimonianze di dipendenti di strutture ospedaliere che sono arrivati a segregazioni ai limiti del mobbing perché si sono rifiutati di sottoporsi al vaccino: sono stati estromessi dal sistema informatico ospedaliero, perdendo quindi la possibilità di fare ricerca, di accedere ai dati clinici dei pazienti e non potendo fatturare le proprie prestazioni.

Tempi duri insomma per gli "obiettori del vaccino": nel nome dell'imperativo categorico "la salute del paziente deve essere garantita prima di tutto", infatti, il giro di vite si sta stringendo sempre di più.