Fumo, anche minimo, sempre nocivo

Fumo, anche minimo, sempre nocivo
22 dicembre 2017

Ricerca e Prevenzione


Non è vero che il fumo, anche a livello di una sola sigaretta al giorno, non abbia effetti nocivi.


Per cominciare, la prima sigaretta e la nicotina immediatamente in circolo genera dipendenza e assuefazione. Non a caso il cervello ne richiede quantità sempre maggiori. La nicotina procede nel far danni: stimola il cuore a battere più forte, la pressione sanguigna aumenta. Ne consegue un incremento del 25% del rischio di malattie cardio-circolatorie come aterosclerosi, aritmie cardiache e infarto e ictus.
Il catrame della combustione favorisce l’ingiallimento dei denti, i solfuri prodotti dai batteri in bocca sono responsabili dell’alitosi. Chi fuma è più a rischio di carie e di caduta dei denti. Il fumo causa inoltre ingiallimento di dita e unghie e genera guance flaccide, con rughe in faccia irreversibili perché è come se il soggetto facesse smorfie tutto il giorno. La conferma dalle piccole rughe intorno alla bocca.

Causa fumo i polmoni si ossigenano di meno e perdono così la loro peculiarità, deputati come sarebbero a ripulire l’aria. Quello che i fumatori sembrano ignorare è che il fumo di sigaretta contiene una quarantina di sostanze cancerogene, in grado di causare forme tumorali all’apparato respiratorio. Oltre ai tumori, anche le malattie respiratorie hanno un'impennata: chi fuma tra 1 e 10 sigarette al giorno corre un rischio sei volte maggiore di morire per enfisema rispetto ai non fumatori.

Fumare sigarette peggiora la memoria, induce il cervello a un precoce invecchiamento (hanno rilevato dieci anni in più).

Il rischio di morte prematura è del 64% più elevato, rispetto a chi non ha mai fumato e si porta all’84% se si fumano sino a 10 sigarette al giorno. La valutazione viene da uno studio dello statunitense National Cancer Institute (NCI) su 290 mila persone, analizzando gli effetti del fumo ridotto sulla salute degli interpellati. I ricercatori hanno chiesto ai volontari, tutti oltre i 59 anni, quante sigarette avessero fumato nelle varie stagioni della loro vita: 159 tra chi ancora fumava hanno ammesso di aver acceso in media meno di una sigaretta al giorno, mentre 1500 hanno parlato di una media da 1 a 10. Un dato preso in esame in rapporto al rischio di tumore al polmone che è di 9 volte superiore rispetto ai non fumatori; per chi fuma fino a 10 sigarette il rischio aumenta di 12 volte.


Rovescio della medaglia, decisamente piacevole, se si smette di fumare: bastano 8 ore senza sigaretta perché l’ossigenazione del sangue torni a valori normali. Dopo 24 ore diminuisce l’alitosi e nei polmoni si accumulano meno muco e catarro. Dopo una settimana migliorano il gusto e l’olfatto. In poche settimane si torna a un colorito sano. Entro i sei mesi la tosse stizzita sparisce e dopo un anno si dimezza il rischio di malattie cardiache. Dopo 10 anni senza sigarette scende del 50% il rischio di cancro al polmone. Dopo 15 anni il rischio di malattie cardiache è pari a quello di chi non ha mai fumato.


Ma in dettaglio che cosa può provocare il fumo di sigaretta? Vediamo qui di seguito alcuni problemi poco noti e le correlazioni sia con il fumo diretto che con quello indiretto o passivo.


 

Fumo e tumore alla vescica

Il tumore alla vescica, il quarto tumore più frequente nei maschi, nel 65% dei casi è correlato all’abuso di fumo di sigaretta. Lo rivela un incontro organizzato dalla Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO).

“Per questo tumore le differenze di genere sono evidenti. Ogni anno in Italia si ammalano 21.000 uomoni e 5.000 donne.” spiega Renzo Colombo, urologo e coordinatore dell’area Uro-Oncologica dell’Ospedale San Raffaele di Milano, che aggiunge “Tuttavia oggi l’incidenza di questa malattia negli uomini è in riduzione, mentre tra le donne risulta in sensibile aumento”. Chi fuma poi è 5 volte più a rischio di contrarre la malattia. Il vizio, storicamente maschile, è in forte aumento tra le donne italiane. Questo può spiegare il cambiamento nel trend. Chi smette di fumare, riduce il rischio di contrarre questo tumore solo dopo 10 anni di astensione dalle sigarette, anche se persino dopo 20 anni il rischio rimane comunque più alto rispetto a chi non ha mai fumato.

Le terapie per questo tumore sono varie. Si va dalla chemioterapia all’immunoterapia, dalla chirurgia alla radioterapia, a seconda dello stadio del tumore, della storia e del profilo del paziente.

 

Fumo e autismo

Un’analisi condotta in uno studio dell’ALSPAC (Avon Longitudinal Study of Parents and Children) su 14.000 persone mette in relazione il fumo e l’autismo. Per la precisione se la nonna materna fumava durante la gravidanza, il nipotino ha il 67% di probabilità in più di avere problemi legati all’autismo, come una scarsa capacità di comunicazione sociale e comportamenti ripetuti. Lo studio ha anche sottolineato che il rischio è maggiore se il bimbo è una femmina.

Il fumo di sigaretta durante la gravidanza sarebbe dunque in grado di provocare alterazioni che comprometteranno lo sviluppo dei futuri figli.
Altri studi avevano già dimostrato che anche l’età del nonno paterno, se avanzata, aumentava il rischio di sviluppare autismo.

Si aprono così nuove strade per capire questa malattia e la sua correlazione a fattori ambientali.
Oggi i fattori documentati più importanti che mettono a rischio di autismo il nascituro sono l’età avanzata dei genitori, gravidanze ravvicinate (a meno di 12 mesi l’una dall’altra), basso peso alla nascita del neonato, l’esposizione prolungata ad alcuni pesticidi (può capitare a chi lavora in serra) e l’assunzione di alcuni medicinali in gravidanza, come l’acido valproico.

 

Fumo e psoriasi

Il fumo rientra tra i fattori ambientali che concorrono alla psoriasi, la malattia infiammatoria cronica della pelle ben evidente con le sue chiazze arrossate coperte di squame biancastre. Oltre a fattori genetici la predispongono il consumo di alcol e tabacco, il sovrappeso, le infezioni, gli eventi che producono stress.

L’incidenza della psoriasi è maggiore in chi fuma rispetto a chi se ne astiene, così come ci sono più fumatori fra i soggetti psoriasici rispetto a chi non è affetto dalla dermatosi. Conta persino il fumo passivo di sigarette nell’infanzia, è uno dei presupposti perché chi ne è esposto sviluppi la psoriasi da adulto. Poco noto è un altro dato: la psoriasi si associa al rischio di disturbi cardiovascolari, ancor più marcato se il soggetto è fumatore.

In chi è geneticamente predisposto alla psoriasi il fumo è un fattore scatenante e talvolta aggravante: fumare riduce infatti la quantità di antiossidanti nel sangue, fa aumentare i cosiddetti radicali liberi, danneggia la parete dei vasi sanguigni, aumenta la viscosità del sangue, altera la produzione di VEGF, una sostanza legata alla formazione dei capillari. C’è di più: la nicotina incrementa la sintesi di sostanze infiammatorie e questo si somma alle alterazioni che si producono nella cute psoriasica. Il fumo, insomma, aumenta l’infiammazione. Se potete, è un altro buon motivo per non cominciare o per smettere di fumare sigarette.

 

Fumo e rischio di aneurisma

In base a uno studio statunitense il rischio di aneurisma aortico addominale (AAA) risulta doppio nei fumatori, non necessariamente accaniti, rispetto a chi non fuma. I ricercatori si sono avvalsi di un panel di oltre 15 mila persone di mezza età a rischio di sviluppare AAA in base alla valutazione effettuata fra il 1987 e il 1989, dopodiché chi ha partecipato all’indagine si è sottoposto a tre visite successive per esami e valutazioni, ultimate nel 1998. I quasi 6.000 soggetti ancora in vita tra il 2011 e il 2013 sono stati poi sottoposti a un esame ecografico e a una quinta indagine di valutazione. Nei 22 anni intercorsi sono emerse 590 diagnosi, tra AAA rotti o riparati. Nel 2011, le ecografie avevano riscontrato 75 ulteriori casi passati inosservati.

Come dato generale l’AAA colpisce dal 5 al 9% degli americani sopra i 65 anni.

In sintesi, tra coloro che hanno partecipato allo studio, uno su 17 ha sviluppato un AAA. Tra costoro uno su 9 continua a fumare e uno su 12 ha lasciato la sigaretta. Di certo chi aveva smesso di fumare entro otto anni dalla valutazione finale del 2001-2003 presentava un rischio più alto di aneurisma rispetto a chi aveva smesso in precedenza.
Approfondisci cosa sono gli aneurismi.

 

Fumo e diminuizione dell'appetito

Il rapporto fra fumo e appetito esiste, anche se ridotti sono gli studi che confortano scientificamente questa teoria.
Il fumo incide effettivamente sulla fame, la attenua tanto che è stato valutato in 152 calorie il minore introito di calorie - per ogni pasto - per la ridotta stimolazione della grelina, l’ormone dell’appetito. Il dato emerge da uno studio su un ridotto campione (14 i soggetti coinvolti) presentato in un congresso internazionale dalla dottoressa Konstantina Zachari dell’università Harokopio di Atene. I ricercatori hanno invitato il gruppo di partecipanti ad astenersi per un giorno dal fumare, consentendo loro di farlo normalmente il giorno successivo. Nei due giorni tutti i fumatori sono stati invitati a mangiare a piacimento a un buffet ricco di golosità dolci e salate. Grazie agli esami ematici l’introito calorico risultava mediamente ridotto di 152 calorie in seconda giornata quando i volontari avevano normalmente fumato prima di pranzare.

Il fumo è considerato da alcuni un espediente per controllare il peso corporeo, tanto che - soprattutto le donne che fumano dall’adolescenza - non riescono a smettere per il timore di ingrassare. L’incremento del peso una volta smesso di fumare è imponente, è stato valutato in 10 chili in più dopo 5 anni dall'ultima sigaretta.


 

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