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Fegato grasso o Steatosi epatica: cosa c’è da sapere

Fegato grasso o Steatosi epatica: cosa c’è da sapere
08 maggio 2017

Ricerca e Prevenzione

La patologia si chiama così perché provoca l’accumulo intracellulare di trigliceridi (steasosi) a livello del tessuto epatico. Da qui il “nomignolo” di fegato grasso.

Può portare una lunga lista di danni, dalla cirrosi epatica fino alla necrosi del fegato e alla necessità di un trapianto nei casi più gravi in cui si manifesta l’insufficienza d’organo.

La steatosi epatica si divide in alcolica o non alcolica a seconda di cosa la provoca.
L’alcol e in particolare l’etanolo ha effetti nefasti sul nostro organismo (vedi le patologie correlate al consumo di alcol). Oltre agli effetti sul sistema nervoso centrale (toglie le inibizioni) e a livello gastrico (infiamma), può provocare anche danni al fegato, tra cui la steatosi epatica alcolica.
Se invece l’alcol non centra, si parla di steatosi epatica non alcoolica (NAFLD o NASH nella sua forma più grave). Questa patologia è frequente negli obesi (ne soffre tra il 57% e il 74% di chi ha gravi problemi di peso) e spesso è associata al diabete di tipo II, a una dislipidemia, all’insulino-resistenza.

Non esiste una terapia farmacologica per questa malattia. Nel caso di steatosi epatica non alcolica, la prevenzione e la cura passa dalla dieta. In primo luogo bisogna ridurre le proteine di origine animale e preferire quelle vegetali. Questa attenzione aiuta a diminuire l’incidenza della malattia, come ha dimostrato uno studio olandese condotto su 3440 adulti e presentato all’ultimo congresso europeo sulle malattie del fegato.