Estetica oncologica: che cos'è e quanto può far bene al paziente

Estetica oncologica: che cos'è e quanto può far bene al paziente

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 15 luglio 2019

Indice

 

Come funziona l'estetica oncologica?

La qualità della vita di un paziente con cancro, grazie a trattamenti estetici adeguati, migliora dimezzando lo stress emotivo. È questo il risultato principale di uno studio clinico pilota (A pilot study on aesthetic treatments performed by qualified aesthetic practitioners: efficacy on health-related quality of life in breast cancer patients), recentemente pubblicato nella rivista scientifica Quality of Life Reseach. Il lavoro, che ha coinvolto 170 donne in terapia per il cancro al seno, è stato realizzato al Centro Benessere dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) applicando i protocolli delle estetiste dell’Associazione professionale di estetica oncologica (APEO). 

Le terapie oncologiche impiegate per la cura del cancro, oltre a uccidere le cellule tumorali, producono effetti secondari su pelle e unghie. Queste condizioni compromettono la qualità della vita, anche i termini di relazione. Per fortuna anche il mondo scientifico si sta accorgendo dell’importanza, per il successo delle cure, del benessere psico-fisico del paziente. Non a caso, l’ultimo congresso dell’American society of clinical oncology (#ASCO19), evento più importante per l’oncologia mondiale, aveva come titolo Caring for Every Patient, Learning from Every Patient, dove il learning (imparare) nasce dal prendersi cura (caring) del paziente, avendo attenzione al suo benessere.

 

Lo studio

Tra i pochi realizzati nel settore, lo studio ha valutato quanto i trattamenti estetici adeguati, con prodotti cosmetici specifici, siano efficaci nel migliorare la qualità di vita delle persone, durante e dopo il trattamento oncologico. I due fattori considerati, la riduzione dei sintomi cutanei percepiti e degli stati d’animo negativi (distress), sono stati misurati con questionari validati: lo Skindex-16 e il Termometro del distress

I dati raccolti riguardano 170 pazienti con carcinoma mammario che, sottoposte a differenti terapie oncologiche (chemio o radio), hanno sviluppato reazioni cutanee avverse di grado I e per questo sono state indirizzate allo Spazio Benessere dello IEO tra aprile 2016 e agosto 2017. Le donne sono state divise in due gruppi: 100 hanno costituito il gruppo sperimentale (GS) e hanno quindi ricevuto il trattamento secondo i protocolli specifici effettuati da estetiste specializzate APEO e, una volta a casa, hanno utilizzato quotidianamente prodotti cosmetici specifici. Le altre 70 donne in terapia sono state inserite nel gruppo di controllo (GC) che non ha ricevuto alcun trattamento estetico e ha utilizzato quotidianamente prodotti cosmetici di uso comune.

Tutte le pazienti sono state sottoposte a due questionari di autovalutazione in tre tempi differenti: al momento dell’arruolamento (T0, baseline) dopo una settimana (T1) e dopo 28 giorni dall’inizio dello studio (T3). I due questionari di valutazione impiegati (Skindex-16 e Termometro del distress) sono approvati dalla comunità scientifica internazionale. Lo Skindex-16 misura l’incidenza dei problemi cutanei (es. prurito, bruciore, frustrazione per tali condizioni) sulla qualità di vita (SRQoL) intesa come stato d’animo e svolgimento delle attività quotidiane. Il Termometro del distress misura il livello di disagio psicologico ed emotivo durante la terapia. 

Al momento dell’arruolamento, l’estetista APEO ha compilato un questionario indicando il tipo di problema cutaneo e il trattamento da fare (che ha fatto la prima volta e poi ha dato da continuare a casa con prodotti specifici). Nel corso di tutte le rilevazioni successive (una e quattro settimane) le estetiste APEO hanno fatto un check-up per valutare la condizione cutanea e applicare i protocolli specifici per il trattamento.

 

Cosa sono i protocolli APEO (Associazione Professionale di Estetica Oncologica)

La pelle intossicata dalle terapie oncologiche necessita di attenzioni che variano in base al grado di tossicità e dai farmaci impiegati. Le estetiste APEO sono figure specializzate in grado di valutare le tossicità cutanee di chemio e radioterapia e di applicare protocolli estetici mirati. I protocolli APEO sono stati messi a punto dalla stretta collaborazione di oncologi, chirurghi plastici, fisioterapisti e docenti specializzati in cosmetologia. Le estetiste diplomate possono apprendere questi protocolli APEO grazie a un corso della durata di 120 ore tenuto dagli specialisti dello IEO. La parte teorica è affiancata da esercitazioni pratiche. Il corso prevede inoltre la formazione su tecniche di pedicure, manicure e massaggio specifiche per le persone in terapia oncologica. A seguito di un esame conclusivo viene rilasciata una certificazione sulle competenze acquisite. 

 

Risultati

Dopo 28 giorni, l’applicazione dei protocolli APEO ha ridotto del 53% il distress e migliorato del 60% i sintomi cutanei percepiti, con un cambiamento positivo della qualità della vita (SRQoL, Skin-related Quality of Life). Tali sintomi, nel gruppo che non ha ricevuto il trattamento, sono, invece, peggiorati. Le persone inserite nel gruppo di controllo hanno infatti ottenuto un aumento netto del distress e un peggioramento nel livello dei sintomi cutanei durante il follow-up, dalla seconda settimana fino alla quarta.

In particolare, come si vede nei grafici dello studio (qui sotto riportati), i punteggi medi del Termometro del distress e dello Skindex-16 mostrano che all’inizio (T0), il gruppo sperimentale (GS) possedeva un disagio emotivo maggiore rispetto alle persone del gruppo di controllo (GC), con valori di 54,6 contro 26,3 del GC. Dopo una settimana (T2) la tendenza si è invertita, tanto che al termine dello studio, il distress era più elevato nel gruppo di controllo rispetto a quello rilevato dalle donne a cui era stato effettuato il trattamento estetico APEO (15,2 contro 52,2 del GC). Inoltre, anche analizzando lo stato d’animo percepito dalle persone in terapia, unito alle difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane, si nota un miglioramento progressivo della qualità della vita (SRQoL) nel gruppo trattato con un punteggio che dal 54 iniziale è arrivato a 12,7. Invece nei gruppo di controllo c’è stato un peggioramento progressivo con il passare del tempo: dal 30,9 iniziale il valore è raddoppiato a 61,4 al termine dello studio. 
 

Lo studio in due grafici

Distress (Skindex-16)

L’analisi dei punteggi medi del Termometro del distress e dello Skindex-16 mostra che durante la fase T0, il gruppo sperimentale possedeva un disagio emotivo maggiore rispetto alle persone in terapia del gruppo di controllo, mentre a T2 è emerso un cambio di tendenza, con un distress più elevato in queste ultime rispetto alle donne a cui è stato effettuato il trattamento estetico. 
SRQoL (Skin-related Quality of Life)

Anche analizzando lo stato d’animo percepito dalle persone in terapia, unito alle difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane, si evince un miglioramento progressivo della SRQoL nel gruppo sperimentale, passando da T0 a T2, rispetto al gruppo di controllo in cui la qualità di vita peggiora sempre più con il passare del tempo. 


Conclusioni

I trattamenti estetici fatti da personale formato e qualificato, applicando i protocolli APEO e prodotti cosmetici specifici, possano ridurre in modo significativo i sintomi cutanei percepiti e il distress psicologico (esperienza emozionale spiacevole, multifattoriale, che può interferire negativamente con la capacità di affrontare la lotta contro il cancro), migliorando la qualità della vita delle persone in terapia oncologica (SRQoL, Skin-related Quality of Life).

È particolarmente interessante notare che il gruppo trattato, pur partendo da una condizione di distress e di sintomi cutanei più elevati del controllo, ha praticamente dimezzato questi valori. Chi invece non ha ricevuto il trattamento, pur partendo da livelli più bassi di stress e sintomi cutanei, ha peggiorato la sua condizione. I trattamenti estetici qualificati APEO, quindi, non solo hanno evitano il peggioramento, ma hanno migliorato significativamente la qualità della vita (SRQoL, Skin-related Quality of Life) delle pazienti. Come affermano gli autori, studi clinici precedenti hanno dimostrato che i problemi di tossicità della pelle (secchezza, prurito, bruciore…) influiscono negativamente sulla qualità di vita delle persone, aumentando un disagio emotivo che porta all’abbandono delle relazioni e a disturbi psicologici che aumentano il rischio di interrompere la terapia oncologica, compromettendo l’efficacia della cura.

A tale proposito, all’ultimo congresso dell’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM)  è stato lanciato l’allarme perché la valutazione della qualità della vita è esclusa dal 47% degli studi clinici di area oncologica condotti in tutto il modo. La stessa Associazione si è attivata e ha quindi messo a punto il progetto “I nuovi bisogni del paziente oncologico e la sua qualità di vita”.
  

Diagnosi di cancro: i numeri

Nel 2018 il tumore alla mammella è stato quello più diagnosticato nel nostro Paese (quasi 53.000 nuovi casi). Il dato positivo è che l’87% delle donne colpite da tumore al seno è vivo a cinque anni dalla diagnosi (più della media europea: 82%). Inoltre 3,4 milioni di cittadini vivono dopo la scoperta della malattia: il 6% della popolazione. Ma si potrebbe fare di più. I pazienti con metastasi possono infatti vivere anni, grazie alle cure, ma la qualità della vita può essere compromessa da piccoli disturbi, spesso trascurati. La tossicità cutanea (secchezza, prurito, bruciore, pizzichio…), infatti, influisce negativamente sul benessere psicofisico delle persone (SRQoL, Skin-related Quality of Life), aumentando anche un disagio emotivo (distress) che fa crescere il rischio di interrompere la terapia oncologica. Per questo, osservano gli autori, trattamenti estetici e prodotti cosmetici specifici durante e dopo la terapia oncologica, per la gestione delle reazioni cutanee, sarebbero da inserire nei protocolli di cura perché un certo benessere psicofisico favorisce l’aderenza alla terapia e l’efficacia delle cure nella lotta contro il cancro. Gli autori dello studio pilota sull’efficacia dei protocolli APEO auspicano che gli interventi complementari per la gestione delle alterazioni cutanee derivanti dalle cure siano inseriti nei protocolli terapia oncologica per migliorare l’aderenza alla terapia e quindi la probabilità di successo della cura, grazie a una migliore qualità di vita dei pazienti. 

 

Parla l’esperto

Tre domande a Carolina Ambra Redaelli, medico, tra gli autori dello studio e presidente dell'Associazione professionale di estetica oncologica (APEO)


Questo studio dimostra la qualità della vita nei pazienti con patologia oncologica migliora anche grazie a trattamenti estetici. La cosa era già nota. Qual è la novità?

L’approccio scientifico sicuramente. Esistono da oltre vent’anni dati sul benessere psicologico dato da gruppi di volontari che offrono, nei reparti oncologici, un supporto dando consigli su come truccarsi, mettere la parrucca o scegliere il turbante per superare il problema della caduta dei capelli. La novità è nell’inserire una figura professionale in grado di capire il momento terapeutico ed in grado di agire sul sintomo, senza nuocere. Comprendere il momento terapeutico, cioè che tossicità aspettarsi in base al tipo di radioterapia che la persona sta facendo, che farmaco sta prendendo, e agire senza causare problemi, è un fatto nuovo. L’estetista APEO ha la competenza per capire se la problematica che ha davanti è di competenza medico-infermieristica o se può trattarla per migliorare il sintomo. In questo senso non c’era nulla in letteratura. 


Allo studio hanno partecipato 170 donne in terapia per il cancro al seno e con reazioni cutanee avverse di grado I. Perché?

Le lesioni da terapia oncologica per ogni tessuto, variano da 0 a 4. Al primo livello ci sono i primi sintomi di sofferenza. L’obiettivo dello studio era di togliere il sintomo, cioè ridurre il grado 1, che si caratterizza per secchezza senza lesione e non è di competenza medica. Lo studio quindi dimostra che l’adesione del paziente al trattamento estetico appropriato, prevenendo le lesioni e mantenendo il buono stato dei tessuti, prima e dopo e durante il trattamento, migliora la qualità della vita ed evita che le lesioni peggiorino e diventino di competenza infermieristica o medica. A questo livello di lesione, le unghie possono andare incontro a onicosi, cioè si distaccano dal letto ungueale, compromettendo la possibilità di indossare le calze, se interessa i piedi, o di afferrare oggetti, nel caso delle mani.

Ci possono essere infiammazioni intorno all’unghia (perionichia) con rossore gonfiore e dolore. L’unghia fragile può rialzarsi e frantumarsi, sdoppiarsi (onicoschizia). In altri casi, le terapie oncologiche possono causare un ispessimento e conseguenti fessurazioni, ragadi dell’unghia. Queste condizioni, se non sono trattate, possono evolvere verso forme più gravi, come i granulomi, che sono di competenza medica. Il trattamento estetico toglie i sintomi e la progressione del disturbo delle unghie, oltre a permettere lo svolgimento di attività quotidiane come vestirsi e indossare le scarpe. Le lesioni della pelle possono interessare mani e piedi. Alcuni farmaci causano eritema (rossore) ed edema (gonfiore) soprattutto a livello di palmo delle mani e pianta dei piedi. Sul corpo e sulla cute di piedi e mani si possono notare ispessimento e secchezza (xerosi), prurito e pizzicore. Sul viso può manifestarsi il rush cioè un’infiammazione simile all’acne, ma molto dolorosa. Il trattamento APEO agisce proprio al primo livello per togliere sintomi che non sono tali da richiedere l’intervento sanitario, ma se trattati adeguatamente non peggiorano, anzi migliorano e con loro, come dimostra lo studio, ne beneficia anche la qualità della vita delle persone in terapia.


L'associazione APEO è partita nel 2013 con la messa a punto dello “Spazio Benessere” che si trova all’interno dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), un vero e proprio centro di benessere dedicato ai pazienti dove operano estetiste specializzate. Come nasce quest'idea?

Tutto è partito dall’esperienza personale di un medico e un’imprenditrice che hanno trovato il modo per poter aiutare persone a loro molto care che hanno dovuto affrontare questi problemi. È nata così l’idea di aprire presso lo IEO, con l’appoggio del professor Umberto Veronesi, uno spazio benessere per i pazienti dell’Istituto. In questo centro, con un team multidisciplinare di esperti, sono stati standardizzati i protocolli. Dall’esperienza personale è infatti scattata l’esigenza di poter aiutare altre persone e trasmettere la possibilità di migliorare piccoli disturbi che però hanno un impatto importante sulla qualità della vita. Oggi le estetiste APEO  sono presenti su tutto il territorio nazionale e applicano lo stesso protocollo in ogni centro estetico.
In collaborazione con
Maddalena Guiotto

Maddalena Guiotto

Giornalista con laurea in farmacia e master in bioetica, ho sempre scritto di salute, sanità e farmaceutica. Ho maturato esperienze professionali a livello di agenzie stampa internazionali, Tv, carta stampata e siti web. Nel collaborare con testate come "Le Scienze", "Corriere Salute", "Aboutpharma" e "iFarma", ho potuto affinare le mie competenze in vari aspetti del giornalismo su web. Oggi scrivo anche di benessere e digital health, sempre partendo da dati scientifici certi e documentati.
Data di pubblicazione: 15 luglio 2019