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Emicrania e genetica, molte le novità

Emicrania e genetica, molte le novità
04 luglio 2016

Ricerca e Prevenzione

Il caffè è un buon elemento di contrasto all’emicrania, per la sua azione di vasocostrizione, leggermente analgesica, sui vasi sanguigni.
Questi sembrano avere un’influenza diretta sulla patologia, che affligge circa un settimo della popolazione mondiale ma i cui meccanismi d’azione sono ancora poco noti.


I vasi sanguigni entrano in gioco più e più volte, come affermano i ricercatori di un consorzio internazionale che ha elaborato un’indagine pubblicata su Nature Genetics. Gli studiosi hanno individuato almeno 30 nuovi fattori di rischio genetico per l'emicrania, nove dei quali corrispondono a geni già coinvolti in alcune patologie vascolari e altri 4 nella regolazione del tono vascolare.

L’indagine ha combinato i risultati di 22 studi di genomica, per un totale di 375 mila partecipanti di origine europea, americana e australiana, fra cui 60 mila persone che lamentano emicrania, con individuazione di 38 regioni del genoma associate alla presenza di questa forma di mal di testa. Per la gran parte dei casi si tratta di geni già noti, ma solo 10 tra questi erano già stati associati al rischio di emicrania.

Secondo John-Anker Zwart, esperto dell'Ospedale Universitario di Oslo coinvolto nella ricerca, l'individuazione di questi fattori di rischio genetico rappresenta “il primo passo concreto verso lo sviluppo di trattamenti personalizzati basati su prove scientifiche" contro l'emicrania. «In futuro – ha dichiarato Zwart – ci auguriamo che queste informazioni possano essere utilizzate per dividere i pazienti in diversi gruppi di suscettibilità genetica per effettuare studi clinici sui farmaci e aumentare la possibilità di identificare il miglior trattamento specifico per ciascun sottogruppo».