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Donazione degli organi in Italia: il caso Nicholas Green

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07 dicembre 2017

Ricerca e Prevenzione

Chi era Nicholas Green

Nicholas Green, nato nel 1987 a San Francisco, morì a 7 anni sull'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria durante un viaggio in Sicilia con la sorellina Eleanor e i genitori, Reginald e Margaret. Il 29 settembre 1994, nei pressi dell'uscita di Serre (vicino a Vibo Valentia), l'auto della famiglia fu scambiata da alcuni rapinatori per quella di un gioielliere. Il tentativo di furto degenerò e Nicholas rimase colpito da un proiettile. Ricoverato al centro neurochirurgico del Policlinico di Messina, morì il 1° ottobre. Con una decisione inusuale per l'epoca i genitori autorizzarono il trapianto degli organi. Due riceventi recuperarono la vista grazie alla donazione delle cornee, mentre altre 7 persone furono i destinatari del cuore, del fegato e degli altri organi. I due accusati del delitto (Francesco Mesiano e Michele Iannello) furono condannati dalla corte d'assise d'appello di Catanzaro nel 1998 dopo una prima assoluzione. Dichiaratisi sempre innocenti, hanno chiesto la revisione del processo, ma l'inchiesta successiva è stata archiviata.


La decisione di donare

La decisione dei coniugi Green di autorizzare il prelievo degli organi fu quasi scontata, effettuata nel giro di due frasi. "Lo facciamo?", chiese Maggie Green. "Lo facciamo", fu la risposta. A pochi anni dal primo trapianto di cuore in Italia, avvenuto nel novembre 1985 a opera dell'equipe medica del professor Vincenzo Gallucci, le donazioni nel nostro Paese riguardano solo una percentuale minima di casi. Fu nel 1994 che, grazie anche alla discussione mediatica legata all'omicidio di un bambino, l'argomento divenne pubblico. Alcuni dicono che Reg e Maggie Green dimostrarono la necessità di donare un cuore e gli organi alle persone che ne avevano bisogno.
 

Lo stimolo alla donazione di organi

La decisione dei coniugi Green di donare gli organi del figlio fece molto scalpore in Italia, Paese dove questa pratica non era comune e poco conosciuta. Questo gesto ebbe una forte influenza sull'aumento degli episodi di donazione di organi su tutto il territorio italiano. Il cosiddetto effetto Nicholas è stato calcolato nel passaggio da una media di 6,2 donazioni per milione di abitanti a ben 23,1 in una ventina d'anni. Infatti i nomi dei riceventi e le loro storie furono riportate dai media ed ebbero una diffusione mondiale. In questo modo si divenne consapevoli che gli organi prelevati e donati potevano servire a salvare delle vite umane e a restituire la salute a persone con poche speranze di guarigione. Di conseguenza la disponibilità alla donazione riscontrò un fortissimo impulso. Nel decennio successivo le donazioni di organi in Italia si triplicarono, registrando un incredibile e senza precedenti tasso di incremento. I genitori di Nicholas furono ricevuti al Campidoglio dal sindaco Rutelli e al Quirinale dall'allora Presidente della Repubblica Luigi Scalfaro. Inoltre furono insigniti della medaglia d'oro al merito civile in quanto "esempio di umanità, di amore e di grande civiltà". Reginald e Maggie Green sono diventati attivi sostenitori della donazione di organi, scrivendo due libri e promuovendo varie iniziative per stimolare la prassi. Il primo libro (The Nicholas Effect, tradotto come Il Dono di Nicholas) racconta la storia della vicenda. Nel 1998 ne fu tratto un film per la televisione attraverso una co-produzione italiana e statunitense. Diretto da Robert Markowitz, vedeva tra i protagonisti Isabella Ferrari, Jamie Lee Curtis e Alan Bates.
 

L'appello di Reginald Green

Di recente Reginald Green è intervenuto nel dibattito pubblico e politico italiano per richiedere di rimodulare la legge che vieta di rivelare i nomi di chi ha ricevuto gli organi donati. Questa decisione è stata originata dalla mail inviata all'uomo da una coppia inglese che nel 2009 aveva autorizzato il prelievo degli organi del figlio morto a Palermo. A differenza di quanto era accaduto per Nicholas Green i nomi dei beneficiari sono rimasti sconosciuti, anche per la stessa famiglia del donatore. Infatti nel 1999 è stata introdotta la norma che proibisce di rilevare l'ideentità dei trapiantati al personale sanitario. L'effetto è stato rendere impossibile alle due parti di incontrarsi, anche se questo non viene vietato esplicitamente. Si è passati dalla necessità di proteggere la privacy dei donatori e dei trapiantati a un’interpretazione rigida della legge. Secondo alcuni si tratta di una decisione voluta anche per proteggere da ulteriori dolori la famiglia del donatore in caso di rigetto dell’organo trapiantato.

Per Reginald e Maggie questa eventualità non si pone, anche se due pazienti che hanno ricevuto gli organi di Nicholas sono morti nel corso degli anni. Secondo la coppia sarebbe auspicabile che in Italia si decidesse di applicare in questo settore una legislazione simile a quella statunitense. In questo modo le famiglie di donatori e beneficiari potrebbero incontrarsi e condividere le proprie esperienze quando entrambe manifestano questa volontà. Per Reginald Green la soluzione migliore consisterebbe nel prendere la decisione con il supporto dei medici e attraverso un percorso graduale per evitare il rischio di identificazione del proprio caro deceduto con il trapiantato. In questo modo è possibile evitare che una parte avanzi richieste che l’altra non può oppure non vuole accettare. La rivelazione del'identità del beneficiario della donazione avverrebbe quindi con il tempo e con l'aiuto di esperti per evitare equivoci, potendo sempre interrompere i contatti in ogni momento.

Su Doveecomemicuro.it potete trovare l'aggiornamento della situazione sui trapianti in Italia, aggiornata a dati 2016