Donazione a cuore fermo: Intervista a Massimo Cardillo, direttore CNT

Donazione a cuore fermo: Intervista a Massimo Cardillo, direttore CNT
08 aprile 2019

Ricerca e Prevenzione

Dove e Come Mi Curo ha intervistato Massimo Cardillo, Direttore del Centro Nazionale Trapianti

 

 

Nel 2018 i trapianti a cuore fermo in Italia sono aumentati del 46,9% rispetto al 2017 passando da 32 a 47 (fonte: Report 2018 CNT): questo tipo di attività potrebbe in futuro far incrementare il numero dei trapianti e ridurre le liste di attesa?

La donazione a cuore fermo o Donation After circulatory Death (DCD), il prelievo di organi (rene, fegato, cuore, polmone, pancreas, ecc.) che avviene dopo un accertamento di morte con criteri cardiaci anziché neurologici, è certamente una delle prospettive di crescita della rete trapiantologica. Il numero di potenziali donatori accertabili con questa tecnica è molto elevato, e se anche solo una quota venisse segnalata, ciò si tradurrebbe in un consistente aumento degli organi trapiantabili, come dimostrato dalle esperienze fatte in Francia, Spagna e Regno Unito. Le liste di attesa si ridurrebbero di conseguenza.

 

Come mai nel nostro Paese fin'ora vi si è ricorso così poco?

In Italia la legislazione sull’accertamento di morte per arresto cardiaco è molto diversa dal resto del mondo: il tempo di verifica del tracciato elettrocardiografico - e quindi di osservazione di un'assenza completa di attività cardiaca e di circolo - è di 20 minuti, contro i 5-10 degli altri Paesi dell'UE. Un periodo molto lungo che rende di fatto più difficile, anche se comunque possibile, quest'attività.
Nella comunità trapiantologica europea pochi ipotizzavano che questo tipo di donazione potesse essere realizzata nelle condizioni imposte dalla legge italiana, a causa dei rischi di danno ischemico e della conseguente compromissione della funzionalità degli organi. Ciò ha praticamente escluso la DCD in Italia per lungo tempo. Da qualche anno, però, l’attività è partita, nel rispetto dei vincoli fissati dalla normativa.

 

In che modo si è riusciti a garantire una buona qualità degli organi prelevati nei limiti imposti dalla legge?

Immagine di medici mentre operanoPremettendo che i dati riportati dalla comunità scientifica internazionale confermano che la certezza della morte di un soggetto è garantita anche con tempi di osservazione inferiori ai 20 minuti, siamo riusciti a garantire una buona qualità degli organi prelevati - anche rimanendo nei vincoli fissati dalla legge - grazie a una gestione accurata del potenziale donatore.
Il rischio di danno ischemico viene limitato mediante l'utilizzo di sistemi di assistenza cardiocircolatoria extracorporea, subito dopo l'accertamento di morte, e con l'adozione delle tecniche di riperfusione degli organi, dopo il prelievo: metodiche che consentono di mantenere gli organi vitali anche dopo il decesso del donatore.
 
Questo approccio rende estremamente aperta la possibilità di un incremento progressivo dei volumi di donazione e trapianto a cuore fermo, di un aumento del numero di organi utilizzabili e di una diminuzione del rischio di complicanze o di fallimento del trapianto.

 

Come viene accolta questa opportunità dai cittadini?

Il quadro della morte per arresto cardiaco, rispetto a quello con accertamento neurologico, è più immediato da spiegare ai famigliari del potenziale donatore. La donazione a cuore fermo, quindi, ha il vantaggio di determinare una percentuale di opposizione più bassa al prelievo. Anche alla luce di questo dato, penso che il numero di questo tipo di trapianti possa aumentare nel nostro Paese.

 

Che tipo di organizzazione richiede questo tipo di donazione?

La DCD richiede un forte impegno organizzativo da parte degli ospedali e degli operatori sanitari. È opportuno, quindi, che venga sostenuta con risorse dedicate. Parliamo di una tecnica che oggi può essere messa in atto in molte strutture, che devono però adottare procedure ‘ad hoc’.

 

Come ci si sta muovendo e quali attenzioni sono necessarie a livello etico?

Molti ospedali italiani - in particolare quelli che possono contare su un consolidato percorso di trattamento delle gravissime insufficienze cardiocircolatorie - stanno lavorando alla definizione di protocolli specifici. Inoltre, si sta investendo nella formazione degli operatori, affinché conoscano il processo di donazione a cuore fermo e siano consapevoli dell'appropriatezza - sia dal punto di vista dei risultati clinici sia dal punto di vista etico - delle due tipologie di donazione: dopo morte encefalica o dopo morte accertata con criterio cardiaco.
immagine di una corsia di ospedaleCiò che cambia sono soltanto le modalità di accertamento, che saranno applicate in base alle caratteristiche dei singoli casi e al tipo di cause del decesso.

Quanto agli aspetti etici, clinici e tecnici della donazione a cuore fermo, le società scientifiche si sono pronunciate già da tempo, così come sulla necessità di tenere aperto il dibattito sul tema del fine vita in rianimazione. Questo argomento, in particolare, è oggi oggetto di profonda attenzione anche per motivi che non sono strettamente legati alla questione della donazione degli organi, ma che attengono alla problematica più ampia della gestione dei trattamenti nelle terapie intensive e del rispetto delle volontà espresse dai cittadini in questo ambito.

 

Recentemente è stato tagliato il traguardo di 5 milioni di dichiarazioni di volontà: perché è importante esprimersi?

Quella di dichiarare la propria volontà sulla donazione è una scelta di responsabilità: lo è per se stessi, perché è giusto che ciascuno possa disporre liberamente del proprio corpo dopo la morte; lo è per la comunità, perché una scelta positiva si traduce in una possibilità di guarigione per una persona che sta soffrendo; e lo è per i familiari, che in questo modo vengono sollevati da una scelta delicata in un momento estremamente difficile, dato che sono loro a dover decidere opponendosi al prelievo nel caso il potenziale donatore non si sia espresso in vita.
 
In collaborazione con
Dove e Come Mi Curo

Dove e Come Mi Curo

Dove e Come Mi Curo dispone, al suo interno, di un team di lavoro poliedrico e multifunzionale composto da professionisti con diversi background.
Dalla componente scientifica a quella giornalistica ed editoriale, le figure professionali che operano in Dove e Come Mi Curo ogni giorno pianificano e arricchiscono la sezione Notizie del portale.
Dalle Curiosità a L’Appuntamento Con passando per gli Approfondimenti Scientifici, ogni contenuto è meticolosamente pensato, creato e divulgato dalla redazione per il suo pubblico, con l'obiettivo di rendere facilmente comprensibili e utili contenuti scientifici e tecnici in ambito medico-scientifico e di approfondire le ultime novità del settore.
Oltre ai canali social (di seguito segnalati) ci potete trovare anche su Facebook.