Diete dimagranti: quelle del web e degli influencer funzionano?

Diete dimagranti: quelle del web e degli influencer funzionano?

Alimentazione

Ultimo aggiornamento: 26 giugno 2019
Le diete dimagranti sono argomento di altissimo interesse. Si moltiplicano i consigli su come ritrovare il peso forma in tempi rapidi e con il minimo sforzo. Tra le schiere di imbonitori e millantatori, un tempo solo in TV e nei giornali, si contano ormai anche gli influencer, personaggi con migliaia di follower in grado di dare, dal loro profilo Instagram o blog, un parere su tutto, anche sull’alimentazione. Su che basi scientifiche? Nessuna, per il 90% di loro. Lo rivela uno studio presentato all’ultimo congresso della Società europea per lo studio sull’obesità.

Il problema è che purtroppo, in tempi di dottor Google, per dimagrire si ascoltano blog e influencer. Forti di milioni di click e follower da You Tube o Instagram, gli influencer esprimono il loro pensiero su tutto e danno consigli ben oltre il come vestirsi o dove andare e cosa fare per essere alla moda. I signori del clic, professionisti del selfie, adesso ti dicono anche cosa mangiare e come dimagrire, senza nemmeno sapere cosa sia un carboidrato. La questione non è secondaria: sbagliare un abbinamento nel vestire non è certo così dannoso come fare degli errori alimentari che, in questo caso, hanno l’aggravante di ricadere su milioni di follower facilmente influenzabili.
 

Solo un top influencer su 9 è competente per dare consigli sulla dieta


Una influencer si riprende alla telecamera parlando di dieta e allenamentoI ricercatori dell’università di Glasgow, per valutare l’affidabilità scientifica dei blogger più di tendenza nel Regno Unito, hanno messo a punto una serie di criteri di valutazione per capire a che titolo e su che basi scientifiche l’influencer dispensa consigli sulla dieta ai quattro venti. Il verdetto dello studio, anche se prevedibile, è stato chiarissimo: solo un top blogger su nove, attivi sull’argomento, ha dato consigli nutrizionali per la gestione del peso corporeo credibili e affidabili dal punto di vista scientifico.

Come mai i top blogger considerati nello studio, con un’unica eccezione, sono risultati dei ciarlatani? Non hanno soddisfatto i criteri di trasparenza, non hanno fornito, per i loro consigli, i riferimenti scientifici (evidence-based), quindi non sono risultati affidabili e, cosa ancora più grave, i suggerimenti alimentari non erano in linea con quanto indicato dalle linee guida nazionali. Gli autori dello studio hanno individuato, tra i siti online (compreso influencer.co), i 14 influencer più seguiti del Regno Unito su argomenti relativi all’alimentazione e al peso corporeo.

Per entrare nella top 14, gli influencer dovevano avere un seguito di oltre 80.000 follower su almeno un social media ed essere riconosciuti come influencer, nel loro campo, su almeno due social e avere un blog attivo su questi argomenti. Alla fine avevano i requisiti solo nove di loro. I post pubblicati nei blog del campione considerato, tra maggio e giugno 2018, sono stati analizzati e valutati sulla base di 12 indicatori di credibilità (trasparenza, uso di altre risorse, affidabilità, aderenza ai criteri nutrizionali). Il test si riteneva superato al raggiungimento di una soglia del 70% di valutazioni positive. Sono state inoltre valutate le ultime dieci ricette proposte dai vari blog, analizzandole per il contenuto di calorie, carboidrati, proteine, grassi, grassi saturi, fibre, zuccheri e sale. I risultati così ottenuti sono stati quindi confrontati con quanto indicato dalla campagna di riduzione delle calorie One You di Public Health England (PHE) e dal Traffic Light Scheme (l’etichetta nutrizionale a semaforo) della Food Standards Agency inglese.

Giovani donne fotografano del cibo su un tavoloI risultati hanno rivelato che sette influencer davano consigli nutrizionali e sulla gestione del peso. Cinque davano informazioni in base a quanto riportato in evidenza nelle confezioni dei prodotti o, peggio, presentavano le loro opinioni come dato di fatto incontrovertibile, senza alcun riferimento scientifico, nemmeno di buonsenso. Cinque influencer non fornivano dichiarazioni di non-responsabilità e soltanto tre suggerivano delle ricette in linea con i target calorici di PHE e con i criteri dell’etichetta nutrizionale a semaforo. Uno solo dei nove considerati ha raggiunto la sufficienza. A passare il test, con l’83% delle valutazioni positive, è stato l’unico blogger con la qualifica di nutrizionista (iscritto all’Association for Nutrition inglese).

Sorprendentemente, non ha invece superato la soglia del 70% dei criteri un influencer medico. I voti più bassi (25%) sono stati raggiunti dagli influencer senza qualifiche specifiche in ambito di alimentazione. “Abbiamo scoperto”, ha osservato Christina Sabbagh dell’Università di Glasgow, “che la maggior parte dei blogger non fanno riferimento a fonti scientifiche di informazione su come gestire il peso corporeo: presentano le loro opinioni come se fossero dei dati di fatto e non seguono i criteri illustrati dalle linee guida, cioè le indicazioni delle società scientifiche nazionali e internazionali. Questo fatto è potenzialmente pericoloso, visto che i loro blog raggiungono una vasta audience”.


Davvero gli influencer interferiscono sul comportamento alimentare?


Bambini guardano un video dove compare del cibo spazzaturaA fare chiarezza sul ruolo che i personaggi più popolari su Instagram e You Tube hanno nelle scelte alimentari dei ragazzi, è uno studio dell’Università di Liverpool. I ricercatori hanno mostrato a 176 bambini, di età compresa tra i 9 e gli 11 anni, i profili Instagram e i due video blogger di YouTube più popolari della loro fascia d'età. I ragazzi hanno visualizzato, in modo casuale, tre tipi di profili Instagram: uno spiegava i vantaggi dell’alimentazione sana, un altro promuoveva cibo spazzatura (Junk food) e un terzo non dava informazioni correlate al cibo.

Dopo che i bambini hanno visto i profili Instagram, i ricercatori hanno servito quattro snack - caramelle di gelatina, bocconcini di cioccolato, carote e uva bianca senza semi - e hanno lasciato che i bambini mangiassero quanto volevano per dieci minuti. Nessuno di questi cibi era lo stesso che i bambini avevano visto su Instagram.

In media, i bambini che hanno visto le promozioni di cibo spazzatura hanno consumato 448 calorie (388 da dolci), contro le 357 del gruppo di controllo che non aveva visto video sul cibo (292 dai dolci). I messaggi relativi al cibo sano non hanno invece avuto grande efficacia. Mentre tutti i bambini mangiavano molte più caramelle rispetto alle carote o all'uva, i bambini che hanno visto video su cibi spazzatura consumavano più dolci rispetto agli altri.

Nessuna sorpresa sui risultati, secondo gli autori, perché i ragazzi hanno un comportamento più impulsivo rispetto agli adulti e non riflettono sulla qualità del cibo né sui possibili condizionamenti provenienti dai loro modelli. In particolare, due tra quelli proposti c’erano una ragazza di 26 anni che ha circa 12,1 milioni di follower su You Tube e un ragazzo di 23 anni che ne ha 4,1 milioni. "I bambini”, ha detto l'autrice dello studio Anna Coates dell'Università di Liverpool nel Regno Unito, “guardano ai social media per i modelli di ruolo, e sono propensi a imitare il comportamento dei personaggi dei media che guardano e ammirano".

Come sottolineato dagli autori su Pediatrics, lo studio evidenzia che il potere degli influencer nell’indirizzare la scelta sul cibo da assumere è soprattutto per il junk food, non quando si tratta di alimenti sani. Probabilmente tali mezzi non sono i più indicati per cercare di migliorare l’alimentazione dei ragazzi. In attesa di fare chiarezza, “al momento”, ha osservato la Sabbagh, autore dello studio di Glasgow, “non esistono standard per valutare la credibilità dei blog degli influencer. Vista la popolarità e l’impatto che i social media hanno, bisognerebbe invece richiedere a tutti gli influencer di essere in possesso dei requisiti medico-scientifici per offrire consigli sulla gestione del peso online”.
In collaborazione con
Maddalena Guiotto

Maddalena Guiotto

Giornalista con laurea in farmacia e master in bioetica, ho sempre scritto di salute, sanità e farmaceutica. Ho maturato esperienze professionali a livello di agenzie stampa internazionali, Tv, carta stampata e siti web. Nel collaborare con testate come "Le Scienze", "Corriere Salute", "Aboutpharma" e "iFarma", ho potuto affinare le mie competenze in vari aspetti del giornalismo su web. Oggi scrivo anche di benessere e digital health, sempre partendo da dati scientifici certi e documentati.
Data di pubblicazione: 26 giugno 2019