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Le dieci buone pratiche per proteggerci in città

Le dieci buone pratiche per proteggerci in città
24 agosto 2016

Benessere

Entro la metà del secolo 7 umani su 10 risiederanno nelle aree urbane. S’imporranno nuovi stili di vita

 
"La Salute nelle città: bene comune" è un manifesto messo a punto da un gruppo di esperti e presentato durante il primo Health City Forum andato in scena a Roma. Illustra uno scenario che non può essere ignorato: entro la metà di questo secolo 7 umani su 10 risiederanno nelle aree urbane. Di qui la necessità di prefigurare tutto quanto subirà modificazioni, sul fronte economico, sanitario, sociologico, clinico-epidemiologico e politico-sanitario. Nasceranno nuovi stili di vita, nuove abitudini, legate a lavori sempre meno manuali, attività fisica ridotta. Con un incremento esponenziale di obesità e diabete. Già oggi 2 diabetici su 3 vivono in contesti urbani.

Il manifesto riepiloga le dieci buone pratiche per proteggerci in città:
  1. Ogni cittadino ha diritto ad una vita sana ed integrata nel proprio contesto urbano. Bisogna rendere la salute dei cittadini il fulcro di tutte le politiche urbane.
  2. Assicurare un alto livello di alfabetizzazione e di accessibilità all’informazione sanitaria per tutti i cittadini, aumentando il grado di autoconsapevolezza.
  3. Inserire l’educazione sanitaria in tutti i programmi scolastici, con particolare riferimento ai rischi per la salute nel contesto urbano.
  4. Incoraggiare stili di vita sani nei luoghi di lavoro, nelle grandi comunità e nelle famiglie.
  5. Promuovere una cultura alimentare appropriata attraverso programmi dietetici mirati, prevenendo l’obesità.
  6. Ampliare e migliorare l’accesso alle pratiche sportive e motorie per tutti i cittadini, favorendo lo sviluppo psicofisico dei giovani e l’invecchiamento attivo.
  7. Sviluppare politiche locali di trasporto urbano orientate alla sostenibilità ambientale e alla creazione di una vita salutare.
  8. Creare iniziative locali per promuovere l’adesione dei cittadini ai programmi di prevenzione primaria, con particolare riferimento alle malattie croniche, trasmissibili e non trasmissibili.
  9. Considerare la salute delle fasce più deboli e a rischio quale priorità per l’inclusione sociale nel contesto urbano.
  10. Studiare e monitorare a livello urbano i determinanti della salute dei cittadini, attraverso una forte alleanza tra Comuni, Università, Aziende sanitarie, Centri di ricerca, industria e professionisti.