Diastasi addominale: sintomi, conseguenze e intervento

Diastasi addominale: sintomi, conseguenze e intervento

Indice

Domande e risposte
La pancia piatta ostentata sui social dall’influencer Chiara Ferragni a poche settimane dal parto sembra un traguardo impossibile per molte mamme a causa di un disturbo noto come diastasi addominale. In base allo studio Diastasis recti abdominis during pregnancy and 12 months after childbirth: prevalence, risk factors and report of lumbopelvic pain  a distanza di sei settimane dall’evento, il 60% delle donne non vede sparire la pancia, che, anzi, persiste gonfia e molle.
Mentre a un anno, il 30% non ha ancora risolto il problema.

Diastasi addominale: cos'è?

La diastasi addominale è tecnicamente l’allontanamento dei due muscoli retti addominali a causa del rilasciamento dei tendini della linea mediana (o linea alba).
Lungi dall’essere una mera questione estetica, la perdita di funzione contenitiva della guaina tendinea che avvolge i due muscoli retti addominali, pesa sulla qualità della vita in termini di salute fisica e psicologica.   
 

Come funziona la salute della donna?

Come si riconosce la diastasi addominale?

Diastasi addominale - Immagine di Diastasi Addominale Gruppo ItaliaLa separazione del muscolo retto addominale si risolve spontaneamente, di solito, nelle 8-12 settimane dopo il parto. Quando la distanza tra la fascia destra del retto addominale e quella di sinistra è superiore a 2,5 centimetri, siamo in presenza di diastasi, che tuttavia si risolve fisiologicamente entro 12 mesi dal parto. Se questo non avviene, il primo segno è visivo. La pancia assume una forma innaturale, strana, e tende a gonfiarsi con il passare delle ore del giorno fino quasi ad assumere la forma che aveva durante la gravidanza.

Ci sono poi dei sintomi fisici. I movimenti intestinali (peristalsi), per esempio, diventano evidenti a occhio nudo e si notano difficoltà digestive e respiratorie, senso di pesantezza al pavimento pelvico e incontinenza.
Il lavoro non corretto della muscolatura addominale, comporta disturbi anche a livello della schiena. Sono tipici della diastasi l’assunzione di una posizione di iperlordosi e la comparsa di dolore alla zona lombare, al bacino e alle anche. In alcune posizioni, come quando si fanno le flessioni addominali da sdraiate (crunch) si evidenzia, in corrispondenza della linea alba, una strana protuberanza (cresta o pinna) che parte dallo sterno e arriva fino all’ombelico.

Tutti questi sintomi hanno risvolti anche a livello emotivo e psicologico. “Prima di scoprire la patologia”, racconta Elisa, moderatrice Diastasi Italia, “ho scoperto quasi tutti i sintomi e sono partita da quelli.
Ho fatto vari esami (a vuoto), dopodiché ho cercato da sola di capire cosa c'era in me che non andava... quale era il tassello mancante che univa tutti questi sintomi. Cercando su Internet ho scoperto Diastasi Italia e il nome della mia patologia”
.
Elisa dice che dei sei sintomi che aveva, due erano particolarmente debilitanti. “L'inarcamento che la diastasi provoca alla schiena a livello della zona lombare”, ricorda, “in certe giornate non mi faceva alzare dal letto. Il secondo sintomo era la digestione, praticamente ero confinata a mangiare sempre le solite quattro cose e se sgarravo anche fosse stata mezza pizza, ne pagavo le conseguenze".
Elisa è andata dal medico di medicina generale per l'impegnativa necessaria per la visita ecografica, successivamente dal medico chirurgo plastico per una buona riuscita funzionale ed estetica.

© Copyright dell'immagine: Diastasi Italia official Group

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Quali sono le cause della diastasi addominale?

La diastasi addominale è riferita principalmente come conseguenza della gravidanza.
La causa è dovuta allo stiramento del muscolo retto addominale per la pressione esercitata dall’interno dal continuo accrescimento dell’utero e del feto che, complice un nuovo equilibrio ormonale, favoriscono l’assottigliamento dei tessuti connettivi con la formazione della linea alba. Se la diastasi addominale insorge durante una gravidanza, ci sono maggiori probabilità che si ripresenti anche nelle successive. Lo sviluppo di questa separazione durante l’attesa non è prevedibile.
A oggi, vi è anche scarsa conoscenza dei fattori di rischio, ma lo studio sopra menzionato ne ha individuati alcuni:
  • Età della gestante superiore ai 35 anni;
  • Gravidanze gemellari;
  • Precedenti gestazioni;
  • Taglio cesareo;
  • Aumento di peso;
  • Alto peso del feto.


Infografica che ritrae la differenza muscolare tra persone con e senza diastasi addominale

Si può prevenire la diastasi addominale?

Immagine di una donna affetta da diastasi addominale che mostra la pancia“Per la diastasi dei muscoli retti”, spiega la dottoressa Mariarosa Romeo, Chirurgo plastico estetico a Torino, “non vi sono fattori predisponenti di tipo genetico ma piuttosto di tipo ambientale o di stile di vita quali una condizione di sovrappeso o un'assenza di attività fisica e dunque di tonicità muscolare in particolar modo a livello della parete addominale. Un corretto stile di vita quotidiano associato a un mantenimento costante del tono muscolare tramite semplici esercizi dei muscoli addominali possono essere fattori contrastanti la lassità della parete addominale stessa”. 

Anche se non ci sono dati e studi certi, può essere utile adottare alcuni semplici accorgimenti posturali quando si cammina o ci si siede: schiena dritta e piedi ben appoggiati a terra.
Dal punto di vista dell’attività fisica, in funzione preventiva contro la diastasi addominale, ci sono esercizi da eseguire, sotto il controllo di un fisioterapista, per attivare e rinforzare la parete addominale, senza sforzare eccessivamente soprattutto il muscolo trasverso e privilegiando, invece, il lavoro dei muscoli del pavimento pelvico. È da evitare la ginnastica hipopressiva integrale (detta GAH, un metodo di riprogrammazione posturale globale), non indicata durante la gestazione.

“L’attività fisica durante la gravidanza”, dice Claudia Fabretti fisioterapista e osteopata, “è mirata al mantenimento di una corretta postura, alla tonicità del pavimento pelvico. Una respirazione corretta per coordinare diaframma e pavimento pelvico aiuta a ridurre la possibilità che la linea alba si rovini”. Come ricorda la fisioterapista e osteopata, “non c'è una predisposizione accertata e documentata che possa indicare alle mamme chi potrebbe essere un'eventuale "candidata" a questa patologia. Ci sono degli studi in corso per avere delle linee guida da offrire alle mamme per poter ridurne l'incidenza”.


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Diastasi addominale: come curarla?

Immagine di una donna in gravidanza, una delle cause della diastasi addominaleTecnicamente la diastasi è fisiologica fino a quando la distanza tra i due retti non supera i 2,5 cm. In presenza dei sintomi e dei segni specifici, per una vera diagnosi di diastasi addominale, ci si rivolge al medico. Quali sono i possibili rimedi? “In presenza di una diastasi lieve-moderata”, fa notare la dottoressa Mariarosa Romeo, “possono essere effettuati esercizi dei muscoli addominali di tipo passivo o attivo. Se si ha di fronte invece un quadro di diastasi grave ossia al di sopra dei 5,5-6,0 cm sarebbe meglio rivolgersi a uno specialista prima di cimentarsi in manovre che potrebbero aumentare la debolezza della parete fasciale”

Esercizi da evitare sono, invece, tutti quelli che mettono in tensione il muscolo retto addominale, a cominciare dallo stretching. E’ sconsigliato stare supine sulla fitball e trasportare oggetti pesanti. Tra gli esercizi da non fare sono inclusi, inoltre, gli addominali che pongono in tensione le fasce muscolari di superficie, obliqui e crunch e le rotazioni del busto. 

Nel grado lieve e moderato “ci sono molti esercizi che possono diminuire il gap tra i retti nel post parto”, rassicura Claudia Fabretti. “Il problema è capire se quei 2,5 cm sono fisiologici o patologici. In caso di dubbio, se la  mamma non è in grado di fare un’autovalutazione e non è sicura della loro comparsa a gravidanza iniziata – eventualità nella quale quei 2,5 cm potrebbero portare a disturbi funzionali - è necessario ricorrere a un intervento chirurgico, come in presenza di un quadro più grave”.

L’operazione chirurgica di addominoplastica, permette di richiudere la distanza che si è venuta a creare tra i due muscoli. In questa fase, il medico di chirurgia generale può intervenire anche con tecniche poco invasive come laparoscopia ed endoscopia mentre per quanto riguarda interventi di addominoplastica completa e mini addominoplastica, il medico di riferimento è il chirurgo plastico.
Va ricordato che la laparoscopia ha un tasso di incidenza di recidiva più alta rispetto all'endoscopia, alla laparoscopia robotica, alla chiusura dei retti attraverso addominoplastica e mini addominoplastica classici. Sia la questione estetica sia quella funzionale vengono risolte con l’intervento, che nel caso più invasivo, lascia una cicatrice simile a quella di un parto cesareo.

Subito dopo l’intervento, scompare il mal di schiena perché i muscoli retti tornano a esercitare la loro funzione di sostegno del tronco e di contenimento degli organi interni. La postura torna ad essere corretta.
Spesso anche l’incontinenza regredisce, la nausea sparisce e il transito intestinale diventa regolare. Il ripristino di una condizione estetica soddisfacente, ristabilisce anche un nuovo benessere psicologico. Trattandosi comunque di un intervento chirurgico, è necessario rimanere a riposo per alcune settimane, evitare di caricare pesi e di fare sforzi. Molte donne riportano una sensazione di insensibilità dell’addome, che però si recupera nel tempo. Ogni valutazione su pro e contro vanno attentamente valutati con il chirurgo.

In alcune regioni italiane l’intervento è convenzionato o mutuabile con il Sistema sanitario nazionale (Elenco delle Strutture fornito dal sito Diastasiaddominale.com). È possibile spostarsi da una regione all’altra. Nel caso in cui si avesse un’altra gravidanza dopo l'intervento chirurgico di correzione della diastasi addominale, "prima di sottoporre la parete addominale a un ulteriore stress fisiologico”, conclude la ricorda la dottoressa Romeo, “bisogna far trascorrere un minimo di tempo sufficiente a una corretta cicatrizzazione, solitamente almeno18 mesi.  
Come afferma Elisa, “per controllare il mal di schiena ho iniziato a fare yoga, per rinforzare il muscolo traverso degli addominali, così da contrastare l'inarcamento della schiena e quindi rettificare la postura mentre per la digestione bevevo tante tisane drenanti. Ora che ho risolto tutto con l'intervento, e quindi i sintomi sono spariti, attendo i sei mesi post operazione per poter riprendere la mia attività fisica”.

Diastasi addominale maschile: quali rimedi

Sebbene sia principalmente una conseguenza della gestazione, la diastasi addominale non interessa solo la donna, ma anche l'uomo. Tra le possibili cause ci possono essere sforzi eccessivi associati a un'intensa attività fisica, motivo per cui a essere coinvolti sono talvolta gli sportivi. 

La patologia, in questo caso, insorge per via dell'indebolimento della muscolatura addominale a seguito di atteggiamenti posturali sbagliati.
Alcuni movimenti, infatti, come il sollevamento pesi, possono contribuire alla retrazione dei muscoli statici delle catene muscolari anteriore e posteriore, il che può provocare una cascata di modifiche delle tensioni muscolari e incidere sulla postura. Trovandosi in allungamento cronico, la muscolatura addominale può allora indebolirsi e andare incontro a cedimenti.

Per evitare che il problema peggiori e che la parete addominale ceda definitivamente, si può ricorrere a un intervento terapeutico. In caso di sospetto, comunque, è sempre bene rivolgersi al medico per escludere la presenza di altre patologie (come un’ernia addominale) e per verificare che si tratti davvero di una diastasi patologica e non fisiologica.
Una volta effettuata la diagnosi, si potranno valutare le cure più adeguate, tra cui l’opportunità di un intervento di addominoplastica. La via conservativa, in alternativa, può consistere nell’esecuzione di esercizi per la rieducazione e il rinforzo addominale sotto la supervisione di un fisioterapista.

Infografica che mostra un intervento di addominoplastica

Diastasi dei retti addominali del neonato

Nei bambini la diastasi addominale è un problema piuttosto frequente, che tende però a risolversi spontaneamente nei primi anni di vita. Principale fattore di rischio è la nascita prematura, perché in questa eventualità i muscoli retti dell'addome non sono ancora completamente sviluppati. Segno distintivo è la cresta che si forma in concomitanza con la linea alba, evidente soprattutto quando il bimbo tenta di mettersi seduto. Solo in rari casi, la diastasi addominale del neonato può evolvere in un'ernia ombelicale o ventrale, che necessita di intervento chirurgico.

 
L'articolo è stato realizzato in collaborazione con il team di diastasiaddominale.com - Diastasi Italia official Group. Si ringrazia per la stesura e la collaborazione Sara Bovenzi. 
Hanno fornito il loro contributo per la realizzazione dell'articolo: Elisa, moderatrice di Diastasi Italia; Dott.ssa Mariarosa Romeo - Chirurgo plastico estetico di Torino; Claudia Fabretti, fisioterapista e osteopata.



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Articolo redatto in collaborazione con Maddalena Guiotto

Domande e risposte

Come capire se si ha diastasi addominale?
Il primo segno della diastasi addominale è l’eccessivo gonfiore della pancia. Tra i possibili sintomi, si riscontrano anche difficoltà digestive e respiratorie, senso di pesantezza al pavimento pelvico, incontinenza, peristalsi evidente a occhio nudo e dolore alla zona lombare, al bacino e alle anche.
Che cos'è la diastasi addominale?
La diastasi addominale consiste nell’allontanamento dei due muscoli retti addominali a causa del rilasciamento dei tendini della linea mediana (o linea alba). È principalmente una conseguenza della gravidanza. Il problema, però, non interessa solo la donna in età fertile, ma anche quella in postmenopausa e l'uomo. Fattori che possono determinare la comparsa della diastasi addominale, infatti, sono anche l’obesità e gli sforzi eccessivi associati a un’intensa attività fisica.
Cosa comporta la diastasi addominale?
Lungi dall’essere una mera questione estetica, la perdita di funzione contenitiva della guaina tendinea che avvolge i due muscoli retti addominali, pesa sulla qualità della vita in termini di salute fisica e psicologica. 
Cosa fare per la diastasi addominale?
In presenza di una diastasi lieve-moderata possono essere effettuati esercizi dei muscoli addominali di tipo passivo o attivo. Se si ha di fronte, invece, un quadro di diastasi grave (ossia al di sopra dei 5,5 - 6 cm) è necessario rivolgersi a uno specialista, che può valutare l'opportunità di un intervento chirurgico di addominoplastica.
In collaborazione con
Michela Crippa

Michela Crippa

Giornalista professionista, da oltre dodici anni mi occupo di giornalismo medico-scientifico per le riviste e i siti del Gruppo Sfera (Rizzoli) scrivendo principalmente di salute e alimentazione. Ho lavorato come redattore presso il mensile "Donna e Mamma" e oggi curo la rubrica delle news in primo piano di "Io e il Mio Bambino" e realizzo reportage sulle strutture ospedaliere per la sezione viaggi nei centri di eccellenza. Inoltre lavoro come addetta stampa del portale Dove e Come Mi Curo.
Data di pubblicazione: 29 ottobre 2018
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