Diastasi Addominale: cos'è, come riconoscerla e a chi rivolgersi?

Diastasi Addominale: cos'è, come riconoscerla e a chi rivolgersi?
29 ottobre 2018

Mamma e Bambino

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La pancia piatta a poche settimane dal parto, ostentata sui social dall’influencer Chiara Ferragni, per molte mamme diventa un traguardo impossibile a causa di un disturbo noto come diastasi addominale. A distanza di sei settimane dal parto, nel 60% delle donne la pancia non sparisce, anzi, persiste gonfia e molle. A un anno, il 30% non ha ancora risolto il problema, che non è solo estetico, come segnala uno dei pochi studi "Diastasis recti abdominis during pregnancy and 12 months after childbirth: prevalence, risk factors and report of lumbopelvic pain" sull’argomento.
 

Che cos’è la Diastasi Addominale?

La diastasi addominale è tecnicamente l’allontanamento dei due muscoli retti addominali  a causa del rilasciamento dei tendini della linea mediana (o linea alba). Lungi dall’essere una mera questione estetica, la perdita di funzione contenitiva della guaina tendinea che avvolge i due muscoli retti addominali, pesa sulla qualità della vita in termini di salute fisica e anche psicologica.  
 

Come si riconosce la Diastasi Addominale?

Diastasi addominale - Immagine di Diastasi Addominale Gruppo ItaliaLa separazione del muscolo retto addominale si risolve spontaneamente, di solito, nelle 8-12 settimane dopo il parto. Quando la distanza tra la fascia destra del retto addominale e quella di sinistra è superiore a 2,5 centimetri, siamo in presenza di diastasi, che tuttavia si risolve fisiologicamente entro 12 mesi dal parto. Se questo non avviene, il primo segno è visivo. La pancia assume una forma innaturale, strana, e tende a gonfiarsi con il passare delle ore del giorno fino quasi ad assumere la forma che aveva durante la gravidanza.

Ci sono poi dei sintomi fisici. I movimenti intestinali (peristalsi), per esempio, diventano evidenti a occhio nudo e si notano difficoltà digestive e respiratorie, senso di pesantezza al pavimento pelvico e incontinenza. Il lavoro non corretto della muscolatura addominale, comporta disturbi anche a livello della schiena. Sono tipici della diastasi l’assunzione di una posizione di iperlordosi e la comparsa di dolori alla schiena, ma anche al bacino e alle anche. In alcune posizioni, come quando si fanno le flessioni addominali da sdraiate (crunch) si evidenzia, in corrispondenza della linea alba, una strana protuberanza (cresta o pinna ) che parte dallo sterno e arriva fino all’ombelico.

Tutti questi sintomi hanno risvolti anche a livello emotivo e psicologico.“Prima di scoprire la patologia”, racconta Elisa, moderatrice Diastasi Italia, “ho scoperto quasi tutti i sintomi, sono partita da quelli. Ho fatto vari esami (a vuoto), dopodiché ho cercato da sola di capire cosa era in me che non andava... quale era il tassello mancante che univa tutti questi sintomi. Cercando su internet ho scoperto Diastasi Italia e il nome della mia patologia”. Elisa dice che dei sei sintomi che aveva, due erano particolarmente debilitanti. “L'inarcamento che la diastasi provoca alla schiena a livello della zona lombare”, ricorda, “in certe giornate non mi faceva alzare dal letto. Il secondo sintomo era la digestione, praticamente ero confinata a mangiare sempre le solite quattro cose e se sgarravo anche fosse stata mezza pizza ne pagavo le conseguenze". Elisa è andata dal medico di medicina generale per l'impegnativa necessaria per la visita ecografica, successivamente dal medico chirurgo plastico per una buona riuscita funzionale ed estetica.

© Copyright dell'immagine: Diastasi Italia official Group


Quali sono le cause della Diastasi Addominale?

La diastasi addominale è riferita principalmente come conseguenza della gravidanza. La causa è dovuta allo stiramento del muscolo retto addominale per la pressione esercitata dall’interno dal continuo accrescimento dell’utero e del feto che, complice un nuovo equilibrio ormonale, favoriscono l’assottigliamento dei tessuti connettivi con la formazione della linea alba. Se la diastasi addominale si presenta in una gravidanza, ci sono maggiori probabilità che si ripresenti anche nelle successive. Lo sviluppo di questa separazione durante la gravidanza non è prevedibile. A oggi, vi è anche scarsa conoscenza dei fattori di rischio, ma lo studio sopra menzionato ne ha individuati alcuni:
  • età della gestante superiore ai 35 anni,
  • gravidanze gemellari,
  • precedenti gestazioni,
  • taglio cesareo,
  • aumento di peso,
  • alto peso del feto.
La gestazione è la causa più frequente  della separazione dei muscoli retti addominali, ma il problema si verifica sia nelle donne in postmenopausa sia negli uomini. Altri fattori possono determinare la comparsa della diastasi addominale. Tra questi, l’obesità ed eccessivi sforzi dovuti a un’attività fisica intensa.

Spiegazione della diversità dei muscoli in persone con la Diastasi Addominale


Si può prevenire la Diastasi Addominale?

Donna con il mal di schiena“Per la diastasi dei muscoli retti”, spiega la dottoressa Mariarosa Romeo, Chirurgo plastico estetico a Torino, “non vi sono fattori predisponenti di tipo genetico ma piuttosto di tipo ambientale o di stile di vita quali una condizione di sovrappeso o un'assenza di attività fisica e dunque di tonicità muscolare in particolar modo a livello della parete addominale. Un corretto stile di vita quotidiano associato a un mantenimento costante del tono muscolare tramite semplici esercizi dei muscoli addominali possono essere fattori contrastanti la lassità della parete addominale stessa”. 

Anche se non ci sono dati e studi certi, può essere utile adottare alcuni semplici accorgimenti posturali quando si cammina o ci si siede: schiena dritta e piedi ben appoggiati a terra. Dal punto di vista dell’attività fisica, ci sono esercizi da eseguire, sotto il controllo di un fisioterapista, per attivare e rinforzare la parete addominale, senza sforzare eccessivamente soprattutto il muscolo trasverso e privilegiando, invece, il lavoro dei muscoli del pavimento pelvico. È da evitare la ginnastica hipopressiva integrale, non indicata durante la gestazione.

“L’attività fisica durante la gravidanza”, dice Claudia Fabretti fisioterapista e osteopata, “è mirata al mantenimento di una corretta postura, alla tonicità del pavimento pelvico. Una respirazione corretta per coordinare diaframma e pavimento pelvico aiuta a ridurre la possibilità che la linea alba si rovini”. Come ricorda la fisioterapista e osteopata, “non c'è una predisposizione accertata e documentata che possa indicare alle mamme chi potrebbe essere un eventuale "candidata" a questa patologia. Ci sono degli studi in corso per avere delle linee guida da offrire alle mamme per poter ridurne l'incidenza”.

 

Come si cura la Diastasi Addominale?

Diastasi addominale, donna con in braccio un bambinoTecnicamente  la diastasi è fisiologica fino a quando la distanza tra i due retti non supera i 2,5 cm. In presenza dei sintomi e dei segni specifici, per una vera diagnosi di diastasi addominale, ci si rivolge al medico. “In presenza di una diastasi lieve-moderata”, fa notare  la dottoressa Mariarosa Romeo, “possono essere effettuati esercizi dei muscoli addominali di tipo passivo o attivo. Se si ha di fronte invece un quadro di diastasi grave ossia al di sopra dei 5,5-6,0 cm sarebbe meglio rivolgersi a uno specialista prima di cimentarsi in manovre che potrebbero aumentare la debolezza della parete fasciale”.  

Nel grado lieve e moderato “ci sono molti esercizi che possono diminuire il gap tra i retti, nel post parto”, rassicura Claudia Fabretti. “Il problema è capire se quei 2,5 cm sono effettivamente fisiologici o meno per quella specifica mamma che non sa se li avesse o no prima della gravidanza e allora anche quei 2.5 cm potrebbero essere invece patologici e portare a disturbi funzionali, in questo caso è quindi necessario ricorrere lo stesso ad un intervento chirurgico”.

L’intervento chirurgico di addominoplastica, permette di richiudere la distanza che si è venuta a creare tra i due muscoli. In questa fase, il medico di chirurgia generale è colui che può intervenire anche con tecniche poco invasive come laparoscopia ed endoscopia mentre per quanto riguarda interventi di addominoplastica completa e mini addominoplastica, il medico di riferimento è il chirurgo plastico. Va ricordato che la laparoscopia ha un tasso di incidenza di recidiva più alta rispetto all'endoscopia, alla laparoscopia robotica, alla chiusura dei retti attraverso addominoplastica e mini addominoplastica classici. Sia la questione estetica che funzionale vengono risolte con l’intervento, che nel caso più invasivo, lascia una cicatrice simile a quella di un parto cesareo.

Subito dopo l’intervento, scompare il mal di schiena perché i muscoli retti tornano a esercitare la loro funzione di sostegno del tronco e di contenimento degli organi interni. La postura torna ad essere corretta. Spesso anche l’incontinenza regredisce, la nausea sparisce e il transito intestinale diventa regolare. Il ripristino di una condizione estetica soddisfacente, ristabilisce anche un nuovo benessere psicologico. Trattandosi comunque di un intervento chirurgico, è necessario rimanere a riposo per alcune settimane, evitare  di caricare pesi e fare sforzi. Molte donne riportano una sensazione di insensibilità dell’addome, che però si recupera nel tempo. Ogni valutazione su pro e contro vanno attentamente valutati con il chirurgo.

In alcune regioni italiane l’intervento è mutuabile con il Sistema sanitario nazionale (Elenco delle Strutture fornito dal sito Diastasiaddominale.com). È possibile spostarsi da una regione all’altra. Nel caso in cui si avesse un’altra gravidanza dopo l'intervento chirurgico di correzione della diastasi addominale, "prima di sottoporre la parete addominale ad un'ulteriore stress fisiologico”, conclude la ricorda la dottoressa Romeo , “bisogna far trascorrere un minimo di tempo sufficiente ad una corretta cicatrizzazione, solitamente almeno18 mesi”.  Come afferma Elisa, “per controllare il mal di schiena ho iniziato a fare yoga, per rinforzare il muscolo traverso degli addominali, così da contrastare l'inarcamento della schiena e quindi rettificare la postura mentre per la digestione bevevo tante tisane drenanti. Ora che ho risolto tutto con l'intervento, e quindi i sintomi sono spariti, attendo i sei mesi post operazione per poter riprendere la mia attività fisica”.

 
L'articolo è stato realizzato in collaborazione con il team di diastasiaddominale.com -
 Diastasi Italia official Group. Si ringrazia per la stesura e la collaborazione Sara Bovenzi. 

Hanno fornito il loro contributo per la realizzazione dell'articolo: Elisa, moderatrice di Diastasi Italia;
Dott.ssa Mariarosa Romeo - Chirurgo plastico estetico di Torino; 
Claudia Fabretti, fisioterapista e osteopata

 
In collaborazione con
Maddalena Guiotto

Maddalena Guiotto

Giornalista con laurea in farmacia e master in bioetica, ho sempre scritto di salute, sanità e farmaceutica. Ho maturato esperienze professionali a livello di agenzie stampa internazionali, Tv, carta stampata e siti web. Nel collaborare con testate come "Le Scienze", "Corriere Salute", "Aboutpharma" e "iFarma", ho potuto affinare le mie competenze in vari aspetti del giornalismo su web. Oggi scrivo anche di benessere e digital health, sempre partendo da dati scientifici certi e documentati.