Curiosità

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Il diabete non va in bici

Il diabete non va in bici
25 agosto 2016

Ricerca e Prevenzione

18 km al giorno senza affanno o l’equivalente su cyclette sono un’efficace prevenzione


Uno studio danese, a cura dei ricercatori della Syddansk Universitet, ateneo della Danimarca Meridionale, ha monitorato per alcuni anni quasi 25mila uomini e 28mila donne tra i 50 e i 65 anni, in particolare correlando il livello di attività fisica all’alimentazione. L’intento della ricerca era validare la prevenzione del diabete di tipo 2 attraverso gli spostamenti quotidiani in bicicletta. Senza alcun intento agonistico. I risultati sono ben evidenti: pedalare riduce del 20% il rischio di ammalarsi di diabete e soprattutto allontana la sindrome metabolica, anche cominciando ad andare in bici oltre i 50 anni. Gli effetti benefici emergono indipendentemente da altri fattori, come alimentazione e problemi di peso.

La bicicletta funziona contro questa malattia perché attiva il 70% della nostra massa muscolare, posizionata negli arti inferiori. Non è un’attività traumatica, ma un movimento mediato dal mezzo e uniforme, senza alcun carico sulle articolazioni. Ecco perché un’attività blanda come la bicicletta può influenzare positivamente questo processo. Se un diabetico si misura la glicemia prima e dopo una bella pedalata vede la differenza: il valore scende. Ma quanta bici è da prescrivere? Un’ora tutti i giorni, che corrispondono a 18 chilometri in pianura. Non essendo in Danimarca, in città come Copenhagen che vantano piste ciclabili ben protette dalle auto, si può pensare anche alla bici da camera, con una perdita di massa grassa di 1,2 chili al mese, lasciando invariata l’alimentazione. La bici si può sostituire con 4-5 km di camminata al giorno, a passo sostenuto ma senza affaticamento respiratorio: per capirlo è sufficiente essere in grado di parlare normalmente mentre si cammina. Bici e camminate di buon passo migliorano anche la prognosi dell’ipertensione, con minore necessità di farmaci: anche la pressione sanguigna è infatti sensibile all’attività aerobica.