NOTIZIE

Le ultime News e Approfondimenti dedicati al mondo della Salute e Sanità.

Depressione post-partum: cosa succede nel cervello?

Large dcmc 484
11 agosto 2017

Mamma e Bambino

La nascita di un bambino è una delle emozioni più grandi per una donna, che riconosce di avere dato la vita e si assume la responsabilità di quel piccolo essere vivente che sin dai primi momenti ha bisogno di lei. Spesso però nel cervello della neo-mamma scatta qualcosa di inspiegabile che la porta ad essere triste o nervosa, e ad avere dei comportamenti inconsueti. Si tratta di una forma di depressione definita post-partum, che può manifestarsi in forma lieve o più grave.

Cos'è la depressione post-partum e come riconoscerla

La depressione post-partum è una forma di tristezza mista ad ansia e preoccupazione che colpisce il 10% delle mamme che hanno partorito da poco. Si manifesta solitamente a partire dal terzo mese di vita del neonato e si protrae per tutto l'anno. Ma cosa succede nel cervello della donna? Avviene una sorta di consapevolezza del ruolo di genitore che a volte risulta troppo gravoso per essere sopportato. Il piccolo richiede attenzioni continue e non riesce ancora ad esprimere le sue emozioni o le sue esigenze. La paura di non essere capace di interpretare i suoi bisogni o di aiutarlo nella maniera corretta mette sotto pressione una mamma, soprattutto se fragile, e scatena nel suo cervello un meccanismo di autodifesa.

I sintomi per riconoscere la depressione post-partum sono una tristezza evidente, paura, assenza di motivazioni, problemi di sonno e di inappetenza. I timori di non essere all'altezza della situazione la spingono ad avere queste reazioni emotive incontrollate e a manifestare questa tendenza depressiva che si ripercuote sul bambino e su tutta la famiglia.

I tipi di depressione post-partum

Bisogna fare attenzione a non confondere la depressione post-partum da quella naturale paura del cambiamento che scuote tutte le neo-mamme, soprattutto se molto giovani d'età. Bisogna fare i conti con gli inevitabili cambiamenti che coinvolgono ogni aspetto della propria vita, per dare priorità ai bisogni del bambino e non fargli mai mancare nulla, soprattutto a livello affettivo. La cosiddetta reazione emotiva del baby blues non rappresenta una forma depressiva. Timore, ansia e pianto possono accompagnare i primi giorni dopo il parto ma pian piano passano da soli e non lasciano alcun segno nel comportamento della madre e nel suo rapporto con il figlio. Quando la depressione post-partum è molto accentuata il cervello tende a rifiutare il bambino perché lo vede come la causa di questo disagio. Questo tipo di depressione, seppur più raro, deve essere tenuto sotto controllo e curato immediatamente, per evitare reazioni aggressive o incontrollate. In queste situazione si preferisce utilizzare il termine di psicosi post-partum.

Perchè si manifesta la depressione post-partum

Ancora oggi, nonostante gli studi approfonditi fatti in materia, non è facile individuare delle cause precise per questo problema. Lo stress del parto, le nuove responsabilità e i cambiamenti possono rientrare tra le possibili motivazioni che determinano la depressione post-partum, ma forse esistono anche dei problemi di natura biologica che vanno tenuti in considerazione. Si preferisce pertanto parlare di fattori di rischio, come i disturbi d'ansia avuti nella gestazione, problemi molto gravi e difficoltà economiche, familiari e sociali. La perdita di un familiare, la scarsa presenza del compagno, problemi di salute: questi ed altri ancora sono tutti probabili fattori scatenanti della depressione dopo il parto.

Il comportamento della mamma con depressione post-partum

In che modo la neo-mamma con depressione tratta il suo bambino? Oltre ai casi di intolleranza tipici della piscosi post-partum, ci sono situazioni differenti che dipendono anche dal carattere della donna. Alcune tendono a diventare iperprotettive: non permettono a nessuno di tenere il bambino, lo proteggono da caldo e freddo in maniera esagerata, gli evitano qualsiasi pericolo tenendolo sempre a casa o esasperano i suoi bisogni. Altre, invece, non si sentono capaci di tutelare il piccolo e affidano questo compito ad altri, come la nonna, la tata o altri familiari. E il bambino? Anche se piccolo, riesce a percepire questa forma di distacco della sua mamma e risente negativamente della situazione. Il suo disagio spesso lo dimostra con pianti incontrollati e apparentemente senza motivo, che non sempre vengono decifrati nella maniera corretta. Le conseguenze di un intervento tardivo possono essere piuttosto complicate per il bambino, che può sviluppare problemi cognitivi e relazionali o forme allergiche.

Cosa fare? Se l'entità della depressione post-partum non è molto grave ma rientra nella norma, la mamma deve riuscire a porre da sola le basi per rimediare al suo stato d'animo. Chiedere aiuto, però, è un suo diritto e un suo dovere! Il marito, la famiglia o gli amici devono sostenerla soprattutto emotivamente per farle riacquistare la fiducia in sè e recuperare il rapporto con il piccolo. Bisogna evitare le situazioni particolarmente stressanti e far riposare la mente: il cervello deve essere sereno per ripristinare il suo normale funzionamento. Nei casi più complicati è possibile ricorrere anche al supporto medico di personale specializzato, con interventi di psicoterapia o eventualmente con la prescrizione di farmaci specifici adatti al caso. L'arrivo di un bambino è un miracolo della vita che deve far gioire i suoi genitori: il cervello deve dunque eliminare paure e stress per lasciare il posto alla felicità per lo speciale dono che gli è stato dato.

Su Dove e Come Mi Curo si può trovare l'elenco delle strutture italiane che effettuano parti, con l'indicazione della valutazione istituzionale.