Defibrillatore: come si usa e quando è necessario?

Defibrillatore: come si usa e quando è necessario?

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 20 agosto 2019

Indice




Una persona che perde conoscenza, non risponde e non respira potrebbe avere un arresto cardiaco. Quando il cuore non pompa il sangue in modo adeguato, i tessuti non ricevono l’ossigeno e vanno incontro a danni che possono portare rapidamente a morte. Se una persona in queste condizioni viene soccorsa con un massaggio cardiaco e defibrillazione in 3-5 minuti, la possibilità che sopravviva è doppia o tripla. Certo: ci vuole, oltre al massaggio cardiaco, un defibrillatore. Ogni anno 60.000 persone in Italia e 400.000 in Europa hanno un arresto cardiaco improvviso e nel 70% dei casi succede in presenza di altre persone, ma solo nel 15% dei casi i presenti iniziano subito le manovre di rianimazione cardiopolmonare. Il defibrillatore è utilizzato in una percentuale inferiore all’1%, in base a uno studio nella città di Parigi. Se questa percentuale aumentasse si potrebbero salvare ogni anno anche il 40% dei casi, cioè migliaia di persone.
 

Perché una scarica elettrica fa ripartire il cuore

Il cuore è un muscolo (miocardio) suddiviso in quattro cavità: due atrii (destro e sinistro) e due ventricoli (destro e sinistro). Il miocardio è in grado di generare e condurre in modo autonomo gli impulsi nervosi per regolare la contrazione degli atri e dei ventricoli che fanno circolare il sangue in tutto l’organismo. La sorgente di questi impulsi, che sono di tipo elettrico, è a livello dell'atrio destro del cuore (detto nodo seno-atriale). È questo tessuto che scandisce la giusta frequenza di contrazione del cuore in maniera tale da garantire un ritmo normale. Quando il cuore si contrae sotto l'azione del nodo seno-atriale, medici e cardiologi parlano di ritmo cardiaco normale o ritmo sinusale ed è compreso tra 60-100 battiti al minuto. Nell’arresto cardiaco c’è un problema nel sistema elettrico del cuore che, non pompando più il sangue nell’organismo, mette a rischio la vita delle persone. Il defibrillatore è un dispositivo che, generando una scarica elettrica di brevissima durata ma ad alta energia, crea uno shock che interrompe questa condizione e permette al cuore di partire nuovamente a battere con un ritmo regolare. 
 

Come funziona 

Il defibrillatore, a batteria o collegabile a una presa di corrente, genera delle precise scariche elettriche che vengono trasmesse al cuore attraverso due piastre metalliche (elettrodi o paddles, in inglese) che vengono posizionate sul torace. L'applicazione delle due piastre elettriche può avvenire in diversi punti del busto. Le posizioni più frequenti sono: una appena sotto la spalla (sottoclavicola destra) e una appena sotto l'ascella sinistra (ascellare media sinistra). 
 

Cause dell’arresto cardiaco

Ci sono varie condizioni all’origine dell’arresto cardiaco, ma l’effetto è lo stesso: il sangue non raggiunge più tessuti e organi che, non ricevendo ossigeno, vanno incontro a sofferenza e morte. Il cervello è un organo particolarmente sensibile: bastano pochi minuti senza ossigeno perché le cellule nervose muoiano, con danni che possono compromettere molte funzionalità e la stessa vita. Il cuore può smettere di battere a causa di un infarto grave ed esteso (morte di cellule del muscolo cardiaco) o per la mancanza di ossigeno, in caso soffocamento. A volte, nell’arresto cardiaco il sangue non circola perché il cuore, in particolare il ventricolo, si muove, ma in modo irregolare e veloce (fibrillazione e tachicardia), e non ha la spinta efficace per pompare il sangue. Se l’arresto è dovuto alla fibrillazione ventricolare e c’è un defibrillatore, basta erogare una scarica elettrica per causare uno shock che interrompe la fibrillazione, così viene resettato il sistema elettrico e le fibre muscolari ripartono a contrarsi in modo regolare. Nella maggioranza dei casi, un arresto cardiaco difficilmente può essere trattato nel giro di 2-5 minuti con un defibrillatore, per questo è importante, nell’intervallo di tempo che va dalla perdita di coscienza all’uso del defibrillatore, garantire almeno un minimo flusso di sangue per ridurre il processo di morte dei tessuti. Questa possibilità di mantenere un’ossigenazione minima è garantito dal massaggio cardiaco (rianimazione cardiopolmonare).

Quando una persona è in arresto cardiaco, cioè non è cosciente e non si muove, con il massaggio cardiaco si sostituisce in parte la pompa cardiaca e si spinge meccanicamente il sangue verso gli organi. Se poi si applica il defibrillatore, c’è un’arma in più per far ripartire l’attività elettrica cardiaca a un ritmo corretto.
 

Fibrillazione atriale e ventricolare: che differenza c’è?

  • Nella fibrillazione atriale, il disturbo del ritmo di contrazione delle fibre cardiache, interessa le due camere alte del cuore e tale condizione è più benigna, può essere controllata con dei farmaci o con l’erogazione di una scarica elettrica (cardioversione), ma non è connessa con l’arresto cardiaco.
  • La fibrillazione ventricolare è una condizione grave perché compromette la capacità del cuore di pompare il sangue, quindi la circolazione sanguigna. Per ripristinare il ritmo di contrazione del miocardio si sfrutta sempre lo stesso concetto di shock elettrico che impone una pausa nella contrazione delle fibre che dopo ripartono a un ritmo.
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I defibrillatori non sono tutti uguali

Esistono diversi tipi di defibrillatore: manuale, semiautomatico, automatico e perfino impiantabile. Ogni defibrillatore ha la capacità di generare delle scariche elettriche (eseguire la cosiddetta defibrillazione elettrica) e di trasmetterle attraverso delle piastre metalliche da porre sul torace, quindi sul cuore, del soggetto in pericolo di vita. La defibrillazione elettrica è una procedura medica impiegata non solo in caso di arresto cardiaco. In clinica si usa per il ripristino del normale ritmo cardiaco nelle persone che soffrono di aritmia, ossia da un'alterazione del ritmo sinusale (fibrillazione atriale). Il defibrillatore impiantabile è un altro esempio dell’uso di questo strumento nella pratica clinica per prevenire la morte improvvisa in soggetti a rischio.
 

Defibrillatore manuale 

Il defibrillatore manuale esterno è un dispositivo associato a uno strumento per l'elettrocardiogramma (elettrocardiografo), che può essere impiegato esclusivamente dal medico. Dal punto di vista funzionale, associare il defibrillatore manuale a uno strumento per l'elettrocardiogramma è fondamentale. Infatti, in base al tracciato elettrocardiografico, il medico decide quale scarica elettrica trasmettere al paziente.

L'utilizzo corretto del defibrillatore manuale richiede una preparazione specifica sia su come funziona lo strumento per la defibrillazione, sia su come funziona un elettrocardiografo (lettura dei tracciati, saper riconoscere un'aritmia ecc). Per la specifica preparazione richiesta, e per altri motivi, il defibrillatore manuale è un dispositivo che si usa praticamente solo in ambito ospedaliero o in alcune ambulanze.
 

Defibrillatore semiautomatico

Il defibrillatore semiautomatico (DAE) è costruito con una tecnologia in grado di analizzare il ritmo cardiaco di un soggetto e di stabilire quale scarica elettrica impartire. È un particolare tipo di defibrillatore utilizzabile anche da personale non medico, perfino da qualsiasi cittadino. All’operatore infatti non è affidata nessuna diagnosi: è la macchina stessa ad analizzare il ritmo cardiaco del paziente e a indicare se è necessario o meno effettuare una defibrillazione. L'analisi del ritmo cardiaco richiede dai 10 ai 20 secondi e avviene per mezzo delle stesse piastre metalliche che servono alla trasmissione della scarica elettrica. Non è possibile erogare uno shock se la macchina non ha stabilito che è necessario, perché il pulsante (di solito contrassegnato da un lampo) viene automaticamente bloccato. Quando invece ce n’è bisogno, all’operatore è richiesto solo di premere il pulsante di scarica accertandosi che nessuno stia toccando il paziente.

In caso di emergenza chiunque può usare un defibrillatore semiautomatico, anche se non provvisto del patentino. I defibrillatori semiautomatici odierni sono dotati di un sistema vocale che impartisce le istruzioni che rendono lo strumento utilizzabile in sicurezza anche da chi non ha il patentino. Attualmente, con un corso di 6-8 ore totali, comprensivo di una parte teorica e di una parte pratica, chiunque può imparare a utilizzare correttamente un defibrillatore semiautomatico. Di solito, chi partecipa a questi corsi per l'uso di un defibrillatore semiautomatico riceve istruzioni anche su come provvedere alla rianimazione cardiopolmonare, procedura complementare alla defibrillazione. Negli ultimi anni, in seguito ad alcuni tragici episodi di morte per arresto cardiaco, sempre più locali ad accesso pubblico - tra cui aeroporti, ristoranti, centri sportivi, hotel, scuole, università, negozi, uffici governativi ecc - hanno cominciato a dotarsi di uno o più defibrillatori semiautomatici e a istruire alcuni membri del personale all'utilizzo di queste apparecchiature. Manca però un censimento e soprattutto una geolocalizzazione di questi strumenti che permetterebbe, nel momento in cui si soccorre qualcuno, di avere subito l’informazione, per l’operatore del 118 o, ancora meglio, sul cellulare, di dove trovare il defibrillatore più vicino.
 

Defibrillatore automatico

Il defibrillatore automatico è capace di analizzare il ritmo cardiaco, di stabilire in autonomia la scarica elettrica da trasmettere al paziente e di emetterla senza alcuna digitazione di pulsanti da parte dell'utente soccorritore. In altre parole, chi usa un defibrillatore automatico deve soltanto azionare lo strumento, posizionare le piastre metalliche sull'individuo che necessita della defibrillazione e lasciare che il dispositivo faccia le sue operazioni. Nei locali pubblici, rispetto ai modelli semiautomatici, i defibrillatori automatici, anche se più semplici da usare, sono meno diffusi.
 

Defibrillatore cardiaco impiantabile

Il defibrillatore cardioverter impiantabile o ICD, è un defibrillatore di dimensioni ridotte, portatile e capace di monitorare il ritmo cardiaco di un individuo e impartire una scarica elettrica al cuore al momento del bisogno.

È indicato in situazioni diverse da quelle dell’arresto cardiaco improvviso: serve infatti in soggetti che hanno già una patologia cardiaca e viene impiantato con un intervento chirurgico.

Si inserisce infatti nella sottocute, appena sotto la clavicola sinistra. È unito al cuore per mezzo di elettrocateteri, i quali svolgono la funzione di monitoraggio del ritmo cardiaco e la funzione di trasmissione della scarica elettrica, se necessario. 
 

Quando usare il defibrillatore

La defibrillazione e la rianimazione cardiopolmonare (RCP) sono due procedure mediche che possono salvare la vita di chi è vittima di un arresto cardiaco. Durante un arresto cardiaco è fondamentale, prima di tutto, chiamare il 118 e iniziare subito il massaggio cardiaco/rianimazione cardiopolmonare, quindi trovare un defibrillatore. Non appena lo strumento è a disposizione, bisogna farne uso.
 

Cos’è la respirazione cardiopolmonare? (RCP)

La rianimazione cardiopolmonare può salvare la vita di una persona, perché, con la sua corretta esecuzione, consente al sangue ossigenato di raggiungere i diversi organi del corpo, cervello in primis, e di mantenerli in vita. L'RCP consiste nell'alternare il cosiddetto massaggio cardiaco alla respirazione artificiale. Il massaggio cardiaco, effettuato con delle forti compressioni manuali a livello del torace, simula l'azione di pompaggio del cuore; mentre la respirazione artificiale, realizzata bocca a bocca e con le narici del paziente chiuse, consente l'introduzione nelle vie aeree di nuovo ossigeno. L'RCP può risultare una procedura salva-vita anche in caso di annegamento, soffocamento e infarto del miocardio.

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Una legge in arrivo

È in discussione il disegno di legge per migliorare il primo soccorso e la rianimazione cardiopolmonare in Italia. La Commissione Affari sociali della camera ha approvato il testo unico che tiene conto di molte delle proposte contenute nel manifesto dell’Italian Resuscitation Council (IRC). In sintesi, la legge prevede di rendere obbligatoria nelle scuole la formazione sulla rianimazione cardiopolmonare e il massaggio cardiaco, prevedere la geolocalizzazione dei defibrillatori e creare un’applicazione per cellulari che permetta di consultare la mappa digitale dei defibrillatori semiautomatici (DAE) e dei soccorritori, tutelare sempre dal punto di vista legale chi interviene per salvare una vita attraverso il massaggio cardiaco e l’uso di DAE.

Alcuni contenuti della legge sono riferiti all’articolo-Manifesto dell’IRC – Gruppo italiano per la Rianimazione Cardiopolmonare, che si articola complessivamente in 10 punti, e che è stato pubblicato su Resuscitation, rivista scientifica edita dallo European Resuscitation Council. 
 

Il manifesto IRC per il coinvolgimento delle persone nei soccorsi

  1. Promuovere iniziative e campagne di sensibilizzazione locali e nazionali sul tema dell’arresto cardiaco e della rianimazione cardiopolmonare 
  2. Introdurre la formazione obbligatoria al primo soccorso a scuola in tutte le classi di ogni ordine e grado 
  3. introdurre l’abilitazione obbligatoria al Basic Life Support–Defibrillation (abilitazione al primo soccorso e all’utilizzo del Defibrillatore semi-Automatico Esterno – DAE) per gli studenti delle classi dell’ultimo anno delle scuole di secondo grado
  4. Introdurre l’abilitazione obbligatoria al Basic Life Support – Defibrillation (BLSD) al momento del conseguimento della patente di guida 
  5. Introdurre la salvaguardia giuridica, sia civile che penale, rispetto a tutti gli eventi riconducibili ai tentativi di rianimazione e defibrillazione con DAE, verso la vittima e verso terzi, anche da parte dei soccorritori occasionali (oggi la legge autorizza l’uso del DAE solo a chi ha avuto una formazione specifica, ma questo riduce la possibilità di intervento tempestivo) 
  6. Istituire registri epidemiologici regionali degli arresti cardiaci negli assessorati e agenzie per l’emergenza territoriale che confluiscano in un unico registro nazionale del Ministero della Salute 
  7. Censire i DAE attualmente presenti in luoghi pubblici o accessibili attraverso un database regionale che comunichi con applicativi per la mappatura e la localizzazione, offrendo ai proprietari un servizio di promemoria sulle scadenze della manutenzione 
  8. Aumentare la diffusione dei DAE attraverso l’obbligo di presenza in siti specifici e incentivarne l’acquisto e la registrazione attraverso sgravi fiscali da applicare solo se i dispositivi vengono registrati presso le agenzie regionali comunicando l’orario e le modalità con cui accedervi 
  9. Creare un’applicazione per cellulari che renda possibile la localizzazione dei DAE e il coinvolgimento dei possibili soccorritori nelle vicinanze (gente comune che ha scaricato l’applicazione) avvisandoli grazie alla geolocalizzazione della presenza di un arresto cardiaco e di eventuali DAE nelle vicinanze. Un esempio di questo tipo è l'App DAE RespondER promossa dalla regione Emilia Romagna 
  10. Introdurre l’obbligo per tutte le centrali operative del 112/118 di fornire alle persone che hanno segnalato l’emergenza e sono presenti sul posto le istruzioni telefoniche per riconoscere l’arresto cardiaco, per fare il massaggio cardiaco e per utilizzare il DAE
 

Intervista al dott. Andrea Scapigliati 

Presidente di Italian Resuscitation Council (IRC) e dirigente medico dell’Unità operativa di cardioanestesia e terapia intensiva cardiochirurgica della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, firmatario del Manifesto IRC per favorire il coinvolgimento delle persone nei soccorsi.

1. Cosa bisogna fare quando c’è un arresto cardiaco?
Quando una persona è incosciente, non risponde ai richiami e allo scuotimento e non respira, normalmente è in arresto cardiaco. Bisogna quindi chiamare il 112/118 e partire tempestivamente con il massaggio cardiaco e la rianimazione cardiopolmonare. È di primaria importanza il massaggio cardiaco, in quanto l'ossigeno permane nel sangue per svariati minuti. Nel frattempo è necessario informarsi della presenza di un defibrillatore

2. Cosa si deve fare se non c’è un defibrillatore?
Se non è disponibile un defibrillatore, il soccorritore non deve allarmarsi, ma chiamare velocemente il 118 e dedicarsi subito alla rianimazione cardiopolmonare. Il defibrillatore è importante, ma si può salvare la vita di un individuo anche solo continuando l'RCP fino a quando non arrivano i soccorsi.

3. Perché il Manifesto IRC prevede che il defibrillatore possa essere usato anche senza un corso?
I defibrillatori semiautomatici e automatici sono in grado di fare la diagnosi ed erogano lo shock solo se c’è fibrillazione. La macchina attiva la scarica solo se è necessario, se c’è la fibrillazione. Ampi studi dimostrano che non serve una formazione specifica, ma basta seguire passo per passo le istruzioni vocali che lo strumento impartisce.

4. Quando bisogna interrompere l'RCP?
Un soccorritore dovrebbe eseguire l'RCP fino all'arrivo dei soccorsi ospedalieri o fino a quando il soccorritore non esaurisce le proprie forze (N.B: il massaggio cardiaco è molto faticoso). Se i soccorritori sono più d'uno, possono alternarsi nella pratica del massaggio cardiaco e in questo modo riposarsi.

5. Perché geolocalizzare i defibrillatori?
Uno studio nella città di Parigi dimostra che la percentuale di impiego del defibrillatore è inferiore all’1% perché i dispositivi ci sono, ma non si sa dove siano. In Italia bisognerebbe che, chiamando il 118, si potesse sapere anche dove si trova il defibrillatore più vicino alla persona che si sta soccorrendo. La legge in discussione prevede che il defibrillatore sia presente nei locali della pubblica amministrazione e nei centri sportivi. Serve quindi che il 118 sia a conoscenza di dove sono localizzati i defibrillatori, ma è utile anche una app (che è già stata sviluppata e testata App DAE RespondER), che indichi dove trovare il dispositivo. Manca però un censimento. A tale proposito si potrebbe prevedere la raccolta di questi dati anche grazie a un modulo da compilare online, al momento della vendita e censire così i luoghi dove trovare il defibrillatore.
In collaborazione con
Maddalena Guiotto

Maddalena Guiotto

Giornalista con laurea in farmacia e master in bioetica, ho sempre scritto di salute, sanità e farmaceutica. Ho maturato esperienze professionali a livello di agenzie stampa internazionali, Tv, carta stampata e siti web. Nel collaborare con testate come "Le Scienze", "Corriere Salute", "Aboutpharma" e "iFarma", ho potuto affinare le mie competenze in vari aspetti del giornalismo su web. Oggi scrivo anche di benessere e digital health, sempre partendo da dati scientifici certi e documentati.
Data di pubblicazione: 20 agosto 2019