COVID-19 e mascherine: quando servono e come si usano

COVID-19 e mascherine: quando servono e come si usano

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COVID-19 e uso delle mascherine: facciamo un po' di chiarezza

Da quando l’epidemia da COVID-19 è diventata una pandemia, e il nostro Paese il primo in Europa, e secondo nel mondo, per contagi e numero di decessi, le misure protettive per ridurre al minimo il rischio di trasmissione, non sono mai state più necessarie.
Fotografia che raffigura la scelta di mascherine protettive da coronavirusNon solo il personale sanitario e le persone più esposte al contagio, ma tutti i cittadini sono chiamati a rispettare tali misure di prevenzione, tra le quali vi è anche l’indicazione all’uso delle mascherine.

Un presidio sanitario diventato prezioso quanto e più dell’oro, e allo stesso modo difficile da recuperare, visto l’aumento esponenziale nel numero delle richieste. Le forniture sembrano insufficienti? Il privato cittadino si industria per trovare – o fabbricare – mascherine alternative, spesso confezionate a casa, con tessuti di recupero e macchina da cucire. In rete troviamo tutorial che invitano a realizzare mascherine con materiale inadeguati, quali la carta da forno, ad esempio.
Come ci si deve regolare? Quali sono le mascherine utili a proteggerci dal COVID-19?
E soprattutto, chi, e come, le deve indossare? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza partendo dalle indicazioni di massima fornite dall’OMS, che il nostro Paese recepisce solo in parte (vedremo poi perché).

Cosa dice l'OMS (le indicazioni generali sull’uso della mascherina protettiva)

“Indossa la mascherina solo se sei malato di COVID-19 e manifesti sintomi (soprattutto tosse), o se stai accudendo qualcuno che ha contratto l’infezione.
Le mascherine monouso devono essere usate solo una volta. Se non sei malato, e non stai accudendo qualcuno che lo sia, allora non sprecare mascherine. C’è una penuria di mascherine a livello globale, quindi questi presidi vanno usati con oculatezza. Pertanto l’OMS consiglia un uso razionale delle mascherine onde evitare uno spreco di preziose risorse sanitarie e un cattivo uso delle stesse. Il miglior strumento di prevenzione che possiedi per evitare il contagio da COVID-19 è lavarti di frequente le mani, coprirti la bocca quando stai tossendo, o tossire nella piega del tuo gomito, e rispettare la distanza sociale di almeno un metro dalle persone che presentano sintomi (tosse o starnuti)”
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Cosa dice il sindaco di Milano (e non solo)

Seppure il comunicato ufficiale dell’OMS contiene indicazioni corrette in generale, dal momento che la diffusione del virus non è uguale dovunque (e non dovunque esiste la stessa densità di popolazione), e infine corretto considerando la scarsità di mascherine disponibili a livello globale e la necessità di assicurarle soprattutto ai malati e al personale sanitario, oltreché a tutti i lavoratori più esposti al rischio, sembra però non essere valido universalmente. Non per noi italiani, sicuramente.

Quello che sappiamo, è che a fronte di un numero di contagiati non quantificabile, ma senza dubbio molto superiore rispetto alle cifre ufficiali che derivano dalla diagnosi post-tampone, le misure di protezione quali il lavarsi spesso le mani e il mantenere la distanza sociale non sono considerate sufficienti.
Indossare una mascherina chirurgica, infatti, ostacola l’emissione delle goccioline di saliva che rappresentano il principale veicolo di trasmissione del COVID-19, e quindi la popolazione viene invitata a utilizzarle anche durante le uscite necessarie (per lavorare, per fare la spesa, per andare in farmacia o a fare le altre commissioni). 

Fotografia che ritrae signore con la mascherina in Corso Vittorio Emanuele a MilanoIntervistato sull’argomento, il sindaco di Milano Beppe Sala afferma che: ”Le mascherine sono assolutamente necessarie. E che a tal fine il Comune del capoluogo lombardo si sta attrezzando per acquistarle e donarle a tutti coloro che se ne trovano sprovvisti, non solo, quindi, ospedali e medici, ma anche personale dei trasporti pubblici, edicolanti, negozianti, tassisti, e famiglie.
La conferma delle necessità di usare le mascherine di protezione anche una volta terminata la fase emergenziale, proviene dalla stessa Cina, che come sappiamo è stata l’epicentro dell’epidemia, ma anche la nazione che per prima sembra essere riuscita a superare la fase critica.
Anche oggi, a contagi quasi azzerati, le persone sono invitate a continuare a indossare la mascherina nelle loro attività extra domestiche, e questo, secondo Sala, rappresenta uno scenario a cui anche noi italiani dovremo abituarci una volta che il divieto di uscire di casa sarà revocato. 

A supporto di quanto sostenuto dal sindaco di Milano e non solo da lui, visto che tale indicazione alla cittadinanza è stata accolta e promossa dalle amministrazioni comunali di tutta Italia, arriva la comunicazione autorevole di Susanna Esposito, Presidentessa dell’Associazione Mondiale per le Malattie e i Disordini Immunologici (WAidid) e Professoressa Ordinaria di Pediatria all’Università di Parma, che non si limita a caldeggiare l’uso delle mascherine, ma di fatto bacchetta l’OMS:
“Scoraggiare l’utilizzo diffuso della mascherina chirurgica è errato e contribuisce a generare confusione nell’opinione pubblica che, oggi più di ieri, ha bisogno di essere rassicurata attraverso corrette informazioni e indicazioni univoche sugli accorgimenti da adottare per impedire il contagio e contrastare la diffusione del Covid-19. Il fatto che le mascherine siano difficilmente reperibili e che le scorte limitate siano correttamente destinate ai medici e agli infermieri che operano nel contesto sanitario non ci autorizza a sottovalutare il ruolo di barriera che, a tutti gli effetti, la mascherina chirurgica ricopre, soprattutto dopo le evidenze provenienti dalla Cina e dai Paesi limitrofi. Ovviamente chi è positivo per Covid-19 deve rimanere isolato fintantoché il tampone non si sia negativizzato e non può assolutamente uscire neanche con la mascherina. In chi sta bene, e per ragioni di stretta necessità deve uscire di casa anche se per pochi minuti, invece, la mascherina chirurgica è fondamentale per prevenire la potenziale trasmissione asintomatica o presintomatica”.
Fondamentale perché, come precisato dalla stessa prof.ssa Esposito, non sempre è possibile mantenere la distanza sociale di sicurezza di almeno un metro da persone potenzialmente infette, e soprattutto perché alcune goccioline di saliva – come anticipato, principale veicolo di trasmissione del coronavirus – possono essere più grandi rispetto alla media, ed essere proiettate fino a due metri di distanza. Inoltre, ricordiamoci che il COVID-19 permane per diverse ore sulle superfici, pertanto proteggersi con quanto più dispositivi possibile rappresenta comunque una buona misura soprattutto per chi – per lavoro o altro – debba uscire ed entrare in contatto con più persone e più ambienti nel corso delle sue giornate.

Mascherine sì, dunque. Ma… quali? E fino a che punto sono davvero utili? E, infine, come usarle perché siano realmente efficaci? Proviamo a rispondere a tutti i quesiti. 

Quali mascherine, e per chi?

Fotografia di una ragazza che fa la spesa indossando una mascherina chirurgicaLe mascherine disponibili e in circolazione non sono tutte uguali, ma soprattutto non sono tutte necessarie per tutti. Partiamo dalla popolazione che non sia ad altissimo rischio di contagio, ovvero chi sta in casa ed esce solo per fare la spesa o altro genere di piccole commissioni, o chi lavori in contesti protetti o laddove sia possibile mantenere la giusta distanza dalla clientela. In questi casi, la mascherina chirurgica va benissimo.
Ma cos’è una mascherina medico-chirurgica? Si tratta di maschere facciali lisce o pieghettate, in carta o tessuto, rigorosamente monouso, che si applicano su bocca e naso e si allacciano dietro le orecchie. Costituiscono una buona barriera contro le goccioline di saliva effetto aerosol (nebulizzazione), ma la loro efficacia dipende anche dalla qualità delle stesse. Le mascherine chirurgiche possono essere, infatti, di quattro tipi: I (uno strato), IR (due strati), II (tre strati), e infine IIR (4 strati)

Veniamo ai dispositivi più specifici e protettivi, che rientrano nei DPI (Dispositivi di Protezione individuale delle Vie Respiratorie) o FFP (che indica la classe di certificazione) e il cui utilizzo è limitato a categorie professionali ben precise. Si tratta di maschere protettive per particolato che vengono classificate (classificazione dell’Unione europea) in tipo 1 (FFP1), 2 (FFP2), e 3 (FFP3) in base al livello di protezione assicurato contro le goccioline di saliva. Il tipo 1 ha una efficacia protettiva dell’80%, il tipo 2 del 94%, e il tipo 3 del 98%. La protezione completa al 100% non la può garantire nessun dispositivo facciale di questo tipo, ma ci siamo comunque molto vicini. 

Tutti i DPI possono essere utilizzati per un singolo turno di lavoro (con sigla NR), o riutilizzabili (sigla R). Vediamo a chi sono destinate queste maschere FFP: 
  • Le mascherine FFP2 senza valvola sono indicate per proteggere dal contagio il personale medico di medicina di base, e le guardie mediche, nonché i rappresentanti delle Forze dell’Ordine in caso di interventi di emergenza di qualunque tipo; 
  • La maschera FFP2 con valvola di esalazione (che è di supporto per la respirazione di chi la indossa), è indicata per il personale del pronto soccorso e del 112/118 e gli addetti al triage che facilmente vengono in contatto diretto con persone infette e che sono pertanto ad altissimo rischio di contagio;
  • Le maschere del tipo FFP3 sono indispensabili per chi debba eseguire procedure mediche che generano aerosol, tra cui: intubazione tracheale, ventilazione non invasiva, tracheotomia, rianimazione cardiopolmonare e ventilazione manuale. 

Mascherine, corretto uso e smaltimento

Per essere certi di usare al meglio le nostre mascherine, e di non invalidarne l’efficacia, dobbiamo sapere come usarle, per quanto tempo e come smaltirle. Vediamo le indicazioni in tal senso. 

Come indossare e togliere correttamente la mascherina chirurgica:
  • Prima di indossarla, dobbiamo lavare le mani con acqua e sapone per almeno 40 secondi, o disinfettarle con una soluzione idroalcolica;
  • Una volta effettuata questa operazione igienica, indossiamo la mascherina facendo attenzione ad applicare il lato interno (quello verso la bocca) nel verso corretto, e copriamo sia la bocca che il naso, stringendo su quest’ultimo. Il bordo inferiore deve arrivare al mento;
  • A questo punto possiamo uscire, ma, attenzione, inutile indossare la mascherina, se poi la abbassiamo per parlare, per fumare, o semplicemente se ci dà fastidio! Dobbiamo lasciarla esattamente dove e come l’abbiamo posizionata, senza toccarla o rimuoverla, finché non rientriamo a casa;
  • Per toglierla dobbiamo evitare di toccare la parte centrale, quella a contatto con la bocca e il naso, ma limitarci a slacciarla dai lati (se agganciata alle orecchie, o dietro la nuca), e gettarla via in un contenitore chiuso del secco residuo (raccolta indifferenziata);
  • Infine, possiamo lavarci nuovamente le mani.
Infografica che spiega il corretto uso della mascherina
Attenzione, per quanto riguarda l’uso e lo smaltimento dei dispositivi DPI, invece, occorre adeguarsi alle indicazioni fornite dall’azienda fornitrice. In generale, è consigliato l’uso prolungato con lo stesso dispositivo – con la precauzione di non toccarlo – rispetto al riuso.
Alcune maschere FFP sono indicate per il riutilizzo limitato (per un massimo di cinque volte), purché il dispositivo venga conservato e sanificato correttamente, prima di essere rindossato. In linea generale, però, le regole da seguire relativamente all’uso di questi specifici dispositivi di protezione individuale per le categorie professionali più a rischio, sono le seguenti:
  • È necessario smaltire (quindi gettare via), il DPI dopo aver eseguito operazioni che abbiano comportato sicuramente la generazione di aerosol (e quindi la possibile contaminazione della maschera);
  • È necessario smaltire il DPI qualora sia stato contaminato da saliva, altri umori corporei, sangue e secrezioni di vario genere;
  • È necessario smaltire i DPI che siano danneggiati o non permettano all’operatore di respirare correttamente;
  • È necessario lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone, o con soluzione idroalcolica, per riposizionare il respiratore facciale (la ventola), dei DPI, se, ad esempio, si è spostato.
A proposito della sanificazione per il riuso, ecco come si deve effettuare questa operazione:
  • Accertarsi che il luogo ove si rimuoverà il DPI sia stato sanificato (es. con una soluzione alcolica);
  • Lavarsi le mani;
  • Rimuovere il dispositivo senza toccarlo, ma slacciandolo direttamente dai lati
  • Conservare il DPI in un contenitore pulito e traspirante (anche un sacchetto di carta) che sia personalizzato (ovvero con una targhetta di riconoscimento) e riporlo in un luogo riparato. La maschera non deve esser deformata in alcun modo;
  • Indossare guanti per il riutilizzo, verificare che il DPI sia in perfette condizioni, e poi gettare via i guanti usati per indossarlo.

Mascherine "fatte in casa"

Fotografia di una mascherina fatta in casaIn rete e in molti siti è possibile trovare tutorial che insegnano a confezionare mascherine fai da te con materiali non idonei, quali tessuti di vario tipo, e persino carta da forno o ventole realizzate con i filtri dell’aspirapolvere.
Questi dispositivi NON vanno bene, non servono per proteggersi dal contagio da COVID-19. Pertanto, se si vogliono utilizzare comunque delle mascherine improvvisate, è necessario accertarsi che siano state realizzate con tessuti e caratteristiche consone al loro utilizzo, e che quindi siano state “approvate” da un'autorità sanitaria.
Molte aziende italiane – sia grandi gruppi industriali che piccole imprese locali –  si stanno riconvertendo alla produzione di presidi sanitari di protezione, ma per poterle smerciare o donare, devono essere autorizzate a farlo. Meglio, quindi, informarsi dai media locali e dalle amministrazioni comunali sulla lista di tali produzioni artigianali autorizzate qualora esistenti sul territorio, o sulla eventuale distribuzione gratuita di tali presidi acquistati dalle amministrazioni stesse, e solo in un secondo tempo procedere a rifornirsene.
In collaborazione con
Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.
Data di pubblicazione: 01 aprile 2020
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