Dott.Michele Tempesta: l'emergenza COVID-19 nelle Marche

Dott.Michele Tempesta: l'emergenza COVID-19 nelle Marche

Covid-19. Dott.Michele Tempesta, Primario di Rianimazione di Pesaro: “Accessi finalmente in calo”



Ritratto del Dott. Michele TempestaTra le Regioni più colpite dal Coronavirus figurano sicuramente le Marche: il “fronte” più a Sud. Nel pesarese, in particolare, la curva dei contagi ha seguito un andamento simile a quello della Lombardia, dove il Covid-19 ha fatto più danni.

Dott. Michele Tempesta, Primario dell'Unità di Anestesia e Rianimazione dell'Ospedale Marche Nord di Pesaro, ci ha raccontato come viene affrontata l'emergenza nella sua Terapia Intensiva e come si sta evolvendo la situazione.

Qual è l'andamento dei ricoveri all'interno della Rianimazione dell'Ospedale Marche Nord? 
Gli accessi negli ultimi giorni sono calati. I pazienti in Terapia Intensiva ora sono circa 25, a fronte dei 40 letti disponibili (si consideri che rispetto a fine febbraio, i posti sono stati più che quintuplicati). Il momento di maggior affollamento è stato intorno al 15-20 marzo, quando i pazienti in Rianimazione hanno raggiunto quota 40
 
Nella Provincia di Pesaro e Urbino la pressione sui Pronto Soccorso è diminuita?
È un po' presto per dirlo, però negli ultimi giorni un rallentamento degli accessi effettivamente c'è stato. 
 
Da quali aree provengono e quanti anni hanno in media i pazienti Covid ricoverati in Rianimazione?
I pazienti qui ricoverati provengono dalla provincia di Pesaro e Urbino. L'età media si aggira intorno ai 65 anni. Non arrivano solo anziani con patologie pregresse, come osservato inizialmente, ma anche giovani. In questo momento, ad esempio, ci sono un 57enne e un 58enne
A giungere più spesso sono persone sovrappeso, affette da diabete e ipertensione arteriosa. Più uomini che donne, in un rapporto di oltre 3 a 1.
 
Immagine che ritrae un medico che prepara l'ossigeno in ospedaleCome mai l'età si è abbassata rispetto a quanto riscontrato inizialmente?
I giovani hanno cominciato ad arrivare in Terapia Intensiva intorno all'8-10 marzo, circa 7-10 giorni dopo i primi pazienti, che erano quasi tutti anziani. Forse, in un primo momento, hanno resistito al virus e per alcuni giorni sono rimasti a casa con la febbre, ma poi si sono aggravati e hanno avuto bisogno del ricovero in ospedale.
 
Un problema di difficile gestione è il numero di persone che accedono contemporaneamente in Terapia Intensiva? 
Questo ha rappresentato un problema soprattutto all'inizio, quando i pazienti arrivavano a ondate. Su 50 accessi in Pronto Soccorso, 5 o 6 avevano bisogno della Terapia Intensiva. È stata molto dura.
 
Quante persone sono necessarie per seguire un paziente Covid?
Un paziente Covid richiede molto personale. Si consideri che uno dei trattamenti utili in questi casi è la “pronazione”: il paziente viene cioè messo a pancia in giù per circa 12-13 ore, una posizione che facilita la respirazione. Trattandosi spesso di uomini in sovrappeso, servono 5-6 persone per girarli. Poi, vanno seguiti costantemente.
 
Dopo quali step si arriva in Rianimazione?
Immagine che ritrae un reparto di terapia intensivaAll'ingresso in ospedale, per prima cosa viene fatta una lastra a cui segue, se necessario, una Tac.
I pazienti per i quali non si ritiene necessario il ricovero, vengono mandati a casa. Quelli che manifestano sintomi di insufficienza respiratoria, invece, vengono portati nel reparto di Medicina d'Urgenza, dove vengono ossigenati con metodiche non invasive (come le maschere facciali) - che non contemplano cioè l'intubazione tracheale.  
Se non basta, si procede con il trasferimento in Terapia Intensiva.
L'ultimo passaggio è l'intubazione (una procedura invasiva, condotta in sedazione, che consiste nell'inserire una sonda attraverso il naso o la bocca fino alla trachea, condotto che veicola l'aria dall'esterno verso i polmoni).
 
Quanto durano i ricoveri in Terapia Intensiva e in quanti ce la fanno? 
Le degenze sono piuttosto lunghe. Questi pazienti giungono in Rianimazione affetti da polmoniti molto serie, bilaterali, che coinvolgono cioè entrambi i polmoni.
Richiedono almeno 15-20 giorni per essere “svezzati”. Molti, però, a causa delle condizioni estremamente gravi, non ce la fanno. Solo circa il 30-40% dei ricoverati in Rianimazione guarisce. Va detto, però, che a finire in Terapia Intensiva sono una minima parte delle persone colpite dal virus. L'80% dei positivi, infatti è asintomatico, il 20% necessita di ricovero in ospedale e, di questi, solo circa il 10% arriva in Rianimazione.
In collaborazione con
Michela Crippa

Michela Crippa

Giornalista professionista, da oltre dodici anni mi occupo di giornalismo medico-scientifico per le riviste e i siti del Gruppo Sfera (Rizzoli) scrivendo principalmente di salute e alimentazione. Ho lavorato come redattore presso il mensile "Donna e Mamma" e oggi curo la rubrica delle news in primo piano di "Io e il Mio Bambino" e realizzo reportage sulle strutture ospedaliere per la sezione viaggi nei centri di eccellenza. Inoltre lavoro come addetta stampa del portale Dove e Come Mi Curo.
Data di pubblicazione: 09 aprile 2020
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