COVID-19: gravidanza, parto e allattamento in dieci punti

COVID-19: gravidanza, parto e allattamento in dieci punti

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Scoprire di essere incinta durante la peggior pandemia degli ultimi cinquant’anni. Ce n’è abbastanza da far tremare le vene nei polsi anche della gestante più serena ed equilibrata.
L’infezione virale da COVID-19 sta mettendo alla prova il mondo in una misura quale non si era mai vista. In gioco non ci sono solo la salute e l’incolumità di milioni di abitanti del nostro pianeta, ma la stessa “tenuta” dei sistemi sanitari nazionali.
Immagine di una madre in dolce attesa preoccupataQuello italiano, come sappiamo, è stato ed è tuttora particolarmente sotto pressione per l’elevato numero di contagiati e di ricoverati in brevissimo tempo. Questa situazione ha molteplici conseguenze che si riflettono nelle vite di ogni giorno dei cittadini: se da un lato abbiamo chi “sta in casa” per evitare di ammalarsi e di trasmettere il virus a propria volta, con rinunce e perdite economiche al limite della sopportazione umana e della tenuta sociale, dall’altro abbiamo ospedali al collasso e personale sanitario spesso insufficiente e ad elevato rischio di contagio

In tutto questo non cessano di presentarsi altro genere di emergenze diremmo di “normale amministrazione”, e, naturalmente, non si interrompono (per fortuna!), le gravidanze. Sono tante le mamme in attesa e i futuri genitori che vivono con ansia e trepidazione questo momento così delicato, nel timore che “qualcosa vada storto”. Ad esempio, che si verifichi un contagio da COVID-19 proprio durante i nove mesi della gravidanza, e che anche il feto ne venga infettato. Che a causa dell’emergenza da COVID-19 i punti nascita vengano trascurati, e così anche le esigenze delle gestanti. Che durante le visite, o il parto, si possa verificare un contagio, che, una volta nato/a il bambino o la bambina possa verificarsi un contagio, o che… 
Mille dubbi, mille paure. Vediamo, allora, di provare a ricapitolarle tutte queste legittime domande, per eliminare qualche timore ingiustificato, e fornire consigli davvero utili a tutte le future mamme e i futuri papà che stanno vivendo la gioia dell’attesa, nell’angoscia collettiva causata dalla pandemia.
Premettiamo che i riferimenti provengono da fonti autorevoli e che sono tutti, per fortuna, prudentemente incoraggianti

Le donne in gravidanza sono più a rischio di contrarre il Covid-19?

Rispondere in maniera certa a questa domanda risulta, al momento, impossibile, mancando studi su larga scala sufficientemente esaustivi, ma l’evidenza ci dice che le donne incinte non hanno un rischio maggiore rispetto alle non gravide, di ammalarsi di COVID-19 soprattutto nelle forme più gravi, quelle che degenerano in polmonite interstiziale acuta bilaterale, con conseguente insufficienza respiratoria. Ricordiamo anche che in generale la popolazione femminile, specialmente in età giovanile risulta percentualmente meno colpita rispetto a quella maschile.

Ciò non significa affatto che in gravidanza non si possa contrarre l’infezione da COVID-19, perché, come le future mamme ben sanno, il sistema immunitario in questa fase della vita femminile diventa più “lasso”, meno reattivo, ma per ragioni fisiologiche, ovvero per evitare che il feto venga percepito come un “corpo estraneo” da eliminare.

Questo rende la donna incinta un pochino più vulnerabile alle infezioni, specialmente di natura respiratoria. Quindi tantissima prudenza, attenersi alle linee guida ufficiali e alla stretta “reclusione” in casa, salvo uscite indispensabili, e tutto andrà per il meglio.

Infografica che mostra le norme per le donne in gravidanza durante il coronavirus

Fonte: AGOI - Associazione Ostetrici Ginecologi ospedalieri italiani e SIGO - Società italiana di Ginecologia e Ostetricia.

Se la futura mamma contrae il Covid-19 può trasmetterlo al feto?

Anche in questo caso, non siamo ancora in grado di affermare con sicurezza assoluta che la trasmissione possa o non possa avvenire “verticalmente”, ovvero passando per via placentare da madre a feto.

Tuttavia, stando ai report forniti finora dagli scienziati cinesi e relativi non solo al COVID-19, ma alle precedenti epidemie di coronavirus (SARS e MERS), che come sappiamo sono molto simili all’attuale pandemia come tipologia di trasmissione, sembrerebbe che il contagio verticale da madre a feto, sia durante la gravidanza che nel corso del parto (naturale o cesareo), sia escluso. Nei casi analizzati – in cui donne incinte ammalate di COVID-19 hanno dato alla luce i loro bambini/e – non è stato riscontrato il virus nel liquido amniotico.

Si tratta di evidenze che fanno davvero ben sperare. Inoltre, i bambini/e anche neonati/e, e anche qualora contagiati, finora sembrano “reggere” benissimo all’infezione, guarendo in tempi brevi senza complicanze e, spesso, risultando asintomatici. 

In gravidanza come ci si protegge dal Covid-19?

Immagine di una donna in gravidanza che si lava le maniEsattamente come si protegge qualunque altra persona, ovvero:
  • Lavandosi le mani di frequente con acqua e sapone, o una soluzione idroalcolica al 70%;
  • Non uscendo di casa o limitando al minimo le uscite (e solo per ragioni di necessità quali visite ospedaliere di controllo o per fare la spesa);
  • Indossando guanti e mascherina nelle limitate uscite, e rispettando la distanza sociale minima di un metro;
  • Evitando di toccarsi il naso, gli occhi o la bocca (le “vie” di ingresso nel corpo del coronavirus), dopo essersi tolti i guanti e la mascherina e prima di essersi lavati le mani;
  • Disinfettando spesso gli ambienti domestici con soluzioni a base di alcool o di candeggina all’1%;
  • Ascoltando con attenzione i segnali del proprio corpo, e in caso di febbre, tosse e difficoltà respiratorie, chiamare subito il proprio medico di base o i numeri verdi del proprio comune attivati per l’emergenza da COVID, o, infine il 112 e il 118 SENZA recarsi di propria iniziativa all’ospedale.

Una donna in gravidanza deve essere sottoposta al tampone per il Covid-19?

No, a meno che non abbia sintomi. Ma, secondo le linee guida dell’OMS, trattandosi di una categoria vulnerabile, in caso di sintomatologia ascrivibile al COVID-19, anche blanda, le donne incinte dovrebbero avere una corsia preferenziale per essere sottoposte al tampone.

Vista l'emergenza da Covid-19, i controlli in gravidanza sono sospesi?

Immagine che ritrae una donna in gravidanza in ambulatorioDipende, se la gravidanza è a rischio, vengono confermati tutti quelli necessari, ma per il resto, si cerca di ridurre al minimo il rischio di contagio, per la madre stessa, e molti esami e visite di routine vengono evitati.
Si può mantenere il contatto regolare con il/la proprio/a specialista per via telefonica (triage telefonico), e, quando indispensabile, si stabilisce una visita ambulatoriale da effettuare con tutte le più severe misure precauzionali del caso. Per tale ragione non è possibile sottoporsi alle ecografie con il padre o altra persona presente, e vengono sospesi i corsi preparto, proprio per evitare “assembramenti”.
Durante visite, analisi ed esami, la gestante è invitata, prima del controllo stesso, a lavarsi le mani accuratamente con acqua e sapone per almeno 40 secondi, o con un gel idroalcolico, e a indossare una mascherina monouso. 

Incinta e positiva al Covid-19, aumenta il rischio di aborto?

Stando alle attuali informazioni, no, affatto. Una donna che contragga il nuovo coronavirus in gravidanza non rischia maggiormente di abortire, ed è pressoché esclusa, come abbiamo visto, la trasmissione verticale da madre a feto tramite placenta. Per tale ragione, una positività al COVID-19 in gravidanza non compromette la stessa. Molte donne hanno partorito bimbi e bimbe perfettamente sani/e, anche coloro che abbiano avuto la malattia in forma seria (una percentuale comunque bassa). 

Quali sono le gravidanze in cui un eventuale contagio da Covid-19 può diventare pericoloso?

In generale, le gestanti che rischiano di contrarre forme più severe di COVID-19 in caso di contagio (e per le quali, evidentemente, le misure precauzionali dovranno essere quanto più scrupolose possibile), sono coloro che soffrano di ipertensione gravidica con possibilità di preeclampsia, e le future mamme con diabete gestazionale e/o obese. In questi casi le direttive sono quelle di ridurre al minimo gli spostamenti e i contatti con “esterni”, e di rivolgersi al proprio medico via telefono per ogni dubbio. 

In caso di positività al Covid-19 è necessario partorire con il cesareo?

No, assolutamente. Dal momento che finora non è stata riscontrata una trasmissione diretta da madre a feto durante il parto vaginale, e se non vi sono altre complicanze, il parto avverrà normalmente in modo spontaneo. Naturalmente, il personale sanitario e la donna stessa verranno opportunamente protetti dal contagio con tutti gli accessori indicati, quali camici, mascherine, guanti ecc., e il padre, o chiunque altro, non potranno assistere. 

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La neomamma positiva la Covid-19 può allattare?

Immagine di un a madre che allatta il figlioLa buona notizia è che il COVID-19 non si trasmette attraverso il latte materno. Altra buona notizia: il latte materno contiene abbastanza anticorpi da proteggere il/la neonato/a da infezioni di ogni tipo, e pertanto, con tutte le dovute precauzioni, andrà proseguito anche se la puerpera risulta infetta, soprattutto se manifesta sintomi blandi. Queste sono le regole da seguire in questi casi:
  • Indossare una mascherina durante le poppate;
  • Lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone prima e dopo aver toccato il/la bambino/a;
  • Disinfettare più volte al giorno con soluzioni alcoliche le superfici e gli oggetti che si sono toccati (inclusi i giochi per il bebè). 

Dopo il parto, in caso di positività al Covid-19 è possibile per la neomamma toccare il/la bambino/a?

Certo, il contatto fisico è fondamentale per creare il legame empatico tra madre e figlio/a. I neonati/e hanno bisogno di essere toccati spesso perché questo gesto da parte della madre li rassicura e migliora le loro prospettive di accrescimento e salute.
Ma, naturalmente, se la madre ha contratto il COVID-19 dovrà attenersi alle succitate regole di prudenza prima di entrare in contatto diretto con la sua creatura appena nata. 
In collaborazione con
Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.
Data di pubblicazione: 27 marzo 2020
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