COVID-19 (nuovo Coronavirus) dalla A alla Z: tutto ciò che c'è da sapere

COVID-19 (nuovo Coronavirus) dalla A alla Z: tutto ciò che c'è da sapere

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 25 febbraio 2020

Indice

A ALLARME

Immagine che ritrae un mondo illuminato dal coronavirusQuanto dobbiamo essere e sentirci allarmati riguardo alla diffusione del coronavirus nel nostro Paese, e in generale? Rispondiamo con le autorevoli parole della scienziata italiana Ilaria Capua - Direttrice del One Health Center of Excellence dell’Università della Florida - che in diverse interviste recentissime a proposito delle (troppe) interpretazioni a tal riguardo, si è così prudentemente espressa:

“Non c'è da piangere ma nemmeno da ridere, bisogna solo seguire pedissequamente quello che le organizzazioni internazionali ci dicono di fare. Stiamo assistendo alla diffusione di una sindrome simil-influenzale causata da coronavirus. E se si iniziasse a chiamare così, già le persone si tranquillizzerebbero. È possibile che vi siano in Italia altri casi non ancora diagnosticati semplicemente perché la malattia nella stragrande maggioranza dei casi è lieve e può passare inosservata.
L'incremento del numero di positività è dovuto al fatto che adesso si sono iniziati a cercare, un mese fa per chi aveva sintomi respiratori la diagnosi era di influenza. Ora, con i test diagnostici, la ricerca attiva a ritroso dei contatti e dei movimenti dei pazienti, è chiaro che il numero di casi aumenta”

E ancora, sulla possibile durata dell’epidemia: Potrebbe durare fino a primavera inoltrata o prima dell'estate. Avremo a che fare con questo virus per un po' di tempo. Ma usiamo tutti il cervello ed evitiamo che girino notizie stupide che spaventano le persone più fragili (…). Sono convinta che il virus farà il giro del mondo in tempi abbastanza rapidi, perché siamo tanti e il virus troverà tanti corpi, come batterie. Ma non vuol dire che ci saranno forme gravi, anzi molto probabilmente sarà sempre più debole. (Fonti| Repubblica.it e Adnkronos.com). 
Non c’è altro da aggiungere, se non che la parola allarme dovrebbe essere sostituita da un’altra decisamente più opportuna: allerta

B BAMBINI/E

Neonati e bambini sembrano essere meno vulnerabili al COVID -19. Non è, in realtà, una sorpresa.
Altre malattie infettive più gravi provocate da virus della famiglia dei coronavirus, ovvero SARS e MERS, colpivano più raramente i bambini/e i quali, anche quando contagiati, mostravano sintomi meno severi e anche una minore mortalità.
Non abbiamo, allo stato attuale, evidenze scientifiche sufficienti per poter trarre conclusioni sul minor rischio di infezione nei più piccoli/e, ma basandoci sui soli dati per incidenza, è legittimo mantenere un prudente ottimismo

C CONTAGIO

L’infezione si trasmette da persona infetta a persona sana per lo più per contatto ravvicinato, ovvero per via aerea attraverso le goccioline di saliva che si possono facilmente trasmettere tossendo o starnutendo. Questa “nebulizzazione” invisibile di goccioline può infatti depositarsi dovunque: sulle superfici, sugli oggetti, sui vestiti attorno alla persona infetta.
Per tale ragione, tra le misure di prevenzione dal contagio, l’OMS raccomanda di evitare i contatti ravvicinati con persone che mostrano sintomi simil-influenzali e in generale, intendendosi ad almeno un metro di distanza di sicurezza. Il virus può infatti trasmettersi - sebbene con minor facilità - anche da un soggetto che lo abbia contratto ma che appaia asintomatico.

D DECESSI

Sebbene l’infezione da Coronavirus non sia considerata una malattia grave, o tantomeno mortale, può, in rari casi, condurre al decesso. Si tratta, per lo più, di soggetti con una condizione pregressa di vulnerabilità, con malattie croniche o molto gravi (es. malati oncologici), anziani/e e/o persone con un sistema immunitario debilitato.
Detto questo, il tasso di mortalità è, al momento, difficile da stabilire perché siamo nel pieno dell’epidemia. I numeri sono controversi e dipendono dalle modalità di calcolo che si decide di utilizzare.

Le autorità cinesi inizialmente parlavano di una mortalità di poco superiore a quella dell’influenza stagionale, e quindi intorno al 2%, ma altri calcoli sono meno ottimistici, arrivando a ipotizzare un tasso di mortalità superiore al 5%. In realtà, non siamo ancora in grado di fare una stima precisa, perché gli scienziati non hanno idea del numero totale dei contagiati. 

E EPIDEMIA

o pandemia? Al momento siamo ancora ai livelli di epidemia. Questo perché si potrà affettivamente parlare di pandemia (che significa, lo ricordiamo, epidemia globale, ovvero diffusa in ogni continente e nazione), solo quando si effettueranno test diagnostici capillarmente in tutto il globo

F FARMACI

Allo stato attuale non esistono ancora farmaci specifici efficaci contro il COVID-19.
L’OMS pertanto invita tutti coloro che abbiano il sospetto di essere stati contagiati, a evitare in modo tassativo il fai da te assumendo indiscriminatamente farmaci antibiotici o antivirali generici perché potrebbero peggiorare il loro stato. Il trattamento dell’infezione è di tipo sintomatico di supporto, e nella maggior parte dei casi sortisce un buon successo. 

G GRAVIDANZA

Immagine che ritrae una donna in gravidanza in visita dal medicoLo stato di gravidanza, stando alle osservazioni attuali, non aumenta il rischio di contrarre il COVID-19, sebbene in generale le gestanti siano più vulnerabili alle infezioni virali, specialmente di tipo respiratorio. La buona notizia è che il virus sembra non trasmettersi al feto, né durante la gravidanza, né con l’allattamento. Uno studio effettuato su nove donne cinesi di età comprese tra i 26 e i 40 anni e al terzo trimestre di gravidanza, che avevano contratto una forma severa di COVID-19 sviluppando una polmonite da cui erano poi guarite, riporta che i loro bambini/e, tutti nati/e con parto cesareo, al momento della nascita non presentavano contagio da coronavirus

I INCUBAZIONE

Il tempo di incubazione di un microrganismo patogeno è il lasso di tempo che trascorre tra il contagio e lo sviluppo sintomatico della malattia. Nel caso del COVID-19 lo spazio temporale è di circa 14 giorni. Ma nella maggior parte dei casi i sintomi dell’infezione si manifestano introno al quinto giorno

L LAVARSI LE MANI

Rappresenta la prima, più efficace strategia di prevenzione dal contagio del COVID -19. Lavarsi spesso le mani è un atto di civiltà e di rispetto, che permette al potenziale veicolo di trasmissione di non diventarlo, e ai soggetti sani, di rimanere tali.

Affinché questa operazione di igiene personale diventi anche un gesto di prevenzione dal contagio, dobbiamo usare un sapone antibatterico e lavarci le mani per almeno un minuto prima di sciacquarle, insistendo nelle zone tra le dita, sotto le unghie e sul dorso. In alternativa, possiamo adoperare una soluzione disinfettante con base alcolica del 60% minimo.  

Scopri subito come lavare le mani correttamente


M MASCHERINA

Chi la deve usare? E che tipo di mascherina? In realtà, l’OMS raccomanda l’uso della mascherina solo in chi presenti sintomi che possono far sospettare un contagio da COVID-19 e nei caregiver che si prendano cura di malati o anziani, sia in casa che altrove.

Vi sono tuttavia dubbi sulle reali capacità antivirali anche delle mascherine chirurgiche, molti più coprenti di quelle normalmente usate contro smog o batteri, perché i virus sono microrganismi talmente piccoli da “passare” attraverso qualunque tessuto o materiale, o comunque in grado di trasmettersi attraverso naso e occhi, che di norma non sono protetti.
Detto questo, in associazione alle altre misure di prevenzione, quali il lavarsi spesso le mani, può essere utile.  Ecco come adoperarle correttamente:

  • Lavarsi le mani con le modalità viste sopra;

  • Indossare la mascherina facendo in modo che aderisca al viso e copra la bocca e possibilmente il naso;

  • Non toccare la mascherina mentre la si indossa;

  • Una volta che sia diventata umida, sostituirla. Per toglierla bisogna tirarla solo per gli elastici e gettarla via in un sacchetto chiuso;

  • Lavarsi bene le mani subito dopo.

Infografica che ritrae le indicazioni ministeriali sulla mascherina

N NEGATIVITÀ

Cosa significa essere negativi al test del coronavirus? Che non c’è traccia del virus in corpo. Questa condizione può significare due cose: che non abbiamo mai contratto il virus, o che l’abbiamo contratto e siamo guariti dall’infezione. Dal momento che in molti casi la malattia si presenta con sintomi lievi, sia in Cina che presumibilmente anche nel nostro Paese, i contagiati sono stati e sono tuttora più di quanti ufficialmente dichiarati. La diagnosi di contagio si ottiene attraverso un semplice test orofaringeo, detto “tampone”. 
 

O OSPEDALE

Attenzione: se si accusano sintomi che possono far sospettare un contagio da COVID -19, NON bisogna recarsi in ospedale. Quello che occorre fare è chiamare il numero unico 112 e specificare per quale motivo si sta chiamando. Saranno le autorità sanitarie a stabilire, in base al caso, cosa fare e se effettuare il test di positività al virus direttamente a casa del paziente. 


Infografica che raffigura i numeri utili da chiamare

P PREVENZIONE

Il ministero della salute ha diramato un decalogo con le regole d’oro per la prevenzione del contagio. Alcune - come lavarsi spesso le mani - le abbiamo viste.
Ecco la lista completa di quello che bisogna fare e di quello che è bene evitare:

  1. Lavati spesso le mani;

  2. Evita il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;

  3. Non toccarti occhi, naso e bocca con le mani;

  4. Copri bocca e naso se starnutisci o tossisci;

  5. Non prendere farmaci antivirali né antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;

  6. Pulisci le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;

  7. Usa la mascherina solo se sospetti di essere malato o assisti persone malate;

  8. I prodotti Made in China e i pacchi ricevuti dalla Cina non sono pericolosi;

  9. Contatta il numero 112 se hai febbre o tosse e pensi di poter essere stato contagiato;

  10. Gli animali da compagnia non diffondono il nuovo coronavirus.

(Fonte| ISS

Q QUARANTENA

Immagine che ritrae una zona in quarantenaIl termine quarantena di biblica memoria indica semplicemente la finestra temporale in cui uno o più soggetti che potrebbero aver contratto il coronavirus, ma che ancora non hanno manifestato i sintomi dell’infezione, devono stare a casa per evitare di contagiare altre persone senza rendersene conto.

Questo lasso di tempo è stato quantificato in quattordici giorni (non quaranta!) sulla base dei tempi di incubazione del virus, che sono di massino due settimane. In Cina il periodo di quarantena è stato esteso anche a chi sia stato dichiarato guarito, ma in Italia, al momento, non è contemplata questa misura una volta che il test abbia dato esito negativo. 






 

R RISCHIO

Il rischio di ammalarsi è presente in chiunque venga a contatto con il coronavirus, perché si tratta di un microrganismo assai contagioso, in grado di mutare e diventare più aggressivo.

Il rischio, invece, di sviluppare la forma più severa di infezione, con una reazione immunitaria spropositata e l’interessamento polmonare, stando allo studio attuale dei casi sembrerebbe aumentato nei soggetti anziani, o con pregresse condizioni di vulnerabilità alle infezioni, quali persone con malattie croniche o comunque debilitanti (diabete, patologie respiratorie, cardiopatie, tumori), e con le difese immunitarie deboli.
I ricoverati in ospedale, i lungodegenti, coloro che siano sottoposti a terapie in day-hospital quali malati oncologici o dializzati, chi sia stato operato da poco e i trapiantati, sono senza dubbio le categorie più a rischio.
La malattia nel 20% dei casi prevede il trattamento in terapia intensiva per complicanze respiratorie

Consulta i centri che hanno dichiarato di essere specializzati in Terapia intensiva per complicanze respiratorie
 

S SINTOMI

Trattandosi di una infezione simil-influenzale, quella causata dal COVID-19 colpisce le prime vie respiratorie e può degenerare in polmonite. I sintomi principali con cui si manifesta sono, o possono essere:

T TAMPONE

Il test per la diagnosi del coronavirus è un semplice tampone orofaringeo.
In cosa consiste? Nel prelievo di un campione di muco normalmente presente nell’area faringea (il primo tratto della gola), tramite un cotton fioc. L’operazione è rapidissima e non comporta alcun disagio, neppure per i bambini/e. Il campione dovrà essere analizzato in un laboratorio specializzato nella ricerca di coronavirus, e qualora positivo, darà la certezza dell’avvenuto contagio, e quindi della positività all’infezione. Attenzione: non esistono kit per l’auto diagnosi del COVID-19, e il test deve essere eseguito da personale sanitario formato per eseguire questo tipo di procedura, che sembra semplice solo in apparenza. Per il responso occorrono mediamente dalle quattro alle sei ore. 
 

u UFFICIALE

Questo è un consiglio: fidatevi sempre e solo delle fonti ufficiali quando cercate informazioni sul COVID-19. Evitate di cadere nella trappola dei facili allarmismi (vedi la prima voce), spesso veicolati dagli stessi media non necessariamente in modo strumentale, ma comunque con esiti pessimi.
Calma, buon senso, e prudenza devono essere le nostre parole-guida. L’informazione corretta ci aiuta a vivere questo momento un po’ complicato senza farci prendere da un panico ingiustificato. Corretta informazione, significa che deve provenire da fonti ufficiali, accreditate e autorevoli. Per tale ragione, vi invitiamo prima di tutto a tenervi aggiornati seguendo i siti ministeriali:
Salute.gov; Epicentro.iss  

V VACCINO

Tutti attendiamo con trepidazione la messa a punto di un vaccino che ci immunizzi dal COVID-19, ma i tempi non saranno brevi. L’OMS stima che non ci vorranno meno di 12-18 mesi, vale a dire oltre un anno. Il virus è stato isolato - in Italia grazie al contributo delle ricercatrici dell’Istituto Spallanzani di Roma - risultato che rappresenta il primo passo per poter mettere a punto il vaccino. 
 

Z ZERO (PAZIENTE)

Immagine che ritrae flaconi di sangue Si studia il paziente zero - ovvero il “primo”, in un territorio circoscritto, che abbia contratto una malattia infettiva contagiosa - nelle indagini epidemiologiche, proprio come si sta facendo attualmente per capire come si “muova” il COVID-19 e si diffonda tra la popolazione. Questo tipo di ricerca è utilissima anche per stabilire strategie di prevenzione di ulteriori contagi.

Nel “caso Italia”, però, i sospetti che inizialmente si erano concentrati su un manager lombardo che era rientrato di recente dalla Cina, contagiando quello che a tutti gli effetti è risultato il primo malato di coronavirus in Italia - un giovane di 38 anni - sono stati fugati. Allo stato attuale delle ricerche, il nostro paziente zero è ancora misterioso. La certezza che il virus sia pertanto giunto dalla Cina (epicentro e origine dell’epidemia), usando come vettore umano qualcuno che sia stato in quel Paese, o che abbia avuto contatti diretti con persone a loro volta provenienti da quella regione, va ancora confermata


 

In collaborazione con
Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.
Data di pubblicazione: 07 febbraio 2020