Carcinoma Ovarico: intervista al Dr. Francesco Raspagliesi

Carcinoma Ovarico: intervista al Dr. Francesco Raspagliesi

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 15 dicembre 2018

Contenuto realizzato dal Prof. Francesco Raspagliesi
Direttore S. C. Ginecologia Oncologica, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori



Indice



Il carcinoma ovarico 


Per carcinoma dell’ovaio si intende la proliferazione incontrollata, neoplastica delle cellule dell’ovaio o della salpinge. 
 
 

Epidemiologia


Immagine che mostra la composizione dell'ovaia
In Italia
circa 37.000 donne sono affette da tumore ovarico. Ogni anno si diagnosticano circa 6.000 nuovi casi (più di 10 per 100mila donne/anno) e, secondo il registro tumori, il numero delle nuove diagnosi è in crescita (+ 7% negli ultimi 5 anni).
Il tumore dell’ovaio rappresenta un gruppo eterogeneo di diverse malattie, potendosi distinguere principalmente in tumori epiteliali (originanti dalla superficie dell’ovaio) e tumori non epiteliali (i.e., germinali e stromali).
 

 

 

Fattori di rischio


L’eziologia del carcinoma ovarico è poco conosciuta. 
Sono identificati quattro principali fattori di rischio
  • Ovulazione che si ripete mensilmente durante la vita fertile;
  • Stimolazione gonadotropinica (ipofisaria);
  • Fattori ambientali;
  • Fattori genetici (mutazione del gene BRCA e sindrome di Lynch).
 


Stadiazione


Immagine che mostra lo stadio di avanzamento del cancro nell'ovaiaIl tumore dell’ovaio si classifica in stadio iniziale quando ancora confinato all’apparato ginecologico e avanzato quando è causa di lesioni disseminate all’interno della cavità addominale.
Ad oggi, non esiste un metodo di screening efficace nell’identificare i tumori dell’ovaio allo stadio iniziale e la maggior parte dei casi è diagnosticata quando già il tumore da sintomi per l’interessamento diffuso della cavità addominale.
Il dosaggio sierico del CA125, la valutazione clinica e l’ecografia possono essere utili nel discriminare una cisti ovarica da un tumore ovarico.



 

Terapia


Il trattamento del tumore ovarico richiede un approccio combinato con chirurgia e chemioterapia. La chirurgia ha lo scopo di asportare la malattia visibile e palpabile all’interno della cavità addominale (peritoneale) mentre la chemioterapia ha lo scopo di tentare di distruggere la malattia microscopica. 

 

Come funziona la salute della donna?


La parola all’esperto 

 
imagine che ritrae il dottore che sorride in piedi nel reparto di ginecologia dell'ospedale
“Il tumore dell’ovaio è una malattia aggressiva che necessita di una trattamento da 'personale esperto'”, commenta il Dr Francesco Raspagliesi, responsabile dell’unità complessa di Oncologia Ginecologica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Negli ultimi anni, il Dr Raspagliesi ha partecipato in qualità di Principal Investigator a numerose ricerche su chemioterapie innovative e chirurgia radicale per il trattamento dei tumori ovarici. Il Dr. Raspagliesi ed il Suo team partecipano attivamente alla ricerca clinica sul tumore dell’ovaio e le altre neoplasie ginecologiche. 
Il Dr Raspagliesi spiega che:“La scelta di una terapia efficace, un approccio multidisciplinare, una chirurgia adeguata e la centralizzazione delle pazienti in centri oncologici di riferimento sono i punti cardine per garantire un miglior livello di cura alle nostre pazienti“.
I dati della letteratura scientifica parlano chiaro. Numerosi sono gli studi che mostrano che un approccio chirurgico adeguato garantiscono una sopravvivenza nettamente migliore rispetto alle pazienti sottoposte a chirurgia non radicale. Inoltre, numerosi trials chirurgici e chemioterapici sono attivi presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, potendo garantire così nuove speranze per le pazienti che non hanno ricevuto un trattamento efficace. 

Immagine con logo dell'istituto nazionale dei tumori
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Data di pubblicazione: 15 dicembre 2018