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Carboidrati, non malediteli

Carboidrati, non malediteli
17 gennaio 2017

Alimentazione

Il patrimonio genetico condiziona la propensione a sviluppare l’obesità o il diabete di tipo 2, ma lo stile di vita li contrasta


C’è chi ingrassa più di altri a parità di consumo degli stessi alimenti, in particolare dei carboidrati. Niente di strano, ciascun individuo è un caso a sé, la variabilità è un dato che connota ogni essere umano, ma oggi ci sono gli strumenti per stabilire la propensione a sviluppare l’obesità o il diabete di tipo 2, quello alimentare. Uno studio pubblicato dalla rivista Diabetes dimostra il nesso fra la concentrazione di amilasi salivare, una sostanza essenziale per la digestione degli amidi, e la predisposizione verso pane, pasta o patate. I bassi livelli di amilasi favoriscono la possibilità di contrarre malattie del metabolismo.

Lo studio ha coinvolto un campione di 100 donne normopeso, intorno ai 40 anni di età, con valori normali di glucosio e con similari abitudini alimentari. Metà di loro presentava in abbondanza il gene che produce l’amilasi salivare e l’altra metà un deficit del gene specifico. Nel secondo gruppo, quella con scarsa amilasi salivare, il sangue presentava ridotte concentrazioni di acidi grassi a lunga e media catena ed elevate concentrazioni di alfa-idrossibutirrato, una sostanza con elevato rischio di sviluppo del diabete di tipo 2. Coloro che presentano bassi livelli di amilasi in effetti non riescono a utilizzare il glucosio derivante dagli amidi e utilizzano i grassi, i lipidi, per produrre energia. L’alterata tolleranza al glucosio è un presupposto per sviluppare l’insulino-resistenza.

Rimedi senza ricorrere ai farmaci ce ne sono, a partire da un’alimentazione sana e diversificata, assenza di fumo e ridotto consumo di alcolici, uniti a una moderata attività fisica quotidiana. Tutti elementi utili a contrastare quanto è scritto nei patrimonio genetico.