Cannabis terapeutica: vantaggi e chi può richiederla?

Cannabis terapeutica: vantaggi e chi può richiederla?
14 febbraio 2018

Ricerca e Prevenzione

Cannabis, marijuana, canapa?

Quando si parla di "erba", spesso si tende a fare confusione. Pianta originaria dell'Asia centrale, la cannabis, nota anche con il nome di canapa, produce grazie alle sue infiorescenze femminili essiccate la vera e propria Marijuana. In natura esistono diverse varietà di canapa contenenti in proporzioni variabili diverse sostanze psicoattive, stupefacenti e non. Il principale principio attivo che provoca alterazioni a livello celebrale è il THC (delta-9-tetraidrocannabinolo) contenuto nella resina dorata rilasciata dalla infiorescenze della pianta. Tra i 60 cannabinoidi presenti nella Cannabis, oltre al CDB o anche detto Cannabidiolo, il THC è il principio presente in quantità maggiori. Esso è capace di legarsi, una volta assunto e in maniera molto specifica, a recettori presenti sulla superficie delle cellule presenti nel nostro organismo detti CB1 e CB2. Questi recettori permettono alla sostanza di giungere alla spina dorsale, ai polmoni, ai reni, al cervello, nel sistema nervoso centrale e immunitario. I recettori stimolati dal THC producono a sua volta in maniera naturale gli endocannabinoidi, sostanze coinvolte in diversi processi fisiologici.

 

I benefici dei cannabinoidi

Diversi sono oggi i dibattiti sull'uso della cannabis: può divenire un ausilio medico fondamentale oppure una porta d'accesso che porta all'abuso di questa sostanza? Due posizioni in netto contrasto. Non c'è dubbio però che il THC e il CDB possiedano molti benefici terapeutici e un efficacia farmacologica ormai provata da studi universalmente condivisi. Se utilizzati infatti in modo responsabile, i cannabinoidi divengono dei metodi efficaci per lenire i sintomi di diverse patologie. Mentre il tetraidocannabidiolo, responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis, ha effetti antidolorifici, antiematici e stimola l'appetito, il cannabidiolo ha effetti analgesici, antiepilettico, antipsicotico e ansiolitico.

 

Quando può essere utile la cannabis terapeutica?

Le patologie su cui la somministrazione dei cannabinoidi ha riportato grandi miglioramenti sono molte. Nella terapia del dolore (neuropatico ed oncologico) in cui il trattamento con oppiacei, farmaci cortisonici e antinfiammatori non steroidei si è rivelato poco efficace, il THC è divenuto una soluzione valida per alleviare il dolore. Diversi studi hanno infatti dimostrato che il THC è in grado di bloccare i segnali del dolore che arrivano al cervello grazie alla loro capacità di alterare il sistema nervoso centrale. L'effetto analgesico della cannabis aiuta inoltre ad alleviare il dolore in soggetti affetti da sclerosi multipla o lesioni al midollo spinale grazie al potenziale dell' THC in grado di bloccare la rottura delle connessioni neurali che portano al peggioramento della malattia. Evidenti sono anche gli effetti dell'assunzione di cannabis in soggetti affetti da anoressia, cachessia, pazienti oncologici e affetti da AIDS. Il farmaco ha permesso loro di migliorare l'appetito e si è rivelato un aiuto consistente nella perdita di peso.

La cannabis ha un ruolo fondamentale anche nel trattamento della nausea e del vomito provocati dalla chemioterapia. Come spiega Paolo Poli, presidente della Sirca, la cannabis è utile in tutte quelle patologie che possono colpire il sistema nervoso centrale come SLA e Parkinson. Il cannabidiolo, secondo uno studio condotto da Philiph McGuire, ricercatore clinico londinese, potrebbe essere efficace su pazienti affetti da psicosi. Nel suo studio un gruppo di pazienti schizofrenici trattato con CDB ha riscontrato miglioramenti nelle performance cognitiva rispetto ai pazienti trattati con farmaci placebo. Infine uno studio clinico condotto alla scuola medica di Hannover ha dimostrato che il trattamento con cannabinoidi migliora la sintomatologia di tutti quei pazienti affetti da ST o anche detta Sindrome di Tourette.

Controindicazioni
: sconsigliata ai giovani e agli adolescenti, più soggetti alle alterazioni mentali, a chi soffre di disturbi cardio-polmonari, di insufficienza renale o epatica, a chi soffre di disturbi psichici o ha familiarità con la schizofrenia. Inoltre se si assumono già farmaci con effetti sedativi, antidepressivi o psicoattivi, la cannabis è sconsigliata perché potrebbe aggravarne gli effetti. Vietata infine alle donne che pianificano una gravidanza, in dolce attesa o in allattamento. Se viene prescritta, il paziente deve evitare di guidare o usare macchinari: il tempo di reazione è ridotto e la concentrazione si abbassa. Inoltre è probabile che risulterà positivo ai test anti-doping e ai controlli previsti dal codice della strada.
 

Chi può accedere alla cannabis teraputica?

La Cannabis è prescrivibile, con responsabilità e rispetto delle norme vigenti, in tutti quei pazienti affetti da patologie indicate qui sopra. Il farmaco può inoltre essere prescritto in casi di dolore post operatorio, lupus eritematoso, malattie infiammatorie intestinale croniche come ad esempio il morbo di Crohn, psoriasi, fibromialgia e lombalgia, disturbo da stress post traumatico causato da un particolare tipo di ricordo che si tende a rivivere, glaucoma, disturbi del sonno e pazienti affetti da Alzheimer.

Modalità di assunzione e dosaggio della cannabis terapeutica

L'assunzione dei cannabinoidi presente nel vegetale, può essere effettuata tramite vaporizzazione, per via topica, per inalazione o per via orale. La scelta dipende dalla formulazione farmaceutica e dall'effetto che si vuole ottenere. In ogni caso per far si che le sostanza presenti nella pianta siano attivate, devono subire un processo chimico chiamato "decarbossilazione", ovvero una reazione chimica che coinvolge le molecole e nella quale quest'ultime vengono portate alla temperatura di oltre 100 gradi centigradi. Per quanto riguarda il dosaggio ad uso terapeutico, la quantità varia da persona a persona. La posologia dovrà essere necessariamente stabilita dal medico e varia da un minimo di 1 grammo a un massimo di 5 grammi al giorno.

Come ottenere il farmaco a base di cannabis?

Il farmaco a base di Cannabis può essere prescritto da tutti i medici iscritti all'Ordine dei Medici Italiani, sia dipendenti che liberi professionisti. La prescrizione del farmaco è da rinnovarsi volta per volta e in base a quanto indicato a Dicembre 2013 dal Ministero della Salute deve seguire la Legge "Di Bella"(Legge 94/98), raccogliendo in ogni caso il consenso del paziente riguardo a modalità di somministrazioni, effetti collaterali e avvertenze.

 


 
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