Cancro e malnutrizione: causa di morte per il 25% dei pazienti

Cancro e malnutrizione: causa di morte per il 25% dei pazienti
18 novembre 2018

Ricerca e Prevenzione

Indice


 

Introduzione

Il 25% dei pazienti europei con cancro muore per le conseguenze della malnutrizione, non per la progressione della patologia. Circa il 40% dei malati di tumore è malnutrito e solo l’8,4% riceve una nutrizione adeguata. Sono questi in sintesi i risultati di uno studio presentato al Congresso della European society for medical oncology (#ESMO2018) che si è svolto in Germania. La ricerca ha interessato circa 69.000 pazienti con malattia metastatica considerati in un contesto di vita reale (real world) residenti in Italia, Francia e Germania.

Come è noto in un paziente con cancro, la malnutrizione può portare a perdita di massa muscolare, fragilità fisica, complicanze chirurgiche, maggiore tossicità dei trattamenti e ridotta speranza di vita. Il primo studio europeo a registrare dati dal mondo reale sull’argomento segnala che nei pazienti in cui la nutrizione clinica è iniziata precocemente (attualmente meno del 10%), migliora in modo significativo la massa corporea tanto che il paziente tollera meglio la chemioterapia. I numeri confermano quanto registrato in uno studio italiano del 2017 che evidenziava come già alla prima visita oncologica si evidenzia il problema nella metà dei pazienti.
 


La nutrizione clinica è prevista dalle linee guida

Cancro e malnutrizione: immagine di donna con il cancroCome osserva il capofila della ricerca presentata all’ESMO, l’italiano Francesco Di Costanzo, direttore di Oncologia Medica all'Ospedale Careggi di Firenze, Un avvio precoce della nutrizione clinica per via parenterale è associata a miglioramenti clinici significativi e a una maggiore sopravvivenza sia nei pazienti con metastasi sia in quelli con tumori non metastatici”. Eppure l’adeguata nutrizione è solo per l’8,4% dei pazienti oncologici.

Questo accade perché la nutrizione per via parenterale è ancora vissuta come un trattamento di fine vita, invece le linee guida ESPEN degli esperti di nutrizione clinica e le linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici pubblicate dal ministero della Salute, suggeriscono questa pratica tra quelle consigliate in questi pazienti. Non a caso l’oncologo Di Costanzo sottolinea come: “I risultati della nostra ricerca mostrano che c'è spazio per un miglioramento in quest'area, sia a livello di diagnosi che per incrementare la ricerca. Crediamo infatti che sia arrivato il tempo per gli oncologi di usare la nutrizione clinica per ottimizzare le cure al paziente”.
 


Calo del peso in cartella clinica, ma non trattato

Lo studio europeo presentato all’Esmo mostra inoltre che solo l'8% dei pazienti riceve una nutrizione parenterale domiciliare e più del 50% di loro non è stato sottoposto a uno screening dello stato nutrizionale, nonostante sia stato riportato in cartella clinica il peso ridotto.

La scarsa attenzione a questo aspetto della malattia comporta complicanze notevoli sia sulla qualità della vita che sull’efficacia delle cure. I pazienti con tumore localizzato e con una diagnosi precoce di malnutrizione e trattati adeguatamente, rivela lo studio, hanno meno ricoveri e degenze più brevi in ospedale rispetto a coloro che, a prescindere dalla tipologia di cancro, ricevono una diagnosi tardiva di malnutrizione. Perfino nei pazienti con malattia metastatica, la frequenza dei ricoveri è significativamente più bassa tra coloro che ricevono la nutrizione artificiale parenterale.

I risultati dello studio mostrerebbero, dunque, che la diagnosi precoce può migliorare in modo significativo la cura del paziente e che l'intervento nutrizionale già dalle prime fasi deve diventare una priorità.


Un panorama frammentato

Signora che fa colazione, seduta al tavolo della cucinaSui motivi del basso numero di diagnosi e dell’altrettanto inadeguata presa in carico del paziente malnutrito in generale (un anziano su tre, ricoverato in ospedale -anche in acuto- o in case di riposo e residenze sanitarie assistenziali -Rsa-, è malnutrito o a rischio di malnutrizione), si è focalizzata una ricerca pubblicata recentemente dal Cergas, Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale della Sda Bocconi di Milano.

Lo studio mostra che i supplementi nutrizionali orali (Ons), pur riducendo i costi di gestione di varie patologie nell’ordine del 5-12% sono sottoutilizzati nel nostro Paese.
Inoltre, l’accesso a questo tipo di terapia è frammentario, limitato e non chiaramente regolamentato sul territorio.
Sono pochi i centri, gli specialisti e le unità operative multidisciplinari di riferimento per la gestione della nutrizione clinica e la prescrizione di Ons. Il report Cergas-Bocconi suggerisce delle raccomandazioni a livello tecnico e politico per un impiego appropriato di supplementi alimentari (Ons):
  • definire a livello nazionale criteri di accesso prioritario per categorie di pazienti;
  • affidare un ruolo centrale a medici specialisti in scienza dell'alimentazione e nutrizione clinica possibilmente all’interno di centri di riferimento e team multi-professionali;
  • creare una rete integrata di medici e altre figure sanitarie in grado di seguire il paziente sul territorio.  
L’applicazione di tali raccomandazioni “garantirebbe ai pazienti, in particolare a quelli più fragili come quelli con cancro, di essere anzitutto diagnosticati per malnutrizione”, commenta Francesca Traclò dell’associazione per i pazienti oncologici Favo“e di essere presi in carico da specialisti della nutrizione che sappiano come equilibrare il fabbisogno nutrizionale in base alla condizione del paziente e alla terapia o trattamento farmacologico in corso”. Sulla carta i percorsi esistono già. Non a caso, l’associazione Favo porta avanti anche la richiesta di applicare, al più presto, l’accordo Stato Regioni sulle Linee di Indirizzo sui Percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici.


Linee guida dei percorsi nutrizionali in pazienti con cancro

Vicinanza fra persone che hanno bisogno di un supporto post-cancroLo screening nutrizionale e i bisogni specifici in ambito nutrizionale dei pazienti con cancro sono stati definiti con un Accordo Stato-Regioni, il 14 dicembre 2017, nelle Linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici. Il documento è stato elaborato da un gruppo di lavoro multidisciplinare di cui hanno fatto parte rappresentanti del ministero della Salute, di aziende sanitarie, di Università ed esponenti di società scientifiche di settore. Il modello organizzativo presentato nelle linee guida, prevede un percorso integrato per lo svolgimento di un programma nutrizionale personalizzato e associato al trattamento oncologico sin dalla prima visita, senza dimenticare una parte dedicata alla formazione degli operatori sanitari. Tutti i contenuti sono infatti stati realizzati sulla base della Carta dei Diritti del paziente oncologico all’appropriato e tempestivo supporto nutrizionale, preparata nel 2017 dall’ Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo) e Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo (Sinpe), con il contributo di altre società scientifiche e di associazioni di pazienti.
 
Come riporta il documento, i temi della nutrizione sono di importanza non trascurabile in oncologia, dal momento che tra i pazienti con tumore le alterazioni dello stato nutrizionale sono all’ordine del giorno. Volendo ragionare su alcune cifre, l’80% dei pazienti con neoplasia del tratto gastrointestinale superiore e il 60% di quelli con neoplasia polmonare presentano una perdita di peso già quando ricevono la diagnosi della malattia. Perdite di peso anche in fasi successive si riscontrano nel 72% dei pazienti con tumori pancreatici, nel 69% di quelli con neoplasie esofagee, nel 67% di quelli con neoplasie gastriche, nel 57% di quelli con tumori di testa o collo, nel 34% di quelli con neoplasie del colon retto, nel il 31% dei casi di linfoma non-Hodgking.

Queste raccomandazioni dovrebbero ridurre, nella pratica medica, le complicanze dovute a problemi di malnutrizione, che possono interferire con le cure e peggiorare la qualità e le prospettive di vita. Per arrivare a questo risultato, il documento sottolinea la necessità di una serie di valutazioni individuali del paziente basate sulla storia clinica, sui trattamenti effettuati e in corso, sulla presenza di sintomi non controllati, sulla rilevazione di parametri fisici e su test di laboratorio, in vari momenti del percorso diagnostico-terapeutico. La valutazione deve essere effettuata, secondo il programma, anche in caso di iniziale assenza di modificazioni dello stato nutrizionale, in modo da gestire eventuali problematiche in fase precoce, e dovrà essere inclusa nella documentazione clinica e comunicata al medico di medicina generale. Il passo successivo prevede che, riconosciuto e valutato l’eventuale problema nutrizionale, si prepari un piano di intervento. Il documento definisce anche i compiti delle varie figure coinvolte in modo da garantire una continuità assistenziale ospedale-territorio, che comprendono il medico di medicina generale, il medico nutrizionista, il dietista, l’infermiere territoriale, il farmacista, ed eventualmente lo psicologo. L’attuazione a livello regionale è il passaggio che ancora manca.
In collaborazione con
Maddalena Guiotto

Maddalena Guiotto

Giornalista con laurea in farmacia e master in bioetica, ho sempre scritto di salute, sanità e farmaceutica. Ho maturato esperienze professionali a livello di agenzie stampa internazionali, Tv, carta stampata e siti web. Nel collaborare con testate come "Le Scienze", "Corriere Salute", "Aboutpharma" e "iFarma", ho potuto affinare le mie competenze in vari aspetti del giornalismo su web. Oggi scrivo anche di benessere e digital health, sempre partendo da dati scientifici certi e documentati.