Calcio e infortuni: quali sono quelli più frequenti?

Calcio e infortuni: quali sono quelli più frequenti?
30 giugno 2018

Sport e Fitness

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Vita da calciatore: l'altro lato della medaglia

Stiamo assistendo con un po’ di malinconia dovuta alla mancata partecipazione della nostra Italia a questi mondiali e ci rendiamo conto di quanto il calcio, ancora oggi, costituisca un sogno per molti: non solo per i più piccoli, ma anche i grandi sembrano ancora sognare una vita fatta di fama, soldi, notorietà e belle donne. Ma è opportuno vedere anche le conseguenze che una logorante attività sportiva può generare, oggi vogliamo quindi mostrarvi l'altro lato della medaglia: gli infortuni più comuni causati dall'intensa attività fisica.
 

Ritiro anticipato di giovani calciatori

"Nessuno vorrebbe rimanere invalido a 27 anni". Questa è la dichiarazione shock resa dall'ex giocatore Alvaro Dominguez, promessa del calcio iberico con un passato nella giovanile del Real Madrid per poi doversi ritirare alla giovane età di 27 anni per persistenti problemi alla schiena.

E che dire della giovane ala Leonardo Pettinari, cresciuto nell’Atalanta che alla soglia dei 27 ha abbandonato il mondo del calcio a causa di problemi cardiaci.

Da citare è sicuramente Francesco Rocca, stella della Roma che ha collezionato 18 presenze con la nazionale italiana, il quale ha dovuto ritirarsi anticipatamente per gravi problemi ai legamenti del ginocchio.

Questi sono solo tre casi, scelti tra i tanti giovani calciatori che hanno dovuto anzitempo chiudere la propria carriera agonistica non per scelta tecnica o rinuncia personale, ma a causa di forza maggiore: infortuni talmente gravi da minarne non solo la prestanza fisica, ma anche la vita quotidiana.

Protocolli medici adottati nel nostro campionato

Per quanto ci possano apparire come "gladiatori", più simili a personaggi mitologici piuttosto che semplici sportivi, i calciatori non sono ovviamente immuni da patologie, soprattutto quelle che riguardano l'apparato muscolo-scheletrico; nella maggior parte dei casi si tratta di traumi che coinvolgono le ginocchia e le caviglie, la muscolatura delle gambe e le cartilagini degli arti inferiori, e nella maggior parte dei casi sono talmente tanto gravi da richiedere diversi interventi chirurgici e conseguenza di una più o meno lunga interruzione dell'attività sportiva.

Nonostante la Serie A abbia adottato un protocollo rigidissimo, al quale nessun calciatore può sottrarsi, in virtù dell'aumento del numero di partite, della sempre più intensa ed elevata velocità del gioco, dei logoranti allenamenti, non sono decisamente diminuiti i casi di infortuni "gravi" seppur si sia registrato un minor di decessi e di situazioni drammatiche. Il protocollo per ottenere l'idoneità agonistica consiste nell'effettuare l’esame del sangue e delle urine, da ripetere ogni sei mesi. Contestualmente si esegue un esame cardiologico completo con elettrocardiogramma a riposo e sotto sforzo e l’eco-cardiografia. Altro test cui si sottopone l'atleta è la spirometria, che serve a valutare la funzionalità respiratoria.

Infortuni più comuni tra i calciatori

I traumi che subiscono i calciatori possono essere cronici o acuti, diretti o indiretti. Solitamente si suddividono i traumi in due grandi categorie: i traumi da contatto, ed i traumi non da contatto, a seconda che siano stati o meno provocati dal contatto con un calciatore avversario, con la palla o con il terreno di gioco.

Gli infortuni più ricorrenti sono, di solito, quelli che colpiscono la parte del corpo più vulnerabile del calciatore, ossia il ginocchio, seguito, a breve distanza dal polpaccio. Una delle patologie più comuni del ginocchio è la lesione del menisco, patologia estremamente dolorosa e che spesso necessita di essere trattata tramite operazioni in artroscopia. Altra tipologia di infortunio che si registra in aumento, soprattutto a causa delle cattive condizioni del terreno di gioco o di movimenti innaturali dell'articolazione, è la rottura del legamento crociato anteriore, la cui terapia impone un intervento chirurgico volto alla ricostruzione del legamento stesso con una particolare e lunga fase riabilitativa.

Uno degli infortuni più gravi è la rottura della tibia e del perone subito da molti calciatori, come ad esempio dallo svedese Henrik Larsson a quello dell'italiano Mattiello. La causa principale di questo tipo di frattura è determinata dal forte impatto tra i giocatori, e per questa tipologia di trauma la riabilitazione è necessario che il paziente si doti di un tutore su misura in fibra di carbonio.


Le contusioni muscolari

Tra i traumi più diffusi, vanno citati gli strappi e le contusioni muscolari.

Non sono sempre classificabili come traumi da contatto, infatti la causa potrebbe essere ricercata nell’eccessiva sollecitazione del muscolo dovuto o a brusche contrazioni o ad improvvisi scatti sono gli strappi muscolari. Capita spesso ai calciatori che subentrano dalla panchina e che non effettuano un corretto preriscaldamento, possono imbattersi in strappi muscolari sottoponendo il muscolo, ancora "impreparato", a sforzi smisurati.

Un altro trauma in cui sempre più spesso incorrono i calciatori è la famosa e temutissima pubalgia, dolorosissima sindrome che si caratterizza da un persistente dolore nella zona inguinale e pubica, o sulla parte interna della coscia. La causa è da ricercarsi dalla produzione di  microtraumi a carico dei muscoli adduttori della coscia e il particolare trattamento cui si è sottoposti (riposo assoluto e terapia medica) costituisce un vero e proprio incubo per i calciatori.


Patologie da sovraccarico e tendine d’Achille

Oltre agli infortuni, sussistono problematiche di salute correlate in modo diretto alla pratica sportiva in sé stessa: tra le patologie da sovraccarico funzionale, le più comuni sono le tendiniti. Da sole rappresentano il 50% di tutte le lesioni sportive. A causa della ripetizione esasperata e costante nel tempo di alcuni gesti sportivi, possono verificarsi azioni traumatiche che producono, nei tessuti, una sorta di processo difensivo che siamo soliti definire infiammazione.

Particolarmente "debole" per un calciatore è il tendine d'Achille, la cui integrità è minata sostanzialmente dai movimenti particolari degli atleti. Torsioni improvvise, squilibri muscolari, una non precisa coordinazione motoria possono infatti essere la causa per l'insorgenza di fastidiose e dolorose tendiniti. La sua infiammazione è un disturbo che colpisce la struttura fibrosa ed elastica sita tra il muscolo tricipite e l'osso calcaneare. Tale processo si verifica a causa di microtraumi ripetuti, di lesioni traumatiche importanti o di vizi posturali. La terapia della tendinite consiste nel riposo, nell'uso del ghiaccio sulla zona interessata e nell'assunzione di antinfiammatori.


Traumi non da contatto - sindrome di Osgood-Schlatte

Ma oltre a traumi determinati da fattori esterni (superficie di gioco, contatto con l'avversario, movimenti innaturali delle articolazioni) vi sono, come già accennato, anche sindromi non da contatto quali la malattia di e la malattia di Sever-Blanke.

La Sindrome di Osgood-Schlatter, che è tra  consiste in un processo degenerativo (osteocondrosi) subito della tuberosità tibiale e si sviluppa, di solito, negli adolescenti (10-14 anni). La "gonalgia" (ossia il gonfiore del ginocchio) negli adolescenti è spesso associata a questa sindrome, altrimenti conosciuta come apofisite tibiale anteriore. Perché colpisce soprattutto bambini che fanno sport? Perché negli adolescenti il processo di ossificazione della tuberosità tibiale è ancora in formazione e il praticare un’attività fisica come il calcio (ma interessa tutti gli sport ove siano previsti salti o eccessivi sovraccarichi da trazione) tende a sottoporre a un eccessivo stress meccanico poco tollerato dall’articolazione. In sostanza con la contrazione del quadricipite, il tendine rotuleo va in trazione in direzione della sua inserzione tibiale; questo meccanismo comporta uno spostamento dell’apofisi tibiale, e da qui la comparsa della protuberanza.

In questi casi il primo esame consigliato è la radiografia al ginocchio in modo da confermare la presenza della sporgenza ossea sotto la rotula. Nella maggior parte dei casi la sindrome di Osgood-Schlatter ha una risoluzione spontanea in coincidenza con il completamento della crescita ossea; spesso i medici, a seconda del dolore provato e della situazione, prescrivo riposo, totale o parziale, terapie fisiche (fisioterapia e stretching), ghiaccio locale o, in casi particolari, antidolorifici.

 

Malattia di Sever-Blanke

Come per la sindrome di Osgood - Schlatter anche per questa malattia i soggetti particolarmente vulnerabili sono i ragazzi che praticano attività sportiva. Si tratta di una forma di osteocondrosi che colpisce il calcagno, una versione infantile della tallonite. È nella fase della pubertà il momento in cui le ossa possono avere la tendenza crescere di più rispetto ai muscoli e i tendini, con l'inevitabile conseguenza che i tendini diventano più stretti mentre l’area del calcagno assume una minor flessibilità. Nel corso dell’attività fisica, i tendini pressano in modo eccessivo la parte posteriore del calcagno (dove si inserisce il tendine di Achille) causando così l’alterazione dello stesso. Non è una malattia che richiede alcun intervento chirurgico; è spesso sufficiente sospendere temporaneamente lo sport e applicare del ghiaccio nella parte interessata cosi come prescrivere dei plantari adatti al ragazzo. In caso di persistenza del dolore è opportuno somministrare del paracetamolo.

Sclerosi laterale amiotrofica

Negli ultimi anni anche noi meri appassionati di calcio abbiamo, ahimè, fatto la conoscenza con la SLA, ossia la Sclerosi laterale amiotrofica. I casi toccanti di tanti calciatori (Borgonovo e Signorini fra tutti) hanno sensibilizzato l'opinione pubblica su questo tipo di sindrome che, nel corso soprattutto degli anni 70/80, ha colpito molti calciatori.

Si tratta di una malattia neurodegenerativa progressiva del motoneurone, che porta ad una paralisi totale. Purtroppo ad oggi non esiste cura e l'esito è infausto. L'incidenza è di circa 1-3 persone ogni 100.000 abitanti. Conosciuta anche come "malattia di Lou Gehrig", la SLA incide enormemente sulla funzionalità muscolare, arrivando a compromettere la capacità del cervello di comunicare con il resto del corpo, rendendo in tal modo impossibili anche gesti quotidiani come il parlare, il camminare e il respirare. Ciò che è stato notato è l'incidenza di questa malattia tra la sola categoria di calciatori.  Numeri alla mano: su 5mila casi conclamati, 30 sono risultati essere calciatori; si stima che il rischio di sviluppare questa malattia tra i campioni sia 24 volte maggiore rispetto agli altri.

Studi recenti effettuati in Italia hanno verificato un’incidenza maggiore tra la popolazione dei calciatori professionisti rispetto a quella generale, tanto da ipotizzare che una delle cause dell’incidenza anomala della SLA tra i professionisti del pallone sia quella dell'uso del doping e del frequente e anomalo ricorso a farmaci. Oltre a questi fattori ne sono stati riscontrati altri che legano l'insorgenza di questa malattia al mondo del calcio come gli eccessi di fatica, soprattutto in allenamento, i ripetuti traumi alle gambe e al capo, l'abuso di antinfiammatori, e il venire a contatto con pesticidi e diserbanti usati per l’erba dei campi.


 
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