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Il caffè: la bevanda che fa discutere

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12 settembre 2017

Alimentazione

Nell’arco della giornata una domanda ricorrente ci si pone: quanti caffè ho già bevuto?

 
L’assunzione di caffè suscita da sempre perplessità riguardo gli effetti che esso ha sulla salute. È una bevanda che, anche se assunta in piccola dose, porta a degli effetti che influenzano il nostro organismo anche se a volte non sono così chiari e percepibili.
Dal punto di vista nutrizionale, il caffè non è un alimento indispensabile per il nostro organismo anche se, alcune sostante in esso contenute, hanno effetti benefici per gli organi. Tutto dipende da quanto se ne consuma e quale sia lo stato di salute del consumatore. Il consumo medio consigliato giornaliero da medici e nutrizionisti è di tre tazzine con poco zucchero, meglio se amaro.
Il caffè è un insieme di carboidrati, lipidi, aminoacidi, vitamine, alcaloidi ovvero caffeina e composti fenolici. In sostanza, tutti componenti assimilabili dal nostro organismo dal punto di vista chimico. Possiede effetti benefici sul nostro organismo tuttavia è bene ricordare che, se consumato in dosi superiori alle tre o quattro tazzine al giorno può rivelarsi dannoso per la salute, soprattutto in presenza di disturbi legati allo stomaco come la gastrite, ulcera o malattie cardiovascolari.
 

Gli effetti immediati del caffè quando raggiunge lo stomaco


L’abitudine a bere caffè non comporta assuefazione, ma spesso capita che in periodi di stress si è più portati a berne con la convinzione che possa portare ad un incremento della nostra attività psico-fisica. Nella realtà non è proprio così e numerosi studi scientifici condotti sull’argomento hanno definito i benefici e i limiti entro cui bere caffè provoca giovamento e non danneggia la salute.
Il primo effetto che si percepisce dopo averne consumato, è un’attività fisica e mentale più pronta nei riflessi, essendo il caffè una sostanza che agisce sui centri nervosi. L’agente responsabile di tale effetto è la caffeina, un alcaloide scoperto nel 1820. Questa sostanza, energizzante di natura, si trova anche nelle foglie della pianta del caffè, nel cacao nella cola. Una tazzina di caffè contiene circa 5 grammi di caffeina e agendo per circa due ore dopo l’assunzione sul sistema celebro spinale, riattiva alcune funzioni con effetto vitale allontanando stanchezza e sonnolenza.
 

Il caffè e lo stomaco: scopriamo la verità


Diverse persone soffrono di disturbi allo stomaco quando ingeriscono caffè. A livello biologico accade che stimola la digestione sollecitando lo stomaco a produrre succhi gastrici, facilita quindi dopo pranzo lo smaltimento del cibo. Nel caso specifico di una persona con stomaco infiammato, affetto da gastrite o ulcera, una sovra secrezione di succhi gastrici e bile può indurre bruciore come effetto indesiderato.
Altri organi legati all’attività dello stomaco sono il fegato che attiva la produzione di bile e l’intestino che si attiva muovendosi e contribuendo all’attività metabolica. Anche i reni vengono sollecitati in quanto gli effetti positivi del caffè concorrono alla dilatazione delle arterie renali e al conseguente effetto diuresi.
Nell’associazione fra caffè, dieta e stomaco, si può concludere che, non essendo una bevanda calorica può essere assunto, attenzione però ai dosaggi di zucchero che vengono abbinati.
 

Bere il caffè prima di un prelievo di sangue


Il caffè lo troviamo tra gli alimenti sconsigliati prima di effettuare un prelievo del sangue, insieme a zucchero e alcoolici, in quanto potrebbero rendere inattendibili gli esiti.
Generalmente i medici suggeriscono di effettuare i prelievi a stomaco vuoto per evitare malintesi, se le analisi vengono effettuate per un’indagine di emocromo, l’ingestione di un caffè è irrilevante. Diverso è se deve essere valutata la glicemia dove, lo zucchero contenuto nel caffè o la composizione chimica del caffè stesso, possono alterare il valore.
Meglio quindi rimanere a digiuno per le 12 ore prima del prelievo di sangue e se proprio non ce la si fa, allora caffè amaro.
 

Curiosità: le origini del caffè


Oltre alla domanda: caffè, quanti al giorno? Ci si chiede: da dove arriva? Come per ogni alimento noto che è entrato a far parte degli usi e consumi della società, anche per il caffè si sono divulgate leggende e appartenenze di svariata origine.
Diffuso in tutto il mondo, preferibilmente consumato in tazza fumante, ha acquisito un significato sociale molto forte.
In molti conoscono il racconto di un monaco nello Yemen che scoprì i benefici dall’indicazione di un pastore che aveva notato i suoi animali particolarmente energici, grazie all’ingestione di certe bacche.
Un’altra leggenda racconta di un incendio divampato in Abissinia, dove, bruciando intere piantagioni spontanee di caffè, aveva inondato di aroma tutta l’area coinvolta.
La storia più contemporanea riporta la versione secondo cui, un gruppo di marinai olandesi, nel 1690, prelevò delle piantine nella terra dello Yemen. Negli anni a venire, queste piante, trasportate dai colonizzatori, giunsero nelle terre dell’America Centrale e Meridionale dove, specie in Brasile, grazie al clima favorevole esistono le piantagioni più importanti del mondo.