Burnout o Sindrome da Esaurimento Professionale: cos'è?

Burnout o Sindrome da Esaurimento Professionale: cos'è?
07 settembre 2018

Benessere

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La sindrome da burnout

La sindrome da burnout, meglio nota come sindrome da esaurimento professionale, è una patologia con incidenza sempre maggiore e colpisce, in modo particolare, i lavoratori dei paesi occidentalizzati a tecnologia avanzata.

Le sue origini risalgono, però, al 1930 quando nel panorama sportivo alcuni atleti non riuscivano, dopo i risultati conseguiti, a mantenere questo trend nel tempo.

L'individuo diventa così vittima, oggi come ieri, della cosiddetta condizione di BurnOut: corpo, mente e spirito si concentrano intensamente sull'attività da svolgere, ma a un certo punto si manifesta nel soggetto un esaurimento psicofisico ed emozionale. Questa reazione viene ribadita, come si può evincere, dallo stesso termine burnout che letteralmente significa esaurito, bruciato, scoppiato.

Negli anni Settanta la sindrome si diffonde negli negli Stati Uniti d'America e viene messa in stretta correlazione con le helping professions (dipendenti del comparto sanitario, assistenti sociali, insegnanti, poliziotti, vigili del fuoco, ecc...). I primi a bruciarsi sono però i medici, gli infermieri e i fisioterapisti che vivono quotidianamente a stretto contatto con il paziente e la sua sofferenza. Le principali manifestazioni di questi lavoratori comprendono apatia, indifferenza, nervosismo e cinismo.

La patologia è stata successivamente ripresa nel 1975 dalla psichiatra americana C. Maslach; costei parla di una malattia comportamentale che affligge in modo particolare tutti coloro che esercitano una professione con forte implicazione relazionale. Il lavoratore, sempre secondo la stessa psichiatra, perde progressivamente interesse verso il proprio bacino d'utenza (pazienti, clienti, ecc...) ed è vittima di una sorta di spersonalizzazione a cui si somma la riduzione delle proprie capacità personali.

Nell'individuo si innesca così una specie di meccanismo di difesa che viene instaurato per far fronte alle tensioni stressogene che si sono accumulate, con il passare del tempo, nel contesto lavorativo.

La sindrome da burnout non coinvolge solo le helping professions; numerose categorie di soggetti sono a rischio e tra queste si annoverano anche i liberi professionisti (avvocati), le segretarie, i dipendenti pubblici, i manager e molti altri ancora.

 

Le cause della sindrome da burnout

Le cause che determinano l'insorgenza della sindrome da burnout sono essenzialmente riconducibili a fattori:
  • individuali;
  • socio-culturali;
  • socio-demografici.
Appartengono alla prima categoria la personalità del singolo individuo (l'ipotetica incapacità di lavorare in gruppo), le aspettative professionali spesso irrealizzabili, lo stress dovuto a uno stile di vita frenetico, l'eccessiva abnegazione nei confronti del lavoro e la tendenza a ritenersi indispensabili.

Le componenti socio-culturali comprendono, invece, l'inadeguata retribuzione, un carico di lavoro eccessivo, scarse risorse materiali, mancati riconoscimenti, difficoltà nella comunicazione, assenza di stimoli, conflitto di ruolo, turnazione e orario di lavoro.

Sono da ritenersi fattori socio-demografici le differenze di genere (gli individui di sesso femminile sono più predisposti di quelli di sesso maschile), l'età (la sindrome si presenta in particolar modo nel corso dei primi anni lavorativi) e lo stato civile (le persone che non hanno legami sentimentali stabili sono più inclini ad ammalarsi).

La sindrome da burnout che insorge negli operatori sanitari presenta quattro diverse fasi.
  • Entusiasmo realistico: racchiude tutte le motivazioni (consapevoli e inconsce) che hanno indotto il soggetto a scegliere una professione assistenziale.
  • Stagnazione: il lavoratore si rende conto, con il passare del tempo, che le sue aspettative non collimano con la realtà lavorativa vissuta.
  • Frustazione: l'individuo prova un profondo senso di inadeguatezza e crede di non riuscire più ad aiutare alcun paziente; spesso non si sente apprezzato dai propri superiori, dai colleghi e dagli utenti. Può assumere atteggiamenti aggressivi anche nei confronti degli altri e mettere in atto comportamenti di fuga.
  • Apatia: si tratta della vera e propria morte professionale con conseguente perdita totale di ogni interesse.


Come diagnosticare la sindrome da burnout

Il soggetto che accusa sintomi imputabili alla sindrome da burnout deve rivolgersi al proprio medico curante. Quest'ultimo prescrive alcuni accertamenti al paziente e lo sottopone a una visita completa.

Molti specialisti si avvalgono del Maslach Burnout Inventory (MBI) o Scala di Maslach, un utile strumento di misurazione del livello di burnout istituito dalla psicologa americana Christina Maslach.

Il questionario nasce nel 1981, ma negli anni è stato oggetto di numerosi interventi (è stata, per esempio, aggiunta una sezione per la valutazione approfondita delle caratteristiche aziendali che si ripercuotono sul livello di burnout del lavoratore).

La classica scala si compone di 22 domande; ciascuna di esse dispone di sei diversi gradi di risposta (mai, qualche volta all'anno, una volta al mese o meno, qualche volta al mese, una volta alla settimana, qualche volta alla settimana e ogni giorno) su scala likert.

Gli elementi da considerarsi nell'MBI sono:
  • l'esaurimento emotivo dovuto al lavoro;
  • la depersonalizzazione del lavoratore con esecuzione meccanica delle mansioni e atteggiamento freddo nei confronti degli utenti;
  • la realizzazione personale dell'individuo.
Il questionario in passato si rivolgeva soprattutto a medici, infermieri, assistenti sociali e insegnanti; oggi è, invece, utilizzato con tutti coloro che entrano in contatto con il pubblico o con persone che vivono situazioni di disagio.

Esiste, infine, una seconda scala di valutazione della sindrome da esaurimento professionale; si tratta della cosiddetta BPI (Burnout Potential Inventory) che è stata definita dalla Dottoressa Potter.

Comprende, nel dettaglio, 48 items che si soffermano su 12 situazioni potenzialmente pericolose perché correlate al rischio d'insorgenza della sindrome da burnout.

I sintomi della sindrome da burnout

La sintomatologia correlata alla sindrome da burnout può essere suddivisa in quattro grandi categorie.
  • Collasso delle energie psichiche: difficoltà a recarsi al lavoro, problemi nel trovare la giusta concentrazione, irritabilità, incubi notturni, paure prive di fondamento.
  • Collasso della motivazione: comprende tutte le condizioni psichiche che conducono alla depersonalizzazione del lavoratore e a un progressivo deterioramento della qualità professionale. Si segnalano distacco emotivo, cinismo, pessimismo, rifiuto e/o ostilità nei confronti dei colleghi e del bacino d'utenza.
  • Perdita dell'autostima: il soggetto perde fiducia nelle proprie potenzialità, il carico di lavoro risulta insostenibile e le difficoltà quotidiane sembrano insormontabili.
  • Perdita del controllo: l'individuo non riesce più ad attribuire la giusta importanza alla propria professione e prova un generale senso di malessere anche oltre l'orario lavorativo.

I sintomi comportamentali comprendono:
  • assenteismo;
  • difficoltà a relazionarsi con utenti e colleghi;
  • fuga dalla realtà lavorativa;
  • perdita improvvisa dell'autocontrollo;
  • tabagismo;
  • assunzione di sostanze psicoattive (bevande alcoliche, psicofarmaci, stupefacenti).
I sintomi fisici, invece, includono:
  • dolorabilità al rachide;
  • dissenteria;
  • nausea;
  • perdita dell'appetito;
  • dolori al petto;
  • stanchezza;
  • crisi di pianto.

Come si cura la sindrome da burnout

La prima forma di cura della sindrome da burnout è la prevenzione.

Aziende e organizzazioni dovrebbero, infatti, prevedere:
  • l'inserimento di una figura di sostegno (counselor) nel proprio organico;
  • l'istituzione di corsi e aggiornamenti;
  • la definizione di nuove metodologie di recruitment del personale che si soffermino sugli aspetti psicologici ed emotivi al fine di individuare tutti i soggetti a rischio;
  • l'attenta valutazione prima dell'attribuzione di un incarico.

Per i soggetti affetti dalla sindrome da burnout non esiste, invece, una cura univoca perché ogni caso è una storia a sè.

Il paziente abusa molto spesso di bevande alcoliche e farmaci e la patologia non può che riflettersi anche sulla qualità del servizio reso agli utenti.

L'obiettivo finale resta quindi la risoluzione definitiva del problema, abbattendo i livelli di stress, ansia e depressione.

L'individuo, in alcuni casi, segue un trattamento farmacologico per il controllo della sintomatologia, ma questo non concorre alla sua guarigione.

In tali situazioni è, perciò, essenziale chiedere aiuto a professionisti competenti; talvolta sono sufficienti poche sedute da uno psicoterapeuta al fine di intraprendere un percorso atto a:
  • modificare determinati meccanismi;
  • migliorare la gestione del proprio tempo;
  • raggiungere uno stato di rilassamento psicofisico.
È fondamentale capire che il sistema lavoro e le sua dinamiche non possono cambiare, ma il paziente può lavorare su se stesso e imparare a conoscersi. Deve, inoltre, ridimensionare le proprie aspettative e comprendere i propri limiti.

La prognosi della sindrome da burnout dipende da diversi fattori e tra questi si annoverano:
  • condizioni del lavoratore;
  • cause della patologia;
  • età del soggetto;
  • stato di salute in cui versa il dipendente;
  • tempestività dell'intervento.
Il processo di guarigione è, inoltre, fortemente influenzato dalla buona volontà del malato: egli deve, infatti, comprendere pienamente la necessità di cambiare stile di vita e abitudini al fine di azzerare lo stress lavorativo.
 
In collaborazione con
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