Esposizione al sole: le regole d'oro per bimbi e adulti

Esposizione al sole: le regole d'oro per bimbi e adulti
22 luglio 2018

Ricerca e Prevenzione

Anche i più piccoli sono suscettibili degli effetti del sole, tanto che anche il MIUR si è interessato all’argomento e ha diffuso i dati relati alla campagna di prevenzione del melanoma, effettuata lo scorso anno, che ha coinvolto 50.000 alunni e 4.000 docenti di 300 scuole sparse in 11 regioni italiane. Il Sole per amico, questo il nome della campagna, ha avuto come obiettivo insegnare ai bambini a proteggersi correttamente dal sole, insegnando loro le buone regole anche con attività ludiche, grazie a un fumetto esplicativo.

Dai dati raccolti emerge che un bambino su 4 si è scottato almeno una volta nel corso della vita, uno su 10 si è scottato negli ultimi 12 mesi. I dati sono però incoraggianti, l’80% delle famiglie italiane sono consapevoli dei rischi derivanti da una esposizione solare non corretta e seguono le giuste regole di comportamento. Purtroppo, nonostante la consapevolezza e gli sforzi compiuti per la prevenzione, il melanoma, il più aggressivo e temuto tumore della pelle, negli ultimi 30 anni è raddoppiato in termini di incidenza. I casi registrati ogni anno sono circa 13.000. Tra i maschi tra i 20 e i 30 anni rappresenta il secondo tumore per incidenza, ed è il terzo per le donne al di sotto dei 50 anni. (Qui le strutture italiane che ne trattano il maggior numero di casi).
 
Vi è anche da considerare il fatto che se da un lato la troppa esposizione può causare i danni citati, i comportamenti iperprotettivi e di esagerata tutela sono altrettanto nocivi: l’esposizione al sole è necessaria, poiché è la prima mossa che garantisce la sintesi della vitamina D, cruciale per lo sviluppo del sistema muscoloscheletrico. Viene quindi consigliato di consentire l’esposizione al sole per 15 minuti al giorno: lasciarli liberi muoversi e giocare in spiaggia o altrove con moderazione è doveroso per il loro corretto sviluppo, quindi. Questo è quanto emerso da una ricerca effettuata da Ipsos Observer.
 
Dalla ricerca è anche emerso che si fa confusione su un altro tema: la differenza che corre tra filtri chimici e schermi fisici. I primi sono molecole in grado di assorbire le radiazioni UV, ma possono anche generare fotosensibilizzazione, in virtù di normali reazioni chimiche. I secondi, gli schermi fisici, sono vere e proprie protezioni, genere ossido di zinco, con cui i surfisti australiani hanno cominciato a colorarsi il viso come gli Indiani d’America già a fine anni Novanta del Novecento.

Non sbandierate troppo il vostro fototipo, perché correte il rischio di fare una figuraccia: un’italiana su due, recita Ipsos, non conosce il proprio e per fortuna ricorre, con furbizia, a un fattore di protezione medio o alto. Non si sa mai, se v’interessasse conoscere il vostro fototipo internet vi viene in soccorso con un facile test, che si può effetture su solesicuro.

Dove cascano gli asini, quasi nessuno escluso, è sull’uso delle protezioni solari. Gli italiani, femmine e maschi non fa differenza, applicano maldestramente le creme di protezione, taluni una sola volta al giorno, altri 2-3, ma quasi nessuno ricorda che dovrebbero essere spalmate ogni due ore. Dimenticano infatti che dopo due ore l’effetto protettivo svanisce e rischiate di farvi del male. Il sole è amico se lo si conosce.

 
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