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Antinfiammatori non steroidei (FANS): aumentano il rischio di infarto

Antinfiammatori non steroidei (FANS): aumentano il rischio di infarto
24 maggio 2017

Ricerca e Prevenzione

Uno studio canadese, condotto grazie all'analisi delle cartelle mediche di oltre 446mila individui comprendenti oltre 61 mila pazienti colpiti da infarto, ha messo in luce una relazione allarmante tra l'IMA (infarto miocardico acuto) e l'uso dei FANS, farmaci antinfiammatori non steroidei.
I ricercatori hanno poi analizzato se l'aumentato rischio di infarto dipendesse dalla molecola del farmaco, dalla durata della prescrizione o dal dosaggio.

I risultati? Colecoxib, ibuprofene, diclofenac, naprossene, rofecoxib (ritirato dal commercio in Italia da settembre 2004), se presi ad alti dosaggi aumentano anche oltre il 50% il rischio di infarto. Il dosaggio, e non la durata dell'assunzione, è il principale fattore che aumenta questo rischio. Infatti la percentuale di rischio non varia significativamente se il farmaco è assunto per una sola settimana o più a lungo. Anzi, dopo circa un mese di assunzione il rischio di IMA cala leggermente.

Nella tabella sottostante riportiamo la definizione di alto dosaggio e il rischio associato, per molecola.

Tab. Principi attivi, definizione di dosaggio elevato, stima dell'aumento di rischio di IMA
  Principio Attivo  
  Dosaggio giornaliero elevato  
  Stima dell'aumento del rischio di IMA  
  con assunzione di un dosaggio giornaliero elevato
 prolungato tra gli 8 e i 30gg
Colexib
200mg +24%
Ibuprofene
1200mg
+48%
Diclofenac
100mg
+50%
Naprossene
570mg
+53%

Lo studio è da prendere in considerazione seriamente, soprattutto da coloro che ricorrono a questi farmaci per l'automedicazione, in caso di dolori.
Una grande attenzione a questi risultati deve essere data anche da parte dei medici prescrittori delle terapie del dolore (leggi anche Dolore cronico multifattoriale), che dovranno valutare attentamente i rischi e i benifici prima di definire la terapia, nel caso in cui abbiano intenzione di somministrare questi farmaci ad alti dosaggi.

Lo studio è stato pubblicato sul British Medical Journal ed è consultabile al link.