Curiosità

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Alzheimer: migliorano i test predittivi

Alzheimer: migliorano i test predittivi
22 agosto 2016

Ricerca e Prevenzione

Al recente congresso NeuroMi 2016 si è appreso che la malattia di Alzheimer, la più comune forma di demenza, è in declino, ma per il progressivo invecchiamento della popolazione il numero di coloro che ne saranno colpiti aumenta vistosamente. Secondo l’OMS, i casi di demenza nel mondo sono attualmente 44 milioni, ma il numero è destinato a triplicare nei prossimi anni sino a raggiungere i 135 milioni entro il 2050. In Italia i dati riferiscono di 1 milione di casi di demenza, di cui 600.000 affetti da Alzheimer. Alla luce dei nuovi trattamenti che potrebbero arrestare il progredire della malattia, è fondamentale anticipare la diagnosi prima che i danni siano irreversibili, tanto che la ricerca è orientata a identificare i biomarcatori genetici, biochimici e neuropsicologici in grado di indicare i pazienti a rischio di demenza molti anni prima della comparsa dei sintomi clinici.

Gli esami oggi possibili mostrano l’eventuale accumulo della proteina neurotossica beta amiloide (A beta) che va a formare le ormai note placche, e della proteina tau fosforilata, responsabile del formarsi degli ammassi fibrillari nel cervello, ma in caso di PET positiva non è ancora possibile sapere se e quando la malattia si manifesterà. Due le possibili strade terapeutiche che si aprono per combattere la deposizione della proteina: o nuovi farmaci in grado di bloccarne la produzione (gli inibitori della secretasi) oppure anticorpi monoclonali in grado di rimuoverla.