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Allattare al seno non è un optional

Allattare al seno non è un optional
23 ottobre 2016

Mamma e Bambino

Tutto bene nei primi giorni di vita del neonato: il 90% delle mamme italiane lo allatta al seno, ma già in uscita dall’ospedale solo 77 puerpere su 100 continuano la buona pratica. A seguire è un crollo verticale: ai 4 mesi del piccolo solo il 31% delle neomamme persevera nell’allattare al seno e dopo i 6 mesi vi provvede solo una mamma su dieci. Questi dati allarmano i neonatologi italiani perché l’allattamento al seno è una pratica altamente protettiva, per la salute del piccolo ma anche per quella della mamma.

Il latte materno garantisce al piccolo infatti un rischio ridotto di infezioni gastrointestinali e respiratorie, nonché di asma e otiti, allontana il rischio di sviluppare in età adulta sovrappeso, obesità e malattie dismetaboliche, rispetto al neonato alimentato con latte artificiale. Inoltre il latte materno contrasta la comparsa della malattia celiaca nel lattante geneticamente predisposto. Le madri che allattano vanno incontro a minori perdite ematiche e a una più rapida perdita di peso dopo il parto; il rischio di cancro del seno si riduce del 4% per ogni anno di lattazione.

Vediamo che cosa incide maggiormente sulla decisione di non allattare più al seno: «Scelgono il latte artificiale le donne con istruzione e condizione socio-economica più bassa - riferisce la Società Italiana di Neonatologia - . Alcune mamme non si sentono all’altezza, temono di non avere abbastanza latte, incidono anche la stanchezza e lo stress dopo il parto, soprattutto quando manca il sostegno da parte del partner o di altri membri della famiglia; per altre il motivo principale è il ritorno al lavoro».

Tra i provvedimenti messi in atto dalla SIN molto proficuo è il progetto Baby Pit Stop, che mappa – grazie a una App da scaricare sullo smartphone - il posto più vicino, e più segnalato dalle altre mamme, dove fare una sosta per allattare in uno spazio confortevole. Ulteriori consigli nel sito www.neonatologia.it.