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Gli adolescenti subiscono gli Smartphone

Gli adolescenti subiscono gli Smartphone
15 giugno 2016

Benessere

La diffusione degli smartphone nel mondo ha avuto una progressione rapidissima: il primo iPhone risale al giugno 2007, solo l’anno successivo sono arrivati i primi Android. All’inizio interessavano il 10% delle vendite ma hanno raggiunto in breve il 40% di tutti i prodotti hi-tech di consumo. Negli Stati Uniti il “tasso di adozione" ha superato il 60% della popolazione mentre in Italia è qualcosa meno (52,8%). Secondo uno studio americano il 75% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni prende in mano il cellulare appena alzato dal letto. E secondo una ricerca inglese gli adolescenti controllano il cellulare ogni 4,3 minuti, ovvero 221 volte al giorno.

«Il motivo per cui giovani e meno giovani sono sempre connessi tramite uno smartphone», spiega lo psicologo Gabrielli, «è perché regalano una curiosa sensazione di sicurezza (dettata dalla rete, dalla possibilità di recuperare le informazioni), di essere più produttivi (si può sempre consultare la mail, i social) e meno annoiati perché sembrano poter sostituire i videogames, la televisione e qualsiasi altra attività a portata di internet. Ma a questa sicurezza si affianca anche una curiosa sensazione di distrazione perenne: anche se intrattenuti, passare tanto tempo di fronte a un cellulare è considerata un’attività frustrante».

Secondo un sondaggio, il 70% degli intervistati dice che lo smartphone dà un senso di maggiore libertà, mentre il 30% dice che è come “un guinzaglio".

Lo studio americano sulla dipendenza da smartphone degli adolescenti, realizzato da Common Sense Media, ha coinvolto 620 ragazzi e i loro genitori, per un totale di 1.240 interviste telefoniche da cui è emerso che in più di un terzo delle famiglie il problema è causa di discussioni quotidiane. Un adolescente su due si sente dipendente dal suo apparecchio mobile e il 59% dei genitori è di identico parere. C’è di più: il 72% dei ragazzi sente di dover rispondere immediatamente a sms, messaggi ricevuti sui social network e altre notifiche. I genitori non sono da meno: il 48% di loro sente di dover rispondere subito alle notifiche ricevute. Nessuno insomma può gloriarsi.