Adolescenti e autolesionismo: perché la blue whale è credibile

Adolescenti e autolesionismo: perché la blue whale è credibile
21 giugno 2017

Ricerca e Prevenzione

La bufala Blue Whale, la leggenda russa per cui un sito spingerebbe gli adolescenti al suicidio, ha avuto nelle scorse settimane un grande riscontro mediatico dopo il servizio fatto da Le Iene.
Questa bufala è tanto più credibile perché avrebbe come vittime designate dei ragazzi in una fase dell’età di grandi cambiamenti, già difficili da capire per gli adulti a causa del gap generazionale che ampliato dalle nuove tecnologie rende difficile conoscere gli spazi comunicativi adolescenziali.

Inoltre l’autolesionismo nei giovani non è un fenomeno da sottostimare. Secondo un’indagine condotta dalla Società Italiana di Pediatria, l’80% dei ragazzi vive o ha vissuto un disagio psichico e il 15% si è sottoposto ad atti di autolesionismo.

La statistica è stata svolta in collaborazione con gli uffici scolastici regionali. Questi hanno inviato ai ragazzi un questionario informatizzato. In soli 2 mesi hanno risposto oltre 10mila adolescenti tra i 14 e i 18 anni, provenienti da tutta Italia.

Oltre il 50% delle risposte evidenziano un disagio (sempre, spesso, qualche volta) tale da non riuscire a trovare sollievo. A questi si aggiungono quelli che hanno provato questo disagio “raramente” per raggiungere l’80% del campione.
Ma non è finita: un ragazzo su due avrebbe desiderato un supporto psicologico ma solo il 4,8% si è rivolto a quello fornito dalla scuola. Chi si è rivolto a uno specialista (solo il 7,4%) lo ha fatto per problemi familiari, sentimentali o comportamentali. Meno chi lo fatto per problemi scolastici e con coetanei.
Infine, 84,2% degli adolescenti che avrebbe voluto un supporto, non si è rivolto a un servizio di aiuto o non lo ha trovato.