Acqua: una risorsa per calmare la sete e la sudorazione

Acqua: una risorsa per calmare la sete e la sudorazione
22 marzo 2019

Mamma e Bambino

Indice




Immagine di una mano che versa dell'acqua sua un germoglioLa Giornata Mondiale dell’Acqua è stata istituita nel 1992 dall’ONU per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della corretta gestione delle risorse idriche. Ogni 22 marzo si celebra questo elemento fondamentale, onnipresente nelle reazioni biochimiche che avvengono nei viventi e sempre più risorsa strategica per i Governi.
Sulla relazione stretta fra acqua e vita non è necessario dire di più di quanto non faccia la Storia. Ad oggi, nessuna forma di vita è possibile in assenza di questo componente fondamentale.
L’EFSA (European Food Safety Authority, Agenzia Europea della Sicurezza sul Cibo) ha accertato che la mancanza di compensazione della quantità di acqua perduta provoca gravi squilibri nelle funzioni fisiche e cognitive.

L'acqua serve per idratarsi, come è stato già asserito. Quando beviamo i reni lavorano per eliminare i liquidi in eccesso e con essi le scorie presenti nel sangue. Fin qui tutto bene. Se beviamo troppo però, i reni possono non riuscire a eliminare tutta l'acqua che servirebbe. In questo caso, per fortuna abbastanza raro, l'organismo può andare in iponatremia, con livelli di sodio in circolo molto bassi. Il sangue risulta cioè troppo diluito. Se accade si finisce in terapia intensiva, come è successo a una donna in Inghilterra che aveva esagerato con gli infusi.

Attenzione quindi non solo all'acqua che si beve, ma anche alle tisane. I liquidi assunti dovrebbero essere sempre tra i 2 e i 2.5 litri. Per essere precisi, bisognerebbe moltiplicare il proprio peso per 0.03 per ottenere i litri ideali da bere durante una giornata in condizioni normali.

 

Le funzioni dell’acqua nell’organismo

L’acqua è un costituente non energetico dell’alimentazione; come (e più di) vitamine e sali minerali, è fondamentale per la nostra sopravvivenza ma non apporta calorie.
Essa è presente all’interno delle cellule, così come anche nell’ambiente extra cellulare e in maniera ubiquitaria nelle reazioni biochimiche che si verificano nel corpo.
 

Termoregolazione

Gli organismi omeotermi (come i mammiferi) possiedono sistemi che hanno la funzione di mantenere il più possibile costante la temperatura corporea. Si tratta di meccanismi molto fini di regolazione, risultato del processo evolutivo, che ha selezionato positivamente gli esseri viventi in grado di produrre la migliore risposta adattativa all’ambiente esterno.
Immagine che mostra il dettaglio di una vena quando avviene la vasodilatazioneQuando la temperatura si alza, si attiva una reazione che porta a:
  • vasodilatazione: avvicina i vasi sanguigni alla superficie del corpo (diventiamo “rossi”), raffreddando il sangue, che funziona anche da liquido “refrigerante”; l’aumento di calibro dei vasi favorisce la dispersione di calore.
  • sudorazione: la perdita di massa liquida dissipa energia termica, riducendo la temperatura del corpo.
  • sete: viene stimolato il senso della sete, con il compito di rispristinare l’equilibrio idrico a seguito della sudorazione e della perdita di liquidi per evaporazione attraverso pelle e mucose. Il meccanismo della sete è regolato a livello cerebrale, nell’ipotalamo (vedi sotto: "Come si regola la sete?").
Quando la temperatura scende, viceversa, la vasocostrizione impedisce che si disperda calore.
 

Eliminazione dei metaboliti di scarto

Le reazioni metaboliche che avvengono nell’organismo portano alla produzione di sostanze di scarto, che devono essere allontanate dal corpo perché inutili e dannose in caso di accumulo.
L’acqua è il solvente per eccellenza. Nei reni viene filtrata (dializzata) dal sangue, insieme alle scorie prodotte dal metabolismo (i prodotti di scarto del corpo), in essa disciolte. In questo modo si produce l’urina, che attraversa le vie urinarie e viene emessa.
Per questa ragione, alle persone che devono assumere farmaci particolarmente aggressivi (ad esempio i pazienti oncologici in fase di chemioterapia) viene consigliato di bere molto. L’assunzione della corretta quantità di acqua permette l’eliminazione dei metaboliti di scarto anche dei medicinali.
 

Assorbimento delle sostanze nutritive

L’acqua scioglie le sostanze nutritive provenienti dalla digestione. Nell’intestino, le veicola all’interno delle cellule della parete, dove vengono assorbite e passano al sangue, che le distribuisce in tutti i tessuti.
L'acqua è il mezzo in cui avvengono le reazioni biochimiche. L’acqua è il mezzo nell’ambito del quale si realizza la maggior parte delle reazioni biochimiche del corpo. È onnipresente nelle ossidazioni e in molte reazioni enzimatiche.
 

Trasporto di gas e sostanze nutritive

Immagine che mostra come nel sangue sia trasportato altro, oltre ai globuli rossiL’acqua è il principale componente del sangue (83%). Nonostante nel sangue circolino anche sostanze idrofobiche (ossia molecole che, come l’olio e in generale i grassi, non hanno affinità chimico-fisiche con l’acqua), la maggioranza dei composti biologici è di tipo idrofilo. Per questa ragione la natura ha selezionato positivamente un fluido a matrice acquosa per distribuire a tutti i tessuti i nutrienti indispensabili allo svolgimento delle funzioni fisiologiche.
Le sostanze idrofobiche possono comunque viaggiare nel sangue: un esempio è rappresentato dal colesterolo, che si muove inglobato in molecole specifiche, che lo proteggono dall’interazione con la matrice acquosa (siero), lipoproteine HDL e LDL. Le loro concentrazioni nel sangue sono il parametro che i medici utilizzano per dosare il colesterolo.
Il siero trasporta i gas provenienti dalla respirazione (ossigeno) e dal metabolismo delle cellule (anidride carbonica) rispettivamente ai tessuti periferici e ai polmoni (per l’eliminazione). L’efficienza di questo sistema è garantita dalla presenza dell’emoglobina, la molecola che lega entrambi.

 

Mantenimento dell’equilibrio idrosalino

I sali minerali vengono definiti oligoelementi (o micronutrienti), perché presenti nel corpo solo in traccia: rappresentano il 6% dell’organismo adulto. Nonostante l’esigua quantità in cui sono presenti, essi risultano essere elementi essenziali dal momento che l’organismo non è in grado di sintetizzarli.
L’acqua che beviamo è uno dei veicoli principali: per questo è importante che sia adeguatamente ricca dei sali minerali indispensabili per il buon funzionamento dell’organismo.
 

Idratazione dei tessuti

L’acqua mantiene idratati ed efficienti i tessuti: molti di essi devono esserne ricchi per poter funzionare al meglio.
I dischi intervertebrali sono costituiti da un anello fibroso esterno che circonda un nucleo polposo: la struttura di entrambi è ricca di acqua. Con l’età il disco va incontro a naturale disidratazione, fattore che lo rende più debole e meno efficiente nel sopportare i carichi. Ecco perché, dopo una certa età, è maggiore il rischio di protrusioni ed ernie discali.

Le cartilagini delle articolazioni sono ricche di acqua: la progressiva disidratazione le assottiglia, aumentando l’attrito che si genera nel movimento relativo delle ossa nell’articolazione e generando i ben noti fenomeni di artrosi. L’acido ialuronico è una sostanza dotata di un forte potere osmotico (richiama acqua nelle cellule) naturalmente presente nei tessuti. Per questo, in alcuni casi di indebolimento delle cartilagini articolari, vengono prescritte infiltrazioni di acido ialuronico.

Immagine del viso di una donna segnato dalle rugheLe rughe della pelle si formano a causa della disidratazione progressiva della cute, che svuota le cellule e riduce il turgore del tessuto. Anche qui l’acido ialuronico può essere utilizzato per il suo effetto idratante: è un riempitivo (filler) naturale, che colma i piccoli avvallamenti presenti nei punti critici del viso.

Gli organi più delicati del corpo sono circondati di acqua, che li protegge (facendo da cuscinetto nei confronti delle sollecitazioni) e li mantiene idratati e nutriti.
Un esempio? Il cervello e il midollo spinale sono immersi nel liquor cefalorachidiano, un fluido che rappresenta per entrambi ciò che il sangue è per gli altri organi. Il liquor è considerato l’organo dell’omeostasi (capacità di adattamento) cerebrale.
 

La sete

La sete può essere definita come il desiderio di introdurre liquidi nel proprio corpo. Alcuni ricercatori americani della Stanford University hanno condotto un'interessante ricerca dalla quale si desume che un gruppo di cellule, situato nel nucleo preottico mediano, sovraintende allo stimolo della sete, lo traduce nel bisogno di bere e regola il comportamento preposto a soddisfare tale necessità.

Il soggetto avverte l'esigenza di introdurre liquidi non appena il livello di acqua nel corpo scende dell'1-2% e tale sensazione aumenta progressivamente.

È, però, bene sottolineare che l'idratazione ottimale non è la stessa per tutti gli organi; l'organismo è disseminato di sensori e ciascuno di questi comunica la carenza d'acqua all'area cerebrale di competenza.

 

La polidipsia o eccesso di sete

L'eccesso di sete, meglio noto come polidipsia, causa nel soggetto l'ingestione di notevoli quantità di liquidi.Lo spasmodico bisogno di bere può derivare da fattori fisiologici o patologici.
Appartengono alla prima categoria:
  • intensa sudorazione derivante dall'esercizio fisico;
  • pasto particolarmente salato;
  • abuso di alcolici;
  • giornata afosa.
Fanno parte della seconda:
  • insufficienza renale;
  • disidratazione.
Questa condizione si presenta frequentemente nei soggetti affetti da diabete mellito non controllato; gli stessi riferiscono, inoltre, poliuria (aumento delle urine emesse che possono superare i 2 litri nell'arco dell'intera giornata), perdita di peso, scarso appetito e astenia.

Il diabete insipido si contraddistingue, invece, per la frequente necessità di urinare e l'aumento incontrollato della sete.

L'insufficienza renale cronica (con conseguente malfunzionamento dei reni) è spesso accompagnata dal bisogno costante di introdurre liquidi nell'organismo, necessità di urinare frequentemente, pallore, edema diffuso, astenia, fiato corto, alitosi e crampi.

L'assunzione di determinati farmaci può condurre, inoltre, a un aumento della sete; tra questi si annoverano alcuni antidepressivi, i diuretici tiazdici e gli anticolinergici.

La polidipsia può essere anche la diretta conseguenza della disidratazione che si manifesta quando nel corpo vi è una carenza d'acqua imputabile a:
  • alterazione della temperatura;
  • emesi;
  • dissenteria;
  • ustioni;
  • regimi alimentari scorretti.
Lo stimolo continuo a introdurre liquidi non deve, comunque, mai essere sottovalutato ed è bene rivolgersi al proprio medico curante che disporrà gli accertamenti del caso.
Le altre patologie da non escludersi sono:
  • Chetoacidosi diabetica.
  • Colpo di calore.
  • Mieloma multiplo.
  • Morbo di Cushing.
  • Neoplasia epatica.
  • Sindrome di Fanconi.



Adipsia o mancanza del senso di sete

L'adipsia è una condizione rara che si contraddistingue per la mancanza di sete e si manifesta, molto spesso, in concomitanza della disidratazione (il soggetto non assume liquidi a sufficienza o perde gli stessi per effetto di vomito e dissenteria).
Le cause dell'adipsia sono molteplici e tra queste si annoverano:
  • tumore bronchiale;
  • cirrosi epatica;
  • lesione cerebrale;
  • disfunzione a carico dell'ipotalamo;
  • ictus.
Tale situazione deve essere valutata attentamente al fine di:
  • stabilire le modalità con cui si è palesata (improvvisamente o con il trascorrere del tempo);
  • stimare il bisogno di bere (il soggetto beve meno oppure non ne sente alcun bisogno);
  • individuare altri possibili sintomi quali per esempio disfagia (difficoltà a deglutire), dispnea (difficoltà a respirare), variazione della quantità di urina emessa, alterazione del colore dell'epidermide, cefalea, dolorabilità alla pancia, attacchi improvvisi di sete e altro ancora.
Lo specialista, in attesa di formulare una diagnosi precisa, può prescrivere al paziente una terapia di reidratazione per via endovenosa finalizzata al ripristino delle riserve idriche.

 

Come si regola la sete?

Il meccanismo di regolazione della sete è uno dei più importanti sistemi di sopravvivenza. Ha sede nel centro della sete, nell’ipotalamo, un’area situata nella zona interna centrale del cervello.
Nell’ipotalamo la concentrazione di acqua nel sangue viene letta da:
  • recettori di osmolarità (osmocettori), che rilevano quanto è concentrato il sangue.
  • recettori di stiramento (volocettori), presenti nelle grosse vene, che rilevano le variazioni di pressione sanguigna. Vengono stirati dall’aumento del volume del sangue circolante e rilasciati dalla sua riduzione. Agiscono attivando una serie di risposte che riportano la pressione sanguigna ai suoi livelli fisiologici.
Immagine di una bambina mentre mangia una minestraQuando il volume di sangue si riduce e/o è più concentrato dei livelli compatibili con la fisiologia, viene attivata la secrezione di ormone antidiuretico (ADH, che riduce la quantità di urina prodotta, per risparmiare liquidi) e scatenato il senso della sete.
Nei bambini e negli anziani, per diverse ragioni, questo sistema non è perfettamente funzionante. Nei primi perché in via di maturazione e perfezionamento. Nei secondi a causa dei fenomeni legati all’invecchiamento. A bambini e anziani occorre offrire spesso da bere, anche quando non sembra abbiano sete e loro stessi non sentono di averne.
Esistono, comunque, dei piccoli accorgimenti che permettono di limitare il rischio di disidratazione nelle persone della terza età.
  • Proporre bevande alternative all'acqua come succhi di frutta e spremute.
  • Preparare piatti ad alto contenuto di liquidi come minestre e zuppe.
  • Privilegiare gli alimenti particolarmente ricchi d'acqua.

Quanta acqua deve bere un bambino?

Immagine di una bambina mentre beve da una tazza colorataIl corpo di un bambino è formato per il 75% da acqua. Questa quota si riduce con il trascorrere degli anni, fino ad arrivare al 50% circa nell’anziano. Il corpo di un adulto ha mediamente un contenuto di acqua pari al 60%.
La quantità di acqua che un bambino deve introdurre ogni giorno dipende da:
  • età: il Ministero della Salute indica che, per i neonati fino a sei mesi di vita, siano necessari 100 mL/kg al giorno;
    tra sei mesi e un anno di età 800-1000 mL/giorno;
    tra uno e tre anni di vita 1100-1300 mL/giorno;
    tra quattro e otto anni di età 1600 mL/giorno;
    nei ragazzi di età compresa tra 9-13 anni 2100 mL/giorno (per i bambini) e 1900 mL/giorno (per le bambine).
    Adolescenti, adulti e anziani devono bere 2 L/giorno (femmine) e 2,5 L/giorno (maschi).
  • dieta: il volume di liquidi necessario dipende anche dal tipo di alimentazione seguita.
  • malattie: in presenza di alcune malattie o sintomi è necessario modificare la quantità di liquidi da introdurre. La febbre è una circostanza che deve spingere a bere di più: attraverso l’introduzione di liquidi, viene ripristinato l’equilibrio idrosalino compromesso dalla disidratazione. Così anche il colpo di sole, il vomito, la dissenteria.
  • attività fisica: l’esecuzione di attività fisica porta all’innalzamento della temperatura corporea, a causa della liberazione di calore durante le reazioni metaboliche necessarie alla produzione di energia (combustione del glucosio). La sudorazione rappresenta il tentativo del corpo di riabbassarla. I liquidi persi devono essere reintrodotti aumentando la quantità di acqua bevuta.
  • temperatura: quando la temperatura è più alta, il corpo attiva la vasodilatazione e la sudorazione, allo scopo di dissipare calore. La perdita di liquidi deve essere reintegrata con una maggiore quantità di liquidi introdotti. Per quanto riguarda i bambini, l’idratazione aggiuntiva può essere necessaria durante la stagione invernale, quando i riscaldamenti rendono l’ambiente scolastico molto caldo e asciutto.
 

I consigli della sipps per i genitori

Il 58% dei bambini in età scolare beve troppo poco: questo il risultato di un recente sondaggio GfK. I piccoli che non bevono acqua a sufficienza, vanno incontro a problemi di salute più frequentemente degli altri: hanno più spesso la tosse ed episodi allergici. Infatti è dimostrato che la disidratazione favorisce la produzione di istamina, la sostanza coinvolta nella genesi della risposta allergica.
Quest’anno, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, la SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale) ha prodotto una serie di consigli per i genitori su come gestire l’idratazione del bambino:
  • Immagine di una donna che offre dell'acqua ai propri figlioffrirgli spesso da bere! I bambini, come precisato nel paragrafo “Come si regola la sete?”, non hanno un sistema di termoregolazione efficiente. Pertanto i genitori sono invitati ad offrirgli spesso da bere, anche se il piccolo non lo chiede e non sembra avere sete. I segni che il bambino potrebbe essere poco idratato sono la cefalea, i crampi muscolari, la nausea, la stanchezza o la difficoltà di concentrazione.
  • urine concentrate. Se le urine del piccolo sono di colore molto intenso, significa che sono troppo concentrate. Questo è un segnale che il bambino dovrebbe bere più acqua.
  • per farlo bere di più. Non è sempre facile convincere i piccoli a bere acqua in quantità sufficiente a garantire loro una buona idratazione. A questo scopo potrebbe essere utile mostrarsi a loro mentre si beve, acquistare bicchieri colorati, cannucce giocattolo o offrendo loro l’acqua nella loro bottiglietta preferita. Per invogliarlo a bere di più, in casa, bicchiere e acqua devono essere lasciati alla loro portata. Per i pomeriggi d’estate, le acque aromatiche preparate estemporaneamente aggiungendo fettine di limone o lime o fogliette di menta fresca sono un’idea dissetante e leggera. 
  • quale acqua? Dall’anno di vita in poi è consigliata un’acqua con un residuo fisso compreso fra 500 e 1.500 mg/L, che permette un corretto apporto di calcio.
  • solo acqua, niente zuccheri. Durante o dopo l’attività sportiva, il gioco o la corsa nel parco, è bene far bere solo acqua ai bambini: no quindi alle bevande zuccherate o gassate, agli integratori di minerali e ai succhi di frutta. Se abituati a bere bevande dolci, i piccoli accetteranno con molta difficoltà la semplice acqua. Ma il consumo di questi drink contribuisce all’eccessivo apporto di zuccheri, uno dei principali responsabili del sovrappeso così diffuso nell’infanzia. Per questo è bene abituarli fin da piccoli a dissetarsi con l’acqua.
 

Come scegliere l'acqua giusta?

Quando andiamo al supermercato siamo circondati da bottiglie di acqua che ci sembrano tutte uguali ma, come si fa a scegliere l’acqua giusta per sé? È infatti necessario saper leggere l'etichetta dell'acqua per scegliere l'acqua giusta. Infatti, se l'acqua è dura, ovvero ricca di sali di calcio e magnesio, si favoriscono i calcoli renali: se nel nostro organismo sono presenti delle grandi quantità di ossalati, sostanze contenute soprattutto negli spinaci, nelle bietole e nelle barbabietole, ma anche in tè nero, kiwi e frutti rossi, queste si legano proprio al calcio in eccesso, formando a lungo andare il calcolo.

 
Come si legge l’etichetta dell’acqua?  Ci sono generalmente tre gli elementi da controllare:
  1. Residuo fisso: Se è sotto i 50mg/l vuol dire che quest’acqua è poco mineralizzata quindi va bene per i bambini e per coloro che hanno problemi di calcoli renali. Se l’etichetta segnala il residuo fisso fra i 500 e i 1500 mg/l va bene per coloro che praticano sport, essendo molto mineralizzata. Fra i 50 mg/l e i 500 mg/l l’acqua si considera oligominerale ed è adatta al consumo giornaliero. Questo valore è dato dal calcolo dei sali minerali che rimangono dopo l’evaporazione di un litro d’acqua a 180 gradi.
  2. PH: L’acqua con PH 7 indica un prodotto neutro mentre maggiore di 7 si ha un’acqua alcalina o basica, sotto il 7 l’acqua diventa acida. Naturalmente in commercio, l’acqua da bere comunemente ha un PH neutro, che si aggira quindi attorno al valore 7.
  3. Sodio: quanti mg di sodio in un litro di acqua? Il sodio è fondamentale per l’essere umano e regola importanti meccanismi. Generalmente si consiglia di consumare abitualmente acqua a basso contenuto di sodio, in quanto già lo assumiamo grazie all’alimentazione. Se si soffre di pressione alta, inoltre, è consigliabile scegliere, con ulteriore attenzione, acqua povera di sodio.
È importante, inoltre, controllare che l’acqua abbia pochi nitriti e nitrati. Nel caso delle acque minerali il dosaggio massimo è 45 mg/l e scende a 10mg/l per le acque consigliate per i neonati. All’interno dell’acqua vi è anche il potassio, magnesio, calcio e altri minerali che potrebbero essere un parametro importante da guardare per chi sta seguendo una dieta o ha esigenze di salute precise.

 

Lo sai che...

Un fisico in salute e una mente in forma. Il nostro benessere comincia dalla testa. Una scorretta idratazione incide negativamente sulle prestazioni fisiche, ma anche su quelle cerebrali.
Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di East London ha scoperto che bere due bicchieri d’acqua prima di uno sforzo mentale aumenta i tempi di reazione del cervello del 14%. Prima di un esame impegnativo o di una riunione si consiglia dunque di bere un po’ d’acqua.

Secondo gli scienziati inglesi «dopo aver bevuto mezzo litro di acqua si hanno tempi di reazione più veloci rispetto a chi non lo ha fatto». Sembra che lo stimolo della sete impegni un buon numero di neuroni che altrimenti sarebbero usati per aiutarci nelle performance intellettive.

In pratica, avere sete ci rende stressati e quindi non pronti mentalmente.
In collaborazione con
Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.