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A letto tardi? La colpa è di un gene

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07 agosto 2017

Ricerca e Prevenzione

Molte persone tendono ad andare a letto tardi e hanno seri problemi nel risvegliarsi la mattinata successiva. Eppure, secondo vari studi scientifici, un evento del genere scaturirebbe da una causa ben precisa e non sarebbe una coincidenza. Tutto sarebbe dovuto semplicemente ad un particolare gene, che tutti coloro che hanno questo inconveniente presentano all'interno del loro organismo.

Il cosiddetto gene dei gufi

Si intitola CRY1 ed è un gene presente in almeno una persona su dieci. Può causare nette alterazioni dell'equilibrio psico-fisico di chi lo contiene e viene soprannominato gene dei gufi. La maggior parte delle persone che fa fatica a prendere sonno ad un orario in cui si dovrebbe andare a dormire, anche quando si è molto più stanchi rispetto al solito, conterrebbe questo particolare elemento. Questi individui tendono anche a stare svegli durante la notte, oltre ovviamente ad odiare il fatidico trillo della sveglia mattutina. In pratica, si subisce una sensazione di jet lag costante, come se si avesse a che fare con le trasformazioni del fuso orario. L'essere umano tende così a trasformarsi in gufo o pipistrello, senza avere alcun desiderio di chiudere occhio, ma con tanta voglia di esplorare la dormiveglia notturna. Una ricerca proveniente da uno studio degli Stati Uniti non ha fatto altro che confermare questa sequenza di tesi.

Un test messo in atto da un gruppo di volontari

Un team di ricercatori qualificati, appartenenti all'Università di Rockefeller, ha analizzato il fenomeno nei minimi dettagli. I risultati conclusivi sono stati pubblicati dalla rivista Cell e presentano diversi spunti di interesse, tutti da analizzare. Un gruppo di volontari ha scelto di fungere da cavie per questo utile esperimento. Le persone sono rimaste all'interno di particolari appartamenti per alcune settimane, senza avere alcuna informazione riguardo ad orari ed alternanze giorno/notte. I volontari non hanno fatto altro che seguire i loro bioritmi quotidiani, proseguendo nella loro vita normale e assumendo i pasti in determinati momenti della giornata. Quasi tutte le persone che hanno preso parte al test hanno seguito un ciclo normale, alternando con tranquillità il sonno e la veglia e mangiando negli orari prestabiliti. Un solo individuo ha visto il suo ritmo totalmente trasformato, addormentandosi e risvegliandosi in netto ritardo rispetto alla prassi. Ed è stato così che i ricercatori hanno rilevato CRY1, mutazione trovata direttamente all'interno del suo DNA.

Un gene che viene ereditato di genitore in figlio

Il cosiddetto gene del gufo non viene riscontrato in maniera casuale. Anzi, nella maggior parte dei casi questo problema viene tramandato di genitore in figlio, ed è quindi fortemente ereditario. Ovviamente, numerose sono le eccezioni riguardo a tale problematica e ogni caso va analizzato in maniera singola ed accurata. In generale, le persone che sono affette da questi particolari disturbi del sonno hanno in media giorni molto più lunghi rispetto a coloro che non ne sono affette. L'alternanza tra sonno e veglia viene distorta e recuperare le ore di sonno arretrate risulta sempre più complicato, col rischio di avere a che fare con ritmi totalmente sballati. Un inconveniente che, alla lunga, può provocare grossi danni alla salute di chi lo subisce con una certa costanza. Ed è così che il cosiddetto orologio circadiano, ossia il normale ciclo della nostra giornata, tende a perdere totalmente di significato.

Un mutamento genetico sempre più diffuso in Europa

Il problema generato da CRY1 è purtroppo sempre più diffuso a livello europeo. In generale, la sindrome del sonno ritardato colpisce circa il 10% degli individui, anche se non tutti i casi sono generati dal gene del gufo. Esistono anche altre motivazioni tutte da tenere sotto controllo, come ad esempio orari lavorativi piuttosto anomali o semplicemente abitudini sbagliate da cercare di modificare ad ogni costo. Entrando nei particolari, la mutazione genetica colpisce circa una persona su 75 in Europa e, come è stato già detto prima, viene riscontrata all'interno del patrimonio genetico. Sono necessari ulteriori studi per verificare eventuali problemi che il gene potrebbe causare all'organismo umano.