Approfondimenti scientifici

In questa sezione potrai consultare tutti gli approfondimenti di carattere scientifico, redatti in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. La linea editoriale che Dove e Come Mi Curo ha voluto dare a questa rubrica è di natura prettamente scientifica, con argomentazioni dettagliate e specializzate.

Approfondimento

Le vertigini: sintomi e soluzioni

Le vertigini: sintomi e soluzioni
04 novembre 2017

Benessere

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma


Indice



 

Definizione e caratteristiche


Il termine vertigine definisce una illusoria sgradevole sensazione di movimento del corpo o dello spazio circostante dovuta a un conflitto tra le informazioni provenienti dai recettori periferici o a una erronea interpretazione centrale di esse. In sintesi, qualsiasi percezione di movimento in assenza di reale movimento.
Questa sensazione può essere appena percettibile o può essere così grave da comportare difficoltà nel mantenimento dell’equilibrio e nello svolgimento delle attività quotidiane.

Le vertigini possono svilupparsi improvvisamente e durare per alcuni secondi oppure possono durare molto più a lungo. In caso di vertigini gravi, i sintomi possono essere costanti e durare per diversi giorni, rendendo la vita normale molto difficile.
La percezione dei rapporti alterati tra il proprio corpo e l’ambiente circostante deriva dall'integrazione (interpretazione) a livello centrale (cervello) di informazioni sensoriali provenienti da diversi recettori (organi di senso):

Quando ai centri nervosi dell’equilibrio giungono, per qualsiasi motivo, informazioni dai recettori periferici che sono contrastanti tra loro, si genera una sorta di conflitto neurosensoriale al quale il nostro organismo reagisce con la "vertigine".
Il sintomo, assai fastidioso, ha il significato di un "segnale di allarme" necessario a far sì che il soggetto acquisisca la consapevolezza di trovarsi in una situazione sfavorevole, come avviene per esempio nelle vertigini che si possono accusare in auto, in aereo o in mare (chinetosi).

Le vertigini, in base alle caratteristiche, possono essere:

  • Oggettive, se il paziente vede ruotare l’ambiente intorno a sé. Le vertigini oggettive sono più frequentemente causate da malattie del labirinto (vertigini periferiche).
  • Soggettive, se il paziente si sente ruotare ma l’ambiente è fermo. Le vertigini soggettive sono spesso causate da malattie del sistema nervoso centrale (vertigini centrali).

Alla vertigine possono associarsi sintomi di tipo neurovegetativo (nausea, vomito e tachicardia), otologico (ipoacusia, ossia diminuzione dell’udito; acufeni, ossia percezione di ronzii o sibili che non esistono nell’ambiente) e neurologico (tremori, ipostenia - diminuzione della forza, dismetria - alterazione nella esecuzione di movimenti fini, adiadococinesia - perdita della coordinazione in alcuni movimenti), cefalea.


 

Cause


Sebbene siano molte le cause alla base dell’insorgenza di vertigini, nella maggior parte dei casi (58%) esse rimangono di natura idiopatica, ovvero non definibili con certezza.
Le vertigini possono essere sintomi di svariati quadri patologici che colpiscono il labirinto, il sistema nervoso centrale e anche l’intero organismo (vertigini extralabirintiche).
Le caratteristiche del sintomo vertiginoso, la presenza e il tipo di eventuali sintomi associati aiutano lo specialista a formulare la diagnosi corretta.

La gravità delle malattie in cui è presente il sintomo è piuttosto varia. Si va da lievi e fugaci vertigini oggettive, provocate dai cambiamenti di posizione del capo e del collo, come accade nella vertigine posizionale benigna, a gravissime vertigini, che possono durare giorni ed essere accompagnate da nausea, vomito e perdita di udito come avviene nella Sindrome di Mèniére oppure a gravi stati vertiginosi associati a segni neurologici, come avviene nei tumori o negli eventi ischemici intracranici (ictus).
La diagnosi nella maggior parte dei casi non è facile e necessita di una serie di esami che consentono di confermare o meno i sospetti diagnostici dello specialista: esame audiometrico, esame impedenzometrico, esame vestibolare, TAC e Risonanza magnetica dell’encefalo.
 

Durata del sintomo Sintomi associati Malattia
Pochi secondi Nessuno Vertigine posizionale parossistica
Ipotensione ortostatica (in cui la pressione del sangue crolla rapidamente nel momento in cui si alza in piedi o si compie uno sforzo analogo)
Insufficienza Vertebro-Basilare
Cervico-artrosi
Da pochi minuti a ore o giorni Otologici: ipoacusia, acufeni, senso di orecchio pieno
Sindrome di Meniérè
Otosclerosi
Labirintiti acute e croniche
Neurinoma del nervo acustico
Da pochi minuti a ore o giorni Cefalea e altri sintomi neurologici Emicrania
Cefalea neuro-vascolare
Sclerosi multipla
Tumori cerebrali e del cervelletto
Incidenti ischemici (ictus-stroke)
Da ore a giorni Nausea, vomito, tachicardia Neuronite vestibolare
Da ore a giorni Di vario genere Vertigini extralabirintiche

 


 

Terapia


Alcuni casi di vertigini possono migliorare nel tempo, senza trattamento.

Attacchi acuti di vertigini richiedono riposo a letto (1-2 giorni al massimo). Tuttavia, alcune persone hanno ripetuti episodi per molti mesi, o addirittura anni, come i soggetti con la malattia di Ménière.

Esistono specifici trattamenti in base alla causa delle vertigini: una serie di movimenti della testa semplici (conosciuta come manovra di Epley) sono utilizzati per trattare la vertigine parossistica posizionale benigna.

Alcuni farmaci, come proclorperazina e alcuni antistaminici, possono aiutare nelle fasi iniziali o nella maggior parte dei casi di vertigini.

Molte persone con le vertigini possono anche beneficiare di un percorso di riabilitazione vestibolare, che consiste in una serie di esercizi per le persone con problemi di vertigini e di equilibrio.


 

Come prevenirle


L’adozione di un corretto stile di vita, evitando alcuni eccessi, può aiutare a prevenire l’insorgenza delle vertigini.
Gli individui con fattori di rischio per l’ictus dovrebbero controllare i valori della pressione, i livelli di colesterolo e smettere di fumare.


 

È bene sapere


La Riabilitazione Vestibolare è una modernissima metodica che permette di risolvere, spesso in modo definitivo, o  di attenuare i problemi di disequilibrio cronico che affliggono molte persone colpite da patologie vestibolari sia periferiche che centrali, permettendo di ottenere condizioni di vita nettamente migliori.

La maggior parte dei problemi di disequilibrio è legata ad una serie di patologie che determinano disfunzioni di vario grado sia a carico del sistema nervoso centrale che periferico; in quest’ultimo caso soprattutto a carico dell’apparato vestibolare (l’organo dell’equilibrio), vale a dire del principale sistema sensoriale utilizzato dall’organismo per regolare la postura, cioè la corretta posizione del corpo nello spazio, ovvero l’equilibrio.

La strategia riabilitativa è finalizzata, in funzione del danno esistente e delle patologie in atto, a riprogrammare l’apparato dell’equilibrio per far sì che il cervello possa utilizzare non il sistema vestibolare (mal funzionante) ma, in sua vece, altri sistemi sensoriali ancora funzionanti.

Il mantenimento della corretta postura si basa, infatti, su informazioni che provengono soprattutto dal sistema vestibolare. Tali informazioni vengono inviate ai nuclei vestibolari che, a loro volta, le trasmettono al cervello. In realtà ai nuclei vestibolari non giungono unicamente informazioni labirintiche, ma anche segnali che provengono dall’apparato visivo e propriocettivo.

Mentre tutti conoscono la funzione visiva e ne intuiscono l’importanza ai fini del mantenimento dell’equilibrio, pochi conoscono l’apparato propriocettivo.

La propriocezione è quella funzione sensoriale che, sfruttando prevalentemente le sollecitazioni indotte dalla forza di gravità, informa costantemente il cervello sulla posizione del corpo nello spazio. In condizioni normali il cervello, per mantenere l’equilibrio, utilizza quasi esclusivamente informazioni provenienti dall’apparato vestibolare; gli altri input sensoriali (visivi e propriocettivi) hanno unicamente un ruolo di completamento dell’informazione e, quindi, una funzione del tutto marginale.

Appare logico che, qualora si verifichi un danno all’orecchio interno, il paziente manifesti disequilibrio o vertigine. In questo caso non possono più arrivare al cervello le fondamentali informazioni vestibolari e il sistema nervoso centrale può utilizzare, unicamente, informazioni visive e propriocettive. Il risultato di tutto ciò è che il sistema posturale non è in grado di funzionare in modo corretto.

È proprio a questo livello che si inserisce la riabilitazione vestibolare; tale tecnica, infatti, mediante una serie di esercizi e condizionamenti, insegna al cervello ad utilizzare, per il mantenimento dell’equilibrio, non le informazioni vestibolari ma le informazioni visive e propriocettive. Quando si riesce a raggiungere tale obiettivo il problema della mancanza di equilibrio è in gran parte risolto. Il cervello, avendo imparato ad utilizzare informazioni provenienti da sistemi sensoriali integri (visivo e propriocettivo), può nuovamente elaborare una corretta strategia posturale e, quindi, garantire al paziente un equilibrio del tutto soddisfacente.