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Approfondimento

La Tubercolosi

La Tubercolosi
16 settembre 2014

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
 

Definizione
Con il termine tubercolosi o in sigla TBC, si intende una malattia infettiva causata da vari ceppi di microorganismi detti micobatteri. La forma maggiormente diffusa nell’uomo è provocata dal Mycobacterium tuberculosis, conosciuto come Bacillo di Koch. Questo batterio è stato identificato e descritto per la prima volta nel 1882 da Robert Koch, che per questo ricevette nel 1905 il Premio Nobel per la medicina.
 
Come si trasmette?
Il Mycbacterium tuberculosis si trasmette per via aerea attraverso goccioline di saliva emesse con la tosse. Per trasmettere l’infezione è necessario che il soggetto sia malato e in particolare abbia in corso un'infezione polmonare attiva definita "bacillifera", e cioè, che sia in grado di trasmettere i bacilli (batteri) all’esterno. La TBC che colpisce altri organi, come reni o ossa, non è contagiosa.
Per la forma che colpisce i polmoni, la probabilità di contagio aumenta con l’aumentare del tempo trascorso con il malato in ambienti chiusi.
 
In seguito al contatto con un paziente "contagioso" circa 70 persone su 100 tra quelle che inaleranno il batterio rimarranno "non infette", in quanto il sistema immunitario della persona elimina il batterio senza effetti. Circa 28 persone su 100 svilupperanno una infezione asintomatica, detta anche latente, che non dà sintomi e che in condizioni di importante immunodepressione potrà attivarsi (5-10% delle infezioni latenti può attivarsi nel corso della vita). Solo 1-2 persone su 100 svilupperanno invece direttamente una infezione attiva.
 
Sintomi e Diagnosi
I classici sintomi della malattia polmonare attiva sono una tosse cronica (per almeno 2 settimane) con espettorato striato di sangue, febbre di rado elevata, sudorazione notturna e perdita importante di peso. L'infezione di altri organi provoca invece una vasta gamma di sintomi. La diagnosi si basa sull'esame radiologico del torace, un test cutaneo alla tubercolina (Intradermoreazione di Mantoux), esami del sangue e microscopico e coltura microbiologica dei fluidi corporei.
 
Trattamento
Il trattamento della forma attiva richiede l'assunzione di antibiotici multipli per un tempo variabile (di solito alcuni mesi), in particolare Isoniazide, Rifampicina, Etambutolo (o Streptomicina) e Pirazinamide (definiti farmaci di prima linea). Purtroppo, a causa della diffusione di trattamenti incompleti o non correttamente somministrati, negli ultimi anni stanno comparendo ceppi resistenti ad alcuni di questi antibiotici. In particolare, ad oggi sono note due forme di resistenza principali:
  • TBC MDR (multidrug resistant), malattia provocata da batteri resistenti almeno ai due medicinali d prima linea, l’Isoniazide e la Rifampicina. La MDR-TBC va quindi curata necessariamente con farmaci di seconda linea. Secondo l’Oms, la MDR-TBC è ormai presente praticamente in ogni area del mondo.
  • Un’altra forma di TBC resistente è la TBC XDR (extensively drug-resistant), per fortuna ancora molto rara. Si tratta di una forma di micobatterio resistente anche ai farmaci di seconda linea.
 
Evoluzione della malattia
Attualmente con infezione attiva tempestivamente diagnosticata e terapia effettuata correttamente, la tubercolosi è curabile nella maggioranza dei casi. La probabilità di successo della terapia dipende infatti dall’estensione della resistenza del ceppo batterico, dalla gravità della malattia e dal livello di compromissione del sistema immunitario del paziente.
 
Fattori di Rischio 
La tubercolosi è una malattia strettamente legata, sia nella sua insorgenza sia nel suo decorso, alle condizioni di vita delle persone. Spesso infatti il vivere in contesti caratterizzati da scarse condizioni igieniche e in uno stato di malnutrizione e cattive condizioni generali di salute può esporre a maggior rischio di essere affetti dalla forma attiva di malattia, sia per nuova infezione che per riattivazione di forme latenti.
 
Un’altra condizione che espone a maggior rischio di contrarre la TBC è rappresentata dall’infezione da HIV e in maniera particolare dall’AIDS. Questo avviene questo perché si tratta di persone che presentano importanti compromissioni del sistema immunitario.
 
Quadro Epidemiologico 
Secondo un rapporto pubblicato nel 2011 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, a livello mondiale sono stati stimati circa 8.8 milioni di casi di TBC, la maggior parte dei quali concentrata in Asia (59%) e Africa (26%).
Dal 2002 l'incidenza di nuovi casi si è ridotta a livello mondiale di circa 1,3% ogni anno, mentre la prevalenza, il numero assoluto di casi, è in diminuzione dal 1990, in maniera più rapida dal 1997. 
Per quanto riguarda i 28 Paesi dell’Unione Europea i casi totali di TBC segnalati nel 2011 sono stati 72.334, circa 14 casi ogni 100.000 persone. Di questi circa l’80% in forma a localizzazione polmonare. Anche in Europa, tra il 2006 e il 2011, si è assistito ad una riduzione annua di circa il 4% dei casi di TBC diagnosticata con un netto decremento in 22 dei 28 stati. Per quanto riguarda le forme di TBC MDR, nel 2006, sono stati notificati in totale 23.353 casi, più di metà dei quali dalla Regione Europea.
 
Situazione Italiana 
Nell’ultimo cinquantennio (1955-2008) il numero annuale di casi di TBC registrati dal sistema di notifica nazionale è passato da 12.247 a 4.418; Dal 1955 al 1981, la frequenza di TBC nella popolazione italiana si è ridotta progressivamente e drasticamente fino a raggiungere nel 1974 un tasso di incidenza di TBC al di sotto di 10 casi per 100.000 abitanti. Negli ultimi venticinque anni il trend è stato sostanzialmente stabile, oscillando sempre intorno ai 7 casi per 100.000 abitanti. I dati nazionali più recenti risalgono al 2008 anno in cui sono stati notificati 4.418 casi di TBC in 19 Regioni e 2 Province Autonome (P.A. Bolzano e P.A. Trento), con una diminuzione del 2,4% dei casi rispetto al 2007. Solo 6 Regioni (Lombardia, Piemonte, Marche, Puglia, Campania e Molise) e le P.A. di Bolzano e Trento hanno notificato un maggior numero di casi rispetto al 2007. Il 73% dei casi totali notificati nel 2008 provengono da Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia- Romagna e Piemonte. Nel 2008 il tasso grezzo di incidenza (nuovi casi diagnosticati) è stato di 3,8 casi su 100.000 per i nati in Italia e di 50-60 casi su 100.000 per i nati all’estero. Negli ultimi anni l’incidenza di TBC polmonare sembra stabile e intorno ai 5-6 casi per 100.000 residenti. 
 
TBC nelle persone nate all’estero 
Negli ultimi anni nel nostro Paese abbiamo assistito ad un importante aumento della presenza di persone nate all’estero e parallelamente anche il numero assoluto di nuovi casi di tubercolosi in queste persone è aumentato. L’aumento osservato nel numero assoluto di casi non trova però riscontro in un incremento dell’incidenza, ciò perché l’aumento del numero assoluto dei casi di TBC nella popolazione immigrata è da ricondurre principalmente all’aumento progressivo degli ultimi anni degli immigrati presenti nel nostro Paese. Per contro, tra gli italiani viene riportato un trend in diminuzione (-33%), coerentemente con la riduzione del numero assoluto di casi.
Nel 2006, il continente più frequentemente rappresentato tra gli stranieri con tubercolosi è stato l’Europa, seguita dall’Africa, dall’Asia e dalle Americhe. Tra i giovani adulti (15-24 anni e 25-34 anni) più del 70% dei casi di TBC nel 2006 era in persone immigrate da altri Paesi, mentre gli immigrati rappresentano una quota quasi inesistente dei casi di TBC tra gli ultrasessantacinquenni. I dati del sistema di notifica delle malattie trasmissibili indicano come fino al 2007 oltre il 50% dei casi di TBC in persone nate all’estero insorgeva entro i primi 2 anni dall’arrivo in Italia; nel 2008 tale proporzione è diminuita fino al 43%, mentre è aumentata la percentuale di casi insorti oltre 5 anni dall’arrivo in Italia (da circa il 29 a circa il 38%). 
 
Attualità 
A seguito dell’aumentato afflusso di migranti sulle coste italiane conseguente alla situazione di instabilità geopolitica del Mediterraneo meridionale, numerose sono state gli allarmi lanciati dai media sul rischio di epidemie di patologie infettive nel nostro Paese, tra queste anche la TBC. A oggi tutte le notizie di allerta riportate dalla stampa sono state autorevolmente smentite. Ai flussi migratori provenienti dalle coste del Nord Africa non è mai stato associato un aumento della frequenza di malattie infettive nel nostro paese. Inoltre, per monitorare la situazione, è stata attivata dal ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità (Cnesps-Iss), in collaborazione con le Regioni, una sorveglianza sindromica presso i centri di accoglienza distribuiti sul territorio nazionale. Il protocollo operativo è disponibile sul sito del Ministero della Salute. I dati raccolti sono visionati e analizzati per la rilevazione tempestiva di possibili emergenze sanitarie. I dati aggregati vengono pubblicati mensilmente su questo sito. Ad oggi non sono state segnalate emergenze sanitarie nel periodo in esame.