Trapianto di organi, cos'è e come avviene

Trapianto di organi, cos'è e come avviene

Indice

Domande e risposte

Cos’è il trapianto

Immagine che ritrae un trapiantoIl trapianto è un intervento chirurgico che riguarda il trasferimento o la sostituzione di cellule, tessuti o organi da un donatore a un ricevente, con lo scopo di ripristinare la funzionalità del corpo. La parte sostituita del ricevente può essere danneggiata, malata, mancante o non più funzionante. Il trapianto si definisce autologo quando le cellule, i tessuti o l’organo vengono prelevati dallo stesso individuo a cui poi verranno re-impiantati.
Può avvenire ad, esempio, nel caso di un trapianto di midollo osseo: prima di un intervento di chemioterapia o radioterapia che danneggi completamente le cellule, il midollo osseo può essere prelevato e successivamente re-impiantato nello stesso individuo al termine della terapia.

Il trapianto da un donatore a un ricevente diverso si definisce invece allogenico. Per poter avvenire con successo un trapianto allogenico è preceduto dall’analisi della compatibilità tra il donatore e il ricevente. Questo significa verificare che il gruppo sanguigno e i geni più importanti del sistema maggiore di istocompatibilità corrispondano tra i due individui.
Quando il trapianto avviene tra individui appartenenti a specie diverse, si parla di xenotrapianto.

Un’altra importante distinzione si ha tra il trapianto ortotopico e quello eterotopico: nel primo caso, l’organo donato viene posizionato nel ricevente nella stessa posizione anatomica dell’organo originario; nel caso di un trapianto eterotopico l’organo donato viene posizionato in una sede diversa. È il caso ad esempio, di un trapianto di rene: il rene nuovo viene posizionato a livello della fossa iliaca in sede extraperitoneale e non a livello retroperitoneale. Anche in casi di grossa differenza di taglia tra il donatore e il ricevente è possibile optare per il trapianto eterotopico per non “sprecare” l’organo ricevuto.

I trapianti di organo rappresentano un metodo sicuro in caso di gravissimo malfunzionamento di organo. Spesso il trapianto è l’unica terapia in grado di consentire al malato di continuare a vivere.
Anche nel caso in cui il trapianto non sia una procedura “salva vita”, la sua attuazione contribuisce a migliorare notevolmente la qualità della vita del ricevente.

I trapianti di organo possono avvenire da:
  • Donatore vivente, nel caso in cui il prelievo di cellule, tessuti o organi avvengano da un individuo in vita. La mancanza delle parti donate devono consentire la vita al donatore stesso dopo l’espianto. È il caso, ad esempio, di trapianto di midollo osseo, di un rene o di una parte del fegato: si può, infatti, continuare a vivere con un rene solo, mentre nel caso di midollo osseo e fegato, le parti donate possono essere rigenerate;
  • Donatore deceduto. In questo caso di solito si prelevano dal donatore diversi organi e si può procedere ad un trapianto multiorgano (due o più organi contemporaneamente). Un singolo donatore può quindi contribuire a salvare la vita di più persone.
Secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il trapianto da donatore deceduto deve essere sviluppato al massimo delle sue potenzialità terapeutiche per evitare, ove possibile, i rischi per i donatori viventi.
Sia negli Stati Uniti che in Italia, gli organi più trapiantati sono:
I trapianti di cuore, fegato, polmoni, costituiscono degli interventi salvavita, mentre il trapianto di rene rappresenta una valida alternativa terapeutica per malati che altrimenti dovrebbero sottoporsi a dialisi (cura che impone al paziente di sottoporsi a diverse sedute settimanali di 3-4 ore ciascuna, durante le quali il sangue viene prelevato dal paziente, filtrato con una membrana e reintrodotto). 

Sebbene spesso trascurato quando si parla di trapianti, quello di tessuti ha spesso un ruolo chiave nel miglioramento della qualità della vita dei pazienti riceventi.
Questo trapianto è detto infatti “migliorativo", essendo preferibile a protesi biologiche (di derivazione animale o umana) o materiali artificiali (fabbricati industrialmente con mezzi tecnologici) che potrebbero essere utilizzati in sua alternativa. I tessuti vengono prelevati da donatori viventi o deceduti e possono provenire da elementi ossei (esempio: testa di femore) o muscolo-scheletrici (cartilagini e tendini), tessuti cardiovascolari (arterie, vasi e valvole cardiache), tessuto oculare (cornea), dalla cute e recentemente anche dalla membrana amniotica (cioè la parte più interna della placenta, a contatto con il liquido amniotico, che avvolge e protegge il feto).
I trapianti di tessuti e annessi cardiovascolari (valvole cardiache, porzioni di vasi) sono quelli che recentemente hanno visto un maggiore aumento percentuale.
Di grande importanza è anche il trapianto di cute, sia per grandi ustionati sia per soggetti con malattie dermatologiche gravi come la sindrome di Lyell, malattia rara caratterizzata da una necrosi dell’epidermide

Infografica che mostra il ruolo delle cellule staminali per ogni organo umano

Oltre al trapianto di organi e tessuti, altri settori hanno raggiunto livelli di eccellenza; tra questi, il trapianto di midollo osseo, o meglio, quello delle cellule staminali emopoietiche in esso contentuto (cellule non differenziate che sono in grado di generare globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). 
Il midollo osseo è un tessuto che si trova nei canali delle ossa lunghe e nelle cavità centrali delle ossa piatte. È costituito da una porzione vascolare e una di sostegno, formata da cellule che costituiscono specifiche “nicchie” per lo sviluppo di altre cellule, le cellule staminali. Il midollo osseo ha una importante funzione emopoietica, ossia di generazione e differenziamento di tutte le cellule del sangue. Queste ultime, si sviluppano a partire da cellule indifferenziate, le cellule staminali emopoietiche. In seguito alla loro maturazione, che avviene in dipendenza di specifici segnali, si originano i globuli rossi, i globuli bianchi, le piastrine. Il midollo osseo è particolarmente attivo nella vita fetale e nei primi anni di vita dei bambini, proprio perché in corrispondenza di questi momenti avviene la maggiore sintesi di elementi cellulari di un corpo in via di sviluppo. 

Le cellule staminali sono pertanto utili per la cura di gravi malattie ematologiche (leucemie e linfomi) in cui le cellule del sangue sono danneggiate. Le cellule staminali emopoietiche, oltre che nel midollo osseo, sono presenti anche nel sangue periferico e in quello del cordone ombelicale. Il trapianto di cellule staminali emopoietiche rappresenta una terapia salvavita e di grande successo per la cura delle malattie ematologiche.
Alcune di queste malattie sono di tipo neoplastico, come le leucemie appunto.
Tra le leucemie, la leucemia linfoblastomica acuta è un tumore molto frequente nei bambini di età compresa tra i 2 e i 5 anni. I bambini affetti da questa malattia presentano una proliferazione incontrollata dei linfociti che vanno a prevalere sulle altre cellule del sangue, come ad esempio i globuli rossi e le piastrine. Ciò causa indebolimento e stanchezza del bambino, spesso febbre, infezioni frequenti e sanguinamenti.
Le terapie più utilizzate sono la chemioterapia e/o farmaci con target molecolare. In alcuni casi tuttavia, il piccolo paziente non risponde alla chemioterapia o può andare incontro a una recidiva. La strategia più opportuna in questi casi è proprio il trapianto di midollo osseo e cellule staminali. Il trapianto avviene in seguito all’eliminazione delle cellule malate ma purtroppo anche della parte sana del midollo osseo del paziente. Le cellule staminali del donatore vengono poi iniettate per via endovenosa e vanno a occupare il midollo osseo del ricevente, iniziando a proliferare e a costituire cellule del sangue nuove.
 

Legislazione italiana in materia di trapianti

La Legge n. 91 del 1 Aprile 1999 ha stabilito le norme in materia di prelievi e trapianti di organi e tessuti, consentendo lo sviluppo e la regolamentazione della rete italiana dei trapianti a garanzia dei donatori e dei riceventi.

Immagine che mostra un cuore per il trapianto Il prelievo di organi e tessuti è consentito “previo accertamento della morte ai sensi della legge 29 dicembre 1993, n. 578, e del decreto del Ministro della Sanità 22 agosto 1994, n. 582". Questo significa che è consentito il prelievo degli organi solo in seguito ad accertamento di morte del potenziale donatore. Un altro presupposto altrettanto importante è che si può procedere a prelievo degli organi solo nei casi in cui il defunto si è espresso in vita a favore della donazione tramite dichiarazione di volontà, oppure se ha informato anche solo verbalmente i familiari (coniuge non separato, convivente, figli maggiorenni e genitori) al riguardo. Se al contrario ha dichiarato, verbalmente o per iscritto, di non voler donare gli organi, non si può procedere al prelievo. Infine, nel caso in cui non abbia espresso una preferenza a favore o contro la donazione si potrà eseguire il prelievo solo se i familiari non si oppongono. L’opposizione al prelievo da parte dei familiari è un diritto stabilito per legge.
Quando viene individuato un donatore, di cui è stata accertata la morte, rimangono poche ore per trovare il ricevente compatibile (relativamente al gruppo sanguigno e al sistema immunitario) ed effettuare il trapianto, poiché l’organo o gli organi da trapiantare si deteriorano molto rapidamente. La rete italiana dei trapianti è strutturata e regolamentata in modo da garantire la trasparenza nell’individuazione del paziente in lista d’attesa più idoneo al trapianto, secondo precisi criteri di assegnazione dell’organo. La legge n. 91/1999, inoltre, vieta il prelievo delle gonadi (ovaie e testicoli) e del cervello e la manipolazione genetica degli embrioni (esempio: clonazione umana e creazione di organismi derivanti dalla fusione di cellule umane e animali) anche ai fini del trapianto di organo.

Per limitare al massimo i rischi di trasmissione di infezione durante il trapianto di tessuti e cellule occorre garantire la qualità e la sicurezza. Le procedure da seguire sono state definite nella direttiva 2004/23/CE del Parlamento Europeo. Il trapianto è un intervento completamente gratuito per il paziente poiché rientra tra le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini.
Le norme sulla riservatezza e sicurezza dei dati personali sia del donatore che del ricevente sono state aggiornate con il Decreto 19 Novembre 2015. In particolare, viene dato risalto alla dichiarazione di volontà a donare che può essere effettuata secondo le seguenti modalità: 
  1. Con una dichiarazione, resa in carta libera o su moduli appositamente predisposti da enti pubblici e dalle associazioni dei donatori, da cui risultino, oltre alla volontà in ordine alla donazione degli organi, le generalità, il codice fiscale, la data di sottoscrizione e la firma;
  2. Con una dichiarazione resa presso le aziende sanitarie, le aziende ospedaliere o gli ambulatori dei medici di medicina generale;
  3. Con una dichiarazione resa presso i Comuni, al momento del rinnovo della carta di identità;
  4. Con una dichiarazione resa presso i Centri regionali per i trapianti.
A dicembre 2017 è stato firmato il Piano Nazionale Donazioni 2018-2020, con l’obiettivo di aumentare le donazioni di organi, aumentando gli standard minimi per l’organizzazione e la gestione delle procedure. Tale strumento introduce innovazioni molto significative tra cui il fatto che l'attività trapiantologica dipende direttamente dalle strutture sanitarie.
Inoltre, con un decreto in vigore dall’8 marzo 2018, è stata consentita la donazione di organi da donatore positivo per HIV, ai sensi della normativa vigente, a favore di riceventi HIV positivi che rispondono agli specifici criteri di eleggibilità del donatore. 

Con la legge del 10 febbraio 2020, infine, è stata aggiornata anche la regolamentazione per quanto riguarda la donazione di tessuti e organi post-mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica da parte di soggetti che hanno espresso in vita il loro consenso.

Centro nazionale trapianti: la sua attività

Il Centro Nazionale Trapianti (CNT) è l’organismo di coordinamento a carattere tecnico e scientifico della Rete Nazionale Trapianti, utilizzato dal Ministero della Salute, dalle Regioni e dalle Provincie Autonome di Trento e Bolzano. Il CNT è stato istituito in seguito alla legge 1 aprile 1999 presso l’Istituto Superiore di Sanità, e lavora in stretta collaborazione con il Ministero della Salute, secondo le sue linee di indirizzo e programmazione.
Inoltre, dal 2000 anche le norme europee si sono affiancate nella regolamentazione in materia di trapianti, ponendo il lavoro e la missione del CNT al centro di un sistema di organizzazione complesso. 

Il sistema trapianti, in Italia, prevede che il coordinamento dell’attività di donazione, prelievo e trapianto sia articolato su quattro livelli: nazionale (Centro Nazionale Trapianti), regionale e interregionale (Centri Regionali Trapianto e Centri interregionali Trapianto) e locale (Aziende Sanitarie Locali e Centri Trapianto). 

I dati del 2019 parlano a favore dell’efficienza dell’attività del CNT, in particolare:
  • 1743 (erano 1689 nel 2018) donatori di organi (viventi e deceduti), ben 13854 donatori di tessuti e 284 donatori di cellule staminali emopoietiche;
  • 3813 trapianti di organi (3725 nell’anno precedente);
  • 2.489.964 dichiarazioni di volontà registrate nel Sistema Informativo Trapianti.

Dal confronto dei dati degli ultimi 20 anni, emerge un continuo incremento del tasso di donazione e dell’esecuzione di trapianti. Tuttavia, sebbene le donazioni siano in aumento, esiste ancora un dislivello tra il numero di pazienti in lista di attesa e i trapianti effettuati per anno, con tempi di attesa in lista che variano dall’anno e mezzo per un trapianto di fegato, ai circa sette anni per il trapianto di intestino.
Un dato estremamente rilevante è l’incremento annuale di trapianti da donatori viventi, soprattutto per quanto riguarda il rene (340 contro i 293 dell’anno precedente, aumento del 13.8%).

Una particolare considerazione deve essere fatta in relazione agli avvenimenti più recenti riguardanti la pandemia di COVID-19. I dati aggiornati a maggio 2020 indicano una diminuzione dell’attività di trapianti in Italia che registra un calo del 20%. Dati ancora peggiori si registrano tuttavia negli Stati Uniti (-50%) e in Francia (-90%).

Le liste di attesa

Le liste di attesa rappresentano un fenomeno comune a tutti i servizi sanitari, compresi quelli più complessi come i trapianti ed è solitamente percepito dai pazienti come una forte problematica del sistema. Una delle ragioni che determinano il formarsi delle liste di attesa è, indubbiamente, l’offerta inadeguata rispetto alla domanda. A differenza di altri settori della sanità, dove il potenziamento strutturale, organizzativo, tecnologico e professionale può incidere sui tempi di attesa, nel caso dei trapianti i tempi di attesa sono legati a un gesto di altruismo e solidarietà di un’altra persona, il donatore. Per questo motivo vengono spesso istituiti momenti e attività di sensibilizzazione al problema della donazione.
Attualmente possono essere iscritti in lista di attesa per trapianto tutti i cittadini assistiti dal SSN (inclusi pazienti stranieri ed extracomunitari).

Sulla base di indicazioni nazionali ogni centro trapianti ha il compito di valutare l’idoneità clinica dei candidati che entrano nel programma di trapianto, di curarne l’iscrizione e l’aggiornamento in lista di attesa.
Per i riceventi adulti (oltre i 18 anni di età) la richiesta di iscrizione in lista può essere effettuata presso un solo centro trapianti della regione. Di ogni paziente vengono forniti i dati anagrafici, clinici e immunologici necessari. La valutazione immunologica è eseguita dal Centro Regionale o Interregionale Trapianti (CRT/CIT) e/o da laboratori delegati. Il numero di iscrizioni consentite varia a seconda della tipologia di trapianto.
Per il trapianto di rene ogni paziente adulto può iscriversi nelle liste di attesa di un centro trapianti della regione di residenza e nelle liste di un altro centro trapianti del territorio nazionale, di sua libera scelta. Se la regione di residenza effettua un numero di donazioni <5 donatori per milione di abitanti, il paziente può iscriversi, oltre che nel centro dell’area di residenza, in due altri centri di sua scelta (tre iscrizioni complessive).

Per il trapianto di fegato, invece, ogni paziente può iscriversi in un solo centro trapianti del territorio nazionale di sua libera scelta.
Per gli altri programmi di trapianto (cuore, polmone e pancreas) pur non essendoci specifiche Linee Guida di riferimento, si tende a privilegiare la “mono iscrizione" sul territorio nazionale effettuata sempre attraverso il centro trapianti prescelto dal paziente.
Per il trapianto di intestino ci si può iscrivere al momento solo presso i tre centri autorizzati sul territorio nazionale (S. Orsola di Bologna, Policlinico Umberto I di Roma e Policlinico di Milano).
Per i pazienti pediatrici (al di sotto dei 18 anni), esiste una sola lista di attesa gestita a livello nazionale. 

Anche per quanto riguarda i soggetti sieropositivi, è presente un programma nazionale, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni nel 2011 e sostenuto dalla Commissione Nazionale AIDS e dalla Consulta Associazioni AIDS, per i trapianti (rene, rene-pancreas, cuore, polmone e fegato), dove vengono specificati i criteri per l’inserimento del paziente nelle liste di attesa e i requisiti necessari per i centri trapianto che intendono aderire al programma.
Esiste inoltre un programma delle urgenze specificatamente dedicato ai pazienti che si trovano in pericolo di vita, un programma dedicato ai pazienti iperimmuni (che manifestano un’alta risposta immunitaria e che pertanto hanno più difficoltà nel trovare un organo), e una gestione specifica per gli organi che, non trovando un ricevente nella stessa Regione del donatore vengono definiti “eccedenti”.

L’assegnazione degli organi ai riceventi viene fatta attraverso un algoritmo che si basa su diversi parametri: lo stato di gravità del paziente e della sua patologia, la compatibilità, il gruppo sanguigno, l’età e il tempo di attesa in lista.
Questa procedura rigorosa e trasparente è necessaria per poter allocare ogni organo disponibile nel minor tempo possibile al paziente più adatto.

Come avviene un trapianto

I passaggi seguiti per l’espianto di un organo dal donatore e l’esecuzione di un trapianto sono strettamente regolamentati. Innanzi tutto, è necessario l’accertamento della morte cerebrale definitiva e irreversibile. Questa procedura è certificata da un’equipe di tre medici (un medico legale, un anestesista-rianimatore, un neurofisiopatologo) che sono diversi dal medico che ha per primo dichiarato la morte del paziente.

Per l’esecuzione del trapianto di cuore è necessario prelevare l’organo dal donatore dichiarato in stato di morte cerebrale, che abbia meno di 60 anni e che non presenti evidenze di patologie coronariche o cardiopatiche.
Una volta prelevato, il cuore deve venire impiantato in breve tempo, entro un massimo di sei ore. Il tessuto cardiaco, infatti va rapidamente incontro ad ischemia (mancanza di afflusso di sangue), che genera danni tissutali gravi tali da impedire il funzionamento dell’organo stesso. 
Il ricevente viene collegato ad una pompa by pass e il suo cuore rimosso per fare spazio al cuore donato che viene posizionato in modo ortotopico, collegandolo ad aorta arterie e vene polmonari.

immagine che ritrae chirurghi in sala operatoriaIl trapianto di cuore è uno dei più importanti interventi salvavita. Per questo la differenza tra richiesta di organi e disponibilità degli stessi è un problema di centrale importanza nella gestione delle emergenze sanitarie. In questa ottica, si sta facendo strada la possibilità di utilizzare un cuore artificiale che non sostituisca l’organo, ma che ne assista il funzionamento.
Si tratta di un dispositivo di assistenza ventricolare, costituito in lega di titanio e acciaio, di piccole dimensioni, che funge da pompa aiutando il ventricolo sinistro nel suo lavoro di spinta del sangue dal cuore al circolo. Questo cuore artificiale, oltre a supportare l’azione del ventricolo, è in grado anche di monitorare i parametri principali dell’attività cardiaca (ad esempio il flusso sanguigno) ed è collegato in remoto con l’ospedale, in modo che ogni anomalia di funzionamento venga immediatamente segnalata all’equipe sanitaria. 

I progressi scientifici e tecnologici recenti stanno migliorando notevolmente le caratteristiche dei device di assistenza ventricolare, e i “cuori artificiali” oggi disponibili sono in grado di essere mantenuti in sede per diverso tempo. Il primo cuore artificiale è stato approvato negli Stati Uniti nel 2006 ed impiantato in 15 persone.
Quel dispositivo ora non è più disponibile a causa di limitazioni quali le dimensioni, che lo rendevano incompatibile per la taglia di donne e bambini. Una soluzione ora disponibile è un cuore artificiale che però deve essere accompagnato da un compressore esterno alloggiato in uno zaino. 

Lo step successivo nel miglioramento del trapianto di cuore è l’impianto del cuore artificiale permanente. Lo sviluppo di questo device permetterebbe di avere impiantato un cuore artificiale, non come supporto per il tempo necessario ad arrivare ad un trapianto, ma in modo duraturo, per tutto il corso della vita.
Il cuore artificiale permanente è progettato per sostituire completamente i due ventricoli del cuore, in modo da garantire la spinta del sangue nel circolo polmonare e nel circolo sistemico. Il progetto in fase di studio dalla ditta americana Oregon Health & Science University prevede un dispositivo alimentato da una batteria portatile esterna che potrebbe essere posizionata nella cintura o nello zaino, ma allo studio c’è già la possibilità di impiantare la batteria sottopelle.
Alcune dei principali problemi posti dall’introduzione permanente di un dispositivo come il cuore artificiale sono:
  • Possibilità di causare infezioni;
  • Possibilità di causare coaguli di sangue (trombosi);
  • Possibilità che il sistema si blocchi o si rompa.
A differenza di quello di cuore, il trapianto di fegato può essere effettuato sia da donatore deceduto che vivente. Per il prelievo da donatore vivente, si procede a prelevare una porzione dell’organo (solitamente la parte destra) e a trasferirla al ricevente, previa rimozione dell’organo malato. Il fegato, infatti, è l’unico organo che è in grado di rigenerarsi e crescere. Questo significa che, sia le cellule della parte donata che quelle del donatore, cominceranno a dividersi facendo crescere l’organo, che tornerà alle dimensioni normali in tempi brevi, in dipendenza della parte lesionata e delle condizioni generali dell’individuo. L’intervento di trapianto può durare tra le 6 e le 12 ore e sia il donatore che il ricevente vengono operati contemporaneamente da due gruppi di medici. 

Infografica che ritrae le sezioni di fegato per il trapianto

Una delle possibili complicazioni che si verificano in seguito a trapianto di fegato è l’insorgenza di diabete di tipo 2. Alcuni studi riportano tale insorgenza in pazienti con epatite C, alto indice di massa corporea (o body mass index, BMI), di età avanzata (sia per il donatore che per il ricevente) e in associazione a un regime di immunosoppressione con tacrolimus. L’insorgenza di diabete dopo il trapianto può essere causa di disturbi metabolici, infezioni e aumentato rischio di mortalità. È necessario monitorare attentamente i pazienti in seguito di trapianto di fegato e, in caso di insorgenza di diabete di tipo 2, iniziare una specifica terapia antidiabetica simile a quella di un paziente diabetico non trapiantato. 

Il trapianto è un intervento raccomandato non solo in seguito a danno dell’organo dovuto a cirrosi, ma anche in seguito a tumore al fegato. I fattori di rischio maggiore per il tumore al fegato sono l’infezione da virus dell’epatite C e B, abuso di bevande alcoliche e obesità. Per i pazienti con carcinoma epatocellulare di piccole dimensioni il trapianto risulta una valida possibilità. Inoltre, visto la lunga lista di attesa, molto spesso in caso di tumore si procede prima a una resezione chirurgica del tumore e in seguito al vero e proprio trapianto.

Anche il trapianto di rene può avvenire da donatore vivente. Se perfettamente funzionante, infatti, un rene è sufficiente a un individuo per assicurare funzionalità adeguata a mantenere buone condizioni di salute. Il trapianto di rene, come accennato in precedenza, è un trapianto eterotopico: il rene trapiantato, dopo essere stato collegato ai vasi sanguigni e alla vescica attraverso l’uretere, viene posizionato in sede extraperitoneale, mentre il rene non funzionate viene solitamente lasciato al suo posto, se non esistono rischi di infezioni o cancro. La durata dell’intervento varia dalle 2 alle 4 ore.
In caso di trapianto da donatore vivente, in genere il donatore è un membro della famiglia. Questo riduce notevolmente i tempi di attesa e anche il rischio di incompatibilità genetica e di gruppo sanguigno che può portare al rigetto.

Valutazione della sopravvivenza

Accedere ad un trapianto richiede una procedura rigorosa che può durare anche un tempo lungo. La qualità della vita che il paziente ne guadagna giustifica tuttavia, nella grande maggioranza dei casi, la difficoltà della procedura.  
In Italia, la qualità dei trapianti effettuati è eccellente e continua a migliorare nel corso degli anni. La sopravvivenza del paziente e dell’organo trapiantato è paragonabile o superiore a quella dei principali Paesi europei, come evidenziato nel rapporto dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni (https://www.osservatoriosullasalute.it/wp-content/uploads/2018/04/ro-2017-arg-trapianti.pdf). I dati internazionali non sono sempre paragonabili a quelli italiani a causa di piccole differenze nella modalità di raccolta dei dati, per cui il confronto diretto non è possibile. È tuttavia lecito affermare l’efficienza e la qualità degli standard raggiunti dai centri italiani.

Di seguito sono presentati gli indicatori “sopravvivenza del paziente" e “sopravvivenza dell’organo" per descrivere la qualità dei trapianti di cuore, fegato e rene effettuati in Italia e le sopravvivenze a 1 ed a 5 anni dal trapianto.

Trapianto di cuore

I dati riportati in Tabella 1 mostrano le sopravvivenze per organo e paziente (adulti) nell’anno 2017, sia a 1 sia a 5 anni dal trapianto.

Nel periodo in esame, in Italia, la sopravvivenza del paziente, a 1 anno dal trapianto, risulta essere dell’82,1%, mentre la sopravvivenza dell’organo si attesta all’81,0%. Inoltre, si evidenzia che in alcune regioni (Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia) i valori di sopravvivenza sono vicini al 90%. Nello stesso periodo, i valori della sopravvivenza a 5 anni dal trapianto risultano essere intorno al 73% per il paziente e superiore al 72% per l’organo.

Tabella che raffigura il numero di trapianti per regione
Fonte dei dati: Elaborazione dei dati del Sistema Informativo Trapianto. Anno 2017.
 

Trapianto di fegato 

Nella Tabella 2 sono riportati i valori della sopravvivenza per organo e paziente nell’anno 2017, sia a 1 sia a 5 anni dal trapianto.

Dai dati emerge che la sopravvivenza del paziente a 1 anno dal trapianto, in Italia, ha raggiunto l’87%, mentre il valore per la sopravvivenza dell’organo è dell’83%.
Nello stesso periodo, i valori delle sopravvivenze a 5 anni dal trapianto risultano essere del 74,9% per il paziente e del 70.7% per l’organo, valori in aumento rispetto agli anni precedenti.

Tabella che mostra il numero di trapianti di fegato in Italia

Fonte dei dati: Elaborazione dei dati del Sistema Informativo Trapianto. Anno 2017.

Trapianto di rene 

Nella Tabella 3 sono riportati i valori della sopravvivenza per organo e paziente (adulti) nell’anno 2017, sia a 1 sia a 5 anni dal trapianto.
Dalla tabella emerge che, in Italia, la sopravvivenza del paziente a 1 anno dal trapianto ha raggiunto il 97,3%, mentre l’analogo valore per l’organo è del 92,2%, con punte che arrivano, per il paziente, anche al 99% nelle Marche o al 94,9% per l’organo in Veneto.

Tabella che mostra la mortalità per trapianto di rene in Italia

Fonte dei dati: Elaborazione dei dati del Sistema Informativo Trapianto. Anno 2017.

Rigetto del trapianto

Con il termine rigetto si fa riferimento a una reazione del sistema immunitario dell’ospite che non riconoscendo l’organo, il tessuto o le cellule come facenti parte del corpo (“self”, proprio) le attacca per eliminarli.
La reazione verso il “non-self” è la stessa che si riscontra in caso di infezioni di agenti patogeni esterni come virus e batteri. Alla base del fenomeno del rigetto ci sono i meccanismi molecolari dell’immunità, per cui ogni tessuto o cellula presenta sulla sua superficie dei marker caratteristici dell’individuo, che risultano diversi da individuo a individuo.
Le cellule del sistema immunitario, “istruite” durante lo sviluppo dell’organismo a riconoscere come propri questi marker, non riconoscono quelli presenti sull’organo del donatore e pertanto lo attaccano con l’obiettivo di distruggerlo. 
I meccanismi coinvolti nel rigetto sono sia di tipo cellulare (linfociti, rigetto cellulare) o anticorpale (produzione di anticorpi diretti verso l’organo, rigetto umorale).
Il rigetto può essere classificato in:

  • Iperacuto (compare da qualche minuto a poche ore dopo il trapianto);
  • Acuto (compare da qualche giorno a poche settimane dopo il trapianto);
  • Cronico (compare da alcuni mesi fino a diversi anni dopo il trapianto).


Per evitare il rigetto è necessario migliorare la compatibilità tra donatore e ricevente, analizzando i “marker” specifici che dipendono da un complesso di geni, il sistema maggiore di istocompatibilità e che devono corrispondere appunto tra donatore e ricevente.

Conclusioni

I traguardi raggiunti in questi ultimi anni hanno conferito al Sistema Informativo Trapianti un posto di eccellenza in Europa e, per molti aspetti, in tutto il mondo, in particolare per quanto riguarda la valutazione degli esiti dei trapianti (sopravvivenza dell’organo e del paziente) rispetto ai principali registri disponibili a livello internazionale.
Tra i punti critici del meccanismo di donazione-trapianto ricordiamo: segnalazione non sistematica dei potenziali donatori; inefficienze organizzative nel sistema dei trasporti connessi alle attività di donazione e trapianto; limitato numero di posti letto e tempi medi di attesa dei pazienti iscritti alle liste ancora troppo lunghi. 

Il tema della sicurezza sia per il donatore che per il ricevente, deve essere sempre al centro dell’attenzione. A tal proposito, il Ministero della Salute, in collaborazione con il CNT, ha avviato un’indagine per garantire donazione e trapianto sicuri, con particolare riferimento alle procedure.
L’indagine prende in esame tutte le fasi di questo processo, che parte dall’individuazione del donatore e arriva al follow-up post-operatorio e si propone di fornire utili indicazioni per migliorare la funzionalità del sistema ed assicurare la massima garanzia operativa in termini di sicurezza, efficacia ed efficienza.

Un’ultima nota riguarda le dichiarazioni di volontà registrate nel Sistema Informativo Trapianti per l’anno 2019, che risultano positive al 76.5%. Le dichiarazioni di volontà registrate ai Comuni di residenza registrano un 67.5% a favore, sempre per l’anno 2019. È da notare come, nell’arco degli ultimi anni, si sia passati da un totale di 590.683 espressioni (sia positive che negative) a 2.404.867. L’introduzione della carta di identità elettronica ha sicuramente avuto un ruolo fondamentale, e l’incremento della percentuale di popolazione raggiunta è un dato positivo per il miglioramento ulteriore della possibilità di trapianto in futuro.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Cosa è il trapianto di cellule staminali?
Il trapianto di cellule staminali è un tipo particolare di trapianto in cui il trasferimento dal donatore al ricevente non riguarda un organo ma un set di cellule. Si tratta di una tecnica in rapida espansione, utilizzata per il trattamento di particolari condizioni, come le neoplasie ematologiche maligne (leucemie, linfomi, mieloma). Questo tipo di trapianto permette il ripristino delle cellule del midollo osseo del ricevente che possono essere state distrutte in seguito a trattamenti aggressivi (chemioterapia). Il trapianto di cellule staminali può essere autologo (cellule derivate dallo stesso donatore) o allogenico (cellule derivate da un donatore).
Le cellule staminali del donatore possono derivare dal midollo osseo, dal sangue periferico, dal cordone ombelicale.
Come viene assegnato un organo al ricevente?
L’assegnazione degli organi ai riceventi viene fatta attraverso un algoritmo che si basa su diversi parametri: lo stato di gravità del paziente e della sua patologia, la compatibilità, il gruppo sanguigno, l’età e il tempo di attesa in lista. Questa procedura rigorosa e trasparente è necessaria per poter allocare ogni organo disponibile nel minor tempo possibile al paziente più adatto.
Quali sono gli organi che possono essere donati dopo la morte? 
Cuore, polmoni, reni, fegato, pancreas e intestino sono organi che possono essere donati dopo la morte. Il rene e il fegato, inoltre, in seguito alle loro caratteristiche particolari, possono essere donati anche da viventi.
Per quanto riguarda i tessuti, invece, possono essere donati pelle, ossa, cornee, valvole cardiache e vasi sanguigni, cartilagine.  
Cosa si intente per rigetto di un trapianto?
Il rigetto è una reazione del sistema immunitario dell’ospite che non riconoscendo l’organo, il tessuto o le cellule come facenti parte del corpo (“self”, proprio) le attacca per eliminarlo.
In collaborazione con
Barbara Bartolini

Barbara Bartolini

Biologa, ricercatrice per più di 10 anni nel campo della Biochimica e della Biologia Molecolare e Cellulare. Ho lavorato in laboratori internazionali di ricerca in Italia, Gran Bretagna, Svezia e Austria studiando la glicobiologia, l'aterosclerosi, l'immunologia e il cancro. Ho conseguito un Dottorato di Ricerca in Scienze Fisiologiche presso l'Università di Pavia e un master in Approccio Multidisciplinare ai Disturbi dell'Alimentazione e della Nutrizione presso lo stesso ateneo. Dal 2019 mi occupo attivamente di comunicazione ed educazione scientifica, supportando la stesura di articoli scientifici, di divulgazione e di materiale per insegnamento universitario. Faccio parte di Freelance Network Italia e dal 2020 collaboro con il portale Doveecomemicuro.it.
Data di pubblicazione: 18 marzo 2014
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