Approfondimento

Tiroide: qual è la sua funzione? Sintomi, cause, cure

Tiroide: qual è la sua funzione? Sintomi, cause, cure
21 maggio 2018

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
 

Indice


 

Definizione

La tiroide è una piccola ghiandola endocrina, a forma di farfalla, che si trova nella parte anteriore del collo ed è costituita da due lobi, uno destro e uno sinistro, uniti tra loro da uno stretto ponte, un istmo. Normalmente in un adulto pesa circa 20 grammi.
 È possibile palpare la tiroide toccandosi le cartilagini presenti nella faccia anteriore del collo e deglutendo: è l’organello morbido che sentirete  tra le dita.

La tiroide, come tutte le ghiandole endocrine, produce ormoni, ma di due diverse tipologie:

  • gli ormoni tiroidei T3, o triiodiotironina
  • gli ormoni T4 o tiroxina, e
la calcitonina. 


Le due tipologie di ormoni sono prodotte da cellule tiroidee distinte: quelle follicolari producono gli ormoni tiroidei, mentre la calcitonina viene prodotta dalle cellule C o parafollicolari, all’esterno dei follicoli.

La tiroide controlla molte delle funzioni del nostro corpo attraverso gli ormoni tiroidei T4 e T3:
  • influenza la respirazione,
  • il battito cardiaco,
  • la temperatura corporea
  • lo sviluppo del sistema nervoso centrale
  • l’accrescimento corporeo.

Tramite la calcitonina, la tiroide controlla il livello di calcio nel sangue, funzione essenziale per evitare spasmi muscolari o malfunzionamenti nell’attività elettrica del cuore.

Per produrre gli ormoni tiroidei è essenziale lo iodio, una sostanza che il nostro organismo assume con la dieta e che abbonda nelle acque delle zone marine. L’apporto indispensabile di iodio è stimato in 150 microgrammi/giorno. La tiroide viene stimolata a produrre T3 e T4 dall’ormone tireostimolante (TSH) prodotto dall’ipofisi, una ghiandola posta all’interno del cranio che controlla tutte le ghiandole dell’organismo.

 

Patologie tiroidee

Le patologie della ghiandola tiroidea possono rientrare in due categorie:

  • Ipertiroidismo, se la tiroide produce troppo ormone tiroideo. L’ipertiroidismo causa una serie di sintomi come nervosismo e ansia, iperattività, perdita di peso, aumento dei battiti cardiaci. La causa più comune di ipertiroidismo è il morbo di Basedow-Graves, una malattia autoimmune;

  • Ipotiroidismo, se la produzione di ormone tiroideo è insufficiente. L’ipotiroidismo non trattato può causare una serie di problemi, quali obesità, infertilità e problemi cardiologici.

Nella tiroide, inoltre, si possono formare dei noduli, cioè piccole formazioni solide o piene di liquido. I noduli tiroidei sono tra le patologie endocrine più frequenti e spesso non sono nemmeno gravi; di solito vengono scoperti in modo casuale.


Un’altra malattia che può interessare la tiroide è il gozzo, cioè un aumento del volume della ghiandola. Le dimensioni di un gozzo tiroideo possono variare da persona a persona; nella maggior parte dei casi il gozzo è piccolo e non dà alcun sintomo, ma può aumentare in modo significativo con disturbi alla respirazione e alla deglutizione.


Nella tiroide, anche se raramente, si possono sviluppare tumori, dovuti alla crescita anomala di un gruppo di cellule oggetto di mutazioni.


Infine, la tiroide può infiammarsi e dare una tiroidite. Le tiroiditi possono portare a livelli alti, bassi o normali di ormone tiroideo nel sangue e possono essere di diverso tipo: vi sono tiroiditi di origine
  • autoimmune (Tiroidite di Hashimoto)
  • virale (Tiroidite di De Quervain) 
  • batterica (Tiroidite acuta)

 

Quadro epidemiologico

In base alle stime le donne sono colpite dalle malattie tiroidee in misura da 5 alle 8 volte superiore agli uomini.
 Nella popolazione la presenza dell’ipotiroidismo subclinico, senza segni e sintomi, è del 5% negli adulti, mentre l’ipotiroidismo manifesto varia tra 0,1-2%.
 Uno studio americano che ha esaminato più di 13.000 soggetti senza patologia tiroidea nota, ha evidenziato un ipotiroidismo subclinico nel 4,3% e manifesto nello 0,3% dei soggetti; inoltre, l’1,3% dei soggetti è risultato ipertiroideo.

 

Cause dei problemi tiroidei

I principali fattori di rischio per lo sviluppo di una patologia tiroidea sono:

  • l’età superiore ai 50 anni;

  • la presenza di familiari con malattie tiroidee o l’aver sofferto di patologie tiroidee in passato (soprattutto in gravidanza);
  • l’essere fumatori o ex fumatori, fattore che aumenta il rischio di sviluppare una malattia tiroidea autoimmune;

  • l’assunzione di alcuni farmaci, come litio, amiodarone, immunosoppressori e interferone, o altri trattamenti particolari;
  • l’assunzione di poco iodio con la dieta o, al contrario, l’uso eccessivo di integratori a base di iodio;

  • l’esposizione a radiazioni, che rappresenta un fattore di rischio importante per lo sviluppo di tumore alla tiroide.

 

Prevenzione delle patologie tiroidee

Per prevenire la gran parte dei problemi tiroidei è sufficiente assumere iodio con il cibo in quantità sufficiente; il modo migliore per integrare lo iodio con la dieta è assumere sale iodato.
 La somministrazione abituale di sale iodato consente di raggiungere la quota minima giornaliera necessaria, poiché il sale iodato contiene circa trenta volte la quantità di iodio presente in quello essiccato.

Durante la gravidanza il fabbisogno di iodio aumenta, passando da 100-150 microgrammi al giorno a circa 200-250 microgrammi giornalieri. Anche durante l’allattamento è necessario mantenere elevata la quantità di iodio ingerita con la dieta per fornire un’adeguata quantità di iodio al neonato e assicurargli una normale funzione tiroidea.

Il pesce di mare è tra gli alimenti più ricchi di iodio: le concentrazioni più elevate di iodio si hanno nei crostacei, con oltre 300 milligrammi per 100 g. Concentrazioni di iodio molto più basse si hanno negli altri alimenti, con valori medi pari a 8 milligrammi per 100 g nelle uova, 5 milligrammi per 100 g nella carne e nel latte e 3 milligrammi per 100 g nel pesce d’acqua dolce.

Lo iodio introdotto con gli alimenti non basta per il fabbisogno giornaliero, il ricorso al sale iodato è una integrazione sempre necessaria.

 

La relazione che intercorre tra il diabete e la tiroide

In caso di malfunzionamento della tiroide ci sono seri rischi di contrarre il diabete di tipo 2: chi non ha problemi di metabolismo degli zuccheri ha il 13% di probabilità di ammalarsi mentre chi già ha la glicemia al limite vede il rischio salire al 40%.

Lo ha accertato uno studio olandese – il Rotterdam Study – presentato al congresso della Società di endocrinologia statunitense il quale ha invitato a sottoporre a uno screening degli ormoni tiroidei tutti i pazienti con pre-diabete. Lo studio, infatti, ha coinvolto in Olanda, quasi 8.500 persone, tutte sopra i 45 anni (di 65 anni la media dei volontari che vi si sono sottoposti), le quali sono state sottoposte a un esame del sangue per misurare la glicemia e gli ormoni tiroidei, con ripetizione del test dopo due o tre anni, nell’arco di otto anni. Quindi, per ogni soggetto vi erano a disposizione quattro esiti. Durante la ricerca 1.100 persone hanno sviluppato un pre-diabete, mentre a 798 partecipanti all'indagine è stato diagnosticato un diabete vero e proprio. Il 13% di coloro che avevano livelli di glicemia normali ma una ridotta funzione tiroidea hanno sviluppato il diabete, ma soprattutto la probabilità di diabete conclamato ha colto il 40% di coloro che avevano un leggero deficit degli ormoni tiroidei.

Il professore Chaker, coordinatore dell’indagine dell'Erasmus Medical Center di Rotterdam, ha dichiarato «la tiroide e i suoi ormoni sono fondamentali per la regolazione del metabolismo. L'ipotiroidismo favorisce l'incremento di peso e già, in passato, avevamo riscontrato un legame fra la carenza di ormoni tiroidei e una ridotta sensibilità all'insulina, coinvolta anch’essa nello sviluppo del diabete. I nostri dati mostrano che anche chi ha ormoni vicini alla normalità è a più alto rischio che la malattia si manifesti. Per questo riteniamo opportuno sottoporre a screening per dosare gli ormoni tiroidei tutti i soggetti con pre-diabete».

 

Lo sapevate che...

  • La parola tiroide deriva dal greco il cui significato è “scudo oblungo", per la sua caratteristica forma.

  • In Italia il sale da cucina, che è possibile acquistare nei supermercati, viene implementato con l’aggiunta di iodio per prevenire l’insorgenza di problemi tiroidei.

  • I noduli tiroidei non sono necessariamente tumori. Infatti, se 20 persone presentano un nodulo alla tiroide, solamente una di loro potrebbe presentare un tumore tiroideo.

  • Si raccomanda di mantenere il consumo giornaliero di sale sui 3-5 grammi. Questa quantità rappresenta l'apporto ideale per prevenire l’insorgenza di problemi tiroidei e per ridurre l’impatto negativo che l’eccessivo consumo di sale esercita sulla pressione arteriosa e sulle malattie cardiovascolari.

 



Riferimenti bibliografici

- Anastasi et al., Trattato di Anatomia Umana, volume II, Milano, Edi.Ermes, 2007.
- Epicentro. Disponibile sul sito: www.epicentro.iss.it.
- Ministero della Salute. Disponibile sul sito: www.salute.gov.it.
- Vanderpump MP, Tunbridge WM. The epidemiology of thyroid diseases. In: The Thyroid: A Fundamental and Clinical Text, 8th ed, Braverman, LE, Utiger, RD (Eds). Lippincott Williams and Wilkins, Philadelphia, 2000. p. 467.
- Hollowell JG, Staehling NW, Flanders WD, et al. Serum TSH, T(4), and thyroid antibodies in the United States population (1988 to 1994): National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES III). J Clin Endocrinol Metab 2002; 87:489.