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Approfondimento

La sigaretta elettronica

La sigaretta elettronica
03 giugno 2014

Benessere

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
 

Definizione

La sigaretta elettronica (E-Cig) nasce nel 2003 da un brevetto di un farmacista cinese e, nell’arco di poco più di un decennio, ha un’enorme diffusione dapprima nel mercato cinese e successivamente in tutto il mondo.

All’aspetto esteriore la sigaretta elettronica è del tutto simile ad una sigaretta tradizionale per forma, dimensioni e disegno; esistono anche dispositivi con forme diverse come, ad esempio, le pipe elettroniche. Tecnicamente la E-cig viene classificata come Electronic Nicotine Delivery System (Dispositivo Elettronico a Rilascio di Nicotina) ed è costituita essenzialmente da tre elementi:

  • una pila
  • un vaporizzatore/atomizzatore
  • una cartuccia contenente il liquido che viene vaporizzato. Tale liquido non è costante nella sua composizione ma può variare, anche in modo consistente, tra le diverse cartucce in commercio. Nella maggior parte dei casi i costituenti del liquido sono:
    • acqua demineralizzata
    • glicole propilenico
    • glicerina
    • sostanze aromatizzanti
    • può o può non essere presente nicotina e questo "ingrediente", come anche la sua concentrazione nel liquido, risulta determinante nel differenziare tra loro le diverse sigarette elettroniche presenti in commercio.

Il vaporizzatore contiene un filamento, collegato con la pila, in grado di raggiungere elevate temperature (fino a 250° C in alcuni casi), pochi istanti dopo l’attivazione del dispositivo. La temperatura fa passare il liquido della cartuccia dallo stato liquido a quello gassoso e, dopo raffreddamento, a una forma di aereosol, che viene inalato dall’utilizzatore del dispositivo. L’atto del fumare sigarette elettroniche viene comunemente chiamato "vapore" o "svapare" (in inglese "vaping"), un chiaro riferimento alla produzione di "vapore" durante l’uso (in realtà si tratta più precisamente di micro-gocciole che formano, come detto, un aerosol).

 

Quadro Epidemiologico

Tra il 2011 e il 2012 il mercato delle E-cig ha registrato un volume di affari di circa 500 milioni di dollari (pari a circa 360 milioni di euro) e si stima che la cifra sia destinata a salire. Nelle città italiane si sono moltiplicati i negozi dedicati esclusivamente o quasi alla vendita di sigarette elettroniche e liquidi per il loro utilizzo, con il concorso di Internet per le enormi potenzialità di pubblicizzazione, diffusione, vendita diretta dei prodotti. Gli studi sinora effettuati ci dicono che i clienti cui è principalmente rivolto il mercato delle E-cig sono variegati ma raggruppabili fondamentalmente in tre diversi gruppi:

  1. Fumatori abituali di sigarette tradizionali che usano la E-cig per ridurne il consumo.
  2. Fumatori abituali di sigarette che usano la E-cig per smettere completamente di fumare e mantenere l’astinenza.
  3. Fumatori di E-cig che non sono fumatori di sigarette tradizionali. Questo gruppo di utenti rispetto ai precedenti è del tutto minoritario.

La motivazione all’uso dell’E-cig per tutti questi gruppi è da ricercare nell’assunto cardine del loro marketing e cioè che "vapore" sia meno dannoso di fumare, o addirittura per nulla dannoso.

La domanda cruciale è se, al di là di ciò che viene pubblicizzato, e degli enormi interessi economici legati al marketing di questo prodotto, la E-cig non sia dannosa alla salute o comunque meno dannosa delle sigarette tradizionali. Esiste un fondamento scientifico che avvalori l’affermazione?

Dalla risposta alla domanda derivano importanti conseguenze a livello individuale e sociale, come ad esempio la possibilità o meno di "svapare" nei luoghi dove normalmente non è consentito fumare (Bar, Ristoranti, Mezzi Pubblici e persino Ospedali e luoghi di cura). Ad oggi, i numerosi studi scientifici già realizzati e quelli ancor più numerosi in corso, non hanno potuto dare una risposta esaustiva in merito. Molto dipende dal troppo poco tempo a disposizione dei ricercatori per dare un giudizio su eventuali effetti sulla salute, effetti che necessitano di anni, a volte di decenni, per manifestarsi clinicamente (è il caso dei tumori ma anche delle malattie cardiovascolari come l’infarto e l’ictus nelle quali, tra il contatto con il "tossico", il primo danno al livello cellulare e lo sviluppo della malattia, può passare molto tempo). Anche rispetto all’aiuto che la sigaretta elettronica può dare nel ridurre o far cessare completamente l’utilizzo di sigarette tradizionali, i dati che abbiamo, seppure in parte incoraggianti, non sono sufficienti a dire una parola definitiva al riguardo, soprattutto in confronto ad altri, più sperimentati, strumenti di disassuefazione (ad esempio farmaci a base di nicotina, buproprione, vareniciclina etc.).

D’altra parte gli studi sin qui effettuati consentono giudizi sulle sostanze contenute nel liquido usato che suddividiamo in "positivi" e "negativi" per l’impatto sulla salute, ma il discorso non riguarda indiscriminatamente tutte le marche di E-cig, il cui contenuto di sostanze può variare in modo considerevole.

 

Aspetti "positivi"

Il numero di sostanze nocive bruciate e inalate vapando è ridotto, e in alcuni tossici azzerato, rispetto al fumo di sigarette tradizionali. Tra queste sostanze ricordiamo le nitrosamine, gli idrocarburi policiclici aromatici, i metalli pesanti. Diversi studi hanno confermato che il consumo di E-Cig non aumenta nell’organismo, come capita con le sigarette tradizionali, la produzione di monossido di carbonio, sostanza che è facilmente misurabile nell’aria espirata.

 

Aspetti "negativi"

In alcuni dei liquidi per E-cig è stata riscontrata la presenza di sostanze potenzialmente nocive come glicole dietilenico, impurità della nicotina, farmaci anoressizzanti (rimonabant), particelle di silicato etc.

Un discorso a parte va fatto per quanto riguarda il contenuto di nicotina nei liquidi delle E-Cig. La concentrazione di nicotina tra le E-cig attualmente in commercio può infatti variare in maniera considerevole, risultando pertanto difficile, in alcuni casi, dare un giudizio di sicurezza sulla quantità realmente assorbita. Spesso poi le etichette associate ai prodotti non indicano con chiarezza la concentrazione di nicotina presente, fino a casi limite in cui la nicotina viene dichiarata assente mentre le analisi tossicologiche ne rilevano la presenza. Infine, pur essendo il rilascio di nicotina alla base dell’efficacia delle E-Cig e di altri prodotti a base di nicotina (cerotti, pastiglie, inalatori), il perpetuarsi del contatto con la sostanza perpetra il meccanismo della "dipendenza" che è alla base della estrema difficoltà che molti fumatori incontrano nello smettere di fumare, nonostante la buona volontà.

 

Attualità: lo scenario

L’introduzione e l’enorme diffusione nel mercato mondiale delle E-Cig, in assenza di una chiara documentazione scientifica che ne attesti caratteristiche, sicurezza e indicazioni, pone alcune questioni fondamentali per i responsabili della salute pubblica. Fino a quando le potenzialità, ma anche i rischi legati all’uso delle sigarette elettroniche, non saranno adeguatamente conosciuti, è necessario che il legislatore e le autorità regolatorie intervengano in modo esplicito, evitando che siano il mercato e il profitto a dettare legge in materia. In Italia con il decreto Istruzione, convertito in Legge nel novembre 2013, è stato cancellato il divieto di utilizzo della sigaretta elettronica nei luoghi pubblici, introdotto pochi mesi prima con il decreto Iva-Lavoro (giugno 2013). Attraverso un emendamento è stata stralciata l’ultima parte del comma 10-bis dell’articolo 51 della legge Sirchia (introdotto con il dl Iva-Lavoro), con la quale erano state applicate alle sigarette elettroniche le norme «in materia di tutela della salute dei non fumatori» previste per le sigarette tradizionali. In pratica è stato reso non perseguibile a norma di legge lo «svapare» nei luoghi dove invece permane il divieto per le sigarette tradizionali: uffici, ristoranti, cinema, mezzi pubblici e bar. L’E-Cig rimane invece vietata nelle scuole, in virtù della norma introdotta dallo stesso decreto Istruzione.

 

Attività di vicinato

A livello di Unione Europea si sta discutendo una bozza di direttiva sul fumo che include uno specifico articolo relativo alle sigarette elettroniche e agli altri dispenser di nicotina, dove si individua tra le altre una soglia superiore ai 4 mg/ml, oltre la quale i prodotti verrebbero sottoposti alle direttive sui farmaci per uso umano (direttiva 2001/83/EC). Per quanto riguarda la legislazione dei singoli paesi dell’UE, al momento la regolamentazione è quanto mai eterogenea. In Francia nel giugno 2013 il ministro francese della Sanità, Marisol Touraine dopo la diffusione di uno studio del professor Dautzenberg, cattedratico di Pneumologia dell'Università Pierre et Marie Curie di Parigi, ha vietato le E-cig nei luoghi pubblici. In Austria e Danimarca le cartucce contenenti nicotina e le sigarette elettroniche sono considerati presidii medici. In Germania, Inghilterra, Polonia, Portogallo, Spagna e Irlanda vige una legislazione che consente libera vendita, utilizzo e pubblicizzazione delle E-Cig. Negli USA l’utilizzo e la vendita delle sigarette elettroniche sono generalmente consentiti. Peraltro in alcuni stati come New York, California, New Hampshire, Arizona, Washington, Maryland esistono limitazioni alla vendita, vietata ai minori. L’ente regolatorio in materia di farmaci, la Food and Drug Administration, sta da anni studiando le possibili conseguenze dell’uso della E-Cig, pubblicando moniti e report sui possibili effetti avversi.

 

Best Practices

Riassumendo, allo stato non abbiamo dati scientifici sufficienti per affermare che la sigaretta elettronica sia un presidio utile per cessare di fumare, né che non abbia conseguenze dannose per la salute. Inoltre un messaggio falsamente rassicurante sull’uso della sigaretta elettronica potrebbe costituire una rischiosa porta di ingresso per molti non fumatori verso la nicotina (che come detto è sostanza che dà dipendenza) o addirittura verso il fumo di sigarette tradizionali. Pertanto, in attesa di robuste evidenze scientifiche, sarebbe opportuno adottare una regolamentazione prudente che punti a non lasciare campo libero agli interessi economici ma che indirizzi le politiche in materia sulla base delle evidenze disponibili, col fine di perseguire il miglioramento della salute delle popolazioni.

 

E’ bene sapere

Il 3 dicembre 2013 ben 4 diverse società scientifiche-Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE), Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), Federazione Italiana della Pneumologia (FIP), Società Italiana di Tabaccologia (SITAB)- hanno inviato, di comune accordo, una lettera aperta al ministro della Salute Onorevole Beatrice Lorenzin, ritenendo "gravissima l’abrogazione della norma sul divieto di uso delle E-Cig nei luoghi pubblici" ed esprimendo la "preoccupazione che le politiche di salute pubblica vengano influenzate da lobby economiche insensibili ai problemi sanitari". Le società firmatarie sottolineano inoltre che " sulla base delle conoscenze attuali, una normativa razionale sulla E-cig che promuova la salute, debba non disincentivare la sostituzione della sigaretta tradizionale con quella elettronica (ad esempio mantenendo per quest’ultima un prezzo più basso di quello delle sigarette tradizionali), contemporaneamente evitando che la sigaretta elettronica diventi la porta di accesso dei giovani al tabagismo. L’abrogazione del divieto dell’uso nei luoghi chiusi può contribuire alla ri-normalizzazione del fumo di tabacco e rischia di annullare i progressi nella lotta al tabagismo fatti in Italia negli ultimi anni. Infine si propone che "La E-Cig non deve essere usata, né pubblicizzata, come strumento di cessazione, fino a che le evidenze scientifiche non ne dimostrino in modo conclusivo la sua efficacia".