Approfondimento

Salute della mamma e del bambino: parto, allattamento e tumori pediatrici

Salute della mamma e del bambino: parto, allattamento e tumori pediatrici
19 aprile 2017

Mamma e Bambino

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
 

Indice

Introduzione

La salute materno-infantile è considerata, dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, una spia della qualità dell'assistenza sanitaria di un Paese, e con ragione: una delle più grandi conquiste della medicina moderna è il crollo della mortalità femminile durante il parto e la drastica riduzione della mortalità infantile per malattia nel mondo occidentale.

La buona salute di mamma e bambino dipende da molti fattori, primi fra tutti gli strumenti di prevenzione, che non sono di competenza della medicina ospedaliera ma della medicina sul territorio (medici di base, pediatri, ostetriche e altri operatori socio-sanitari). Per quanto ottimo sia l'ospedale che si sceglie per partorire, per esempio, i rischi che si corrono sono molto maggiori se la gravidanza non è stata seguita a dovere, se la gestante non ha mangiato adeguatamente o se non ha smesso di fumare e bere alcol. In Italia, come dimostrano i casi periodicamente riportati nelle pagine di cronaca dei giornali, si può ancora morire di parto. Secondo un'analisi recente dell'Istituto superiore di Sanità si registrano 11,8 decessi ogni 100 mila nati (contro i 4 considerati inevitabili secondo le statistiche). In Gran Bretagna la media è di 11,4, in Francia 9,6, in Danimarca 8 e in Finlandia 5,8. Il dato italiano è frutto dello studio su cinque regioni (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Sicilia) effettuato dal Reparto salute della donna e dell’età evolutiva del Cnesps-Iss. Secondo questa ricerca, che ha tenuto in considerazione la mortalità materna entro 42 giorni dal parto, la media in:

  • Toscana è di 6,4
  • Emilia Romagna è di 7,6
  • Piemonte è di10,2
  • Lazio è di 12,2
  • Sicilia è di 24,1.


Anche la mortalità infantile dipende, principalmente, da azioni sanitarie che non si fanno in ospedale: in primo luogo da un'adeguata copertura vaccinale, ma anche da attenzione agli stili di vita del piccolo, dalla scelta di allattarlo al seno, se possibile fino all'introduzione attenta di alimenti in quantità e di qualità adeguata ai bisogni fisiologici. Quando però bisogna rivolgersi all'ospedale, allora è bene scegliere con oculatezza. Per quel che riguarda la nascita, è ormai noto a livello mondiale che il numero di parti cesarei eseguiti in una struttura costituisce un indicatore importante dell'attenzione e della cura posta alla salute della gestante. Troppe volte, infatti, si ricorre alla chirurgia senza che vi sia una vera indicazione medica e questo, contrariamente a quanto pensano ancora molte donne, espone la mamma, ma anche il bambino, a maggiori rischi rispetto a un parto naturale.
 

Tumori maligni pediatrici

Per fortuna i tumori sono relativamente rari tra i più piccoli, ma proprio per questo richiedono, per essere curati con efficacia, una certa esperienza. Poiché in generale il cancro è un evento raro nei bambini, e poiché esistono molti diversi tipi di tumore, è facile capire come possa capitare di arrivare in un reparto che ha visto pochi o pochissimi casi di una determinata patologia oncologica. Negli ultimi anni, per ovviare a questo problema, sono nate molte reti nazionali specializzate nella terapia di un determinato tumore, che fungono da riferimento e indirizzano i malati e le loro famiglie al centro con la maggiore casistica. È quindi importante dire che, nel caso delle malattie rare quali sono la maggior parte dei tumori infantili, il trasferimento anche lontano dalla propria residenza è in molti casi una scelta intelligente se consente di affidare il piccolo a un centro con una buona esperienza, che si acquisisce solo con un numero sufficientemente ampio di pazienti. Possiamo però anche dare buone notizie alle famiglie così duramente colpite: l'oncologia pediatrica italiana è di ottimo livello, e ottiene risultati assolutamente in linea con quelli dei migliori Paesi al mondo.


Secondo i dati dell'Associazione italiana registri tumore (AIRTUM), pubblicati nel rapporto 2012 sui tumori infantili e in età adolescenziale, i bambini e i ragazzi tra 0 e 19 anni che muoiono di tumore sono sempre meno: nel 2008 i decessi sono circa un terzo di quelli registrati nei primi anni Settanta. Nell’ultimo decennio (1998-2008) l’incidenza dei tumori maligni nella fascia d'età 0-14 anni è stazionaria, ma a partire dal 1995 le diagnosi di leucemia linfoblastica acuta (che rappresenta l’80% di tutte le leucemie e un quarto di tutti i tumori dei bambini) diminuiscono in maniera significativa del 2% all’anno. Tra gli adolescenti, nello stesso periodo (1998-2008) le diagnosi di tumori maligni aumentano tra le ragazze (+2% all’anno), mentre in ambedue i sessi si registra un incremento dei tumori della tiroide (+8% all’anno). Ogni anno, tra il 2003 e il 2008, in Italia si sono diagnosticati mediamente 164 casi di tumore maligno per milione di bambini (0-14 anni) e 269 casi per milione di adolescenti (15-19 anni). Questi tassi risultano omogenei sul territorio italiano. Secondo i dati disponibili (relativi al quinquennio 2003-2009), l'82% dei bambini e l'86% degli adolescenti è in vita cinque anni dopo la diagnosi di tumore; anche questo dato di sopravvivenza non mostra differenze geografiche significative.

 

In collaborazione con
Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma collabora con Dove e Come Mi Curo per la realizzazione di Approfondimenti Scientifici su tematiche rilevanti e che necessitano di un approfondimento tecnico e medico-scientifico.
Il team editoriale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, composto prevalentemente da specializzandi, è coordinato da:
  • Elena Azzolini, dottoranda di ricerca in Scienze Biomediche e Sanità Pubblica presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, specialista in Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica, si occupa di epidemiologia e biostatistica, con particolare interesse per i sistemi di valutazione delle performance ospedaliere, la salute globale, le politiche sanitarie nazionali e internazionali.
  • Tiziana Sabetta, Responsabile organizzativo dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane - Istituto di Sanità Pubblica - Sezione di Igiene, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - e Responsabile web content editor del sito dedicato. Dal 2004 coordina il “Rapporto Osservasalute - Stato di salute e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane” ed ha curato una serie di Report su specifiche tematiche (salute della donna, dei bambini e degli anziani, città metropolitane, ambiente e prevenzione vaccinale). Ha collaborato ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali ed è autrice e co-autrice di testi scientifici e di testi divulgativi a contenuto scientifico.
Per il 2018 si ringraziano in particolare gli specializzandi Acampora Anna, Barbara Andrea, Bernardelli Micol, Borghini Alice, Cacciatore Pasquale, Cicconi Michela, Colotto Marco, Corsaro Alice, D'Andrea Marianna, De Meo Concetta, Furia Giuseppe, Giubbini Gabriele, Ianuale Carolina, La Milia Daniele, Mancuso Agostino, Mariani Marco, Michelazzo Benedetta, Mogini Valerio, Parente Paolo, Raponi Matteo, Sciaraffa Rocco, Sisti Leuconoe Grazia,  Tamburrano Andrea,  Tognetto Alessia, Vallone Doriana.