Approfondimento

Punture di insetti: come gestire l'emergenza, sintomi e rimedi

Punture di insetti: come gestire l'emergenza, sintomi e rimedi

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 02 luglio 2018
Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
 


Indice

 

Definizione

Le punture di insetti di maggior interesse, a causa della loro potenziale pericolosità, sono quelle degli imenotteri (api, vespe e calabroni). Esse possono provocare sintomi sia locali che sistemici; questi ultimi si manifestano, unicamente, nelle persone allergiche al veleno iniettato, cioè in coloro che hanno sviluppato una sensibilità particolare verso quella particolare sostanza.
 

I sintomi

L’intensità dei sintomi è conseguenza sia della sensibilità individuale alle sostanze iniettate che del numero di punture subite dal soggetto.

Le reazioni possono essere localizzate o generalizzate. Di norma, le manifestazioni sono localizzate e di modesta entità: si tratta di bruciore, gonfiore, dolore e prurito. Nelle reazioni locali più estese il gonfiore nella sede della puntura può presentarsi con un diametro superiore ai 10 centimetri e durare per almeno 24-48 ore. Qualora il soggetto sia interessato da decine di punture, il quadro clinico può essere più serio: vi è la possibilità che si sviluppi una reazione tossica che interessa a livello generale l’organismo e che, seppur raramente, può essere letale.

Negli individui che hanno, invece, sviluppato un’allergia al veleno, in caso di nuova puntura si manifesta una reazione intensa che, nei casi peggiori, può assumere caratteristiche di particolare severità (shock anafilattico), con prurito su tutto il corpo, difficoltà nella respirazione e marcato calo della pressione arteriosa.

Il rischio di reazioni allergiche gravi, in occasione di una successiva puntura di imenotteri in soggetti sensibilizzati, dipende dal grado di gravità della reazione presentata in seguito all’ultima puntura: meno del 5% dei soggetti che hanno presentato una reazione locale estesa svilupperà una reazione generalizzata ad una successiva puntura; il 50 - 65% di quelli che hanno avuto una reazione generalizzata svilupperà invece una reazione analoga o più grave.

Di seguito sono riportati i quattro stadi di gravità delle reazioni generalizzate secondo la classificazione di Mueller.
  • Stadio 1 (lieve) - I sintomi sono orticaria generalizzata, prurito, malessere, ansia
  • Stadio 2 (moderato) - I sintomi precedenti più almeno due dei seguenti: edema, vertigini, nausea, dolori all’addome, vomito, diarrea
  • Stadio 3 (grave) - I sintomi dello stadio 2 più almeno due dei seguenti: difficoltà a respirare (dispnea), difficoltà a deglutire (disfagia), secchezza delle fauci, difficoltà di parola (disartria), voce rauca (disfonia); vista annebbiata, angoscia con senso di morte imminente, stato confusionale
  • Stadio 4 (shock) - I sintomi dello stadio 3 più almeno due dei seguenti: colorazione bluastra (cianosi), riduzione della pressione sanguigna (ipotensione), svenimento (collasso), perdita di conoscenza, perdita del controllo degli sfinteri.
 

La terapia

Le manifestazioni locali tendono ad attenuarsi e a svanire entro 48 ore senza la necessità di un effettivo intervento medico. In ogni caso, si consiglia di:
  • Rimuovere il pungiglione nel caso di una puntura di ape. Questo può impedire la diffusione del veleno, se effettuato tempestivamente;
  • Detergere la zona con un disinfettante;
  • Esercitare del ghiaccio o un impacco freddo tramite un panno sopra l’area colpita per limitare l’edema e il dolore;
  • Evitare di grattare la zona colpita e cercare di non farla entrare in contatto con tessuti o materiali non puliti;
  • Nel caso di punture molto dolorose, si può ricorrere ad una terapia con antidolorifici (come paracetamolo o ibuprofene);
  • Nel caso di gonfiore esteso dell’area colpita, si può ricorrere all’uso di antinfiammatori (come creme all’idrocortisone).


Punture infette


Durante la puntura dell’insetto, insieme al veleno potrebbero essere trasmessi all’interno dell’organismo anche dei microrganismi patogeni. La puntura infetta si manifesta con i classici segni tipici dell’infezione:
  • Dolore, gonfiore, arrossamento;
  • Possibile presenza e fuoriuscita di materiale purulento (pus);
  • Sintomi simil-influenzali (febbricola, astenia);
  • Ingrossamento dei linfonodi in prossimità della zona colpita.

In questi casi, è necessario l’utilizzo di un antibiotico e seguire le indicazioni del proprio medico di base.

La gestione delle reazioni allergiche


Lo shock anafilattico costituisce una vera e propria emergenza: oltre alla richiesta immediata di un intervento medico, è necessaria la rimozione immediata del pungiglione (per le punture di ape) e la somministrazione tempestiva di adrenalina, farmaco che i pazienti fortemente allergici dovrebbero portare sempre con sé al fine di smorzare la riposta allergica sistemica. Altri farmaci utili a questo scopo sono gli antistaminici e il cortisone endovena; per alleviare le difficoltà respiratorie, è opportuno somministrare un broncodilatatore come il salbutamolo.

Fortunatamente, è molto raro che la prima reazione allergica sia talmente violenta da determinare uno shock anafilattico; in genere essa è limitata a dispnea (affanno) e senso di restringimento alla gola. È indispensabile, seguendo le indicazioni dello specialista allergologo, prepararsi ai successivi eventi che con ogni probabilità saranno più intensi.

Nel caso in cui vi siano stati precedenti episodi di punture di insetto con eclatanti reazioni cutanee (gonfiore e arrossamento gravi ed estesi), può essere avviata un’immunoterapia finalizzata alla desensibilizzazione; tale opportunità è valutata tramite un esame del sangue specifico detto RAST (Radio-Allergo-Sorbent-Test), il quale fornisce indicazioni sulla gravità dell’allergia. Nella terapia desensibilizzante il medico somministra sottocute dosi di veleno ridottissime, ma via via sempre maggiori; tale percorso si completa, generalmente, in 3 anni ed è finalizzato a far “dimenticare” al sistema immune la sua particolare sensibilità verso la sostanza.
 

Come evitare le punture degli insetti

  • Alcuni insetti, come le zanzare, sono particolarmente attivi in alcuni momenti della giornata (solitamente durante il tramonto e la notte). È perciò importante coprire le zone maggiormente esposte, come le braccia e le gambe, ed utilizzare zanzariere per la notte;
  • Cercare di evitare i luoghi ritenuti più a rischio, come le pozze d’acqua, gli stagni, le zone paludose e, in linea generale, le fonti d’acqua in zone umide e calde;
  • Gli insetti sono attratti dal cibo. Evitare di lasciare il cibo all’aperto e cercare sempre di coprire gli alimenti non consumati;
  • Evitare l’utilizzo di profumi forti o di cosmetici molto profumati;
  • Gli abiti dai colori scuri o accesi attirano gli insetti perciò cercare di utilizzare capi d’abbigliamento del colore chiaro;
  • Le sostanze repellenti sembrano funzionare per tafani e zanzare ma risultano essere meno efficaci contro gli imenotteri (api, calabroni, vespe).

Lo sapevate che…

Ogni anno, in Italia, muoiono 10-20 persone per shock anafilattico conseguente a punture di insetti, mentre i decessi conseguenti ai ben più temuti avvelenamenti da morsi di vipera (sul cui trattamento, peraltro, circolano diverse bufale) non arrivano a 5 l’anno.

Secondo uno studio francese, chi beve birra ha più probabilità di essere punto da una zanzara. Questo sembra essere dovuto a dei mutamenti dell’odore corporeo e del respiro, provocati proprio dall’assunzione dell’alcol.

 
In collaborazione con
Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma collabora con Dove e Come Mi Curo per la realizzazione di Approfondimenti Scientifici su tematiche rilevanti e che necessitano di un approfondimento tecnico e medico-scientifico.
Il team editoriale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, composto prevalentemente da specializzandi, è coordinato da:
  • Elena Azzolini, dottore di ricerca in Scienze Biomediche e Sanità Pubblica presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, specialista in Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica, si occupa di epidemiologia e biostatistica, con particolare interesse per i sistemi di valutazione delle performance ospedaliere, la salute globale, le politiche sanitarie nazionali e internazionali.
  • Tiziana Sabetta, responsabile organizzativo dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane - Istituto di Sanità Pubblica - Sezione di Igiene, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - e Responsabile web content editor del sito dedicato. Dal 2004 coordina il “Rapporto Osservasalute - Stato di salute e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane” ed ha curato una serie di Report su specifiche tematiche (salute della donna, dei bambini e degli anziani, città metropolitane, ambiente e prevenzione vaccinale). Ha collaborato ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali ed è autrice e co-autrice di testi scientifici e di testi divulgativi a contenuto scientifico.
Per il 2018 si ringraziano in particolare gli specializzandi Acampora Anna, Barbara Andrea, Bernardelli Micol, Borghini Alice, Cacciatore Pasquale, Cicconi Michela, Colotto Marco, Corsaro Alice, D'Andrea Marianna, De Meo Concetta, Furia Giuseppe, Giubbini Gabriele, Ianuale Carolina, La Milia Daniele, Mancuso Agostino, Mariani Marco, Michelazzo Benedetta, Mogini Valerio, Parente Paolo, Raponi Matteo, Sciaraffa Rocco, Sisti Leuconoe Grazia,  Tamburrano Andrea,  Tognetto Alessia, Vallone Doriana.
Data di pubblicazione: 02 luglio 2018