Approfondimento

Punture di insetti: come gestire l'emergenza

Punture di insetti: come gestire l'emergenza
25 luglio 2017

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
 


Indice


 

Definizione

Le punture di insetti di maggior interesse, a causa della loro potenziale pericolosità, sono quelle degli imenotteri (api, vespe e calabroni). Esse possono provocare sintomi sia locali che sistemici; questi ultimi si manifestano, unicamente, nelle persone allergiche al veleno iniettato, cioè in coloro che hanno sviluppato una sensibilità particolare verso quella particolare sostanza.

 

I sintomi

L’intensità dei sintomi è conseguenza sia della sensibilità individuale alle sostanze iniettate che del numero di punture subite dal soggetto.

Le reazioni possono essere localizzate o generalizzate. Di norma, le manifestazioni sono localizzate e di modesta entità: si tratta di bruciore, gonfiore, dolore e prurito. Nelle reazioni locali più estese il gonfiore nella sede della puntura può presentarsi con un diametro superiore ai 10 centimetri e durare per almeno 24-48 ore. Qualora il soggetto sia interessato da decine di punture, il quadro clinico può essere più serio: vi è la possibilità che si sviluppi una reazione tossica che interessa a livello generale l’organismo e che, seppur raramente, può essere letale.

Negli individui che hanno, invece, sviluppato un’allergia al veleno, in caso di nuova puntura si manifesta una reazione intensa che, nei casi peggiori, può assumere caratteristiche di particolare severità (shock anafilattico), con prurito su tutto il corpo, difficoltà nella respirazione e marcato calo della pressione arteriosa.

Il rischio di reazioni allergiche gravi, in occasione di una successiva puntura di imenotteri in soggetti sensibilizzati, dipende dal grado di gravità della reazione presentata in seguito all’ultima puntura: meno del 5% dei soggetti che hanno presentato una reazione locale estesa svilupperà una reazione generalizzata ad una successiva puntura; il 50 - 65% di quelli che hanno avuto una reazione generalizzata svilupperà invece una reazione analoga o più grave.

Nella tabella sottostante sono riportati i quattro stadi di gravità delle reazioni generalizzate secondo la classificazione di Mueller.
 
Stadio
Sintomi
Stadio 1
(lieve)
Orticaria generalizzata, prurito, malessere, ansia
Stadio 2
(moderato)
I sintomi precedenti più almeno due dei seguenti:
edema, vertigini, nausea, dolori all’addome, vomito, diarrea
Stadio 3
(grave)
I sintomi dello stadio 2 più almeno due dei seguenti:
difficoltà a respirare (dispnea), difficoltà a deglutire (disfagia), secchezza delle fauci, difficoltà di parola (disartria), voce rauca (disfonia); vista annebbiata, angoscia con senso di morte imminente, stato confusionale
Stadio 4
(shock)
I sintomi dello stadio 3 più almeno due dei seguenti:
colorazione bluastra (cianosi), riduzione della pressione sanguigna (ipotensione), svenimento (collasso), perdita di conoscenza, perdita del controllo degli sfinteri

 

La terapia

Mentre le manifestazioni locali tendono ad attenuarsi e a svanire entro 48 ore senza la necessità di un effettivo intervento medico, lo shock anafilattico costituisce una vera e propria emergenza: oltre alla richiesta immediata di un intervento medico, è necessaria la rimozione immediata del pungiglione (per le punture di ape) e la somministrazione tempestiva di adrenalina, farmaco che i pazienti fortemente allergici dovrebbero portare sempre con sé al fine di smorzare la riposta allergica sistemica. Altri farmaci utili a questo scopo sono gli antistaminici e il cortisone endovena; per alleviare le difficoltà respiratorie, è opportuno somministrare un broncodilatatore come il salbutamolo.

Fortunatamente, è molto raro che la prima reazione allergica sia talmente violenta da determinare uno shock anafilattico; in genere essa è limitata a dispnea (affanno) e senso di restringimento alla gola. È indispensabile, seguendo le indicazioni dello specialista allergologo, prepararsi ai successivi eventi che con ogni probabilità saranno più intensi.

Nel caso in cui vi siano stati precedenti episodi di punture di insetto con eclatanti reazioni cutanee (gonfiore e arrossamento gravi ed estesi), può essere avviata un’immunoterapia finalizzata alla desensibilizzazione; tale opportunità è valutata tramite un esame del sangue specifico detto RAST (Radio-Allergo-Sorbent-Test), il quale fornisce indicazioni sulla gravità dell’allergia. Nella terapia desensibilizzante il medico somministra sottocute dosi di veleno ridottissime, ma via via sempre maggiori; tale percorso si completa, generalmente, in 3 anni ed è finalizzato a far “dimenticare” al sistema immune la sua particolare sensibilità verso la sostanza.

 

Lo sapevate che…

Ogni anno, in Italia, muoiono 10-20 persone per shock anafilattico conseguente a punture di insetti, mentre i decessi conseguenti ai ben più temuti avvelenamenti da morsi di vipera (sul cui trattamento, peraltro, circolano diverse bufale) non arrivano a 5 l’anno.