Approfondimento

Psoriasi guttata, inversa, e pustolosa. Come si cura?

Psoriasi guttata, inversa, e pustolosa. Come si cura?
30 luglio 2018

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma


Indice

Definizione

La psoriasi è una malattia che colpisce la pelle e si presenta con andamento cronico, pur in presenza di periodi di aggravamento o periodi in cui la malattia si attenua o scompare del tutto. Le lesioni che si riscontrano sono collegate alle varianti di psoriasi. La psoriasi è una malattia multiorgano, in quanto può causare un’infiammazione estesa a vari organi del corpo, che si manifesta però all’esterno sulla pelle, con macchie rotonde eritematose e desquamanti. Queste macchie a volte non danno alcun fastidio, tranne che dal punto di vista estetico, altre volte possono essere dolorose o prudere.

La psoriasi non è trasmissibile, cioè non può essere passata da una persona all’altra. Chi ne soffre può tenerla sotto controllo sia con farmaci sia con accorgimenti di buona gestione della malattia. Nella maggior parte dei casi le placche vanno e vengono. Tuttavia non esiste una cura alla psoriasi, che quindi è considerata una malattia cronica.

Esistono varie forme di psoriasi:
  • La più comune è la "psoriasi volgare", caratterizzata da placche ricoperte da squame di colore grigio argenteo che si localizzano più frequentemente agli arti (gomiti e ginocchia), al cuoio capelluto e nella zona lombare della schiena. Le placche hanno dimensioni variabili, possono presentarsi separate o unite a ricoprire un’area più vasta. Si presentano sollevate, possono dare prurito e il grattamento può indurle a ispessirsi.
 
  • Una variante è la "psoriasi guttata", più frequente nei bambini e nei giovani, che si presenta con piccole chiazze rosse e desquamanti che possono interessare tutto il corpo. Si manifesta in forma acuta e può colpire sia individui senza psoriasi che con psoriasi a placche. Spesso può essere conseguente a un’infezione della gola da batteri streptococchi.
 
  • La "psoriasi invertita o inversa" colpisce le pieghe cutanee (ascelle, inguine, ombelico, mani, piedi etc.) e le lesioni che non sono molto demarcate possono risultare macerate a seconda di dove sono localizzate.
 
  • La "psoriasi pustolosa", sebbene rara, rappresenta una forma grave. È caratterizzata da lesioni con pustole che possono interessare il palmo delle mani e la pianta dei piedi, ma anche estendersi a tutto il corpo ed essere accompagnate da febbre, malessere, dolori alle ossa, debolezza, prurito intenso e dolore.
 
  • La "psoriasi eritrodermica o esfoliativa" è una forma grave e si caratterizza per la pelle che sembra bruciata. Chii ne è colpito presenta un prurito e un dolore fortissimi.

In circa la metà dei casi, la psoriasi può coinvolgere le unghie (onicopatia psoriasica), causando dolore alla mano e limitando la funzionalità delle mani.

Inoltre, nel 10% dei casi, la psoriasi può colpire le articolazioni e, pertanto, si parla di artrite psoriasica.

La severità della malattia e l’estensione delle placche varia da persona a persona. In alcuni soggetti si presenta come un lieve fastidio, mentre in altri compromette seriamente la qualità della vita.

La malattia è causata da un ricambio troppo veloce delle cellule della pelle. Le nuove cellule vengono prodotte negli strati più profondi, gradualmente si spostano verso la superficie e rimpiazzano le cellule che muoiono negli strati più superficiali (processo di desquamazione). Se nell’individuo sano questo ciclo avviene ogni 3-4 settimane, nel soggetto con psoriasi avviene in 3-7 giorni, con il risultato che le cellule che raggiungono la superficie delle pelle non sono abbastanza mature e si formano le tipiche placche.

Non sono ancora chiari i meccanismi che portano a questo ricambio cellulare molto veloce. Sicuramente, un ruolo importante viene svolto dal sistema immunitario e, in particolare, dalle cellule linfocitarie T che vengono coinvolte nel processo infiammatorio e alterano i meccanismi di riproduzione cellulare provocando il rossore e la comparsa di chiazze.

È molto probabile che, alla base di questa alterazione ci sia una predisposizione genetica (1 malato su 3 ha un parente con la psoriasi). Grazie alla ricerca sono stati identificati dei geni (più di 30) potenzialmente coinvolti nell’insorgenza. Sembra che, per poter sviluppare la malattia, un individuo debba ereditarne il "giusto" mix. La maggior parte dei soggetti affetti riferisce di aver sviluppato la malattia dopo un evento scatenante. Tra questi figurano:
  • traumi di diverso tipo;
  • alcol;
  • fumo;
  • stress;
  • cambiamenti ormonali;
  • alcuni farmaci (ad esempio ACE inibitori, beta bloccanti, antinfiammatori, litio e antimalarici);
  • infezioni (ad esempio faringite da streptococco);
  • malattie che colpiscono il sistema immunitario.
 

Quadro Epidemiologico

Si stima che a, livello mondiale, la psoriasi colpisca il 2-3% della popolazione. In Italia, si valuta che ne siano colpiti tra 1,2 e 1,8 milioni di persone. La malattia può insorgere a qualsiasi età e si ritiene che il 10-15% dei casi si presenti in soggetti di età inferiore ai 10 anni. È una malattia leggermente più frequente nelle donne. L’incidenza della psoriasi dipende dalla latitudine e dal patrimonio genetico della popolazione. È meno frequente ai Tropici e in soggetti di colore.

La forma lieve della malattia non sembra aumentare il rischio di morte, mentre gli uomini e le donne con una psoriasi severa muoiono, rispettivamente, 3,5 e 4,5 anni prima rispetto a chi non ne soffre. Una ricerca che ha coinvolto più di 9.000 soggetti ha evidenziato come i soggetti affetti da psoriasi con lesioni molto estese abbiano un rischio maggiore di presentare altre patologie: malattie del cuore o dei vasi, croniche del polmone, malattie del rene e delle articolazioni. Il rischio di avere serie patologie, oltre la psoriasi, è più alto nei soggetti con psoriasi severa (35%) rispetto a quella moderata (15%) o lieve (11%).

La psoriasi ha un impatto negativo sulla qualità della vita di chi ne è affetto. Il prurito o la presenza di lesioni squamose influiscono sulle interazioni sociali, così da aggravare spesso le ricadute. Diversi studi hanno indicato come i pazienti con psoriasi siano più soggetti a soffrire di depressione o altre condizioni psicologiche.

I costi (diretti e indiretti) dovuti alla psoriasi sono significativi sia per il paziente sia per la società. In Italia considerando pazienti con psoriasi a placche moderata, compresi tra i 20-80 anni, si stima che il costo annuo della patologia sia per la società di 705,8 milioni di Euro, con un costo medio del paziente di 4.789,6 Euro.
 

Diagnosi e trattamento

La diagnosi emerge dall’esame clinico delle lesioni cutanee; solo nei casi dubbi può essere effettuato un esame istologico prelevando un campione di tessuto. Poiché la malattia potrebbe avere un interessamento oculare e muscolo-scheletrico è necessario effettuare un’accurata visita anche di tali zone.

Per valutare l’andamento della malattia esistono diverse scale che prendono in considerazione le caratteristiche della stessa. Risulta, invece, più complesso diagnosticare l’artrite psoriasica e, in questi casi, oltre all’esame clinico si può ricorrere agli esami strumentali (ad esempio radiografia, ecografia articolare o risonanza magnetica).

Esistono diversi trattamenti per tale patologia e il tipo impiegato dipende sia dalle caratteristiche del paziente che della malattia.

Per le forme più lievi si usa un trattamento locale (creme) e i prodotti sono a base di corticosteroidi, analoghi della vitamina D e sostanze emollienti.

In strutture mediche qualificate è possibile trattare la psoriasi con la fototerapia (chi si sottopone a sedute di fototerapia per migliorare i sintomi della psoriasi deve necessariamente sottoporsi a controlli periodici per lo screening dei tumori della pelle).

Nei casi di malattia severa è necessario ricorrere a farmaci per via sistemica che, però, possono avere alcuni effetti collaterali:
  • il metotrexate: riduce la produzione di cellule nuove della pelle e sopprime l’infiammazione (efficace soprattutto per l’artrite psoriasica, ma con un utilizzo limitato visti gli effetti collaterali che provoca;
  • le ciclosporine: riducono la risposta immunitaria e, quindi, l’attività delle cellule linfocitarie T nei confronti della pelle;
  • l’acitretina: riduce la produzione di cellulle della pelle;
  • i farmaci biologici: riducono l’infiammazione agendo sulle cellule immunitarie iperattive (si sono rivelati farmaci inefficaci se utilizzati in assenza dei trattamenti tradizionali).
È stato riscontrato, tuttavia, che sebbene il trattamento porti ai benefici sperati nel lungo periodo, poco meno del 10% dei pazienti segue le cure con costanza, la metà, invece, applica il trattamento solo quando avverte dei disturbi e addirittura meno di un paziente su cinque segue le indicazioni del medico.

Chi ha indagato sul fenomeno rileva una serie di motivazioni, le principali legate alla scomodità dei trattamenti, soprattutto quelli locali (creme, unguenti, paste, gel e lozioni) che vengono applicati direttamente sulle zone cutanee coinvolte ma comportano medicazioni a volte laboriose, con prodotti che emanano odori decisamente sgradevoli o inopportuni in grado oltretutto di macchiare la pelle e i vestiti.

Non tutto, tra i rimedi, complica la vita di chi è affetto da psoriasi: di comprovata efficacia sono i cortisonici, cui si ricorre per brevi periodi nella fase di attacco della malattia, su aree limitate, privilegiando i soggetti adulti; e ancora il ditranolo, in grado di provocare remissioni prolungate, con la sola controindicazione di possibili irritazioni prodotte nella zona circostante della cute; e poi i derivati della vitamina D3, impiegabili anche a lungo nelle fasi di stabilizzazione e mantenimento; per finire il tazarotene, un retinoide in gel da applicare solo sulle lesioni psoriasiche oltre alle creme emollienti e idratanti che contrastano la secchezza cutanea e riducono la desquamazione.

È la scomodità delle terapie a scoraggiarne l’impiego diligente e continuativo che i trattamenti richiedono e questa discontinuità ne pregiudica l’efficacia. Da qui il ricorso, decisamente inopportuno, all’auto-prescrizione. Fondamentale è il parere, vincolante, del dermatologo, l’unico di grado di modulare le terapie caso per caso.
 

Gli effetti collaterali della psoriasi

Chi ritiene che la psoriasi sia semplicemente una malattia della pelle non ne conosce i riflessi psicologici: l’84% dei pazienti affetti da psoriasi dichiara di essere vittima di discriminazioni e umiliazioni e il 45% di loro si è vista chiedere se la patologia di cui soffrono sia contagiosa. La loro emarginazione è ben evidente. Lo segnala il sondaggio Clear about Psoriasis, realizzato da GSK con il contributo di Novartis, effettuato su oltre 8 mila persone con psoriasi moderata o severa (di 31 nazioni). Il 16% dei partecipanti al sondaggio ha ammesso di nascondersi dal mondo come meccanismo di difesa. Questa carenza di speranza e di autostima si riflette nei risultati, con il 55% degli intervistati che afferma di non credere che la pelle libera o quasi libera da lesioni sia un obiettivo realistico.

La psoriasi influisce in maniera negativa anche sulle relazioni interpersonali: ne è convinto il 46% degli intervistati tra i quali il 33% ritiene di non sopportare lo sguardo degli altri. Sempre un paziente su tre si sente inadeguato come partner. In Italia si stima che siano affette da psoriasi circa 1,5 milioni di persone con una prevalenza pari al 2,8% della popolazione. Nel mondo, sono 25 milioni a soffrirne, oltre un terzo dei quali in forma non lieve, cioè con un interessamento di oltre il 10% della superficie del corporea.
 

Lo sapevate che...

  • La psoriasi non è una malattia contagiosa per cui stare vicino o toccare chi è affetto da tale patologia con comporta alcuna trasmissione della stessa.
  • Bisogna evitare eccessiva secchezza o irritazione della cute e mantenere un’adeguata idratazione cutanea.
  • Conoscere la malattia e come trattarla aiuterà a gestirla, a prendere decisioni appropriate sul trattamento e ad evitare ciò che può peggiorarla.
  • Fumo, alcol e sovrappeso possono peggiorare la malattia, rendendo il trattamento meno efficace.
  • I tatuaggi possono causare o acuire la psoriasi.

 




Riferimenti bibliografici

- Ministero della Salute. Disponibile sul sito: www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?lingua=italiano&id=178&area=Malattie_del_sistema_immunitario.
- Harrison’s Principles of Internal Medicine, 16/e D.L. Kasper, E. Barunwald, A.S. Fauci, S.L. Hauser, D.L. Longo, J.L. Jameson Mc Graw-Hill, 2005.
- American Academy of Dermatology. Disponibile sul sito: www.aad.org.
- Disponibile sul sito: www.emedicine.medscape.com.
- Harding A. Extent of psoriasis tied to risk of comorbidities. Reuters Health Information. August 15, 2013.
- Yeung H, Takeshita J, Mehta NN, et al. Psoriasis Severity and the Prevalence of Major Medical Comorbidity: A Population-Based Study. JAMA Dermatol. 2013 Aug 7.
- Gelfand JM, Troxel AB, Lewis JD, Kurd SK, Shin DB, Wang X, et al. The risk of mortality in patients with psoriasis: results from a population-based study. Arch Dermatol. 2007 Dec. 143 (12): 1.493-9.
- De Compadri P, Koleva D. I costi della psoriasis vulgaris nei pazienti sottoposti a terapia sistemica: una rassegna della letteratura e una stima preliminare di costo in Italia. Quaderni di Farmacoeconomia, 6 maggio 2008.