Approfondimento

Protesi d’anca: cause, trattamento, materiali e scelta

Protesi d’anca: cause, trattamento, materiali e scelta
28 febbraio 2017

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

Indice

 

Definizione

L’intervento di sostituzione protesica dell’anca costituisce una soluzione sempre più diffusa per molte patologie invalidanti, quali l’artrosi, l’artrite reumatoide e le fratture del collo del femore, condizioni che interessano soprattutto le persone anziane. Il paziente trae, generalmente, grandi benefici dall’intervento chirurgico, che risolve la sintomatologia dolorosa, restituisce autonomia di movimento e porta ad un sensibile miglioramento della qualità di vita.

L’anca è una delle più grandi articolazioni del corpo. Si tratta di un giunto a sfera: la coppa è formata dall’acetabolo, che è una parte del grande osso del bacino; la sfera è la testa del femore, estremità superiore dell’osso della coscia. La sfera si muove all’interno della coppa dando origine al movimento dell’anca (articolazione coxo-femorale).



Le superfici ossee della testa del femore e dell’acetabolo sono ricoperte di cartilagine articolare, un tessuto levigato che consente alle estremità delle ossa di muoversi con facilità.
 Un sottile tessuto chiamato membrana sinoviale ricopre l’articolazione dell’anca. In un’anca sana, questa membrana produce una piccola quantità di liquido che lubrifica la cartilagine ed elimina quasi completamente l’attrito durante il movimento.

Fasci di tessuto chiamati legamenti collegano la testa del femore all’acetabolo e forniscono stabilità all’articolazione. Questi legamenti tengono insieme il femore e la tibia e garantiscono la stabilità. Normalmente, tutti questi componenti lavorano in armonia, ma una malattia o un infortunio possono interromperla provocando debolezza muscolare e riduzione della funzione.

L’intervento di protesi totale di anca viene effettuato nei casi di artrosi avanzata, in particolari tipi di frattura del femore ed in malattie che abbiano portato alla degenerazione dell’articolazione coxo-femorale (come l’artrite reumatoide, la necrosi della testa del femore, esiti di trauma etc.).
 

Epidemiologia

In Italia, vengono impiantati ogni anno oltre 200 mila protesi, di cui oltre 100.000 d’anca. L’87% dei pazienti con frattura dell’anca hanno più di 65 anni. Ogni anno, in Europa, si stimano più di 600 mila fratture femorali, 70.000- 90.000 nel nostro Paese. La frattura dell’anca è molto più frequente nei soggetti di genere femminile (circa il 75% dei casi; il 94% di questi riguarda donne over 65 anni); l’età media dei pazienti varia da 66,0 a 72,4 anni.
 

Cause

Le principali cause che determinano un danno all’articolazione dell’anca, sono tre:
  • Osteoartrosi. Sono le artrosi più comuni, caratterizzate dal consumo (dovuto a sfregamento continuo) della 
cartilagine articolare. Per tale ragione sono dette anche “artrosi da usura”.
  • Artrite reumatoide. Si tratta di una malattia autoimmune, in cui il sistema immunitario, piuttosto che difendere 
l’organismo dalle infezioni, lo attacca. Ciò va a discapito delle articolazioni che diventano rigide, dolorose e 
gonfie.
  • Frattura ossea. Si tratta di una delle fratture ossee più comuni tra le persone anziane. La guarigione spontanea 
non è sempre sufficiente a ristabilire la piena mobilità articolare.

Altre cause molto comuni che necessitano dell’intervento anche nei pazienti più giovani, sono:
  • Artrite settica;
  • Conflitto femoro-acetabolare;
  • Necrosi avascolare;
  • Malattia ossea di Paget;
  • Lussazione congenita dell’anca;
  • Tumori ossei. 

 

Sintomi

I sintomi principali della lesione del femore sono il dolore e l’impossibilità di stare in piedi sulla gamba rotta. Dopo pochi giorni dal trauma, compare il gonfiore e l’ematoma o ecchimosi. La persona caduta non riesce a rialzarsi da terra senza aiuto. Il dolore è avvertito durante il movimento passivo dell’anca. Anche il test di percussione del tallone produce dolore.


Inoltre, il soggetto non è in grado di camminare, ma zoppica. I movimenti sono limitati e provocano dolore all’anca, in particolare la rotazione interna. La palpazione profonda nell’area inguinale provoca dolore. Se l’osso è completamente rotto la gamba può apparire più corta rispetto alla gamba sana. 

 
 

Diagnosi

La diagnosi di una frattura del femore è, generalmente, fatta con una radiografia dell’anca e del femore. 
In alcuni casi, se il paziente cade e si lamenta di dolore all’anca, una frattura incompleta potrebbe non vedersi con una normale radiografia. In tal caso, è indicato eseguire una risonanza magnetica. La risonanza magnetica consente di rilevare la presenza di una frattura nascosta.
Se il paziente non è in grado di fare una risonanza magnetica a causa di una condizione medica associata, la Tomografia Assiale Computerizzata (TAC) può essere una valida alternativa. 


 

Trattamento

Quando l’anca subisce dei danni, la prima misura terapeutica consiste in un trattamento conservativo (riabilitazione, fisioterapia e antidolorifici). Tuttavia, se l’entità del danno è notevole o ha natura cronica va presa in seria considerazione la possibilità di sottoporsi all’intervento chirurgico di protesi d’anca. In questi casi, sono il dolore persistente e l’incapacità di svolgere le più facili attività quotidiane (stare in piedi, camminare, guidare etc.) a convincere il paziente a operarsi. 
La protesi d’anca rimpiazza la naturale articolazione, ormai non più funzionale. Esistono tre tipologie di protesi:
  1. la sostituzione totale o Artroprotesi che prevede di intervenire su entrambe le componenti articolari: il femore e l’acetabolo;
  2. la sostituzione parziale o Endoprotesi che preserva l’acetabolo;
  3. la protesi parziale che prevede la conservazione del collo del femore (solo pazienti giovani e in assenza di 
osteoporosi). 


L’intervento di protesi d’anca si esegue, di solito, in anestesia generale. Tuttavia, è possibile anche optare per una anestesia epidurale, in cui solo la parte inferiore del corpo è insensibile al dolore. Chi sceglie questa seconda opzione non è, comunque, cosciente poiché deve assumere dei forti sedativi. 
L’intervento dura tra i 60-90 minuti.
 Quando si rimuove l’articolazione danneggiata, si tolgono la parte superiore del femore (testa, collo e un pezzo del corpo) e la porzione di acetabolo, entro cui alloggia il femore stesso.



A questo punto si passa alla sostituzione dell’anca con una protesi in lega metallica. Il chirurgo comincia col fissare, al bacino, una cavità artificiale che funge da acetabolo. Questa cavità è chiamata coppa (o cotile) protesica. Successivamente, applica il cosiddetto stelo protesico. Un’estremità dello stelo è fatta per saldarsi al femore rimasto; l’altra estremità presenta una testa, molto simile a quella del femore, che alloggia perfettamente dentro la coppa protesica.

Infine, per fissare saldamente la coppa e la testa dello stelo, le soluzioni sono due: o si applica del cemento acrilico (una specie di colla) oppure si ricorre a un meccanismo a pressione.

 

Materiali utilizzati

La protesi d’anca è fatta di materiali diversi. Lo stelo e la coppa sono di una lega metallica; l’inserto e la testa, invece, possono essere, oltre che in metallo, anche di plastica o ceramica. I materiali di realizzazione incidono sulla durata e sull’usura della protesi.
Il cemento acrilico, usato come già detto per fissare saldamente la coppa e la testa dello stelo, crea una saldatura molto forte, tanto che la rimozione della protesi, quando questa si è usurata, risulta difficoltosa e diventa un problema. Tale opzione è nota col nome di protesi cementata.

Se si opta per un meccanismo a pressione (protesi non cementata) si fa uso di protesi il cui stelo presenta dei piccolissimi fori. I fori permettono all’osso di crescervi all’interno, ancorando maggiormente la protesi. I vantaggi della protesi non cementata consistono nella facile rimozione.

 

Scelta della protesi

Esistono più di 60 modelli diversi di protesi d’anca. Tuttavia, quelli realmente utilizzati sono meno di dieci. La scelta della protesi più appropriata spetta al chirurgo che, di volta in volta, fa diverse considerazioni relative a:
  • Età del paziente;
  • Peso corporeo e fragilità di alcuni materiali (ceramica);
  • Eventuali allergie del paziente ai materiali (metalli) della protesi;
  • Genere;
  • Patologia di base.

Data la sua importanza, l’età del paziente merita un’attenzione particolare. Un paziente anziano non ha particolari esigenze: la protesi può anche non essere delle più longeve e nemmeno del tipo non cementato. Questo perché, difficilmente, si sottoporrà a un secondo intervento per la sostituzione della protesi usurata.
 Al contrario, invece, un paziente giovane necessita di una protesi durevole e, possibilmente, non cementata. In tal modo, oltre a rimandare il più possibile l’intervento di sostituzione, lo si rende anche di più facile realizzazione . 

 

Lo sapevate che... 


Di recente è stata introdotta una nuova tecnica di intervento chirurgico con notevoli vantaggi per il paziente. Si tratta di una tecnica che richiede una piccola incisione cutanea (7 cm contro i 15 cm tradizionali). Inoltre, la protesi d’anca mini- invasiva consente il posizionamento della protesi evitando il danneggiamento di tendini e muscoli.
In particolare, la protesi d’anca per via anteriore diretta mini-invasiva garantisce:
  • Totale assenza di dolore nei giorni che seguono l’intervento;
  • Cicatrice poco visibile (“bikini” o standard);
  • Rapida ripresa del lavoro e dell’attività fisica;
  • Notevole stabilità con pericolo di lussazione praticamente assente;
  • Mantenimento delle strutture anatomiche fondamentali per una buona biomeccanica e, quindi, una buona 
“sensazione” di sicurezza;
  • Importante diminuzione delle perdite di sangue.
 







 

Riferimenti bibliografici

- Revisione sistematica sulle protesi d’anca: affidabilità dell’impianto. PNLG. Ministero della Salute.
- SIOT 2015 - 100^ Congresso Nazionale SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia).
- Disponibile online al sito: http://www.noene-italia.com/protesi-anca/.
- Disponibile online al sito: www.fisioterapiarubiera.com/dolore-osso/frattura-dell-anca/.
- Disponibile online al sito: http://www.humanitas.it/malattie/frattura-dell-anca.
- Giornale Italiano di Ortopedia e Traumatologia. Anno 2015; Numero 6.
- Disponibile online al sito: www.artrosianca.com.


 
In collaborazione con
Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma collabora con Dove e Come Mi Curo per la realizzazione di Approfondimenti Scientifici su tematiche rilevanti e che necessitano di un approfondimento tecnico e medico-scientifico.
Il team editoriale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, composto prevalentemente da specializzandi, è coordinato da:
  • Elena Azzolini, dottoranda di ricerca in Scienze Biomediche e Sanità Pubblica presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, specialista in Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica, si occupa di epidemiologia e biostatistica, con particolare interesse per i sistemi di valutazione delle performance ospedaliere, la salute globale, le politiche sanitarie nazionali e internazionali.
  • Tiziana Sabetta, Responsabile organizzativo dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane - Istituto di Sanità Pubblica - Sezione di Igiene, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - e Responsabile web content editor del sito dedicato. Dal 2004 coordina il “Rapporto Osservasalute - Stato di salute e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane” ed ha curato una serie di Report su specifiche tematiche (salute della donna, dei bambini e degli anziani, città metropolitane, ambiente e prevenzione vaccinale). Ha collaborato ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali ed è autrice e co-autrice di testi scientifici e di testi divulgativi a contenuto scientifico.
Per il 2018 si ringraziano in particolare gli specializzandi Acampora Anna, Barbara Andrea, Bernardelli Micol, Borghini Alice, Cacciatore Pasquale, Cicconi Michela, Colotto Marco, Corsaro Alice, D'Andrea Marianna, De Meo Concetta, Furia Giuseppe, Giubbini Gabriele, Ianuale Carolina, La Milia Daniele, Mancuso Agostino, Mariani Marco, Michelazzo Benedetta, Mogini Valerio, Parente Paolo, Raponi Matteo, Sciaraffa Rocco, Sisti Leuconoe Grazia,  Tamburrano Andrea,  Tognetto Alessia, Vallone Doriana.