Intervento di protesi d'anca: durata, materiali e riabilitazione

Intervento di protesi d'anca: durata, materiali e riabilitazione

 

Indice

Definizione

Immagine che ritrae una donna che si tiene l'anca per il doloreL’intervento di protesi d’anca costituisce una soluzione sempre più diffusa per molte patologie invalidanti, quali l’artrosi, l’artrite reumatoide e le fratture del collo del femore, condizioni che interessano soprattutto le persone anziane. L’operazione chirurgica dev’essere seguita da una riabilitazione accurata, ma il paziente, in genere, trae grandi benefici dall’intervento, che risolve la sintomatologia dolorosa, restituisce autonomia di movimento e porta ad un sensibile miglioramento della qualità di vita. Quanto ai dolori muscolari post-operatori (in particolare, alcuni lamentano dolore al gluteo, alla coscia e al ginocchio) sono normali dopo un intervento di protesi d’anca, ma sono destinati a scomparire col tempo e la loro persistenza varia da paziente a paziente.

L’anca è una delle più grandi articolazioni del corpo. Si tratta di un giunto a sfera: la coppa è formata dall’acetabolo, che è una parte del grande osso del bacino; la sfera è la testa del femore, estremità superiore dell’osso della coscia. La sfera si muove all’interno della coppa dando origine al movimento dell’anca (articolazione coxo-femorale).

 
Le superfici ossee della testa del femore e dell’acetabolo sono ricoperte di cartilagine articolare, un tessuto levigato che consente alle estremità delle ossa di muoversi con facilità.
 Un sottile tessuto chiamato membrana sinoviale ricopre l’articolazione dell’anca. In un’anca sana, questa membrana produce una piccola quantità di liquido che lubrifica la cartilagine ed elimina quasi completamente l’attrito durante il movimento.

Fasci di tessuto chiamati legamenti collegano la testa del femore all’acetabolo e forniscono stabilità all’articolazione. Questi legamenti tengono insieme il femore e la tibia e garantiscono la stabilità. Normalmente, tutti questi componenti lavorano in armonia, ma una malattia o un infortunio possono interromperla provocando debolezza muscolare e riduzione della funzione.

L’intervento di protesi totale di anca viene effettuato nei casi di artrosi avanzata, in particolari tipi di frattura del femore ed in malattie che abbiano portato alla degenerazione dell’articolazione coxo-femorale (come l’artrite reumatoide, la necrosi della testa del femore, esiti di trauma etc.).

Epidemiologia

In base ai dati della Società italiana di ortopedia e traumatologia (SIOT, 2015) l'Italia si attesta tra i primi Paesi in Europa per il numero di protesi impiantate: 200mila l'anno, di cui oltre 100.000 d’anca (con un amento del 141% in 15 anni).

Artroprotesi d'anca, interventi primari totali e revisioni interessano soprattutto le donne. L'età media dei pazienti, invece, varia da 66 a 72,4 anni. 

Infografica che ritrae la conformazione dell'anca

Cause

Le principali cause che determinano un danno all’articolazione dell’anca, sono tre:
  • Osteoartrosi. Sono le artrosi più comuni, caratterizzate dal consumo (dovuto a sfregamento continuo) della 
cartilagine articolare. Per tale ragione sono dette anche “artrosi da usura”.
  • Artrite reumatoide. Si tratta di una malattia autoimmune, in cui il sistema immunitario, piuttosto che difendere 
l’organismo dalle infezioni, lo attacca. Ciò va a discapito delle articolazioni che diventano rigide, dolorose e 
gonfie.
  • Frattura ossea. Si tratta di una delle fratture ossee più comuni tra le persone anziane. La guarigione spontanea 
non è sempre sufficiente a ristabilire la piena mobilità articolare.

Altre cause molto comuni che necessitano dell’intervento anche nei pazienti più giovani, sono:

Sintomi

I sintomi principali della lesione del femore sono il dolore e l’impossibilità di stare in piedi sulla gamba rotta. Dopo pochi giorni dal trauma, compare il gonfiore e l’ematoma o ecchimosi. La persona caduta non riesce a rialzarsi da terra senza aiuto. Il dolore è avvertito durante il movimento passivo dell’anca. Anche il test di percussione del tallone produce sofferenza.


Inoltre, il soggetto non è in grado di camminare, ma zoppica. I movimenti sono limitati e provocano dolore all’anca, in particolare la rotazione interna, così come la palpazione profonda nell’area inguinale provoca dolore. Se l’osso è completamente rotto la gamba può apparire più corta rispetto alla gamba sana. 


Diagnosi

La diagnosi di una frattura del femore è, generalmente, fatta con una radiografia dell’anca e del femore. 
In alcuni casi, se il paziente cade e si lamenta di dolore all’anca, una frattura incompleta potrebbe non vedersi con una normale radiografia. In tal caso, è indicata la risonanza magnetica, che consente di rilevare la presenza di una frattura nascosta.
 Se questa non è possibile a causa di particolari condizioni mediche associate, la Tomografia Assiale Computerizzata (TAC) può essere una valida alternativa.


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Trattamento 


Infografica che ritrae una sostituzione totale di ancaQuando l’anca subisce dei danni, la prima misura terapeutica consiste in un trattamento conservativo (riabilitazione, fisioterapia e antidolorifici).

Tuttavia, se l’entità del danno è notevole o ha natura cronica va presa in seria considerazione la possibilità di sottoporsi all’intervento chirurgico di protesi d’anca. In questi casi, sono il dolore persistente e l’incapacità di svolgere le più facili attività quotidiane (stare in piedi, camminare, guidare etc.) a convincere il paziente a operarsi.

La protesi d’anca rimpiazza la naturale articolazione, ormai non più funzionale. Esistono tre tipologie di protesi:
  • La sostituzione totale o Artroprotesi che prevede di intervenire su entrambe le componenti articolari: il femore e l’acetabolo;
  • La sostituzione parziale o Endoprotesi che preserva l’acetabolo;
  • La protesi parziale che prevede la conservazione del collo del femore (adatta solo a pazienti giovani e in assenza di 
osteoporosi). 


L’intervento di protesi d’anca si esegue, di solito, in anestesia generale. Tuttavia, è possibile anche optare per una anestesia epidurale, in cui solo la parte inferiore del corpo è insensibile al dolore. Chi sceglie questa seconda opzione non è, comunque, cosciente poiché deve assumere dei forti sedativi. 

Riguardo alla durata dell'intervento per protesi d'anca, varia tra i 60-90 minuti.

Quando si rimuove l’articolazione danneggiata, si tolgono la parte superiore del femore (testa, collo e un pezzo del corpo) e la porzione di acetabolo, entro cui alloggia il femore stesso.

A questo punto si passa alla sostituzione dell’anca con una protesi in lega metallica. Il chirurgo comincia col fissare, al bacino, una cavità artificiale che funge da acetabolo.
Questa cavità è chiamata coppa (o cotile) protesica. Successivamente, applica il cosiddetto stelo protesico, un’estremità del quale è fatta per saldarsi al femore rimasto; l’altra estremità presenta una testa, molto simile a quella del femore, che alloggia perfettamente dentro la coppa protesica.
Per fissare saldamente la coppa e la testa dello stelo, le soluzioni sono due: o si applica del cemento acrilico (una specie di colla) oppure si ricorre a un meccanismo a pressione.

 

Come funziona la riabilitazione? 

Materiali utilizzati

Infografica che ritrae le parti della protesi d'ancaLa protesi d’anca può essere realizzata con materiali diversi. Lo stelo, ad esempio può essere in titanio mentre l’inserto e la testa in ceramica. Quanto dura una protesi d’anca? Dipende dai materiali di realizzazione.

Il cemento acrilico, usato come già detto per fissare saldamente la coppa e la testa dello stelo, crea una saldatura molto forte, tanto che la rimozione della protesi, quando questa si è usurata, risulta difficoltosa e diventa un problema. Tale opzione è nota col nome di protesi cementata.

Se si opta per un meccanismo a pressione (protesi non cementata) si fa uso di protesi il cui stelo presenta dei piccolissimi fori, che permettono all’osso di crescervi all’interno, ancorando maggiormente la protesi. I vantaggi della protesi non cementata consistono nella facile rimozione.


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Scelta della protesi

Esistono più di 60 modelli diversi di protesi d’anca. Tuttavia, quelli realmente utilizzati sono meno di dieci. La scelta della protesi più appropriata spetta al chirurgo che, di volta in volta, fa diverse considerazioni relative a:
  • Età del paziente;
  • Peso corporeo e fragilità di alcuni materiali (ad esempio la ceramica);
  • Eventuali allergie del paziente ai materiali che compongono la protesi;
  • Genere;
  • Patologia di base.

Data la sua importanza, l’età del paziente merita un’attenzione particolare. Un paziente anziano non ha particolari esigenze: la protesi può anche non essere delle più longeve e nemmeno del tipo non cementato.
Questo perché, difficilmente, si sottoporrà a un secondo intervento per la sostituzione della protesi usurata.
 Al contrario, invece, un paziente giovane necessita di una protesi durevole e, possibilmente, non cementata. In tal modo, oltre a rimandare il più possibile l’intervento di sostituzione, lo si rende anche di più facile realizzazione. 


Possibili complicanze

L'intervento di protesi d'anca, essendo invasivo, non è esente da rischi. In circa un caso su dieci possono insorgere complicazioni. Le più comuni sono: la lussazione dell'anca (quando la testa della protesi fuoriesce dalla coppa), l'allentamento della protesi, un'usura precoce o un irrigidimento articolare (quando i tessuti molli si induriscono pregiudicando la mobilità delle articolazioni).
Nei casi di anca lussata o allentata è necessaria un'operazione chirurgica correttiva mentre nell’eventualità di un irrigidimento articolare si può contare su una terapia non chirurgica. 

Raramente (circa una volta su cento), possono insorgere complicanze più gravi, come trombosi o infezioni che possono colpire i tessuti circostanti la protesi. Le trombosi sono causate dalla semi-immobilità a cui il paziente è costretto, e sono alla base della formazioni di coaguli di sangue nelle vene che possono ostacolare il flusso sanguigno. Questa patologia è poco sintomatica (ma in alcuni casi sono presenti dolore, aumento di volume e arrossamento).

Una protesi d'anca infetta, invece, è, in genere, accompagnata da gonfiore, arrossamento e dolore in corrispondenza dell'articolazione. In presenza di questi sintomi, è importante contattare urgentemente il medico.

Lo sai che... 



La chirurgia mini invasiva consente il posizionamento della protesi evitando il danneggiamento di tendini e muscoli.
 In particolare, la protesi d’anca mininvasiva con accesso anteriore diretto (che permette un approccio conservativo e rispettoso dell’anatomia dell’articolazione) garantisce:
  • Totale assenza di dolore nei giorni che seguono l’intervento
  • Cicatrice poco visibile (“bikini” o standard); 
  • Rapida ripresa del lavoro e dell’attività fisica; 
  • Notevole stabilità con pericolo di lussazione praticamente assente; 
  • Mantenimento delle strutture anatomiche fondamentali per una buona biomeccanica e, quindi, una buona 
“sensazione” di sicurezza; 
  • Importante diminuzione delle perdite di sangue

I movimenti da evitare

Immagine che ritrae una simulazione di protesi d'anca I pazienti sottoposti a un intervento di protesi d’anca possono riprendere a camminare - con le dovute precauzioni e se ci sono le condizioni -, subito dopo l’operazione, aiutandosi con le stampelle. Quanto ai tempi di recupero, se si eseguono regolarmente gli esercizi di riabilitazione senza esagerare, la ripresa delle normali attività può avvenire in 2 o 3 mesi.

Occorre prestare attenzione ai movimenti bruschi e agli urti: sport come il calcio, lo sci o l'equitazione, quindi, sono da evitare.
Le normali attività, invece, possono essere riprese dopo il giusto intervallo di tempo: si può tornare a guidare dopo circa 6 settimane, a lavorare dopo 6-12 settimane (in base al tipo di professione) e all'attività sessuale dopo 6-8 settimane (con il benestare del medico).

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Quanto dura la riabilitazione dopo protesi d’anca?
La riabilitazione viene iniziata in genere nella struttura in cui si esegue l’intervento ma poi va continuata in un’altra struttura per diverse settimane. Nel caso ad esempio di rottura del femore in una persona anziana, va svolta in un centro riabilitativo di lunga degenza ed è fondamentale per scongiurare la cosiddetta “sindrome d’allettamento”, cioè l’aggravarsi di patologie preesistenti precedentemente ben compensate. 
Quando la protesi d’anca?
L’età media dei pazienti che si sottopongono all’operazione varia da 66 a 72,4 anni (dati SIOT). L’intervento di protesi totale di anca viene effettuato in caso di artrosi avanzata, nell’eventualità di una frattura del femore o di degenerazione dell’articolazione coxo-femorale (dovuta a malattie come l’artrite reumatoide, la necrosi della testa del femore, esiti di trauma etc.).
Come comportarsi dopo l’intervento all’anca?
Se ci sono le condizioni, i pazienti possono riprendere a camminare subito dopo l’intervento con le dovute precauzioni e aiutandosi con le stampelle. Quanto ai tempi di recupero, se si eseguono regolarmente gli esercizi di riabilitazione, senza forzare la mano, la ripresa delle normali attività può avvenire in 2 o 3 mesi.
In collaborazione con
Michela Crippa

Michela Crippa

Giornalista professionista, da oltre dodici anni mi occupo di giornalismo medico-scientifico per le riviste e i siti del Gruppo Sfera (Rizzoli) scrivendo principalmente di salute e alimentazione. Ho lavorato come redattore presso il mensile "Donna e Mamma" e oggi curo la rubrica delle news in primo piano di "Io e il Mio Bambino" e realizzo reportage sulle strutture ospedaliere per la sezione viaggi nei centri di eccellenza. Inoltre lavoro come addetta stampa del portale Dove e Come Mi Curo.
Data di pubblicazione: 28 febbraio 2017
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