Approfondimento

Tumore della prostata: sintomi, cause e prevenzione

Tumore della prostata: sintomi, cause e prevenzione
17 giugno 2018

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

Indice

Incidenza, mortalità e prevalenza

Il tumore della prostata è il più̀ diffuso nella popolazione maschile e nel 2013 si sono stimati, in Italia, circa 43.380 nuovi casi diagnosticati (146 nuovi casi l’anno ogni 100.000 uomini). La patologia ha visto un grande incremento dagli anni ‘70 sino a primi anni del nuovo millennio, poi una stabilizzazione nell’incidenza di nuovi casi e una lieve diminuzione, nell’ultimo periodo, della mortalità. Nel 2014, ultimo dato disponibile, si sono verificati circa 8.000 decessi per questa patologia.

Ha fatto certamente la differenza l’attività di diagnosi precoce, grazie al test per la ricerca dell’Antigene Prostatico Specifico, in inglese “PSA".

La maggiore diffusione del test ha consentito di individuare forme clinicamente silenti, o comunque talvolta non aggressive, con un inevitabile sovra-dimensionamento: sovra-diagnosi e conseguente sovra-trattamento.

All’aumento dell’incidenza (riscontro di nuovi casi) non è seguito, come accennato, un incremento della mortalità. Al contrario l’evento infausto regredisce grazie proprio alle indagini precoci e all’avanzamento degli strumenti di prevenzione e cura.

Fattori di rischio

Nel caso di tumore della prostata uno dei principali fattori di rischio è l’età. Decisamente poco rilevante negli uomini adulti di quarant’anni, questo carcinoma vede un sensibile incremento dopo i 50 e verso i 60 anni. Circa due tumori su tre della prostata vengono diagnosticati in persone con più di 65 anni.

Il rischio specifico può aumentare in presenza di un familiare già colpito dalla malattia a conferma di una componente ereditaria.

L’attività fisica è un fattore in grado di ridurre sensibilmente il rischio di carcinoma della prostata negli uomini con meno di 60 anni.
Cruciali nella definizione di una mappa del rischio sono le abitudini alimentari, anche se il rapporto diretto è di ridotta incidenza rispetto ad altri parametri presi in considerazione: il rischio cresce all’aumentare del consumo di caffè e di pane, mentre una dieta ricca di vegetali contribuisce a ridurlo.

Gli unici mezzi di prevenzione sono quindi i seguenti:
  • Un’alimentazione equilibrata,
  • un’attività fisica regolare,
  • l’adozione di uno stile di vita sano
  • il sottoporsi agli esami di “screening" oggi disponibili, quali il PSA.

Il dosaggio del PSA

Il dosaggio del PSA, cioè il dosaggio del cosiddetto “antigene prostatico specifico", pur essendo un semplice esame del sangue, è un’indagine importante per la prevenzione del tumore prostatico.

Nel mondo scientifico, mentre tutti concordano sulla sua utilità per controllare nel tempo i casi già trattati (dopo intervento chirurgico o trattamenti radioterapici e/o ormonali) di tumore alla prostata, sul suo utilizzo ai fini di un’efficace prevenzione non c’è ancora un consenso tra gli esperti e non esiste un vero e proprio programma di screening raccomandato (come, per esempio, c’è per il Pap test).

Questo avviene perché in adulti sani e privi di sintomi attribuibili a un tumore della prostata c’è, comunque, un alto rischio di trovare valori alterati di PSA anche in assenza della malattia tumorale, cioè un alto rischio di rintracciare i cosiddetti falsi positivi.

Valutare i risultati del test

Il dosaggio del PSA può risultare alterato per moltissime ragioni, per esempio patologie benigne della prostata, insufficienza renale, un’esplorazione rettale, una recente attività sessuale o l’uso di farmaci molto comuni. I valori del PSA cambiano molto anche in base al peso corporeo, all’etnia e, perfino, in relazione alle diverse stagioni.

Un singolo riscontro di valori superiori alla media non deve provocare ansie o preoccupazioni anche perché non esiste una soglia che indica con certezza la presenza di una malattia: normalmente, è bene prestare attenzione a una concentrazione di PSA superiore a 4 ng/mL, ma valori inferiori non permettono di escludere completamente la malattia.

La biopsia conferma la presenza di un tumore solo in un uomo su quattro con valori di PSA compresi tra 4 e 10 ng/mL.

Se i livelli sono molto elevati il sospetto di un tumore si fa, invece, più fondato. Più che il valore assoluto, però, sembra che rivesta una rilevanza maggiore l’andamento nel tempo del PSA, mentre la percentuale di PSA libero, cui un tempo si dava particolare importanza, sembra attualmente aver perso di interesse.

Sarà il medico a stabilire, in relazione al risultato dell’esame, all’età e alle condizioni del paziente, se ripetere l’esame a distanza di tempo o eseguire subito una biopsia.

Rischi e vantaggi del dosaggio del PSA, delle procedure diagnostiche e del trattamento di un eventuale tumore

Alcune recenti ricerche sembrano confermare la possibilità di ridurre la mortalità per tumore della prostata fino al 20%, grazie all’introduzione dello screening del tumore prostatico per determinate fasce di età. Per ogni persona che si riesce a salvare grazie a tale pratica, però, bisogna tener presente quelle persone che ricevono una diagnosi non buona e/o una terapia ininfluente sulla durata della vita e che incide negativamente sulla qualità della vita stessa.

Un PSA elevato porta, infatti, ad accertamenti diagnostici invasivi e trattamenti che possono essere gravati, in una percentuale variabile di casi, da complicazioni rilevanti. La biopsia ecoguidata (trans rettale o trans perineale) può essere seguita da complicanze quali emorragie e infezioni.

Il rischio di complicanze gravi o di decessi durante un intervento per l’asportazione della prostata o nel decorso post operatorio è, invece, più basso, con complicanze quali incontinenza urinarie o impotenza, transitorie o permanenti, in percentuali variabili in relazione all’esperienza del chirurgo e alle modalità di esecuzione dell’intervento (chirurgia tradizionale, laparoscopica, robotica). Disturbi di questo tipo possono seguire, in percentuali diverse, anche alla radioterapia e anche la terapia ormonale, che consiste nella soppressione degli androgeni, utilizzata soprattutto nei pazienti più anziani o con malattia più avanzata, può avere effetti collaterali.

Purtroppo, non c'è modo di prevedere l’insorgenza di tali conseguenze: la ricerca di marcatori di una malattia più aggressiva o un atteggiamento di attenta sorveglianza senza intervenire immediatamente potrebbero ridurre le conseguenze negative del fenomeno.

Istruzioni per chi decide di eseguire il test

Alla luce dei possibili effetti collaterali e benefici che se ne possono trarre, il medico valuterà se aggiungere o no il dosaggio del PSA all’elenco degli esami di routine.

Nella scelta occorre tener conto, sicuramente, dell’età. Sia la Società Europea di Urologia che la Società Americana di Urologia consigliano, oggi, l’impiego del PSA per un vero e proprio screening negli uomini fra i 55 e i 70 anni. L’utilizzo nei giovani deve essere riservato a casi particolari: coloro che hanno un familiare di primo grado affetto da tumore o appartengono a particolari etnie in cui l’incidenza è maggiore. Le stesse organizzazioni scientifiche sconsigliano poi l’utilizzo del PSA come screening negli uomini oltre i 70 anni.

Secondo gli studi più favorevoli, infatti, lo screening offre qualche vantaggio in termini di sopravvivenza solo agli uomini in questa fascia di età: tra i più giovani, infatti, la malattia è troppo rara e oltre la soglia dei 70 anni la scoperta di avere un tumore alla prostata non cambierebbe l’aspettativa di vita, ma, invece, un peggioramento della qualità della vita dovuto alla consapevolezza di avere un cancro e agli effetti di eventuali interventi e terapie.

Anche l’indicazione di sottoporsi al test a partire dai 40 anni nel caso in cui si siano verificati altri tumori alla prostata in famiglia non è attualmente sostenuta da prove scientifiche convincenti.

Conclusioni

  • Nella scelta di dosare il PSA è bene considerare i fattori di rischio (età, alimentazione, familiarità, attività sportiva) e chiedere il parere del medico di famiglia o di altri medici specialisti. Una dieta sana, un’attività fisica costante e la scelta di sottoporsi a valutazioni diagnostiche a scopo preventivo nella giusta fascia di età e in condizioni di rischio aumentato (per esempio in caso di specifica familiarità) rappresentano senza dubbio i più importanti strumenti per la prevenzione di questa forma di tumore.

 




Riferimenti bibliografici

- Disponibile sul sito: www.airc.it/tumori/tumore-alla-prostata.asp#nav7.
- Disponibile sul sito: www.registri-tumori.it/
- Disponibile sul sito: www.aiom.it/professionisti/documenti-scientifici/linee-guida/prostata/1,779,1.
- Andriole GL, Crawford ED, Grubb RL, et al. Prostate Cancer Screening in the Randomized Prostate, Lung, Colorectal, and Ovarian Cancer
Screening Trial: Mortality Results after 13 Years of Follow-up. JNCI Journal of the National Cancer Institute. 2012; 104 (2): 125-132.
doi:10.1093/jnci/djr500.