Approfondimento

Osteoporosi: definizione, sintomi, cause e trattamenti

Osteoporosi: definizione, sintomi, cause e trattamenti
04 agosto 2018

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma


Indice

 

Definizione ed epidemiologia

Per osteoporosi si intende la condizione in cui lo scheletro è soggetto a perdita di massa ossea e resistenza e le ossa diventano, di conseguenza, deboli e fragili. Si possono individuare come cause dei fattori nutrizionali, metabolici o patologici. Se non viene controllata, l’osteoporosi può portare alla rottura delle ossa (fratture) e nei casi più gravi può comportare la frattura anche in assenza di traumi che le giustifichino.

Tutte le ossa possono essere colpite, ma l’impatto più rilevante è dato dalle fratture di bacino, colonna vertebrale e polso.

Fra le varie malattie dello scheletro è la più diffusa, colpisce entrambi i generi, ma maggiormente quello femminile dopo la menopausa, fattore quest’ultimo che aumenta il rischio sino a 4 volte. Secondo il più recente studio epidemiologico multicentrico nazionale, chiamato ESOPO, in Italia il 23% delle donne di oltre 40 anni e il 14% degli uomini con più di 60 anni è affetto da osteoporosi.
 
Il soggetto affetto da osteoporosi è individuabile a causa della postura ricurva e dalla lentezza o difficoltà nella deambulazione. Esistono al momento delle cure efficaci ma non esiste una forma di guarigione completa, quindi attraverso la terapia i medici cercano di migliorare la qualità della vita del paziente che purtroppo, a causa della patologia, presenta difficoltà di movimento, fragilità dello scheletro e altre problematiche che ne limitano fortemente le abitudini, provocando anche situazioni di chiusura e depressione difficili da superare. Per evitare il peggio è importante che la diagnosi sia tempestiva, in modo da individuare immediatamente la cura da porre in essere.

Cause

Durante la vita il tessuto osseo vecchio viene rimosso e allo scheletro viene aggiunto continuamente nuovo osso. Nell’infanzia e nell’adolescenza l’aggiunta di tessuto osseo nuovo è più veloce della rimozione di quello vecchio. Di conseguenza le ossa diventano più pesanti, grosse e compatte. La massima massa ossea viene raggiunta intorno ai 30 anni di età. In seguito, viene perso più tessuto osseo di quanto ne venga invece aggiunto. Se non viene trattata, questa perdita di osso può condurre all’osteoporosi.

Anche la densità ossea ha un ruolo importante e viene determinata dalla quantità di calcio, fosforo e altri minerali presenti nella struttura delle ossa. La riduzione del contenuto di minerali (specialmente di calcio) indebolisce le ossa. Per mantenerle forti per tutta la vita è necessario assumere calcio e vitamina D a sufficienza e fare regolare attività fisica.

Un fattore di rischio è qualcosa che aumenta la probabilità di soffrire di una malattia o di una condizione. I fattori che aumentano il rischio di soffrire di osteoporosi sono:
  • il genere femminile;
  • l’età (il rischio aumenta con l’età);
  • la dimensione del corpo (donne piccole e sottopeso);
  • il gruppo etnico (donne caucasiche, asiatiche e ispaniche);
  • la presenza di familiari con osteoporosi;
  • la condizione di post-menopausa;
  • l’assenza di cicli mestruali (amenorrea);
  • una dieta a basso contenuto di calcio;
  • l’assunzione di alcuni farmaci: immunosoppressori (come prednisone e altri steroidi, metotrexate e ciclosporina), farmaci per la tiroide, anticonvulsivanti, antiacidi contenenti alluminio, farmaci per abbassare il colesterolo, terapia con eparina a lungo termine, antidepressivi (compresi gli inibitori selettivi del reuptake della serotonina) e steroidi per inalazione;
  • bassi livelli di estrogeni nelle donne;
  • bassi livelli di testosterone negli uomini;
  • uno stile di vita poco attivo;
  • l’eccessiva esposizione alla luce solare;
  • depressione;
  • anoressia;
  • fumo di sigaretta;
  • uso eccessivo di alcolici, caffè e tè;
  • alcune malattie tra cui: malattie epatiche (inclusa la cirrosi), ipertiroidismo, scorbuto, alcolismo, sindromi di Marfan, di Ehler Danlos e osteogenesi imperfetta, sindrome di Cushing, iperparatiroidismo, cancro (compresi linfoma e mieloma multiplo), disordini gastrointestinali (compresi morbo celiaco e altri disordini con malassorbimento), malattie polmonari ostruttive croniche (in particolare negli uomini) e malattie infiammatorie (incluse artrite reumatoide e lupus).

La prevenzione dell'osteoporosi

Per i soggetti predisposti all'osteoporosi per motivi genetici, che hanno parenti stretti affetti dalla malattia, è preferibile monitorare costantemente la propria condizione, sottoponendosi periodicamente ad analisi precise. Infatti, soprattutto nella fase iniziale, la patologia non presenta sintomi particolari, quindi è difficile diagnosticarla con una semplice visita, occorrono degli strumenti determinati. Ad esempio, con la radiografia del bacino, si evidenzia la presenza di eventuali scalfiture della struttura ossea, oppure, con il prelievo di sangue, si verifica il tasso di calcemia o fosfatemia. Un'altra efficace analisi è quella dell'area dei reni dai quali viene drenata la componente di calcio, quindi il controllo passa poi anche nelle urine onde verificare in maniera oggettiva il quantitativo effettivamente dismesso dall'organismo attraverso la minzione. In genere, alle prime avvisaglie della malattia, soprattutto in età giovanile, si provvede alla somministrazione di farmaci quali la calciparina che, fissandosi alla struttura ossea la avvolgono in un film invisibile che limita la dispersione del calcio.

Diagnosi

I sintomi dell’osteoporosi si manifestano solo tardivamente e sono rappresentati da dolore in caso di frattura ossea, ad esempio di vertebre, polsi, bacino, nonché da perdita di peso con postura incurvata (cifosi).

I primi segni dell’osteoporosi possono essere scoperti con alcuni esami della densità ossea:

Trattamento

L’osteoporosi può giovarsi di modifiche delle abitudini alimentari, come una riduzione del consumo di bevande con caffeina e alcoliche e di un’alimentazione bilanciata ricca di calcio e vitamina D (presenti in latticini, verdure a foglia verde, pesce in scatola con lisca etc.).

Per chi non riuscisse ad assumere calcio a sufficienza con la dieta è consigliabile l’utilizzo di integratori di calcio. Il calcio citrato è la forma con il migliore assorbimento ed è ben tollerato. Possono essere utili anche altre vitamine e minerali, compresi vitamina D, magnesio, potassio e vitamina K. Uno studio ha dimostrato la riduzione della percentuale di fratture in donne giapponesi in menopausa che assumevano un’integrazione di vitamina K.

L’esercizio fisico, inoltre, migliora la salute delle ossa e aumenta la forza, la coordinazione e l’equilibrio dei muscoli. Facendo esercizi che prevedano l’utilizzo di pesi e potenziamento è possibile ottenere il massimo beneficio; inoltre gli esercizi di equilibrio possono prevenire le cadute e le fratture.

A seconda del caso il medico potrà prescrivere farmaci in grado di prevenire la perdita di osso, aumentare la densità ossea e ridurre il rischio di fratture della colonna vertebrale o del bacino come bifosfonati, ranelato di stronzio, denosuab e terapie ormonali.

Le problematiche correlate alle cure

Dato il numero elevato di persone che soffrono di questa patologia cronica, si parla  infatti di 3 milioni e mezzo di donne e 1 milione di uomini solo di Italia. Le conseguenze sono altrettanto rilevanti: 250 mila fratture all’anno sono addebitate all’osteoporosi, di cui 80 mila dell’anca e 70 mila del femore.

Ma un dato allarma ancor di più: dopo una prima frattura solo la metà dei pazienti aderisce alle cure prescritte per contrastare l’osteoporosi e la fragilità ossea. In molti casi la fragilità ossea non si manifesta sino all’evento che poi detta la necessità di un intervento chirurgico. Per evitare la recidiva di frattura è fondamentale avviare un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) corretto.

Questa è la fase più critica, perché è necessario che la paziente aderisca allo schema terapeutico prescritto dal medico per rinforzare le ossa, nei dosaggi e per il tempo stabilito, pena il suo mancato effetto e quindi, l’aumentato rischio di una nuova frattura. È dimostrato, infatti, che sospendere il trattamento prima del tempo o rifiutare di aderire alle cure prescritte per l’osteoporosi e la fragilità ossea (questione che riguarda il 50% delle pazienti), è pregiudizievole. Per questo molto si sta facendo per educare la popolazione interessata dal fenomeno osteoporosi e fragilità ossea, informando correttamente le pazienti. Si promuovono le Fragility Fracture Unit, che includono gli specialisti dedicati alla gestione della patologia osteoporotica e il Fracture Liaison Service, che tengono sotto controllo l’adesione alla terapia da parte delle pazienti.

Quattro, in sostanza, le ragioni del fenomeno negativo:
  • il paziente non percepisce il beneficio della terapia nel breve periodo
  • siamo di fronte a donne anziane che spesso assumono più farmaci, di cui altri sono avvertiti come più necessari
  • l’influenza di familiari o amici, che tendono a minimizzarne l’importanza
  • un difetto nella classe medica, che vede queste terapie come poco utili, mentre sono fondamentali.

Gli integratori alimentari

Quando l'alimentazione non è sufficiente per favorire l'introduzione del calcio all'interno del proprio organismo e la predisposizione, o l'ereditarietà, all'osteoporosi è molto forte, i medici in genere consigliano l'assunzione quotidiana di integratori alimentari di calcio. Tali sostanze si presentano sotto forma di capsule, compresse o bustine e possono essere deglutite con acqua o assunte in abbinamento ad altri alimenti. Spesso ricorrono a tale alternativa anche coloro che presentano delle severe intolleranze ai latticini, quindi non possono consumare abitualmente latte e derivati oppure coloro che, volendo seguire una dieta dimagrante o mantenersi comunque in forma, preferiscono non avvicinarsi ad alcun tipo di formaggio. In tale ambito è preferibile non avvalersi del fai da te, acquistando indistintamente degli integratori prelevandoli semplicemente dagli scaffali, ma consultarsi con il proprio medico o farmacista di fiducia, per individuare il formato più idoneo al caso specifico, in base all'età, alle esigenze, al peso e alle condizioni generali di salute.

 
  



Riferimenti Bibliografici

- Greene WB, Ortopedia di Netter, Milano, Elsevier Masson srl, 2007.
- Pappalardo V, Fratture da osteoporosi; CIC Edizioni Internazionali, 2000.
- Luisetto G, Osteoporosi della donna e dell’anziano; Piccin-Nuova Libraria, 1990.
- Grazio S, Epidemiology of osteoporosis, in Reumatizam, vol. 53, 2006, pp. 18-31.
- Akdeniz N, Akpolat V, Kale A, Erdemoglu M, Kuyumcuoglu U, Celik Y, Risk factors for postmenopausal osteoporosis: anthropometric measurements, age, age at menopause and the time elapsed after menopause onset, in Gynecol Endocrinol, vol. 25, febbraio 2009, pp. 125-9.
- Alimentary risk factors of osteoporosis, in Vopr Pitan, vol. 78, 2009, pp. 22-32.
- NIH Consensus Development Panel on Osteoporosis Prevention, Diagnosis and Therapy. Osteoporosis prevention, diagnosis and therapy. JAMA. 2001285: 785-795.