Approfondimento

Morbo di Crohn: sintomi, cause scatenanti e dieta

Morbo di Crohn: sintomi, cause scatenanti e dieta
17 luglio 2018

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

Indice

Definizione

La Malattia di Crohn (o morbo di Crohn) è una Malattia Infiammatoria Cronica (MICI) che può colpire, con distribuzione segmentaria, qualsiasi parte del tratto gastrointestinale, dalla bocca all’ano.

Più frequentemente interessa l’ultima parte dell’intestino tenue chiamato ileo (ileite) e /o del colon (ileocolite) oppure può interessare solo il colon in un qualsiasi segmento, in questo caso si parla di colite; può anche interessare la regione anale con formazione di fistole o ascessi.
Le cause sono ancora sconosciute.

Se non curata adeguatamente, può portare a complicanze quali: restringimenti intestinali (stenosi) o approfondirsi sino a creare lesioni di continuità con gli organi circostanti (fistole) che possono richiedere l’intervento chirurgico e/o complicarsi con la formazione di raccolte di materiale infiammatorio con produzione di pus (ascesso). L’andamento di questa patologia è cronico e recidivante caratterizzato dall’alternarsi di episodi acuti seguiti da periodi di remissione clinica.

I sintomi possono variare dal dolore addominale, alla diarrea cronica, alla perdita di peso o alla febbricola.

La terapia immunosoppressiva e il controllo regolare permettono di controllare la malattia e la sua progressione nella maggior parte dei casi.
Frequenza della malattia

La malattia di Crohn è più frequente nei Paesi Occidentali ed è rara se non assente nei Paesi in via di sviluppo. Si calcola che in Italia ci siano almeno 150.000 persone affette da malattie infiammatorie intestinali di cui probabilmente il 30-40% affetti da Malattia di Crohn.

Tale malattia si presenta prevalentemente in età giovanile (20 - 30 anni). Più raramente al di sopra dei 65 anni, ma non sono rari casi anche nei bambini e negli adolescenti.
 

Perché il morbo di Crohn è definito malattia cronica?

Il morbo di Crohn è definito malattia cronica poiché presenta un decorso caratterizzato da periodi di benessere (remissione) alternati ad altri in cui i sintomi sono presenti (riacutizzazioni) senza uno stato di guarigione totale. Sfortunatamente, sino ad oggi, non abbiamo nessuno strumento che possa predire con certezza una probabile ricaduta, cioè una riacutizzazione della malattia dopo trattamento medico o intervento chirurgico.
 

Le cause

Le cause della malattia non sono note. Sembra che alla base ci sia una combinazione di più fattori, quali: la predisposizione genetica, fattori ambientali, fumo di sigaretta, alterazioni della flora batterica intestinale e della risposta immunitaria, che possano scatenare l’infiammazione intestinale. Anche se alcuni geni sembrano essere coinvolti non si tratta di una malattia ereditaria, né genetica.
 

I sintomi

La Malattia di Crohn può manifestarsi in maniera diversa a seconda delle localizzazioni intestinali. La maggior parte delle volte può manifestarsi con diarrea cronica (cioè che persiste per più di 4 settimane), spesso notturna, associata a dolori e crampi addominali, talvolta con perdite di sangue misto alle feci, e con febbricola che insorge alla sera, oppure con dolori articolari, o con altre manifestazioni non intestinali. Spesso ci può essere un calo di peso importante. A volte, si può manifestare a livello anale con fistole o raccolte di pus (ascessi).
In una buona percentuale dei casi, la malattia non dà sintomi e viene scoperta solo per caso.
 

Diagnosi

La diagnosi della Malattia di Crohn può avvenire tramite le seguenti metodiche diagnostiche:
  • Colonscopia con visualizzazione dell’ileo e con biopsia intestinale: serve a valutare lo stato della mucosa intestinale e a valutare se, a livello microscopico, ci sono aspetti tipici dell’infiammazione cronica (alterazioni strutturali del tessuto, infiltrati di globuli bianchi). È essenziale per la diagnosi.
  • Ecografia delle anse intestinali: permette di valutare la parete intestinale in maniera non invasiva, per escludere o diagnosticare complicanze da malattie.
  • Risonanza Magnetica addominale con mezzo di contrasto: permette di localizzare l’infiammazione, di valutare eventuali complicanze e di valutare l’estensione e l’attività infiammatoria. È una procedura non invasiva che non espone a raggi dannosi.
  • Entero-TC con mezzo di contrasto: ha lo stesso valore diagnostico della risonanza, ma dev’essere utilizzata con cautela poiché espone ai raggi X.
  • Esofagogastroduodenoscopia: per valutare se esiste una localizzazione di malattia a livello della parte alta dell’intestino, soprattutto in fase di diagnosi.
  • Enteroscopia con videocapsula: è una metodica endoscopica non invasiva per diagnosticare lesioni del piccolo intestino che non sono accessibili con la colonscopia. È limitata dalla impossibilità di fare biopsie e dal rischio di ritenzione, in caso di stenosi intestinali.
  • Esplorazione chirurgica in anestesia: è una metodica chirurgica che va impiegata in casi selezionati di morbo di Crohn perianale. È sia diagnostica che curativa.
 

Trattamento

La terapia per la malattia di Crohn ha lo scopo di “spegnere” l’infiammazione intestinale, attraverso l’azione sui meccanismi cellulari e molecolari dell’intestino e del sistema immunitario.

I trattamenti possono essere i seguenti:
  • La mesalazina (5-ASA): agisce direttamente come anti-infiammatorio sulla mucosa intestinale durante il transito intestinale
  • Gli antibiotici intestinali (fluorochinolonici, metronidazolo, rifaximina): aiutano ad equilibrare la flora batterica, possibile corresponsabile dell’infiammazione, oppure a ridurre o eliminare gli ascessi
  • L’azatioprina o la 6-mercaptopurina (immunosoppressori): inducono la morte della gran parte dei globuli bianchi attivati, responsabili dell’infiammazione
  • Gli steroidi: hanno una potente azione anti-infiammatoria a livello di tutto l’organismo, sopprimendo la risposta immunitaria e modulandola
  • Il metotrexate: agisce, con meccanismi diversi, come immunosoppressore che distrugge buona parte dei globuli bianchi attivati
  • I farmaci biologici (infliximab, adalimumab): anticorpi biotecnologici che bloccano selettivamente una delle molecole principali responsabili dell’infiammazione
  • Chirurgia: serve a rimuovere le complicanze irreversibili del morbo di Crohn, quando i farmaci non hanno spazio terapeutico
  • Farmaci sperimentali: possono avere vari meccanismi d’azione. Vengono utilizzati solo in Centri selezionati dove vengono somministrati nell’ambito di studi clinici.
 

Prevenzione

Purtroppo non si può prevenire l’insorgenza del morbo di Crohn, ma se ne possono prevenire le complicanze e l’evoluzione.

Le modalità di prevenzione possono essere le seguenti:
  • Diagnosi precoce di malattia: consiste nel richiedere esami del sangue, delle feci e un esame non invasivo dell’addome (ecografia o TC o RMN) in caso di diarrea e/o dolori addominali continui per più di 4 settimane, perdita di peso, sintomi notturni, specie in soggetti con familiarità per malattie autoimmuni.
  • Prevenzione delle complicanze: mediante l’esecuzione di esami del sangue e delle feci ogni 6-12 mesi, e un esame non invasivo dell’addome (ecografia TC o RMN) almeno ogni anno, integrato, se necessario, da una colonscopia.
  • Prevenzione delle neoplasie intestinali: mediante l’esecuzione di una colonscopia con biopsie seriate ogni 12 mesi in caso di morbo di Crohn esteso nel colon, a partire dai 10 anni dalla diagnosi.
  • Prevenzione delle infezioni opportunistiche: nei pazienti che si sottopongono a terapie immunosoppressive croniche per il morbo di Crohn, è raccomandata la vaccinazione anti-influenzale ogni 12 mesi, la vaccinazione anti-pneumococco ogni 5 anni, e la vaccinazione per l’epatite B al momento della diagnosi, se non già effettuata. Nelle donne, è consigliato, in questi casi, anche la vaccinazione per l’HPV.
 

Dieta

Le modifiche della dieta e dello stile di vita possono aiutare a controllare i sintomi e allungare il tempo tra le riacutizzazioni. Non ci sono prove scientifiche dirette sul fatto che quello che si mangia in realtà provochi una malattia infiammatoria intestinale. Ma alcuni cibi e bevande possono aggravare i segni ed i sintomi, soprattutto durante la riacutizzazione della malattia. Può essere utile tenere un diario alimentare per tenere traccia di quello che si sta mangiando, e di come ci si sente. Se si scopre che alcuni alimenti stanno causando sintomi particolari, si può provare ad eliminarli.

Di seguito si possono trovare alcuni suggerimenti che possono essere d’aiuto.

I cibi che sono da eliminare
  • Limitare i prodotti lattiero-caseari. Molte persone con malattia infiammatoria intestinale notano che problemi come la diarrea, il dolore addominale e il gonfiore migliorano limitando o eliminando latticini.
  • Provare cibi a basso contenuto di grassi: Nel caso di malattia di Crohn del piccolo intestino, si potrebbe non essere in grado di digerire o assorbire normalmente i grassi. Quindi, i grassi passano attraverso l'intestino, facendo peggiorare la diarrea. Evitare il burro, la margarina, la crema e i cibi fritti.
  • Limitare l’uso di fibra: in caso di malattia infiammatoria intestinale, cibi ricchi di fibre, come frutta e verdura fresca e cereali integrali, possono peggiorare i sintomi. Se frutta e verdura cruda provocano fastidio, provare la cottura a vapore, o stufatura. In generale, si possono avere più problemi con alimenti della famiglia del cavolo, come broccoli e cavolfiori, e con noci, semi, mais e popcorn. Usare una dieta a basso residuo di fibra se si presenta di un restringimento dell’ intestino (sub-stenosi).
  • Evitare inoltre cibi piccanti, alcol e caffeina che possono peggiorare i segni ed i sintomi della malattia.
Altre misure dietetiche
  • Fare piccoli pasti: i pazienti riferiscono di trovarsi meglio nel fare cinque o sei piccoli pasti al giorno invece di due o tre più abbondanti.
  • Bere molti liquidi: provare a bere molti liquidi al giorno. L'acqua è il liquido preferibile. Alcol e bevande che contengono caffeina stimolano la motilità intestinale e possono peggiorare la diarrea, mentre le bevande gassate producono spesso gas.
  • Considerare l’utilizzo di multivitaminici: poiché le malattie infiammatorie intestinali possono interferire con la capacità di assorbire alcune sostanze nutrienti e dato che la dieta potrebbe essere limitata, l’utilizzo di multivitaminici e minerali è spesso utile. Consultarsi con il proprio medico prima di prendere qualsiasi vitamina o integratore.
  • Parlare con un dietista: se si inizia a perdere peso o la dieta è diventata molto limitata, in accordo con il gastroenterologo, è opportuno consultare un dietista.
 

Controllo dello Stress

Anche se lo stress non può causare direttamente una malattia infiammatoria intestinale, può però peggiorare i segni ed i sintomi e può innescare le riacutizzazioni della malattia. È consigliato provare ad aiutarsi nel controllo dello stress con:
  • Esercizio fisico: anche una lieve attività fisica può aiutare a ridurre lo stress, alleviare la depressione e normalizzare la funzione intestinale. E’ opportuno parlare con il proprio medico per programmare un piano di esercizio adatto alla propria persona.
  • Biofeedback: questa tecnica di riduzione dello stress aiuta a ridurre la tensione muscolare e a rallentare la frequenza cardiaca con l'aiuto di una esperto. L'obiettivo è quello di aiutare a entrare in uno stato rilassato in modo da poter far fronte più facilmente allo stress.
  • Esercizi di respirazione: un modo efficace per far fronte allo stress è quello di eseguire esercizi di respirazione.
 





Riferimenti bibliografici

- Associazione Nazionale A.M.I.C.I.ONLUS disponibile al sito: https://amiciitalia.eu/
- Ministero della Salute, disponibile al sito: www.salute.gov.it
- Linee Guida NICE, disponibile al sito: https://www.nice.org.uk/Guidance/cg152
- Linee Guida European Crohn’s and Colitis Organisation, disponibile al sito: http://www.efcca.org/en/system/files/Italian.zip
- Società Europea per la Nutrizione Clinica - ESPEN