Approfondimento

Meningite: cause, incubazione, diagnosi, prevenzione

Meningite: cause, incubazione, diagnosi, prevenzione
20 febbraio 2018

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma


Indice



 

Che cos'è


È una malattia che colpisce il sistema nervoso centrale ed il midollo spinale ed, in particolare, le meningi, che ne rappresentano la guaina protettiva. È caratterizzata dalla infiammazione delle membrane meningee e può estendersi anche ad interessare il parenchima cerebrale causando una meningoencefalite.

 

Quali sono le cause


Generalmente sono di origine infettiva, causate da batteri, virus, funghi o parassiti. Meno frequentemente riconosce una causa diversa (neoplastica, autoimmune, iatrogena, ossia conseguente ad una terapia etc..). Quelle di origine infettiva si distinguono in:
  • meningiti batteriche tra cui le più frequenti sono:
    • da Neisseria meningitidis (Meningococco). La maggior parte delle malattie meningococciche nell’uomo è dovuta ai tipi A, B, C, W135 e Y: in Italia ed in Europa i più diffusi sono, attualmente, il B ed il C, mentre in Africa è prevalente il tipo A. Questo batterio è spesso ospite del nasofaringe senza dare malattia, ma per motivi sconosciuti in qualche individuo si sviluppa l’infezione. L’Italia rimane uno tra i Paesi a bassa incidenza di malattia; infatti, nel 2016 l’incidenza annuale di malattie invasive da meningococco (meningiti e sepsi) rilevata era 0,38 per 100.000 abitanti e nel 39% dei casi il responsabile era il sierogruppo B1. Se si considerano i dati provenienti da tutti i Paesi dell’Europa i numeri si fanno più consistenti; nel 2014 sono stati registrati 2.760 casi di malattie invasive da meningococco e relativamente alle fasce di età più colpite, la percentuale più alta si è registrata nei neonati (10,1 per 100.000) e nei bambini di età 1-4 anni (2,5 casi per 100.000). La maggior parte dei casi era riconducibile al sierogruppo B (64%), mentre il sierogruppo C si è dimostrato predominante nei Paesi in cui la vaccinazione non era prevista dal piano vaccinale;
    • da Streptococco pneumoniae (Pneumococco). Seppure responsabile di una malattia infettiva non dà luogo a focolai epidemici, di conseguenza i contatti stretti dei malati non necessitano di profilassi antibiotica. In Italia, nel 2016 l’incidenza annuale di malattie invasive da pneumococco è stata pari a 2,41 per 100.000 abitanti (per un totale di 1.462 casi) ed ha colpito prevalentemente gli anziani (> 64 anni);
    • da Haemophilus influenzae. In Italia, nel 2016 l’incidenza annuale di malattie invasive da pneumococco è stata pari a 0,23 per 100.000 abitanti (per un totale di 140 casi). Si manifesta, prevalentemente, in età infantile, dopo la scomparsa degli anticorpi protettivi materni. Prima dell’introduzione della vaccinazione contro l’Haemophilus influenzae tipo b i casi da Haemophilus rappresentavano il 20% di tutte le meningiti;
    • da Staphylococcus aureus oppure S. epidermidis. Sono batteri che albergano sulla superficie cutanea e nel corso di traumi cranici o interventi neurochirurgici possono essere accidentalmente trasportati a contatto con le meningi provocando meningiti a liquor torbido;
    • da Pseudomonas aeruginosa o da Listeria monocytogenes. Possono comparire nel corso di sepsi. La malattia ha quasi sempre un decorso gravissimo perché colpisce, prevalentemente, soggetti defedati o immunodepressi;
    • da Mycobacterium spp. La meningite tubercolare, oggi non molto frequente, prediligeva l’età infantile ed era quasi sempre secondaria a diffusione linfoematogena;
    • da Treponema pallidum. La sifilide meningovascolare viene descritta nel 10-12% dei soggetti con interessamento del sistema nervoso centrale.
  • meningiti di origine virale sono riconducibili prevalentemente a:
    • Enterovirus (come il Coxsackie). Colpisce nel periodo estivo-autunnale soprattutto i bambini fino ai 4 anni di età;
    • Parvovirus. Responsabile della parotite epidemica che nel 10-20% dei casi si complica con meningite;
    • Herpes simplex ed Herpes virus umano 6. Possono provocare meningite in seguito ad una infezione primaria oppure per riattivazione di una infezione latente;
    • Citomegalovirus. Provoca infezione nel feto per passaggio placentare o in pazienti immunocompromessi.
  • meningiti ad eziologia micotica: si registrano soprattutto a causa di Cryptococcus neoformans, un microrganismo opportunista che dà luogo ad infezioni in soggetti affetti da AIDS (Acquired Immune Deficiency Syndrome) o in chi è sottoposto a terapie immunosoppressive (trapiantati o pazienti in trattamento antineoplastico per leucemie e linfomi);
  • meningiti elmintiche: causate da parassiti, quali Trichinella spiralis, Taenia spp, Echinococcus spp etc..
Per quanto riguarda, invece, le meningiti non infettive, generalmente queste forme si manifestano in modalità subacuta o cronica (la meningite subacuta si sviluppa nel giro di giorni o di qualche settimana, la meningite cronica dura ≥4 settimane); le cause più frequenti sono elencate nella seguente tabella:
 

Malattie

Tumori metastatici
Sarcoidosi Sindrome di Behçet
Lupus eritematoso sistemico
Sindrome di Sjögren
Artrite reumatoide
Rottura di una cisti intracranica da cisticercosi o cisti epidermoide

Farmaci

Azatioprina
Ciclosporina
Citosina arabinoside
Immunoglobuline EV (IgEV)
Muromonab-CD3 (OKT3)
FANS
Alcuni antibiotici (ad es. ciprofloxacina, isoniazida, penicillina, trimetoprim/sulfametossazolo)
Carbamazepina
Fenazopiridina
Ranitidina

Sostanze somministrate nello spazio aracnoideo

Anestetici
Antibiotici
Chemioterapici
Contrasti radiopachi

 

Come si manifesta


Può avere un andamento acuto, subacuto o cronico, sebbene nel 10-20% dei casi la malattia è rapida e acuta. Dal punto di vista della gravità della sua presentazione clinica è molto variabile: può andare da forme asintomatiche o subcliniche a episodi fulminanti che se non trattati immediatamente possono portare al decesso in poche ore. Nei neonati e nei bambini molto piccoli, in genere, i sintomi di esordio sono la sonnolenza e la mancanza di appetito, nei bambini più grandi e negli adulti sono la cefalea (mal di testa), la sonnolenza e l’inappetenza. Il quadro clinico di una meningite acuta è caratterizzato da:
  • febbre (spesso elevata > 39°C);
  • cefalea;
  • rigidità nucale;
  • vomito a getto e/o nausea;
  • alterazioni dello stato di coscienza;
  • convulsioni e/o tremori.
I segni obiettivi di irritazione meningea sono presenti in circa il 50% dei casi e sono più evidenti nelle forme batteriche, sebbene la loro assenza non escluda la diagnosi. Essi sono:
  • segno di Kernig: flessione accentuata degli arti inferiori al sollevamento passivo del tronco;
  • segno di Brudzinski: flessione accentuata degli arti inferiori alla flessione passiva del capo;
  • rigor nucale: contrattura muscolare che rende difficile o impossibile la flessione passiva del capo.
L’evoluzione del quadro può condurre alla sepsi, allo shock e all’insufficienza multi-organo. Possono residuare danni neurologici permanenti soprattutto nei neonati e nei bambini, come l’idrocefalo post-meningitico, la perdita dell’udito (per nevrite dell’acustico) e della vista (per neurite del nervo ottico o paralisi di altri nervi cranici).
 

Come si trasmette e tempi di incubazione


La meningite si diffonde attraverso invisibili goccioline provenienti dalla gola e dal naso che il soggetto malato immette nell’aria quando tossisce, parla o starnutisce. La trasmissione della malattia avviene, dunque, tramite l’inalazione di queste goccioline contenenti l’agente infettivo da parte delle persone che sono nelle vicinanze (entro 2 metri). Se l’agente infettivo una volta che è stato inalato raggiunge le meningi può provocare meningite.

A maggior rischio di ammalarsi sono gli scolari, gli studenti universitari, i militari e, in generale, le persone che frequentano luoghi di ritrovo molto affollati e in ambienti chiusi.

L’incubazione varia a seconda della causa della meningite. L’incubazione di una meningite batterica può variare tra 2-10 giorni dal contagio, più tipicamente 3-4 giorni; le meningiti virali si manifestano quasi sempre dopo 3-6 giorni dall’infezione; le meningiti fungine hanno una incubazione molto variabile, da pochi giorni a >1 mese.

 

La diagnosi


La diagnosi di meningite acuta è quasi sempre facile a quadro conclamato, ma può presentare difficoltà nelle fasi iniziali della malattia e nei bambini.
Per chiarire ogni dubbio è necessario ricorrere alla rachicentesi.

La rachicentesi, chiamata anche puntura lombare, è utilizzata per poter estrarre il liquido cefalorachidiano.
L’esame chimico-fisico e colturale del liquor permetteranno la diagnosi differenziale con altre cause sottese alla medesima sintomatologia, come ad esempio una emorragia subaracnoidea, oppure un ascesso cerebrale, tetano, tumori cerebrali, invasione meningea da leucemie e linfomi.

La diagnosi differenziale può giovarsi in alcuni casi del ricorso ad altre tecniche di approfondimento come TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) e RMN (Risonanza Magnetica Nucleare).

L’esame del liquor è, inoltre, fondamentale nelle meningiti infettive per giungere alla diagnosi eziologica, per il conseguimento della quale, soprattutto nel caso di esame eseguito secondariamente all’instaurazione della terapia antibiotica, si può fare ricorso a metodi immunologici (immunoelettroforesi e PCR-Polimerase Chain Reaction) per la ricerca degli antigeni dei microrganismi coinvolti.

 

Come si cura


La terapia delle meningiti deve essere instaurata il prima possibile e, preferibilmente, in regime di ricovero ospedaliero, dove il paziente potrà essere osservato con continuità per la valutazione ed il monitoraggio delle funzionalità cardiocircolatoria, renale e neurologica. Nel caso di meningiti infettive va praticata la antibioticoterapia o la terapia con antivirali se indicati. Per le meningiti di origine non infettiva il trattamento è mirato alla rimozione della causa sottostante.

 

È possibile prevenirla?


Il Meningococco è altamente sensibile alle variazioni di temperatura e all’essiccamento perciò è possibile contrastare la sua diffusione attraverso una serie di misure preventive quali un adeguato lavaggio delle mani, una periodica sanificazione ambientale e una prolungata aerazione degli ambienti.

Nel caso di meningiti batteriche è raccomandabile eseguire la chemioprofilassi sui contatti del malato.

L’unico mezzo per prevenire le malattie invasive da germi responsabili di meningiti, per i quali è disponibile, resta la vaccinazione.
 

Esistono tre tipi di vaccino anti-meningococco che vengono somministrati per via intramuscolare nel muscolo deltoide:
  • il vaccino coniugato contro il meningococco di sierogruppo C (MenC): protegge solo dal sierotipo C;
  • il vaccino coniugato tetravalente, che protegge dai sierogruppi A, C, W e Y;
  • il vaccino contro il meningococco di tipo B: protegge esclusivamente contro questo sierogruppo.
Il “Decreto-Legge prevenzione vaccinale” del 28 luglio 2017 prevede, sia per la vaccinazione anti-meningococcica B che per la anti-meningococcica C, l’offerta attiva e gratuita, ma senza obbligo, da parte di Regioni e Province Autonome, in base alle indicazioni del calendario vaccinale relativo all’anno di nascita. Quindi, ai nati dal 2012 al 2016 è offerta gratuitamente la vaccinazione anti-meningococcica C, ai nati dal 2017 anche la vaccinazione anti-meningococcica B.


 
In collaborazione con
Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma collabora con Dove e Come Mi Curo per la realizzazione di Approfondimenti Scientifici su tematiche rilevanti e che necessitano di un approfondimento tecnico e medico-scientifico.
Il team editoriale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, composto prevalentemente da specializzandi, è coordinato da:
  • Elena Azzolini, dottoranda di ricerca in Scienze Biomediche e Sanità Pubblica presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, specialista in Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica, si occupa di epidemiologia e biostatistica, con particolare interesse per i sistemi di valutazione delle performance ospedaliere, la salute globale, le politiche sanitarie nazionali e internazionali.
  • Tiziana Sabetta, Responsabile organizzativo dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane - Istituto di Sanità Pubblica - Sezione di Igiene, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - e Responsabile web content editor del sito dedicato. Dal 2004 coordina il “Rapporto Osservasalute - Stato di salute e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane” ed ha curato una serie di Report su specifiche tematiche (salute della donna, dei bambini e degli anziani, città metropolitane, ambiente e prevenzione vaccinale). Ha collaborato ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali ed è autrice e co-autrice di testi scientifici e di testi divulgativi a contenuto scientifico.
Per il 2018 si ringraziano in particolare gli specializzandi Acampora Anna, Barbara Andrea, Bernardelli Micol, Borghini Alice, Cacciatore Pasquale, Cicconi Michela, Colotto Marco, Corsaro Alice, D'Andrea Marianna, De Meo Concetta, Furia Giuseppe, Giubbini Gabriele, Ianuale Carolina, La Milia Daniele, Mancuso Agostino, Mariani Marco, Michelazzo Benedetta, Mogini Valerio, Parente Paolo, Raponi Matteo, Sciaraffa Rocco, Sisti Leuconoe Grazia,  Tamburrano Andrea,  Tognetto Alessia, Vallone Doriana.