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Approfondimento

Le malattie esantematiche: come riconoscerle

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02 novembre 2015

Mamma e Bambino

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
 

Gli esantemi sono eruzioni cutanee che compaiono nel corso di varie malattie infettive, stati tossici, stati allergici e reazioni immuno-mediate. In alcune forme infettive, dette Malattie Esantematiche, tipiche ma non esclusive dell’età infantile, tali manifestazioni rappresentano il sintomo costante. La maggior parte di queste malattie sono associate a febbre e hanno prognosi benigna. Si tratta, per lo più, di malattie virali di cui l’esantema costituisce il momento clinico più caratteristico, ad eccezione della scarlattina che è una malattia tossinica da Streptococco B-emolitico, un batterio.

Nel sospetto di una malattia esantematica è, comunque, sempre fondamentale rivolgersi al proprio pediatra: sarà lui a formulare la diagnosi certa di malattia e a fornire tutte le indicazioni necessarie alla gestione del caso.

Le più comuni Malattie Esantematiche dell’infanzia sono:

  1. Morbillo
  2. Rosolia
  3. Varicella
  4. Scarlattina o Quarta malattia o Scarlattinetta
  5. Quinta malattia o Eritema (o Megaloeritema) infettivo
  6. Sesta malattia (Esantema Critico o Subitum o Roseola Infantum)
  7. Malattia Mani-Piedi-Bocca
 

 






Morbillo

 

Che cos’è: è un’infezione virale acuta altamente contagiosa caratterizzata da febbre, spesso elevata, da infiammazione catarrale delle congiuntive, mucosa orale e prime vie aeree, e da un esantema maculo papulare diffuso (Figura 1) che si espande in modo progressivo a partire da collo e viso per poi interessare il tronco e successivamente braccia e gambe. È endemico in tutto il mondo e compare in forma epidemica durante i mesi primaverili ogni 3-4 anni (la diffusione della malattia ha bisogno di trovare una popolazione non immunizzata abbastanza ampia). I bambini tra i 4-6 mesi solitamente non sono colpiti grazie all’immunità acquisita per via transplacentare dalle madri che hanno avuto il morbillo o che sono state immunizzate.

 

Agente eziologico: Paramixovirus ad RNA, genere Morbillivirus.

 

Come si trasmette: via aerea (colpi di tosse, starnuti o semplicemente parlando). Incubazione: 9-14 giorni.

 

Contagiosità: dal 7° giorno di incubazione a tutta la prima settimana di esantema.

 

Come si manifesta: si distinguono due fasi:

  • Fase 1 detta Pre-esantematica o prodromica (2-4 giorni) con febbre (che può aumentare progressivamente fino a superare i 40°C), malessere generale, cefalea, rinite, congiuntivite, laringotracheite con tosse insistente e stizzosa e comparsa di macchie bianche a spruzzo di calce (macchie di Koplik) (Figura 2) sulla mucosa delle guance in corrispondenza dei molari inferiori;
  • Fase 2 detta Esantematica (4-6 giorni): generalmente, al termine della Fase 1, la febbre "scompare" per 6-12 ore per poi ripresentarsi con temperature elevate. A questo punto compare il caratteristico esantema maculo-papuloso. Questo inizia solitamente con delle macule pallide, non pruriginose, sulla parte supero-laterale del collo, dietro le orecchie, lungo l’attaccatura dei capelli e sulla parte posteriore delle guance. Le lesioni divengono gradualmente maculo papulari, di colore rosso vivo, dal momento in cui l’esantema si estende rapidamente sull’intero volto, collo e parte superiore del torace (il tutto nelle prime 24 ore). In questa fase i linfonodi angolo-mandibolari e della regione cervicale posteriore aumentano di volume. Durante le successive 24 ore l’esantema si estende a schiena, addome, arti superiori e cosce; quando finalmente raggiunge i piedi comincia a scomparire dal volto. L’esantema svanisce verso il basso con la stessa sequenza con la quale è apparso, quindi in senso cranio-caudale. Dopo la scomparsa dell’esantema, segue una desquamazione furfuracea e una colorazione brunastra che scompare entro 7-10 gg.

La gravità della malattia è direttamente correlata all’estensione e confluenza dell’esantema presentandosi, quindi, in "forma lieve" quando l’esantema non è confluente o "forma grave" quando l’esantema è confluente e la cute è completamente coperta, compresi palmo delle mani e pianta dei piedi, con volto gonfio e sfigurato.

 

Quali sono le complicanze: possono verificarsi più comunemente a carico dell’apparato respiratorio (legate all’azione diretta del virus come laringite, tracheite, bronchite e polmonite interstiziale o alla sovrapposizione batterica come otite e broncopolmonite) o del sistema nervoso centrale quali l’encefalite acuta post-morbillosa (0,5/1.000) che si verifica, in genere, a 2-5 giorni di distanza dalla comparsa dell’esantema ed è probabile espressione di una reazione immunitaria virus indotta e la panencefalite sclerosante subacuta (1/100.000), ad inizio insidioso e decorso lento, che colpisce a distanza di anni dalla presunta infezione, decorsa spesso senza esantema. In tal caso l’encefalite è dovuta a una lunga persistenza del virus nell’encefalo.

 

Come si può prevenire: la quarantena ha scarso valore poiché la contagiosità avviene durante lo stadio prodromico, cioè quando ancora non si sospetta un morbillo. Molta importanza deve essere attribuita alla immunizzazione attiva (vaccinazione). È, infatti, disponibile oggi un vaccino combinato Morbillo-Parotite-Rosolia. In Italia non è obbligatorio, ma viene raccomandato e prevede la somministrazione tra il 12-15° mese di vita con un richiamo a 5-6 anni.

 

Come si cura: non esiste una terapia per questa patologia, ma se ne possono curare i sintomi. Ad esempio, sono indicati antipiretici per la febbre alta, mucolitici, riposo a letto e un’adeguata assunzione di liquidi. La terapia antibiotica si impone qualora vi siano complicanze batteriche (ad esempio otite o polmonite).

 

Figura 1. Esantema maculo-papulare del Morbillo Figura 2. Macchie di Koplik


Leggi anche l'approfondimento dedicato: il Morbillo





Rosolia

 

Che cos’è: è un’infezione virale, acuta e contagiosa solitamente caratterizzata da lieve sintomatologia. Un esantema morbilliforme di grado lieve associato a linfoadenopatia dolente alla palpazione dei linfonodi in sede post-occipitale, retro auricolare e cervicale posteriore. Prima dell’introduzione del vaccino, avvenuta nel 1969, comparivano pandemie di rosolia ogni 6-9 anni, soprattutto in primavera. Prevale nei bambini in età scolare, ma colpisce anche gli adulti. La malattia dà luogo a una forma abitualmente benigna postnatale (rosolia acquisita), mentre l’infezione contratta dalla madre durante la gravidanza può provocare morte del feto o comparsa di gravi malformazioni (rosolia congenita).

 

Agente eziologico: virus a RNA del genere Rubivirus della famiglia dei Togaviridae.

 

Come si trasmette: per contagio diretto dal malato al sano, attraverso saliva e secrezioni nasofaringee. Incubazione: 14-21 giorni.

 

Contagiosità: da 7 giorni prima a 5 giorni dopo la comparsa dell’esantema.

 

Come si manifesta: si distinguono due fasi:

  • Fase 1° detta Periodo pre-esantematico (1-2 giorni) con malessere, febbricola e cefalea;
  • Fase 2° detta Periodo esantematico (2-3 giorni) con febbre modica, esantema maculo-papuloso (Figura 3) a rapida evoluzione (maculo-papule rosee o rosso-pallido, poco fitte, lievemente pruriginose, non confluenti, del diametro di 3-4 mm), tumefazione e dolore dei linfonodi soprattutto latero-cervicali.

Il segno più caratteristico è rappresentato dalla linfadenopatia. Nessuna altra patologia provoca un ingrossamento doloroso di questi linfonodi in misura uguale alla rosolia. La linfadenopatia compare almeno 24 ore prima dalla comparsa dell’esantema e può persistere per 1 settimana. L’esantema, generalmente molto leggero, può essere preceduto dalla comparsa di discrete macchie di colore rosa sul palato molle (macchie di Forchheimer) (Figura 4) che possono confluire in una macchia rosa ed estendersi alle fauci. L’esantema compare sul volto con macchie piatte di colore rosa che tendono a confluire tra loro, mentre sul resto del corpo con puntini rossi molto piccoli e ben separati. Il 1° giorno le macchie compaiono sul viso poi, dal 2° giorno, si estendono al tronco e, non sempre, sulle gambe. L’eruzione, solitamente, si attenua intorno al 3° giorno. La desquamazione è modesta. Spesso è presente modesta splenomegalia (aumento di volume della milza).

 

Quali sono le complicanze: le più frequenti nel bambino sano, ma comunque rare, sono la piastrinopenia (da 4-10 giorni dopo l’esantema), le artriti o dolori articolari e la nevrassite postinfettiva. L’unico vero problema della rosolia è legato all’eventualità di contrarre l’infezione in gravidanza.

 

Come si può prevenire: mediante vaccinazione. È disponibile, infatti, un vaccino combinato Morbillo-Parotite-Rosolia non obbligatorio, ma raccomandato in Italia; la prima dose va somministrata tra il 12-15° mese di vita, una seconda dose a 5-6 anni.

 

Come si cura: al momento non esiste una terapia specifica della rosolia, se non diretta ad alleviare i sintomi, come ad esempio attraverso l’uso di paracetamolo per ridurre la febbre.

 

Figura 3. Esantema della Rosolia Figura 4. Macchie di Forchheimer


Leggi anche l'approfondimento dedicato: la Rosolia






Varicella

 

Che cos’è: è una malattia infettiva altamente contagiosa che colpisce maggiormente i bambini tra i 5-10 anni, in particolar modo tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera.

 

Agente eziologico: virus della Varicella zoster, della famiglia degli Herpes viridae.

 

Come si trasmette: l’uomo è l’unico serbatoio noto di questo virus. La malattia si trasmette soltanto da uomo a uomo e avviene per via aerea mediante le goccioline respiratorie diffuse nell’aria attraverso la tosse o gli starnuti o per contatto diretto con lesioni cutanee.

 

Incubazione: 10-21 giorni.

 

Contagiosità: inizia da 1-2 giorni prima della comparsa dell’eruzione fino alla trasformazione in croste di tutte le vescicole. Durante la gravidanza il virus può essere trasmesso all’embrione o al feto attraverso la placenta.

 

Come si manifesta: sebbene il periodo di incubazione vari da 10-21 giorni, la malattia inizia 14-16 giorni dopo l’esposizione. Dopo l’incubazione e un breve periodo di malessere generale e febbre di solito modesta, fa la sua comparsa la fase esantematica vera e propria, con gittate subentranti di maculo-papule rosse, lievemente rilevate, che nel corso di qualche ora si trasformano in vescicole (Figura 5a), a contenuto inizialmente chiaro, pruriginose. Se il liquido si intorpidisce, le vescicole si trasformano in pustole, ossia lesioni complicate da una sovrainfezione batterica. Nella fase conclusiva le vescicole, seccandosi, diventano croste (Figura 5b) che gradualmente si staccano in modo spontaneo nel giro di circa 1 settimana. L’esantema compare prima sul cuoio capelluto, sul viso e sul torace e poi si estende al ventre, ai genitali, alle braccia e alle gambe. Caratteristica è la coesistenza delle lesioni in diverso stadio evolutivo. La varicella è, in genere, una malattia benigna che guarisce nel giro di 7-10 giorni. La malattia tende ad avere un decorso più aggressivo nell’adolescente e nell’adulto e può essere particolarmente grave se colpisce persone immunodepresse.

 

Quali sono le complicanze: sono rare nei soggetti sani e si verificano per lo più in stati di immunodeficit. Possono verificarsi sovrainfezioni batteriche delle lesioni cutanee, secondaria a grattamento delle vescicole, trombocitopenia, artrite, epatite, atassia cerebellare, encefalite, polmonite e glomerulonefrite. Tra gli adulti la complicanza più comune è la polmonite. L’infezione produce immunità permanente in quasi tutte le persone immunocompetenti: raramente una persona può sviluppare due volte questa malattia. Tuttavia, il virus non viene eliminato dall’organismo, ma rimane latente (in genere per tutta la vita) nei gangli delle radici nervose spinali. Nel 10-20% dei casi il virus si risveglia a distanza di anni o di decenni, solitamente dopo i 50 anni, dando luogo all’herpes zoster, noto comunemente come "fuoco di Sant’Antonio". Se la varicella viene contratta da una donna in gravidanza (nei primi sei mesi di gestazione) può trasmettersi al prodotto del concepimento, causando una embrio-fetopatia grave detta "Sindrome della varicella congenita". I bambini che sono stati esposti al virus della varicella in utero dopo la 20° settimana di gestazione possono sviluppare una varicella asintomatica e, successivamente, herpes zoster nei primi anni di vita. Se, invece, la madre ha avuto la malattia da 5 giorni prima a 2 giorni dopo il parto, può verificarsi una forma grave di varicella del neonato, la cui mortalità può arrivare fino al 30%.

 

Come si può prevenire: è disponibile un vaccino contenente il virus in forma attenuata. Questo può essere somministrato, in un’unica dose, a bambini di età >12 mesi; nei bambini di età >13 anni è necessaria una seconda dose a distanza di 4 settimane. Le persone a rischio di sviluppare forme gravi di varicella (ad esempio alcuni neonati, soggetti immunocompromessi etc.) devono ricevere le immunoglobuline per via intramuscolare (immunoprofilassi passiva) se esposte a contatto con persone "malate di varicella". Queste vanno somministrate quanto prima e fino a 96 ore dopo l’esposizione. La vaccinazione dei bambini suscettibili entro 72 ore e non oltre le 120 ore dall’esposizione può prevenire e modificare, significativamente, la malattia.

 

Come si cura: la terapia, generalmente, è rivolta ad alleviare i sintomi. Per lenire il prurito si può cospargere la cute con il talco mentolato all'1% e somministrare per bocca un farmaco antistaminico. Per la febbre, invece, si può ricorrere all’uso di antipiretici come il paracetamolo. I bambini con varicella non devono essere trattati con salicilati (aspirina) perché questi aumentano il rischio di sindrome di Reye. Nei casi più a rischio di complicanze (adolescenti, persone con malattie respiratorie croniche o in trattamento con steroidi) si può ricorrere a farmaci antivirali per via sistemica come l’Aciclovir. La terapia antivirale non è raccomandata nei bambini immunocompetenti o altrimenti sani poiché, somministrata per via orale entro 24 ore dall’inizio dell’esantema, determina solamente una modesta riduzione dei sintomi. Nei pazienti immunodepressi è raccomandata la terapia antivirale per via venosa.

 

Figura 5. Esantema della varicella: a) vescicole; b) croste


 





Scarlattina e Quarta malattia (o Scarlattinetta)

 

Che cos’è: è una malattia infettiva batterica contagiosa, acuta, causata da ceppi di streptococchi di gruppo A produttori di esotossine pirogene immunologicamente distinte (A-B-C) ciascuna in grado di indurre una risposta anticorpale specifica (ciò spiega la possibilità che uno stesso soggetto presenti la malattia più di una volta a diversa distanza di tempo). Quasi sempre insorge come complicanza di una tonsillite streptococcica e, più raramente, di una contaminazione settica esterna (da ferita accidentale o chirurgica). Attualmente, la scarlattina si presenta più spesso con manifestazioni attenuate, sia per quanto riguarda la sintomatologia generale che l’esantema che sarà, quindi, modesto e fugace. In questo caso si parlerà di Scarlattinetta o Quarta Malattia.

 

Agente eziologico: Streptococco β emolitico di gruppo A.

 

Come si trasmette: attraverso il contatto con le secrezioni respiratorie di soggetti con infezioni streptococciche in atto. Incubazione: 1-7 giorni.

 

Contagiosità: è facilitata da ambienti affollati (asili, scuole etc.). La persona infetta può trasmettere il batterio sino a 24-48 ore dopo l’inizio dell’antibioticoterapia.

 

Come si manifesta: l’esordio è improvviso (nell’arco di 24 ore) ed è caratterizzato da febbre (che aumenta bruscamente e raggiunge i 39,5-40°C il secondo giorno), vomito, cefalea, faringite e brividi. A livello orofaringeo le tonsille appaiono iperemiche ed edematose, spesso coperte da essudato purulento; il palato e l’ugola possono essere arrossati e coperti da petecchie e il dorso della lingua, durante i primi giorni, presenta una patina biancastra attraverso la quale emergono papille rosse ed edematose (lingua a fragola bianca) (Figura 6a) con successiva desquamazione nei giorni a seguire (lingua a fragola rossa) (Figura 6b). Dal momento dell’esordio, entro 12-48 ore compare l’esantema tipico caratterizzato da microelementi a capocchia di spillo rosso-scarlatti (Figura 7a) che scompaiono alla digitopressione, con inizio nel bacino e alla radice delle cosce e successivamente al volto e poi al tronco. Il viso è molto arrossato, tranne l’area intorno alla bocca che, rimanendo bianca, gli conferisce per contrasto la caratteristica "maschera scarlattinosa" (Figura 7b). L’eruzione cutanea scompare dopo 3-7 giorni e la pelle comincia a desquamarsi, partendo dal volto per proseguire poi col tronco, le mani e i piedi. La guarigione avviene in circa 2 settimane.


Quali sono le complicanze: se non trattata la scarlattina può portare ad una seria complicazione rappresentata dalla febbre reumatica o reumatismo articolare acuto. Come si può prevenire: non esiste un vaccino contro la scarlattina, quindi non ci sono indicazioni.

 

Come si cura: trattandosi di un’infezione batterica, la scarlattina (così come la Scarlattinetta) viene curata con gli antibiotici (penicillina in prima linea oppure amoxicillina e simili o macrolidi). La cura deve durare almeno 10 giorni, ma già dal 3° giorno il bambino non sarà più contagioso.

 

Figura 6. Scarlattina: a) lingua a fragola bianca; b) lingua a fragola rossa

 

Figura 7. Scarlattina: a) esantema; b) maschera scarlattinosa

 





Eritema (o Megaloeritema) infettivo o Quinta malattia

 

Che cos’è: è una malattia infettiva virale acuta e molto comune. La definizione di "Quinta malattia" deriva dal fatto che è stata scoperta dopo le altre quattro malattie infettive tipiche dell’infanzia (morbillo, scarlattina, rosolia e quarta malattia che è una forma lieve di scarlattina). Per lo più colpisce i bambini in età scolare tra i 5-10 anni, in forma epidemica, preferibilmente in primavera. A differenza delle altre malattie virali, questa malattia è scarsamente contagiosa e la fase esantematica si presenta senza essere anticipata da altri disturbi. Nella metà dei casi decorre in forma inapparente.

 

Agente eziologico: Parvovirus B19, piccolo virus a DNA.

 

Come si trasmette: contatto con le secrezioni respiratorie e le goccioline di saliva dei soggetti con infezione.

 

Incubazione: 4-14 giorni

 

Contagiosità: scarsa.

 

Come si manifesta: clinicamente la fase prodromica è caratterizzata da lieve sintomatologia e comprende febbre di grado lieve, cefalea e sintomi respiratori. La malattia, invece, si manifesta fondamentalmente in tre stadi:

  • 1° stadio: comparsa di chiazze rosse e calde diffuse uniformemente sulle guance ("faccia schiaffeggiata") (Figura 8), mentre il resto del volto resta pallido;
  • 2° stadio: l’esantema si diffonde rapidamente o contemporaneamente al tronco e alle remità, tranne palmo delle mani e pianta dei piedi;
  • 3° stadio: rapido schiarimento centrale delle lesioni maculari, con risultante aspetto reticolato simile ad un "merletto".

La risoluzione completa delle manifestazioni avviene nel giro di 1-3 settimane, senza desquamazione. Le lesioni possono riaccendersi dopo esposizi one a luce solare, calore, esercizio e stress. Il megaloeritema può provocare prurito e determinare un lieve innalzamento della temperatura corporea.

 

Quali sono le complicanze: nei bambini, di norma, questa malattia passa senza lasciare conseguenze, mentre negli adolescenti e negli adulti può, raramente, causare artriti o dolori articolari che si risolvono però nel giro di pochi giorni. Nei soggetti affetti da anemie emolitiche croniche (talassemia, sferocitosi, ellissocitosi etc) il Parvovirus B19 può provocare crisi di aplasia midollare (si consiglia, quindi, l’allontanamento dai bambini malati). È bene, inoltre, evitare qualsiasi contatto tra le persone infette e le donne in gravidanza in quanto il virus può raggiungere il feto attraverso la placenta e causare complicazioni soprattutto nella prima metà della gestazione (morte fetale nel 10% dei casi).

 

Come si può prevenire: non esiste un vaccino poiché si tratta di un disturbo leggero e privo di complicanze significative. Quindi non ci sono indicazioni.

 

Come si cura: non richiede alcun trattamento specifico. In genere non sono necessari farmaci antifebbrili. In caso di prurito, invece, il pediatra può prescrivere un antistaminico, mentre i genitori possono tenere le unghie corte al bambino per evitare che grattandosi possa graffiarsi ed infettarsi la cute con batteri.

 

Figura 8. Quinta malattia: esantema tipico e caratteristica manifestazione cutanea a "faccia schiaffeggiata"

 





Sesta malattia (Esantema Critico o Subitum o Roseola Infantum)

 

Che cos’è: è un esantema virale che colpisce prevalentemente bambini nei primi 2 anni di vita ed è più frequente in autunno e in primavera, pur essendo presente nel corso di tutto l’anno. È nota con questo nome perché è stata individuata dopo le prime cinque malattie esantematiche. Questa malattia è la causa più comune di convulsioni febbrili in questa fascia di età (5-10% dei casi) e rappresenta la causa più nota di febbre senza focolaio nel 1° anno di vita.

 

Agente eziologico: Herpes Virus umano tipo 6 (HHV6) e tipo 7 (HHV7).

 

Come si trasmette: mediante secrezioni respiratorie.

 

Incubazione: 7-14 giorni

 

Come si manifesta: in molti casi la malattia decorre in forma subclinica o con sintomatologia lieve e sfumata. Nei casi clinicamente manifesti il decorso comprende due fasi:

  • Fase 1 detta Periodo pre-esantematico (3-4 giorni) con febbre elevata (anche 39-40°C), irritabilità, possibili convulsioni, talora vomito e diarrea;
  • Fase 2 detta Periodo esantematico: la febbre scompare di colpo dopo 3-4 giorni per lasciare il posto ad un esantema diffuso (Figura 9) rubeoliforme o morbilliforme, della durata massima di 48 ore, caratterizzato da puntini di colore rosa pallido talvolta rilevati al tatto e grandi come capocchie di spillo. Questi puntini si diffondono inizialmente sul tronco e sul collo per poi passare al viso e all’attaccatura di cosce e braccia. Tipico di questo esantema è il cambiamento repentino di posizione: nel giro di poche ore può spostarsi da una parte all’altra del corpo. La fase acuta dura un paio di giorni e non provoca né prurito e né desquamazione della pelle. Insieme alle macchioline compaiono altri sintomi come arrossamento della gola, infiammazione delle ghiandole linfatiche nella zona della mandibola e della nuca e arrossamento delle congiuntive.

 

Quali sono le complicanze: nessuna complicanza significativa.

 

Come si può prevenire: non esiste un vaccino contro questa malattia, poiché si tratta di un condizione di entità lieve.

 

Come si cura: trattandosi di una malattia di origine virale e autolimitantesi non necessita di alcun trattamento specifico. Gli antipiretici possono essere utili per controllare la febbre e ridurre il rischio di convulsione febbrile.

 

Figura 9. Esantema della Sesta Malattia

 





Malattia Mani-Piedi-Bocca

 

Che cos’è: è una malattia infettiva contagiosa e di natura virale. Si manifesta, prevalentemente, nei mesi caldi e tra maggio e novembre. Colpisce maggiormente i bambini in età prescolare e scolastica.

 

Agente eziologico: Enterovirus, in particolare Coxsackievirus A 16 ed Enterovirus 71.

 

Come si trasmette: per contatto diretto attraverso secrezioni nasali e saliva, quindi con colpi di tosse, starnuti o tramite contatto con le feci dei soggetti infetti. Incubazione: 4-6 giorni.

 

Come si manifesta: talvolta prima dell’eruzione cutanea si presenta una lieve febbricola o una faringite associate a uno stato di malessere generale. Nella maggior parte dei casi si verifica direttamente un esantema vescicoloso (Figura 10) nel cavo orale e sulla lingua, con delle piccole erosioni grigiastre contornate da un alone rosso vivo. Solo dopo qualche giorno appaiono delle vescicole pruriginose anche nel palmo delle mani e nella pianta dei piedi, talora anche alla regione glutea. La malattia si risolve spontaneamente in 10-15 giorni.

 

Quali sono le complicanze: raramente si possono avere delle complicazioni a carico del sistema nervoso (meningite asettica) e del cuore (miocardite). Come si può prevenire: non esiste un vaccino contro questa patologia poiché si tratta di un condizione di entità lieve.

 

Come si cura: la terapia è solo volta ad alleviare i sintomi, come ad esempio attraverso l’uso di paracetamolo per abbassare la febbre. Ovviamente, si deve prestare molta attenzione all’igiene del bambino, in particolare nelle zone dove sono apparse le vescicole, per evitare che queste si infettino.

 

Figura 10. Esantema vescicoloso della Malattia Mani-Piedi-Bocca


 

 

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